Prologo. Un giornalista intervista operai il cui padrone ha deciso di lasciare in dono la fabbrica. Ma il borghese resta borghese, sempre e comunque. Perso in una deriva che è lo specchio della società dei consumi e del suo male esistenziale.
Milano, primavera del ‘68. Una famiglia borghese riceve Angelo, ospite inatteso. Il suo arrivo condiziona progressivamente la vita dei cinque componenti – marito, moglie, un figlio maschio, una figlia femmina e la serva – avvolti dal grigiore esistenziale del loro sopravvivere. Angelo ha rapporti sessuali con ognuno di loro e, un giorno, senza motivi impellenti se ne va, lasciando un vuoto non più colmabile che sfocia in un progressivo atto d’auto-annientamento di tutti coloro che avevano avuto a che fare con lui.
Teorema - unitamente a La sequenza del fiore di carta - rappresenta la personale visione pasoliniana del Sessantotto. È un’opera inquietante, assoluta e disperata che fotografa la dissoluzione e la morte della famiglia borghese. Pasolini si addentra nella vicenda familiare attraverso Angelo (Terence Stamp), studente venuto dal nulla che ama leggere l’opera omnia di Rimbaud. Il ragazzo rappresenta il sacro che attraverso la sessualità si fa coscienza alternativa e insinuante per un mondo che ne viene totalmente sopraffatto. Quello borghese è un mondo perso nel razionalismo illuminista, lontano dal sacro e incapace di accoglierne le improvvise istanze. Al contatto con questa dimensione insondabile tutto crolla. Odetta - figlia ispirata dalla figura paterna – cade preda d’un immobile mutismo che la fa rinchiudere, Emilia - serva che ha assaporato la passione inattesa – si fa sotterrare viva. Altrettanto emblematiche le parabole di Lucia – moglie monogama e timorata di Dio – che si accoppia con più ragazzi possibili, e Pietro – figlio oramai consapevole della sua omosessualità – che tenta di produrre opere pittoriche che rappresentano il suo Angelo. Pietro, certo del fatto che la più riuscita traccia artistica è pur sempre un inganno della sorte, piscia su un dipinto convinto che sia l’unica forma possibile di rappresentazione. Il padre di famiglia e capitano d’industria, invece, cerca la sua morte civile: alla stazione centrale di Milano si denuda, prosegue a piedi fino al deserto e lancia un urlo agghiacciante e bestiale. Il nulla si è compiuto, il mondo borghese si è autodistrutto. Nell’assenza di tutto e di tutti.
Questa agghiacciante parabola fu l’atto d’allontanamento definitivo del poeta friulano dalla realtà sociale, politica e intellettuale del nostro Paese. Da un lato c’è il suo distacco, dall’altro c’è il definitivo anatema anti-pasoliniano da parte di tutti. Da sinistra, perché divenuto oramai troppo mistico e lontano dal reale, dalla chiesa – che pur aveva amato il suo Vangelo – perché legava la sessualità alla sacralità, dai benpensanti perché tacciato d’oscenità, e da destra, perché lontano da una visione etico-estetica a sé vicina. Nessuna novità dunque, per l’oramai isolatissimo poeta. In Teorema, poi, si evidenzia e si rafforza il legame concettuale sacro-sessualità. La figura di Angelo – nome affatto casuale, evocativo del sacro - ha realmente una valenza mistica che si sublima (con più d’uno stupore per tutti i censori d’allora) nell’atto sessuale. Eppure - ed è cosa oggi assai nota – in molte pratiche d’iniziazione spirituale (le antichissime dottrine estremo orientali, ma non solo), l’atto sessuale costituisce una via assoluta ed imprescindibile per accostarsi al divino - illuminante è l’esempio della sapienza iniziatica tantrica. È d’obbligo rimarcare il sacro in Pasolini, lato spesso volutamente rimosso se non, come su accennato, squalificante per la sinistra italiana; altrettanto fastidioso per il mondo cattolico, a disagio nello spiegare come istanze apparentemente inconciliabili vivessero armoniosamente nell’idea di questo autore non conforme.
Teorema, pertanto, sprigiona una forza ed un’intensità che si fanno tragedia e canto di morte, requiem (mozartiano) per una borghesia decadente. L’opera, costruita su dialoghi sporadici ed essenziali - in questo, prossima al precedente Edipo Re -, si avvale di interpretazioni riuscite lasciate come consuetudine all’espressività dei volti nei lunghi primi piani. La Mangano e Girotti su tutti. La fotografia di Ruzzolini e la ricerca musicale sempre alta fanno il resto e confezionano un apologo crudo e indimenticabile. Un Pasolini al suo meglio, che stigmatizza l’ipocrisia e gli inganni del tempo.
È attraverso opere come questa che scaviamo nell’intimo del poeta, che facciamo nostre – anche se solo per pochi istanti – le angosce e i suoi dubbi esistenziali. È sempre attraverso Teorema - leggete anche le Lettere luterane, gli Scritti corsari e la sua ultima raccolta di poesie: La nuova gioventù-Tetro entusiasmo - che comprendiamo la complessità artistica e valoriale d’un uomo evidentemente irripetibile..
Regia: Pier Paolo Pasolini. Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini. Direttore della fotografia: Giuseppe Ruzzolini. Scenografia:Luciano Puccini. Costumi: Marcella De Marchis. Montaggio: Nino Baragli. Interpreti principali: Silvana Mangano, Terence Stamp, Massimo Girotti, Laura Betti, Anne Wiazemsky, Andrès José Cruz Soublette, Susanna Pasolini, Ninetto Davoli, Cesare Garboli, Luigi Barbini. Musica originale: Ennio Morricone.Origine: Italia, 1968. Durata: 116 minuti.
Léon, ottobre 2005. Originariamente pubblicato su Lankelot.com
Commenti
"ragazzo rappresenta il sacro che attraverso la sessualità si fa coscienza alternativa e insinuante per un mondo che ne viene totalmente sopraffatto" > ecco, questa è la chiave per la stesura del tuo primo romanzo. Racconta una storia come questa. E' già nelle tue corde.
Eh, si. Dici bene. é nelle mie corde. é un tema che mi coinvolge da quando ho memoria. Svilupperò, svilupperò... prima o poi.
Sarà l'infuenza monteverdina :) Si deve cogliere l'eredità, specie s'è così preziosa. :)
Occhio, che adesso a Monteverde vive Carlo Verdone...
Davvero? E se la cogliesse lui l'eredità? :)
La rivelazione, in quanto tale, arrecando un irrimediabile sconvolgimento esistenziale, é positiva o essenzialmente e solo distruttiva ?
Pietro ne esce arricchito dall´interesse / impulso per l´arte ed Emilia si dá al sacro, ma gli altri ?
Sarebbe stato meglio per Odetta continuare a vivere nel "suo culto familiare" senza "prender coscienza del male"? per la madre, vivere nel suo vuoto, senza accorgersene, e per il padre restare a capo dell´industria, lasciando agli operai il loro ruolo, non trasformandoli in borghesi e, quindi, lasciandogli anche "la possibilitá di una rivoluzione"?
Se un giorno quel telegramma arrivasse a voi, cosa fareste? Lo strappereste intimoriti o accogliereste, inermi, l´ospite ?
Le rivoluzioni che cambiano realtà ingessate sono sempre positive. L'importante è non farsi prendere la mano. La storia insegna, che ogni rivoluzione che ha soppiantato un potere, è anch'essa, spesso, divenuta potere. Il problema è il potere, non la rivoluzione. Il potere acceca, e perverte. Tornando al tema del film, credo che Pasolini abbia volutamente fatto un film sul sacro, proprio perchè era in atto il sessantotto. Come De André con "La buona novella", Pasolini lascia il suo messaggio di dissenso con modalità inconsuete. é d'obbligo il parallelo Teorema - Buona novella, opere coeve che lasciarono interdetti proprio i presunti rivoluzionari. Ma di De André e Pasolini, ahimé, non ne sono più nati. Ci sarebbe bisogno di loro oggi, ah se ce ne sarebbe bisogno...
Solo se avessero l'adeguata visibilità. Altrimenti sarebbe un'esistenza destinata a dare gioia a microambienti.
8 - Meglio microambienti che nulla, Franco. Ad ogni modo, mancano personaggi come De André e Pasolini nell'Italia di oggi. Questo mi pare evidente.