Peirce Kimberly

Boys don't cry

Autore: 
Peirce Kimberly
C'è l'impossibile che vive ai margini dell'America che conta, in un Nebraska sperduto e quasi di frontiera, ai margini del sogno, ai confini della disperazione. Sobborghi dove si annusa l'odore del rodeo e del cowboy e dove il bere diviene un dovere, una necessità, dove notti senza fine e tutte uguali spargono buio fuori dentro e ovunque, in noi. E' un Nebraska ancora più cupo e notturno di quello celebrato da Bruce Springsteen nel suo dedicato ed acustico disco del 1982.
Non c'è più innocenza, sfavilla qua e là qualche scintilla d'amore, materno, fraterno o anche pura voglia di. E ci perde da queste parti, piccole se volete, distanti, eppure così vere, terribilmente vicine. Ci si affeziona quasi a piccoli gesti di rabbia, a frasi urlate contro il cielo.
Per scazzottare contro il vento.
Per mettere coraggio alla violenza.
Per prendere a calci il mondo come un pallone sgonfio da rugby. Anche se poi non si fa mai meta. Non si vince mai da queste parti, neanche si partecipa.
E così, dicevo entra in scena l'amore. Dalle tinte quasi celestiali, dalla prorompenza e dalla fisicità quasi conturbanti. Se non fosse che. Il protagonista è una LEI che però fa il LUI. Lei è omosessuale o, meglio, in un periodo di "confusione sessuale". Ma concupisce e rapisce donne con una facilità disarmante, una dolcezza poco maschile ed un sorriso solare. Si taglia i capelli, si dota di strumenti di plastica per dare forma e sostanza a quella appendice che ovviamente non può avere. Si nasconde. Boys don't cry è un elegia, ai miei occhi non completamente riuscita, del nascondersi, del celarsi, del differire perché pare che non ci si via di scampo.
E i bruti turpi uomini, incapaci reggere il confronto nella seduzione, cercheranno ancestrale vendetta violentando la confusione della donna fino alle estreme conseguenze, follemente e colpevolmente certi che le loro "buone" irruente e sanguinolente maniere possano ridargli il ruolo perso di capi tribù. Tribù peraltro sfilacciate, disilluse, confuse e sconfitte. Dove il sorriso della falsa Brandon-uomo è quel piccolo raggio di inusuale sole che riscalda un po' le umidità agghiaccianti di certe anime.
Falls City nel Nebraska, 1992/3. Storia di ordinaria provincia. Una donna omossessuale viene violentata ed uccisa perché stava pervertendo e sovvertendo i sacri costumi sessuali del borgo. Successivamente i colpevoli verranno condannati. La studentessa Kimberly Peirce pensa ad un documentario, ne viene fuori un film, nel 1999, che subito diviene un cult e poi raggiunge l'olimpo della celebrità con l'oscar come miglior attrice protagonista a Hilary Swank. Evidentemente la ragazza si trova a suo agio in questi ruoli dove in un senso o nell'altro il mascolino della donna prende il sopravvento, sempre in nome dell'essere se stessi a tutti i costi, costi quel che costi, abbiamo una vita ad spendere e allora spendiamola anche quando pare che il guadagno sarà dolore, sofferenza, ostilità ed indifferenza. La Swank infatti vinse un secondo oscar nel 2005 recitando nei panni di un boxeur in gonnella nel pluri lodato e laureato "Million dollar Baby" , regia di Clint Eastwood.
Poteva essere un'ottima occasione questo film, nonostante il cast di esordienti come la Swank o onesti mestieranti, il budget più di stampo italiano che di Hollywood.
C'era il bene. C'era il male. C'era l'America che non ti aspetti che eppure esiste. C'era l'umanità che talvolta diviene pura e rozza bestialità, cieca sorda e violenta. C'erano spunti, c'erano temi spinti, la diversità, l'amore, il sogno, la povertà, i meccanismi sociali.Ma questa incredibile e variegata, cospicua serie di ingredienti non trova amalgama, non c'è una misurata e calibrata composizione.La vena ambiziosa della Peirce intasa il già corposo substrato narrativo e lascia quello strano sapore di parti autoriali nobili ma incompiuti.
E i protagonisti peccano di immobilismo. Si lasciano uccidere lentamente vaneggiando futuri che potrebbero essere anche presente se solo si avesse un briciolo di forza e ragione in più.
Ci si lascia colpevolmente disintegrare.
Vagabondare tra le sterpaglie e i nudi deserti delle proprie terre natie non porterà mai sbocchi di natura catartica,
Rimane un sogno andare via. Troppo sogno. L'unica soluzione sarebbe veramente non mettere radici in quei terreni ostili, fatti di fangosi soprusi e di scellerate umidità sentimentali, di movenze conigliesche da branco ubriaco e sterile, di rapidi orgasmi e di inarrivabili serenità. C'è sesso, e violenza, amore e desiderio. Ma anche un sentore di improbabile, un mellifluo e annaspante tramare che non fa trama.
Regia insomma zoppa, o indecisa, assieme alla sceneggiatura. Il fatto vero, di cronaca, presuppone o un frigido ma scattante documentarismo oppure una dose non manierata di estro artistico che sappia anche essere se non frivola perspicace.Invischiarsi in certi temi presuppone sensibilità, un calarsi nei panni con sapiente leggerezza. Non ci si può appesantire di melassa, ammorbare la narrazione, allargare a dismisura i toni già cupi e inverecondi di certe vite umane che di umano hanno solo la carta di identità.
Un'occasione persa, non completamente fallimentare ma nemmeno da far entusiasmare. Buona la colonna sonora, tra cui segnalo una cover aggressiva del famoso pezzo dei Cure che dà il titolo alla pellicola.
Questo film poteva essere un ottimo trampolino di lancio per chi ama tuffandosi nel vuoto. Per chi vuole esistere regalandosi un'esistenza. Per chi insomma.
Invece.  
 
SCHEDA 
 
Regia: Kimberly Peirce 
Sceneggiatura: Kimberly Peirce, Andy Bienne
Direttore della fotografia: Jim Denault
Montaggio: Tracy Granger, Lee Percy
Interpreti principali: Hilary Swank, Chloë Sevigny , Peter Sarsgaard, Brendan Saxton III, Alicia Goranson, Jeanetta Arnette  
Musica originale: Nathan Larsen
Costumi: Victoria Farrell
Origine: Usa, 1999
Durata: 118 min.
 
Recensione sostanzialmente identica  a quella pubblicata sul sito Ciao.it nel corrente anno
ISBN/EAN: 
8010312028915

Commenti

"Boys don?t cry è un elegia, ai miei occhi non completamente riuscita, del nascondersi, del celarsi, del differire perché pare che non ci si via di scampo."

Ho letto anche la tua pagina, già che sono da queste parti: bella scrittura, già detto altre volte, non vorrei che qualche nuovo poi pensasse che dobbiamo farci i salamelecchi obbligatori, ma è così.
Del film non sapevo niente (ho visto Million dollar baby), né - confesso - l'argomento mi attira.

Mi piace questo tuo spunto critico
"E i protagonisti peccano di immobilismo. Si lasciano uccidere lentamente vaneggiando futuri che potrebbero essere anche presente se solo si avesse un briciolo di forza e ragione in più."

Chissà se succede anche nella realtà, alle volte...

1. "Chissà se succede..." non credo, il film pecca di vaneggiamenti, visto che vuol essere decisamente realistico. Ed allora i rilievi vanno sulla inconsistenza di certi atteggiamenti. Chioso che mi onoro dei tuoi complimenti, ma non credo che tu sia dedita a salamelecchi, ne fanno testimonianza i tuoi commenti, qui ed altrove. Per quel che ne so, almeno. Quindi,me li tengo stretti ( i commenti) e grazie :-)

"Non c?è più innocenza, sfavilla qua e là qualche scintilla d?amore, materno, fraterno o anche pura voglia di. E ci perde da queste parti, piccole se volete, distanti, eppure così vere, terribilmente vicine. Ci si affeziona quasi a piccoli gesti di rabbia, a frasi urlate contro il cielo.
Per scazzottare contro il vento.
Per mettere coraggio alla violenza.
Per prendere a calci il mondo come un pallone sgonfio da rugby. Anche se poi non si fa mai meta. Non si vince mai da queste parti, neanche si partecipa."

> Grandissimo passo.

"Rimane un sogno andare via. Troppo sogno. L?unica soluzione sarebbe veramente non mettere radici in quei terreni ostili, fatti di fangosi soprusi e di scellerate umidità sentimentali, di movenze conigliesche da branco ubriaco e sterile, di rapidi orgasmi e di inarrivabili serenità. C?è sesso, e violenza, amore e desiderio. Ma anche un sentore di improbabile, un mellifluo e annaspante tramare che non fa trama."

> magnifico.

3. 4. sarà sciocco ma se tu mi dici "Magnifico", io gongolo. Certo si può migliorare, ma insomma, son soddisfazioni :). Se mi si consente mio pezzo "poco" tecnico e molto ispirato. Che poi forse, sono i miei migliori

A me il film non dispiacque, Paolo. Poi mi piace la Swank come attrice (Million dollar baby è un film splendido anche grazie alla sua straordinaria performance). il pezzo è ispiratissimo, al pari di quello su Avati, ancorchè più personale di quello.

A latere, baolo, danke per le belle parole e sappi che sono rimasto seriamente colpito. Parecchia ispirazione davvero:).

Sul film concordo con Federico. Non è dispiaciuto neanche a me e ho piuttosto apprezzato parecchio la Swank. Visto in differita qualche anno dopo, su sky, di notte. Rimasto impresso a dispetto della visione unica. Ci devo tornare...

locandina!

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