Guardare lo schermo e restare senza parole, sconcertati per la banalità di quanto appena visto e domandarsi cosa frullasse nella mente di chi ha realizzato questa pellicola quando è balenata nel suo cervello la brillante idea di regalare al pubblico due ore scarse di vuoto e di noia. Perché “Confidenze troppo intime”, a dispetto della tradizione che vuole il cinema francese caratterizzato da un certo spessore, è qualcosa di indefinibile, una summa della pochezza, in pratica un insulto all’intelligenza di chi malauguratamente si lascia suggestionare dal trailer che promette un film forse addirittura gradevole e invece si ritrova davanti al nulla: una serie di fotogrammi privi di significato, immagini che si susseguono senza dar senso ad un qualcosa che si possa definire trama.
Tutti quelli che speravano in una vicenda in cui trovasse spazio un taglio umoristico sulla psicanalisi e l’indagine interiore, vengono delusi da un film che lungi dal non riuscire a piacere risulta addirittura difficile da digerire.
Sulla scorta dei maestri dell’antica Grecia si parte da un equivoco che dovrebbe dar spunto alla vicenda: Anna bussa alla porta di William Faber, consulente finanziario, e credendolo il suo psicanalista non indugia ad accomodarsi nel suo studio per cominciare la terapia.
Fin qui i contenuti annunciati nei pochi minuti che pubblicizzano la pellicola e fin qui nulla di male, anzi c’era da sperare si riuscisse a vedere qualcosa di nuovo, magari di ironico a dispetto dell’argomento scelto, parecchio abusato nel cinema, e invece la speranza si frantuma dopo neppure dieci minuti, quando ci si accorge che il film non ha niente da dire e si avvita su se stesso senza evolvere nel racconto di una vera storia, ma compiacendosi dell’insignificante susseguirsi delle scene caratterizzate da un’immobilità irritante e da dialoghi di fumo. Luchini non resiste al fascino della Bonnaire e, cedendo alla lusinga del silenzio-assenzio, si lascia trascinare e coinvolgere nel bizzarro malinteso che porta la donna, convinta di trovarsi di fronte al proprio Freud di turno, a snocciolargli uno dopo l’altro i suoi problemi coniugali. Che originalità!! L’ennesima moglie cinematografica trascurata da un marito che l’ama senza possederla, che l’ossessiona senza toccarla e che, nella sua mente contorta, concepisce il triangolo come la soluzione della sua assenza di desiderio nei confronti della consorte.
Ecco dunque l’espediente che motiva e giustifica l’ingresso del falso terapeuta nel menage della coppia scoppiata, ecco la “solida” impalcatura che sostiene il vuoto di un film che non sa andare oltre le premesse e resta impantanato in un prolungato incipit incapace di diventare trama, incapace di delineare un percorso, incapace di dar vita ad una storia che si possa dire tale. In compenso però i luoghi comuni non mancano e si va dalla segretaria ex seduttrice ora fastidiosa ficcanaso, allo psicanalista, quello vero, dalla calma serafica; dal professionista, single frustrato e costretto a prepararsi manicaretti che mangerà sempre da solo, alla ex in analisi per superare “il lutto della precedente storia d’amore” e che anestetizza l’assenza fregiandosi della nuova relazione con un palestrato, manco a dirlo, tutto muscoli e niente cervello. Insomma, in totale disaccordo con quanto afferma certa stampa che parla di grande prova, di commedia sentimentale “generata da un’innata curiosità, ai limiti del voyeurismo, eppure piena di ritegno anche quando introduce nell’intimità più profonda dei personaggi; pudica e sensuale nello stesso tempo”, di totale controllo della sceneggiatura e di “luce che rende gli spazi difficili da abitare ma anche intimi”, per chi si limita a scriverne senza la presunzione di definirsi critico, dopo “L’uomo del treno”, Patrice Leconte, che scomodando addirittura Hitchcock (“Pensavo ai film di Hitchcock. Una donna misteriosa, di cui non si conosce nulla. Incertezza, paura, suspense e poi una storia d’amore”) ha definito il suo ultimo lavoro come un “thriller sentimentale”, si produce in un vero e proprio trionfo del più basso qualunquismo, un film di cui avremmo fatto volentieri a meno e che lascia dietro di sé unicamente la sensazione di profonda seccatura di quanti hanno commesso l’errore di andarlo a vedere.
Regia: Patrice Leconte.
Soggetto e Sceneggiatura: Jérôme Tonnerre.
Fotografia: Eduardo Serra.
Montaggio: Joelle Hache.
Interpreti principali: Fabrice Luchini, Sandrine Bonnaire, Anne Brochet, Michael Duchaussoy, Gilbert Melki.
Musiche: Pascal Estève.
Distribuzione: Lucky Red.
Origine: Francia, 2004.
Durata: 104 minuti.
Info internet: Sito ufficiale.
Articoli e approfondimento: Repubblica / Central do Cinema / Castlerock.
Angela Migliore, gennaio 2005.
originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
Curioso che sia riuscito ad arrivare in Italia, a questo punto. Davvero. Naturalmente non ricordo altro a proposito di questo film che non sia la tua feroce stroncatura:). Repubblica scomodava qualche grosso nome, ma non sarebbe la prima volta che ciò avviene invano. Invece ho buoni ricordi di "Tandem", che vidi con Campofreda - lui ne scriveva qua: http://www.lankelot.com/cinema-recensione-tandem.html
"...una serie di fotogrammi privi di significato, immagini che si susseguono senza dar senso ad un qualcosa che si possa definire trama".
Io l'ho gradito tantissimo, Angela!
Come per L'uomo del treno, anche nel caso di Confidenze troppo intime la costruzione narrativa è ridotta all?essenziale e da questa essenzialità il regista ottiene i massimi risultati. Raffinato e intellettuale, ironico e colto, lieve e romantico, il film coglie nel segno, nonostante la complessità del tema affrontato. Gli ingredienti sono quelli base: una sceneggiatura misurata al millesimo e due attori che interagiscono in un interno. Ma questa sceneggiatura è fatta di rara finezza psicologica e di dialoghi brillantissimi, che non risparmiano battute al vetriolo sugli psicanalisti, e gli attori sono due interpreti di razza, diretti magistralmente da un regista che è anche un grande direttore di attori.
Quanto mi piacciono, tra amici,i pareri discordanti...
Raffaella
Sì, Franco, ricordavo la pagina di Campofreda sul vecchio Lankelot.com
Quanto alla stroncatura, mi aspettavo grandi cose e rimasi delusissima...forse si spiega così la ferocia.
Raffaella, i nostri pareri diametralmente opposti potrebbero essere invito alla stesura di una tua pagina su questo film. Che ne dici?
Intanto, grazie della proposta invitante, Angela.
Poi, devi sapere che sono iscritta al Cineforum di San Fedele e questo film l'ho visto più di due anni fa e francamente, pur rammmentando bene il succo della trama, non saprei più scrivere una pagina sullo stesso.
Mi vergogno un po' a dirlo, ma con te...queste poche righe le ho prese paro paro dalla breve scheda inviata proprio al Cineforum nel 2004 su cui vedo scritto Ottimo come giudizio.
Dovrei rivederlo.
Raffaella
Son passati due anni, sfido io che il ricordo sia nebbioso! Se vorrai rivedere il film per poi scriverne, sarò contenta :)
non sarei stato così duro, nel liquidarlo, perché francamente di banale, sciatto, stereotipato, insulso ne ho visto tanto. Tuttavia concordo su un risultato inferiore alle attese, o su attese intime andate deluse