Nuti Francesco

Temi ricorrenti del cinema nutiano

Autore: 
Nuti Francesco
La cinematografia nutiana si compone di 15 pellicole (16, se consideriamo l’episodio di Sogni e bisogni), dieci delle quali dirette dall’attore-regista di Prato. Poche volte, come nel caso dell’artista toscano, l’amalgama tra pellicole dirette e interpretate è cosi evidente ai nostri occhi: sia l’esordio con i Giancattivi che i tre lungometraggi di Ponzi – gli albori del cinema nutiano – sono perfettamente incastrabili con le successive opere di Nuti dietro la macchina da presa. Vi è in effetti una serie di tematiche, di tracce e sottotracce, di piccoli ma significativi particolari che ci danno la misura di quanto, pur non essendo mai perfettamente identico a se stesso, il cinema nutiano vada solcando territori sempre riconoscibili: una vera e propria via d’autore. Parlare di cinema d’autore, nella fattispecie, è quanto mai calzante, a dispetto di chi pensa o ha sempre pensato che uno dei più grandi comici italiani di fine Novecento abbia proposto un cinema dal fiato corto. Segni tangibili, riconoscibili, che a ben addentrarsi nei suoi film ci appaiono come leit motiv irrinunciabili per il Nostro, un po’ per diversificare e rendere riconoscibile un nuovo tipo di commedia, un po’ per non perdere mai l’identità – un lungo filo d’Arianna, da Ad Ovest di Paperino fino al semi sconosciuto Concorso di colpa – narrativa, artistica, intima ed esistenziale che marca la giusta distanza tra un semplice mestierante e un autore a tuttotondo. Quale Nuti, a conti fatti, si dica e si pensi ciò che si vuole, ha dimostrato di essere lungo l’arco della sua luminosa e travagliata parabola artistica.
 
L’estrema sensibilità umana, riflesso e sigillo d’ogni sua pellicola, scaturisce anche dalle fragilità proprie all’intimo dell’artista toscano, palesandosi con segni scaramantici evidenti sin dai primi lungometraggi interpretati: l’uso di oggetti e temi ricorrenti deriverebbe proprio da ciò, considerando anche le origini calabresi (pur non volendo generalizzare a tutti i costi sulla nota scaramanzia dei meridionali), dalla sicurezza di poter vivere un contesto affettivo, familiare, mai slegato dalle radici e dalle certezze acquisite o costruite nel tempo. Il senso di perdita, di deprivazione e sradicamento che vivono i personaggi delle sue opere viene lenito nella messinscena da comportamenti compulsivi e maniacali, dalla vicinanza di oggetti che diventano simboli d’un percorso preesistente ma proiettato sulla contingenza e sul futuro prossimo. Il ritorno al passato, anche e soprattutto attraverso fulminie e surreali rievocazioni (il geniale incipit di Caruso Pascoski, ma anche quello di Willy Signori) posizionate all’avvio della narrazione, è un modo per ritrovare l’origine di sé, lo spazio in cui poter immaginare una sorta di rivalsa, proiettata idealmente lungo la prosecuzione della pellicola, contro un destino beffardo che è comunque destinato ad essere vinto. Come dimostra l’epilogo di ogni sua pellicola (se si eccettua Occhiopinocchio che è un’opera più controversa e meno lineare, ed anche – ma è un film a sé, il meno amalgamabile – Concorso di colpa di Fragasso). 
 
Ecco allora che tutti gli elementi del cinema che arricchiscono, modellano o amplificano la struttura narrativa, sempre lineare se si eccettuano le rievocazioni in chiave surreale, concorrono a creare questo “spazio sicuro” in cui Nuti libera il suo estro creativo senza incertezze o paure di sorta. La musica, prima di tutto, che alterna semplici ritornelli (Madonna che silenzio c’è stasera, Il signor quindicipalle), ritmatissime ballate latine (i Gipsy King, in Donne che le gonne e nel Signor quindicipalle), e musica d’atmosfera (su tutte la struggente Romeo, composta dal fratello Giovanni, in Tutta colpa del paradiso, e l’intensa e malinconica Giulia, scritta e cantata dallo stesso Nuti, in Caruso Pascoski). E poi gli oggetti, le macchine in particolare, come il maggiolone rosso, ad esempio, presente in Stregati e Willy Signori, cui si può aggiungere, per evidente consonanza visiva, la Diane (sempre rossa) in Io amo Andrea. Ma le auto di color rosso, risulta lampante anche nella sua ultima apparizione cinematografica, devono aver avuto un notevole valore scaramantico per il nostro, allorché in Concorso di colpa il suo personaggio gira a bordo di una Volvo Sw assai vecchiotta: rossa, ovviamente. Auto protagoniste anche in circostanze bizzarre, quando vengono riempite interamente di sapone in situazioni improbabili, come nel caso di Willy Signori e Caruso zero in condotta. Un altro oggetto ricorrente, spesso presente negli intermezzi malinconico-sentimentali, è l’armonica a bocca, che appare in Caruso Pascoski, Donne con le gonne e in Tutta colpa del paradiso. Proprio in Tutta colpa del paradiso l’armonica ha il suo “ruolo” più suggestivo, andando a tradurre in note malinconiche il dilemma esistenziale di un genitore che, solitario, regala i suoi dubbi alla notte stellata.  
 
Dopo le musiche e gli oggetti, possiamo riscontrare il ricorrere di alcuni luoghi fisici contingenti (non dunque geografici) in cui il comico toscano ama ambientare alcune sequenze dei suoi film: i parchi pubblici, in Caruso Pascoski, dove avvengono i divertenti duetti con Petrocelli (memorabile quello sugli insaccati), o in Willy Signori dove Nuti, rigorosamente all’alba, passeggia con un’incinta (nella finzione) Isabella Ferrari. Il verde e l’alba tornano anche in Caruso zero in condotta, quando il protagonista, che ha fatto uso-abuso di caffeina, falcia l’intero prato. Le riprese all’alba, in questo caso senza verde, sono presenti anche in Stregati ed Io, Chiara e lo Scuro. Dall’apparenza meno ridanciana, ma venate della consueta comicità, sono le sequenze all’interno della prigione - la prima e più suggestiva in Tutta colpa del paradiso, dove compare per la prima volta anche l’armonica; la seconda in Caruso zero in condotta – e nel cimitero (sempre in Caruso zero in condotta e anche ne Il signor quindicipalle). Senza dimenticare le scene in tribunale, dovute al buffo maschilismo (il nostro fu anche accusato di misoginia, a torto) dei suoi personaggi, portati davanti al giudice da Clarissa Burt e Carol Bouchet in Caruso Pascoski prima e Donne con le gonne poi.
 
Caruso zero in condotta è una sorta di compendio dei leit motiv nutiani (forse non a caso, o forse per destino, essendo ad oggi la sua ultima opera diretta), nel quale torna anche il ruolo dello psicologo, già interpretato da Nuti nell’altro Caruso (Pascoski). E ciò ci dà modo di trovare un altro evidente parallelismo: l’uso del nome Caruso unito alla professione psicologo. Nuti gioca con tempi, nomi, fatti e circostanze ricorrenti, un po’ per ritrovare le atmosfere familiari – ed è lampante come in Caruso zero in condotta si vada in cerca di tutti i possibili riferimenti affettivi disseminati lungo il sentiero delle opere precedenti -, un po’ per non perdere, tentando di riaggiornare il messaggio testuale e sottotestuale, il tocco magico delle origini. I nomi, in particolare, hanno sempre avuto un significato affettivo profondo nel cinema del comico toscano, essendo un filo diretto tra il reale e il surreale, il collegamento tra finzione e realtà, tra arte e vita quotidiana.  Molti dei suoi primi personaggi si chiamano proprio Francesco, che è il suo nome di battesimo, mentre due volte prendono il nome del padre, Renzo (Donne con le gonne e Il signor quindicipalle). Evidenti i riferimenti al privato anche in Io amo Andrea, in cui gli telefonano per chiedere un controllo veterinario la signora Malipiero (la sua compagna), il signor Chiti e la signora Casalini (due dei suoi sceneggiatori).  
 
Tra Nuti e il regno animale c’è sempre un rapporto conflittuale, nella finzione; l’evidente manifestazione di ciò si palesa in particolare in due pellicole: Tutta colpa del paradiso e Willy Signori. Il comico toscano, a margine di Willy Signori, prima dei titoli di coda, ci dice però che alla fauna protagonista non è stato torto un capello (tra di essi anche un grosso serpente!), ci lascia intendere che il conflitto uomo natura è solo un rafforzativo delle atmosfere surreali proposte: tutto è rappresentato in chiave estremamente comica e poco verosimile. Eppure l’incontro scontro con lo stambecco bianco, in Tutta colpa del paradiso, insinua una più complessa chiave interpretativa che ci si svela – ai più attenti e sensibili spettatori – in prossimità dell’epilogo. Il rapporto con la natura nel suo complesso, centrale proprio in Tutta colpa del paradiso, ci dà modo di evidenziare un classico adagio nutiano, una sorta di battuta, quasi un modo per prendere tempo, che tornerà non a caso in Caruso zero in condotta. Con l’esperienza del fumatore, in ambedue le pellicole, Nuti ci dice che in certe circostanze ambientali “il polmone gode”.  
 
Certo è che il comico toscano riempie sempre di trovate surreali le sue pellicole, per alleggerire una realtà che è spesso conflitto tra uomo e donna, contrasto di sentimenti, che sempre si appiana nei finali giustamente consolatori, trattandosi di commedia (fa eccezione, a ben guardare, solo Son Contento, considerando Concorso di colpa un film centrato su tutt’altra tematica rispetto al consueto). Il rapporto amoroso è sempre restituito in una duplice ottica, divertente e malinconica, cui servono delle costanti riconoscibili per rendersi tema cardine del cinema nutiano: per questo si ride quando il comico toscano prende a schiaffi le sue donne (succede un po’ in tutti i suoi film), o addirittura le colpisce con un cazzotto alla bocca dello stomaco (eh si, avviene anche ciò, in Io amo Andrea e Caruso Pascoski), per questo gli schiaffi non sono mai – fateci ben caso – motivo di rottura definitiva tra il suo personaggio e l’amata di turno. Direi che hanno quasi un che di affettuoso, e che coloro che hanno dato del misogino a Nuti non hanno capito proprio nulla della sua arte cinematografica, o più probabilmente hanno criticato in cattiva fede. La donna è infatti sempre al centro del cinema nutiano, ripresa in ogni suo dettaglio, ogni sua sfumatura. Con amore. Si, con amore, nonostante la superficie ingannevole – bisognerebbe sempre saper guardare oltre la superficie – del suo cinema. Che è certo comico, ma anche e soprattutto sentimentale.
 
Léon, maggio 2009 
 
ISBN/EAN: 
8033109391566

Commenti

Piccolo approfondimento tratto dai miei studi critici sul cinema nutiano.

Ottimo contributo, Fede!

2 - Grazie. Doveroso, visto che oramai - ahimé - sul grande schermo non lo rivedremo più.

applauso.

Hola Fede!
Ma questo pezzo è stato pubblicato nel saggione su Nuti?
(a proposito, lo recensirai?)

5 - Si, non so se paro paro come è scritto qui, anche perchè non ho ancora visto la copia stampata. Sul recensirlo, magari gliene spedisco una copia ad Epic, se si degnano di mandarmene qualcuna in tempo utile. Non mi pare il caso di recensirlo io visto che alcune parti del libro sono interamente scritte da me.

Ah! Non l'avevo visto... ora leggo!

http://www.geniofiorentino.it/news_dett.aspx?id=833

A quel che so il libro dovrebbe essere presentato il 23 maggio a Firenze, in una giornata interamente dedicata a Francesco Nuti durante il Genio Fiorentino.

7 - Ti spedirò una copia del libro Epic, a costo di comprarla io stesso se non me ne spediscono;)

Non vedo l'ora di comprarlo!

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