Nichetti Maurizio

Ratataplan

Autore: 
Nichetti Maurizio

UN SILENT MOVIE ANACRONISTICO

 
Diviso idealmente in tre episodi.
Nel primo vediamo Colombo che abita in un quartiere popolare di chapliniana memoria, con tanto di personaggi al limite del grottesco: dal vecchio rugoso seduto su una sedia al centro del piazzale, al capo d’una compagnia teatrale malvagio al punto da prendere a martellate in testa dei bambini che giocano. Fra massaie incinte e danzatori ottuagenari, le giornate si svolgono in atmosfere che vanno dal caotico alla mera solitudine, piano per piano, appartamento per appartamento. Colombo vive solo, ma s’equipaggia come può: la sua casa in realtà poverissima gode d’ogni comfort, grazie a metodi di tecnologia casereccia il baffuto disoccupato ha costruito una fitta rete di cavi elettrici grazie ai quali basta premere un solo pulsante per ottenere una tazza di caffé. Per sbarcare il lunario tenta il posto come ingegnere in un’azienda multinazionale, ma non viene assunto perché troppo fantasioso. Decide quindi di fare il cameriere in un bar/baracca alla periferia milanese; dopo aver arricchito involontariamente la volgare proprietaria è nuovamente disoccupato.
 
 
Seconda macrosequenza.
Nel quartiere, fra i giovani, s’è improvvisata una compagnia teatrale: con l’intento di tramandare antiche tradizioni circensi ai contadini delle campagne vicine, gli attori rinunceranno per non essere lapidati da un pubblico non particolarmente comprensivo.  Sconfitto anche sul piano sentimentale, “derubato” da un suo collega attore, s’ingegna per riconquistare la donna che ama.
Nella terza parte infatti l’uomo è intento in un rituale un po’ bizzarro: fabbrica pezzo per pezzo un manichino elettronico tale e quale a se stesso. Munitosi di televisore e volante, manda il suo alter ego a conquistare la sua amata per lui. La donna è attratta dal falso Colombo, i due vanno in discoteca mentre il reale innamorato guarda la scena da casa, come il più impotente degli spettatori. Ma mentre qualcosa non va col manichino elegante, l’umano conosce la sua dirimpettaia, sempre ignorata. I due approfondiscono la conoscenza in una pioggia di panni da rammendare, fra sentite esibizioni clownesche.
 
***
 
Il primo film di Nichetti è frammentario e diseguale, alterna momenti di strepitoso slapstick a sequenze un po’ spente ed eccessivamente decontestualizzate. La stessa struttura non ha una vera e propria trama, è come un collage di cortometraggi o puntate di una stessa serie: non c’è uno svolgimento finale o una deadline, ma una concezione estremamente moderna dello sviluppo del plot. Che può essere un pregio ma anche un difetto, in quanto la fine può giungere in qualsiasi frangente della storia.
 
È senz’altro una bella sfida per cinefili, andare a pescare le varie influenze poetiche dei comici del passato. Come opera prima è senz’altro un buon lavoro, sorprendente poi il caloroso successo di pubblico, per un film che oggi al cinema sarebbe quanto meno impensabile. Purtroppo.
La satira del malcostume, dell’oblio che separa l’attore dal pubblico, da chi recita per vocazione e chi s’occupa solo di incassare, è spesso tagliente ma – saggiamente – abbozzata. Un dono certamente non trascurabile per chi si occupa di riproporre uno stile comico datato, quale lo slapstick, e che Nichetti senz’altro possiede, è la capacità di dosaggio di tempi comici. Intendiamoci, anche i Vanzina & Co. riciclano lo slapstick, solo che non ne son capaci.
Non solo, Nichetti oltre che riproporre uno stilema del comico risalente agli anni ’10, risulta visibile anche oggi: questo s’intende per tempi comici azzeccati. La maggior parte del film regge ancora. Certo, l’ultimo episodio è senz’altro deludente e un po’ troppo irrisolto, ma il regista avrà tempo per rifarsi.
Maurizio Nichetti è una vera enciclopedia del comico.
 
La prima parte del film è dichiaratamente in pieno stile Tati: la modernità delle architetture, i cartelli, le varie lingue parlate contemporaneamente, gli uffici, le inquadrature lunghe nei corridoi. Ma Jacques Tati non è il solo omaggiato: in una parete son ben visibili Keaton e Chaplin, il modo di camminare clownesco alle volte ricorda quello di Groucho Marx e, addirittura, la sequenza della compagnia teatrale fa tornare alla mente il Moretti de “Io sono un autarchico”. E volendo aggiungere un altro nome, basti leggere il casting: Roland Topor, il fumettista e scrittore fondatore con A. Jodorowsky e F. Arrabal del Panico, che nel film riveste i panni di un boss a cui Colombo porta un bicchiere d’acqua miracoloso.
 
 
Il grande Roland Topor
 
 
Splendida la sigla iniziale con le animazioni di Guido Manuli e la cantilena di Detto Mariano, una delle cose più riuscite di tutto il film.
Maurizio Nichetti è decisamente trascurato e questo è inaccettabile. Come Verdone, Benigni, Troisi e Moretti ha segnato gli ultimi trent’anni di cinema italiano sbagliando ben pochi colpi.
 
Regia: Maurizio Nichetti.
Soggetto e Sceneggiatura:Maurizio Nichetti.
Interpreti principali: Maurizio Nichetti, Angela Finocchiaro, Roland Topor, Edy Angelillo, Osvaldo Salvi, Serena Sartori.
Fotografia: Mario Battistoni.
Montaggio: Giancarlo Rossi.
Musica: Detto Mariano.
Costumi e Scenografia: Maria Pia Angelini.
Animazioni: Guido Manuli.
Origine: Italia, 1979
Durata: 95 minuti.
Produzione: Franco Cristaldi, Nicola Carraro.
Articoli e approfondimento: Italica Rai.
 


 
Maurizio Nichetti su Lankelot:



 

Luca Martello, 28 gennaio 2005
ISBN/EAN: 
8032700998662

Commenti

Luca, approfondiamo. Ma prima partiamo dalle basi:

“slapstick, e che Nichetti senz'altro possiede, è la capacità di dosaggio di tempi comici. Intendiamoci, anche i Vanzina & Co. riciclano lo slapstick, solo che non ne son capaci” > mi spieghi meglio cos’è lo slapstick, come si riconosce e da dove viene come definizione? Merci;).

*
Attendiamo nuove pagine su Nichetti. Se è stato ingiustamente trascurato, dacci indicazioni per recuperare e approfondire. Daje.

Lo slapstick è un gioco di parole (di cui a quest'ora non ricordo letteralmente il significato, che comunque si riferisce al rumore di una bacchetta) che nasce con il cinema comico muto, ed è un tipo di comicità basata sul dinamismo della fisicità.
Slapstick comprende cadute, torte in faccia, botte in testa (Paolo Villaggio nei film peggiori ne abusa a non finire), bucce di banana ma anche inseguimenti. E' lo stile delle prime "comiche", quelle di Mack Sennett (che ha lanciato il giovane Chaplin) e Mabel Normand (la donna cha ha inventato il lancio delle torte in faccia). Nichetti si serve del linguaggio del corpo in maniera eccellente perchè è stato mimo ed ha lavorato al circo (che era palestra di tutti i comici del muto). Ti dico solo che Jacques Tati quando vide "Ratataplan" disse che egli aveva 'buone gambe'. Il corpo è fondamentale in un comico, e qui Nichetti non fa che correre da una parte all'altra in maniera clownesca e stupendamente "buffa".
Il cinema comico italiano fa largo uso (male) di slapstick ("Scuola di ladri", i primi film di Ezio Greggio come "Sbamm!"), pensa che i film di Natale con Boldi & De Sica sono pieni di gente che cade o si sbatte per errore a porte o colonne di marmo. Solo che hanno un difetto non da poco: non fanno ridere. La velocità delle comiche era sempre accelerata e si fondava sull'accumulo di cadute e inseguimenti, i vari Neri Parenti dedicano minuti interi ad una sola botta in faccia, dilatandone l'effetto e volgarizzandone l'efficacia.

Molto chiaro:).
Danke.

Non mi ricordo neanche se era accettabile o meno. Ma a memoria qual è il film di nichetti che fonde personaggi reali a cartoon?? Con la Finocchiaro se non sbaglio..

"Volere volare"

passabile ? :) o ripassato in padella ?

Questo articolo è in sostanza l'ingresso nel tuo immaginario cinematografico, Hammer. Andrebbe considerato come introduzione alle tue pagine. Se si seguono tutti i link si va felicemente rizomatici:)

[ratataplan] pezzo ripreso e

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