Shirin Neshat è una regista iraniana nata Qazvin nel 1957 ma residente da anni a New York. “Donne senza uomini” (titolo originale “Zanan-e bedun-e mardan”) è il suo primo lungometraggio ed è tratto dall’omonimo romanzo di Shahrnush Parsipur. Al film della Neshat, nel 2009, è stato assegnato il Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia.
Protagoniste della pellicola quattro donne: Munis, Faezeh, Zarin e Fakhri. Siamo a Teheran nell’anno 1953, la vita politica e sociale del Paese è stravolta dalle sommosse e dalle manifestazioni nate dopo il colpo di stato, favorito ed appoggiato da inglesi e dagli statunitensi per ragioni di natura economica, che aveva portato alla deposizione del Primo Ministro Mohammad Mossadeq, eletto in maniera democratica, e alla restaurazione del regime monarchico dello Shah.
Munis è una ragazza particolarmente attenta alle vicissitudini politiche dell’Iran, vorrebbe partecipare in prima persona, vorrebbe manifestare ed urlare, da libera cittadina, il suo dissenso, ma suo fratello, “l’uomo di casa”, le impedisce di uscire e persino di ascoltare le notizie alla radio. Per lui, un musulmano rigido e rigoroso, l’unica urgenza è che sua sorella trovi marito, abbia una casa e dei figli.
Accanto a lei la figura di Faezeh, sua amica, innamorata dell’autoritario fratello di Munis. A Faezeh non interessa nulla delle sommosse e degli eventi che coinvolgono la sua terra, lei vorrebbe solo trovare l’amore dell’uomo che ama. Zarin, invece, è una giovane prostituta che, dopo anni di questa vita, si accorge di non riuscire più a vedere i volti degli uomini che vanno da lei. Fakhri è la moglie di un ufficiale dell’esercito iraniano, una donna di mezza età incastrata in un matrimonio in cui non crede più e caratterizzato dai continui affronti del marito.
Le vicende delle quattro donne si sfiorano fino a portare tre di loro a rifugiarsi presso una tenuta di campagna piuttosto lontana da Teheran. Qui Faezeh, Zarin e Fakhri decidono di restare, accolte in una specie di mondo parallelo, distaccate dal dramma storico che coinvolge il Paese.
La Neshat mescola in maniera suggestiva e con immagini decisamente curatissime la realtà e il sogno. Dimostra di avere una grande maestria nel comporre mosaici di sequenze in cui ci si distacca platealmente dal reale per raggiungere le imprevedibili sponde del sur-reale. Un fine lavoro metaforico accompagnato da suggestioni e visioni tecnicamente ben impostate, favorite da una fotografia impeccabile e dal contributo musicale prestigioso del maestro Sakamoto. La regista proviene dal mondo delle video-installazioni e dei video-maker e conosce perfettamente l’importanza della costruzione di una inquadratura e i tempi più giusti per generare un’atmosfera speciale.
Si ha però la sensazione che il cuore del film, quello delle “donne senza uomini”, venga un po’ a spegnersi per divenire quasi pura speculazione artistica. Infatti le storie delle quattro protagoniste non possono che spegnersi e ridimensionarsi fino a sparire e dissolversi.
Anche se costruito in maniera diversa, “Donne senza uomini” mi ha ricordato “Il Cerchio”, film di Jafar Panahi, nonostante le similitudini tra i due film si fermino a pochi elementi.
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[neshat] introduce
[neshat] introduce Monna: "Shirin Neshat è una regista iraniana nata Qazvin nel 1957 ma residente da anni a New York. “Donne senza uomini” (titolo originale “Zanan-e bedun-e mardan”) è il suo primo lungometraggio ed è tratto dall’omonimo romanzo di Shahrnush Parsipur."
[cinema iraniano] siamo alla
[cinema iraniano] siamo alla terza scheda: http://www.lankelot.eu/cinema-iraniano