"Mr Vendetta" (Sympathy for Mr. Vengeance) è il primo film della trilogia che Park Chan-wook ha dedicato al tema della vendetta. Il filone, infatti continua con "Old boy" e "Lady Vendetta". "Mr. Vendetta" è un omaggio a "La vendetta è mia" di Imamura Sh?hei (1979). Anche "Mr.Vendetta" è nato dal manga giapponese di Tsuchiya Garon, disegnato da Minegishi Nobuaki.
La storia
Ryu (Ha-kyun Shin) è un giovane sordomuto, operaio dai capelli verdi. Ha una sorella, a cui è legatissimo, che necessita di un trapianto di reni. Lui è un donatore incompatibile ma vuole ad ogni costo aiutarla. Lei sta malissimo e il giovane, non avendo altra soluzione, decide di rivolgersi ad un’organizzazione di trafficanti di organi umani. Loro gli promettono di trovare un rene per sua sorella, in cambio pretendono uno dei suoi reni e tutti i suoi risparmi. Ryu accetta. I mercanti di organi lo truffano e scompaiono dopo aver preso i suoi soldi e il suo rene. Poco tempo dopo, dall’ospedale, avvertono Ryu dell’esistenza di un organo compatibile per la ragazza ma occorre del denaro per procedere al trapianto. Ryu però ha perso tutto: il denaro, affidato ingenuamente ai trafficanti, e il lavoro in fabbrica. Spinto e convinto dalla sua fidanzata Young-mi, anarchica estremista legata ad una formazione terroristica, Ryu rapisce la figlioletta del suo ex datore di lavoro, il signor Dongjin (Kang-ho Song). L’intento è quello di chiedere un riscatto ed ottenere il denaro necessario ad operare la sorella di Ryu. Gli eventi, però, precipitano. La sorella si suicida per non essere più di peso a Ryu quando scopre che il ragazzo ha perso il lavoro. Ryu, disperato, decide di seppellire sua sorella sulle rive di un fiume ma, mentre è occupato a tumulare il cadavere della ragazza, perde di vista la bambina rapita che scivola accidentalmente nell’acqua e muore annegata. A Dongjin la polizia comunica il ritrovamento del corpo esanime di sua figlia e da questo momento si innesca una spirale di vendetta che, come in "Old Boy", procede a doppio senso: il padre della bimba cerca i rapitori della sua unica figlia; Ryu cerca i trafficanti di organi. Tutti troveranno tutti. Ed è un massacro. La violenza, infatti, esplode nella maniera più sanguinosa e crudele.
Commento
"Mr. Vendetta" è tecnicamente meno sofisticato rispetto ad "Old Boy" e a "Lady Vendetta". La fotografia e la cura dei colori è decisamente attenta e ci trasmette, spesso, un’atmosfera metallica, quasi sterile. In altri momenti, invece, i colori sembrano deflagrare fino al fastidio. La disperazione si mescola alla rabbia, il senso di ingiustizia si macchia di sprazzi di flebile speranza destinata a barcollare e piegarsi miseramente. Il tutto è alquanto asettico e ci raggiunge con un senso di profonda freddezza.
La vendetta procede in maniera spietata ed assoluta, senza alcuna remora. L’attesa dell’inevitabile resa dei conti si assottiglia e diviene certezza. Ryu trova e massacra a colpi di mazza da baseball i trafficanti di organi. Raccapricciante la scena in cui lo si vede divorare il rene di una delle sue vittime, quasi a voler riprendersi fino in fondo, e materialmente, ciò che gli era stato indebitamente ed inutilmente sottratto. Altrettanto atroce la scena in cui Dongjin tortura con delle scariche elettriche la fidanzata di Ryu. Non vediamo il tormento di Young-mi che viene celata dal suo aguzzino sotto una coperta, ma ne intendiamo le urla e ne intuiamo l’agonia mortale attraverso il tremore convulso di un piede. L’incontro tra il padre della bimba rapita e il giovane rapitore-per-caso si realizza ineluttabilmente. Dongjin porta Ryu, mani e piedi legati, nel fiume in cui sua figlia è annegata e, di fronte al sordomuto dai capelli verdi, non può che dire: "So che sei un bravo ragazzo, ma devo ucciderti, lo capisci?". Infatti lo uccide. Ryu grida senza saper gridare e muore. Entrambi gli uomini, come noi, sono assolutamente coscienti dell’inutilità dell’atto di cui sono assoluti e fatali protagonisti: doveva essere. Il circuito di vendetta che sembrava essere finalmente concluso viene nuovamente infranto dall’arrivo di alcuni sicari, un gruppo di terroristi amici di Young-mi, che, a loro volta, devono vendicare la morte della giovane compagna. Anche Dongjin muore, con un coltello piantato nel cuore, vittima ormai assuefatta della violenza.
TITOLO ORIGINALE: Boksuneun naui geot
ANNO: 2002
PAESE: Corea del Sud
REGIA: Park Chan-wook
SCENEGGIATURA: Lee Moo-young, Lee Jong-yong, Park Ridame
FOTOGRAFIA: Kim Byung-il
SCENOGRAFIA: Choi Jung-wha
MONTAGGIO: Kim Sang-beom
MUSICA: Bae Hyun-jin
CAST: Kang-ho Song, Ha-kyun Shin, Du-na Bae, Ji-Eun Lim, Bo-bae Han, Se-dong Kim, Dae-yeon Lee
PRODUTTORI: Seok Dong-jun, Hah Sung-keun, Lim Jin-kyu
DURATA: 120’
PARK CHAN-WOOK in LANKELOT:
Commenti
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ti troverai a meraviglia con Movida:). A breve torna dalle vacanze, credo. Avete una sensibilità cinematografica con affascinanti punti di contatto.
"Entrambi gli uomini, come noi, sono assolutamente coscienti dell?inutilità dell?atto di cui sono assoluti e fatali protagonisti: doveva essere" > questo concetto, "doveva essere", vale come la frase "è nelle cose" che ogni tanto mi trovo a ripetere. A volte me la ripeto quando non capisco, a dirti la verità, o quando mi sembra tutto "eccessivamente prevedibile".
Ho letto qualcosa di Movida e i suoi commenti. Credo anche io che ci siano tra noi forti "assonanze". Ne sono felicissima. Davvero. In merito al senso del "doveva essere" ho qualche perplessità. Mi spiego: non riesco a rassegnarmi al fatalismo che incombe. Quel "è nelle cose" che ti senti ripetere tu, come me o tutti, è davvero insostenibile oltre che, spesso, fuori dalla logica. Eppure...
Appunto:).