Mortier Koen

Ex drummer

Autore: 
Mortier Koen

Ieri ho mangiato un sandwich di vermi e caccole. Delizioso. Poi ho visto Ex drummer e mi è venuta la nausea... Qualcosa non torna. Pensare d'aver fatto il callo ai film distribuiti da L'altrofilm che, per intenderci, porta nei cinema i lavori di Louis Nero, qualcosa tra un pince-nez e una mannaia lorda di sangue rappreso. Gli stessi film portano una maledizione addosso, un dilemma morale terrificante: ne parlo bene o ne parlo male? Se ne parlo bene mi prendono per un omofobico-razzista-fascista, ne parlo male sono un bacchettone baciapile. Risultato? Al cinema nessuno va a vedere i film di Nero. Vince, insomma, la libertà di non scegliere, come alla elezioni.

Stesso destino tocca al primo lungometraggio di Koen Mortier, un'opera punk che trasuda sangue e vomito in una purulenza altamente infettiva. E che sia un lavoro punk è quanto di più evidente: la colonna sonora è infarcita di distorsioni, wah e fuzz, suonata dalle migliori band che il "non-così-punk" Belgio - e non solo - ha da offrire. Millionaire, Arno, Isis, Mogwai, Funeral Dress sono chiamati in causa e si fanno sneza dubbio valere. Fortunatamente il film evita di diventare un lungo videoclip allucinato e si limita a restare uno sconclusionato delirio visivo.

Dries è uno scrittore annoiato abbastanza da essere di successo. Una mattina si presentano a casa sua tre individui, tre fratelli Marx con qualche turba mentale in più: Koen de Geyter, sofferente di blesità, che odia le donne e si vanta di averne purgato più di una in qualche sozzo garage; Jan Verbeek è omosessuale, ha un braccio paralizzato e soffre di un complesso materno mai risolto; Ivan Van Dorpe, che sostiene d'esser sordo e sfogo la sua traboccante rabbia con la figlioletta neonata e con la moglie eroinomane. I tre sono una rock band, The Feminists, ossessionati da un unico obiettivo: suonare un unico e solo indimenticabile concerto che li catapulti nell'olimpo del rock per poi ritirarsi. Chiedono a Dries di unirsi a loro, non sapendo di invitare il diavolo a tavola. Ma anche Dries deve necessariamente avere un handicap: questa la regola della band. Ecco che Dries risponde con ovvietà che lui la batteria non la sa suonare. Perfetto. Suonano, con ironia ma anche tanto buon gusto, "Mongoloid" dei Devo. La sala prove è in realtà una bolgia attorno alla quale si muovono eroina, amplessi etero e gay, soprattutto tanta violenza gratuita come unico mezzo di contatto umano. E Dries sguazza felice in questo degrado, tessendo una fitta e contorta rete di relazioni inumane che dimostrano la sua essenza di entomologo, più che di antropologo. Mentre i Feminists si preparano al grande concerto, un festival fiammingo di musica punk, lo scrittore penetra nella vita dei tre compagni come un cancro, distruggendo lentamente quello che resta del loro equilibrio mentale. I Feminists vincono il contest - in realtà grazie ad un pompino al leader della giuria - ma Dries riesce ad ingoiare anche quel momento di gloria.

Dries ricorda, per certi versi, un Malebolgia faustiano, un burattinaio perverso che fa leva sulle debolezze e sull'inumanità altrui. Il suo studio sui baratri dell'indecenza lo porteranno a scrivere un nuovo libro, a rinnovare una dubbia ispirazione. Il film, comunque, si conclude con un triangolo sotto le lenzuola: Dries, la sua donna e una giovane studentessa. Alla fine tutto sembra ridursi alla carnalità. Mortier sembra procedere seguendo il libro di Brusselmans: c'è bellezza nel male, c'è cerebralità nella crudeltà. Un pensiero che non troverebbe Hannah Arendt d'accordo, ma che comunque, immagino, abbia un ascendente su certe teste bacate che credono che scioccare equivalga a raccontare, raccontare a dire, dire a essere. Il film sfocia irrimediabilmente nell'osceno e nel volgare e più che raccontare il nichilismo - quello sì rivoluzionario e illuminante - del punk riesce solo a regalare qualche imbarazzante ed ingenuo congresso carnale anabolico e alcuni sopraccigli spaccati. Tanto per ricitare la Arendt, il concetto di banalità del male è affascinante. Questo film assolutamente no. Forse era proprio questo il film che il regista voleva girare: convulso, tronfio, dispersivo e caotico. Forse Ex Drummer avrà anche un punk appeal irresistibile. Ma forse la voglia di scioccare ci ha fatto scordare quello per cui dovremmo scioccarci.

Regia: Koen Mortier
Sceneggiatura:  Koen Mortier
Tratto da un romanzo di: Herman Brusselmans
Direttore della fotografia: Glynn Speeeckaert
Montaggio: Manu Van Hove
Interpreti principali: Dries Van Hegenn, Norman Baert, Gunter Lamoot, Sam Louwyck, Francois Beukelaers, Bernadette Damman
Musica originale: Millionaire, Arno
Scenografia: Geert Paredis
Costumi: Catherine Marchand
Produzione: Ruben Goots, Eurydice Gysel, Koen Mortier
Origine: Belgio
Durata:. 104 min.

Info: http://www.imdb.com/title/tt0812243/

Ex drummer - romanzo:
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/11/02/brusselmans-herman-ex-drummer/

Paolo Castronovo - Novembre 2009.

ISBN/EAN: 
8031179726226

Commenti

ho qualche problema con il grassetto: non riesco ad inserire corsivi e a salvare il neretto. :(

Aspetta eh...

sono riuscito a fargli prendere i link, paul...
ora leggo;)

"Mentre i Feminists si preparano al grande concerto, un festival fiammingo di musica punk, lo scrittore penetra nella vita dei tre compagni come un cancro, distruggendo lentamente quello che resta del loro equilibrio mentale. "

> grandissimo passo:))

"Fortunatamente il film evita di diventare un lungo videoclip allucinato e si limita a restare uno sconclusionato delirio visivo."

> Siamo dalle parti del libro, mi sa:).
Guarderò e tornerò a parlartene.

:)

"Ieri ho mangiato un sandwich di vermi e caccole. Delizioso. Poi ho visto Ex drummer e mi è venuta la nausea? Qualcosa non torna. Pensare d?aver fatto il callo ai film distribuiti da L?altrofilm che, per intenderci, porta nei cinema i lavori di Louis Nero, qualcosa tra un pince-nez e una mannaia lorda di sangue rappreso".

ah ah ah certo che pure tu te li vai a scegliere col lanternino, i film. Ignoravo questa pellicola, ma non mi sorprende tu ne abbia avuto curiosità e l'abbia addirittura recensita. In qualche modo, per brutto che sia, lo vedo nelle tue corde;)

"Tanto per ricitare la Arendt, il concetto di banalità del male è affascinante. Questo film assolutamente no. Forse era proprio questo il film che il regista voleva girare: convulso, tronfio, dispersivo e caotico. Forse Ex Drummer avrà anche un punk appeal irresistibile. Ma forse la voglia di scioccare ci ha fatto scordare quello per cui dovremmo scioccarci".

Bella clausola e bel pezzo in generale, Paolo. Credo che solo tu potevi parlarci in qwuesto modo di un film del genere. E lo dico sinceramente ammirato;)

7.8. Lo so, a volte anch'io mi lascio tentare dalla locandina... :)

Grazie Fede!!!!

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