Moodysson Lukas

Fucking Amal

Autore: 
Moodysson Lukas

In una grigia cittadina svedese abitano due ragazzine adolescenti. Sono compagne di scuola ma non si frequentano affatto; sono lontanissime, per carattere, aspirazioni e vita sociale. Eppure si incontrano, d’improvviso, in una situazione imprevista e imprevedibile; si incontrano di testa e si piacciono. Ma una, Elin, estroversa e chiacchierata, ha paura; l’altra, Agnes, introversa e senza amici, era già innamorata di lei. Si baciano, prima per gioco e poi per passione, per un limpido sentimento. Elin lo sfugge, Agnes lo attendeva; ambedue continuano a viverlo in sé e per intero. Ma la realtà porta Elin verso un ragazzo ed Agnes a dubitar di lei. Il contesto della provincia non favorisce legami di questo tipo; la scuola, i ragazzi, gli stereotipi, un’età inquieta e tutte le sovrastrutture possibili possono solo dividere. Ma è così bello amarsi a questa età, è così liberatorio lasciarsi andare: contro ogni evidenza si troveranno. Usciranno allo scoperto nell’incredulità di studenti e professori. E al diavolo tutto il resto e i cattivi pensieri. Per i piccoli fiori in attesa è venuto il tempo di sbocciare. 


 
Delicato e intenso viaggio nelle inquietudini adolescenziali, Fucking Amal, primo lungometraggio dello svedese Lukas Moodysson – poeta e romanziere - è un omaggio all’età in cui tutto è possibile e in divenire. L’adolescenza, con le sue inquietudini, le sue speranze, la sua vitalità e i suoi “incerti assoluti”. E che il sentimento tra le due ragazzine si sublimi in un amore lesbo non è affatto dissonante. Semmai aggiunge e nulla toglie alla partecipazione emotiva dello spettatore che si cala naturalmente e senza sforzo alcuno nella vicenda narrata, che si abbandona nel ricordo e nella rievocazione di un tempo di formazione irripetibile. Il contesto scelto, la provincia svedese, esalta il contrasto tra aspettative di vita dei ragazzi e possibilità effettive; evidenzia l’influenza dei modelli americani d’esportazione, ancor più vuoti e insignificanti per il loro esser già fuori moda all’arrivo. Elin in realtà ha paura, più che dell’imprevisto sentimento, del trovarsi un domani a vivere una vita piatta e senza slanci. L’universo interiore che accoglierà da Agnes le aprirà nuove prospettive, le donerà la voglia di guardare al domani e alla vita con diversi occhi. Agnes, credutasi inaccettata e inaccettabile per la sua diversità, scoprirà invece che esistono sintonie possibili anche con i propri coetanei. Tutto allora diventerà ricerca e scoperta, per ambedue. Moodysson sceglie un soggetto preciso e ben delineato che rifugge morbosità o ambiguità, decide per uno sguardo partecipato e dall’interno, onde restituire efficacemente all’esterno, a chi osserva la pellicola. E coinvolge, sinceramente e senza trucchi. Da ricordare il bacio che le due ragazzine si scambiano in macchina; sfidiamo chiunque, anche coloro che hanno pregiudizi radicati nei confronti dell’omosessualità, a non riconoscersi in quell’emozione senza un confine sessuale (perché c’è vita e purezza) stabilito che ognuno di noi deve per forza aver provato (o proverà, prima o poi). Le due giovani attrici - soprattutto la Liljeberg - sono assai in parte e verosimili, decisamente espressive e credibili. Lo stile registico rispecchia gli stilemi dell’allora proliferante neo cinema nordico-scandinavo, mirando soprattutto all’essenzialità del linguaggio visivo-narrativo (molto realistico). L’insieme degli elementi fa si che Fucking Amal sia un piccolo gioiello cinematografico di fine millennio, dall’afflato poetico e dall’ambizione sociologica e di costume. L’omosessualità - sia pur centrale nel film - lascia comunque il campo al discorso formativo sull’età sfuggente. Quell’adolescenza che mentre la si vive si vorrebbe superare in fretta e che nel ricordo, mai troppo lontano, porta sempre qualche rimpianto o malinconia fuggita e perduta nel tempo o chissà dove. Vedere questo film può essere un modo per ritrovarla, sia pur per un’ora e mezza o poco meno; un modo per richiamare a noi ciò che volevamo essere convinti del fatto di poterlo essere ancora. Perché non è mai troppo tardi per provare ad essere ciò che si è veramente.
 

 
Curiosità: In Svezia fu tra i film più visti della stagione, contese lo scettro degli incassi niente meno che al Titanic di James Cameron. In Italia passò - come spesso accade per tante belle pellicole poco o mal reclamizzate e distribuite - nel totale disinteresse.  
 
Regia: Lukas Moodysson. Soggetto e Sceneggiatura: Lukas Moodysson. Direttore della fotografia: Ulf Brantas. Montaggio: Bernard Winkler. Interpreti principali: Rebecca Liljeberg, Alexandra Dahlstrom, Mathias Rust, Erica Carlson, Stefan Horberg, Josefin Nyberg. Produzione: Memfis Film, Sveriges Television (SVT), Trollywood AB, SVT Drama, Zentropa Productions. Origine: Svezia, 1998. Durata: 89 minuti.  

Léon, Novembre 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com

ISBN/EAN: 
0000

Commenti

Rimpianto o malinconia per l'adolescenza o per i desideri o i sentimenti irrisolti e incompiuti? Forse la chiave è tutta qui. Probabilmente, chiamiamo adolescenza l'epoca dei desideri realizzati con totale entusiasmo, e con un'innocenza irreprensibile.

L'innocenza è rivoluzione reale, per tutti. é il periodo nel quale prendiamo coscienza del nostro sé. é il periodo più anarchico della vita. Logico, se non rimpiangerla, ricordarla con affetto e una punta di nostalgia.

Adolescenza è per me l'epoca dei desideri irrealizzabili. E del non accontentarsi mai, e del perdere tutta quella fiducia nell'infallibilità. La cosa che mi manca davvero.

Scrivi allora qualcosa su questo libro: Sturgeon, Cristalli sognanti. Adelphi.

(che ha una prospettiva bambinesca. Per restare fedeli alla nostra bella letteratura italiana, uno dei migliori adolescenti è il Bassani dei Finzi Contini - quindi, Tozzi di Con gli occhi chiusi. Che altro? Ma naturalmente il Laremi adolescente di Due di Due.

Uscendo dalla letteratura patria suggerisco "Demian" di Herman Hesse, romanzo di formazione adolescenziale irrinunciabile.

E allora anche Narciso e Boccadoro!

Eh si, anche quello!

(mi è venuto in mente subito "Demian" perchè l'ho amato parecchio, ma ho amato tutto Hesse, quindi sottoscrivo per Narciso e Boccadoro)

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