Monty Python

Brian di Nazareth

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Monty Python


Dopo il fallimentare risultato di Monty Python and the Holy Grail il gruppo britannico ritenta il colpo con un nuovo film non a episodi. Il precedente lavoro è la conseguenza infelice dell’oppressione di uno stile frammentario tipico dei Pythons, una storia lunga mal strutturata anche a causa del budget ridotto. Questa volta, dopo cinque anni, i sei comici ci riprovano e alzano il tiro verso un bersaglio più pericoloso: la religione. Aiutati da un contributo finanziario ben più corposo, due milioni di sterline, Life of Brian è il primo film finanziato da George Harrison, più per favore reverenziale che per scommessa commerciale; con Brian di Nazareth, il musicista inaugura la sua casa di produzione Handmade.
 
A venir preso di mira non è Gesù Cristo ma la religione nel suo farsi, nell’uso che ne fanno gli uomini, dell’attrattiva sulla massa.
Ecco allora la storia di Brian, contemporaneo di Gesù, addirittura suo coetaneo, che viene, suo malgrado, considerato un Messia e finisce in croce per errore.
 
 
Eric Idle, John Cleese, Michael Palin e.
 
 
Prima di prendere in esame il film, qualche parola sul doppiaggio. Il gruppo Trenta che si è occupato delle traduzioni non ha svolto un lavoro osceno come quello dei Oreste Lionello e del Bagaglino, che ha trasformato un film discreto di fattura britannica in un prodotto pecoreccio italiota - si parla del precedente lavoro dei Pythons sopracitato.
Il testo è quasi sempre fedele, a parte delle aggiunte gratuite come il dialogo in voice over nel finale, o nell’uso incomprensibile di accenti. È naturale che la versione originale è decisamente consigliata rispetto a quella italiana, anche perché ne guadagna il ritmo e uno degli elementi più spassosi del gruppo: le voci di ogni personaggio interpretato.
 
Loro sono sei, ma si moltiplicano riempiendo la superficie di tutta la Palestina, sono barboni, centurioni, carcerati, anarchici: un film dove i Pythons si riproducono a vista d’occhio, ma a differenza dei loro show, l’ambientazione è sempre la stessa.
 
 
 
Gesù predica alla folla
 
 
Il ritmo troppo veloce, come ammette lo stesso Jones, rovina l’espandersi delle vicende, rendendo il tutto eccessivamente confusionario e non unitario.
 
Il film inizia con la Nascita e l’arrivo dei Re Magi che, seguendo la Cometa, entrano nella grotta con i doni. Ma anziché incontrare la Vergine col bambino, si trovano davanti una donna orripilante e dalle cattive maniere, tutt’altro che santa, che appena adocchia i regali li pretende con tono pacato ma viscido. Presto i titoli di testa mostreranno l’unico spazio al quale s’è dedicato Gilliam con i suoi irreali disegni.
Quando tornano le immagini ecco le scritte tanto care al Monty Python’s Flying Circus: prima “Judea A.D. 33 seguito da “Sabato pomeriggio” e come se non bastasse “Pressappoco all’ora del te”. È qui che appare Gesù che predica alle folle, per l’unica volta nell’intero film. Tra gli spettatori Brian, interpretato da Graham Chapman, e la madre Mandy, Terry Jones.
Il verbo cristiano viene immediatamente interrotto, non ascoltato e i due protagonisti si recano ad uno spettacolo in voga, la lapidazione.
 
La caratterizzazione delle donne in Brian è ferocissima, prendono di mira in particolare il ruolo di donna come madre, in quanto educatrice, opprimente e custode dei saldi valori borghesi.
Presto Brian incontrerà il suo amore, una ragazza facente parte di un’organizzazione anarchica contro il popolo invasore, i romani. Farà di tutto per entrare nel gruppo e come dimostrazione gli sarà dato il glorioso incarico di dipingere le mura dei palazzi con la scritta in latino “Romani ite domum”  (Romani andate a casa). Mentre nella notte si accinge a imbrattare le pareti un centurione lo scopre, ma invece di arrestarlo per il contenuti del messaggio, minaccia di ucciderlo se non coniuga correttamente i tempi e il verbo della frase. E se il centurione è interpretato da John Cleese, il risultato può essere solo esilarante.
Brian continua la sua collaborazione col Fronte Popolare Giudeo, in missione contro Pilato, dal quale viene arrestato e poi crocifisso.
Non viene risparmiato nessuno. Il gruppo anarchico Fronte Popolare di Giudea odia i romani, ma più di loro non sopporta i clan rivali - che combatte per la stessa causa - il Fronte Popolare Giudeo, il Fronte Giudeo del Popolo e, peggio di tutti, il Fronte del Popolo - costituito da un solo barbuto membro.
 
L’emancipazione femminile è dissacrata da Loretta, Eric Idle, un componente del Fronte Popolare di Giudea che vuole diventare donna. “È il diritto di ogni uomo” –  dice, giustificandosi.
Un capitolo a parte è l’interpretazione impagabile di Michael Palin nel ruolo di Ponzio Pilato. In una delle sequenze più esilaranti troviamo Pilato presentato come un uomo ridicolo con la “R” moscia, che quando parla non viene compreso dai centurioni. Nella versione italiana è anche effemminato, incomprensibilmente.
Brian è catturato e portato nella sala di Pilato. Entra il centurione - Cleese - e inizia un dialogo astruso, nel quale è evidente il rispetto gerarchico nei confronti dell’imperatore. Come se non bastasse il tutto è condito da una serie di nomi un po’ volgari, senz’altro risibili, considerati sciocchi e inventati dai soldati ma realistici e autentici da Pilato. Il Biggus Dickus è tradotto, forse anche meno volgarmente - con Marco Pisellonio e la moglie Incontinentia Buttocks - abbastanza fedelmente - Incontinentia Deretana.
Ora, al solo nominare questi vezzeggiativi le guardie scoppiano i risa viscerali mandando in bestia l’imperatore. La genialità della serie di gags sta nel fatto di riproporre una situazione infantile, scolaresca, in un ambito serio e angusto. Vedere Pilato che provoca i soldati solo per castigare i loro sorrisi è strepitoso, tanto più che la sfida viene persa dall’uomo e si assiste a risate generali di uomini adulti piegati per terra come dei bambini.
Brian ne approfitta per scappare.
 
 
(Terry Jones vestito dalla madre di Brian, dirige)
 
 
Il fulcro della critica pythoniana sta per avere inizio. Brian, che fugge dai soldati romani, si rifugia in mezzo a dei folli oratori che profetizzano svariate sciocchezze riguardo la fine del mondo. Uno di loro - Michael Palin - offre un monologo senza senso assolutamente delizioso. Lo riproponiamo interamente:
Si spargerà tutt’a un tratto la voce che la situazione sta precipitando. Eh, sarà molto difficile capire come stiano veramente le cose; e nemmeno avrà più idea di dove trovare quei piccoli aggettivi con il fondo di latta verde e con un manico solo a destra. A quel punto un amico prenderà il martello di un altro amico. E i giovani non sapranno dove sono finite le cose possedute ai loro padri, che i loro padri avevano messo lì la sera prima verso le otto-otto e mezza”. È qui che Brian viene scambiato per un profeta.
Egli farfuglia cose senza senso, controllando di essere dato per disperso dall’esercito romano, nel frattempo non si accorge che un piccolo pubblico stava ascoltando le sue parole. È la fine. Per quanto possa scappare, ogni sua parola, persino un fuck off, verrà preso come ordine da una folla che ha bisogno di essere comandata a bacchetta.
Il furore delle masse e l’idolatria che ne consegue sono per Brian peggio di una crocifissione che non tarderà ad arrivare.
 
 
 
"Ecco un segno: la sua zucca!"
 
 
 
Quando ottiene l’amore - il corpo - di Judith, il Fronte Popolare di Giudea amplia il già ridondante verbo del non-messia Brian, e al suo risveglio egli si trova dinanzi ad una folla di 750 persone che attende una risposta. Fra le comparse, George Harrison.
Il mito del maestro è inevitabilmente macchiato di sangue: ecco la via crucis per la morte più dolorosa.
Fra le vittime della pena di morte romana c’è un tale che sdrammatizza la tragica fine di Brian - abbandonato da madre, donna e Fronte Popolare di Giudea - con la canzone Always look at the bright side of life, un inno alla vita come gioco da non prendere sul serio.
È questa in fondo la morale con la quale i Monty Python schiaffeggiano i bigotti integralisti che non vedono oltre le righe dei vangeli.
 
Life of Brian è, come si diceva, un film molto diseguale ma costituito da brani che sono passati alla storia. Esagerare col ridicolo e toccare la blasfemia era una trappola in cui era facile cadere, ma non è accaduto. La censura cattolica s’è abbattuta sul film, ma non può certo meravigliare. I Monty Python gridano al potere individuale e al diritto di ognuno di poter pensare e parlare secondo un proprio criterio personale. Ma non lo dicono esplicitamente, non è una fiction televisiva.
 
 
 
Eric Ilde e Graham Chapman
 
 
Il ritmo sgangherato può lasciare insoddisfatti, e le gags sono molto differenti dalle loro precedenti; però nonostante il mancato capolavoro,  si ha di fronte un esercizio intelligente che con una comicità moderna - ancora da superare - parla di argomenti serissimi. Comunque, per chi fosse curioso di conoscere la quintessenza di Monty Python, possiamo solo dirgli che Brian di Nazareth non è l’esempio più calzante, ma è un’opera assolutamente indispensabile.
 

Regia: Terry Jones.


Soggetto e Sceneggiatura: Monty Python.
Montaggio: Julian Doyle.
Fotografia: Peter Biziou.
Interpreti principali: Graham Chapman, Terry Jones, Eric Idle, Michael Palin, John Cleese, Terry Gilliam.
Musica originale: Geoffrey Burgon.
Produzione: Handmade
Origine: UK, 1979.
Durata: 94 minuti.
 
Titolo originale: “Monty Python’sLife of Brian”.

ISBN/EAN: 
8013123032546

Commenti

(devo procurarmi Brian e Il Graal, in lingua originale. Quanto prima. Me ne devo nutrire a oltranza. Il Graal è stato una visione rigenerante, in english: soprattutto per il brave sir robin) (romani ite domum!)

Magari ce lo si vede assieme, un giorno. Il tema è molto delicato, ma i sei pitoni l'hanno trattato con estremo tatto. Pensa che l'ho fatto vedere a mia madre e l'è piaciuto. Umorismo e religione spesso - troppo spesso - non vanno d'accordo. Comincio a pensare che l'umorismo sia per pochi e la religiorne per tutti.

E' una saggia riflessione, Apollonio di Tiana.

Grazie, Tertulliano.

Dio, dobbiamo fare un film.

“A venir preso di mira non è Gesù Cristo ma la religione nel suo farsi, nell'uso che ne fanno gli uomini, dell'attrattiva sulla massa.”

Forse è la stessa cosa.

Se è lei a dirlo...

Rinnoviamo il benvenuto ad uno della vecchia guardia: Francesco Forgione.

Assolutamente. Ci mancava un'autorità obbiettiva in campo teologico.

Sta facendo miracoli, nella revisione dei link. Te ne sei accorto?

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