Monicelli Mario

La Grande Guerra

Autore: 
Monicelli Mario

Il romano Oreste (un timoroso e vigliacco Alberto Sordi) fa la guardia all’infermeria dove il milanese Giovanni (un euforico e logorroico Vittorio Gassmann) è in fila per la visita militare. Tanta gente pronta a partire non si sa per dove e non si sa per quale motivo, se non quello di una guerra voluta dai potenti e combattuta dai deboli. È il 1916, infatti. Sullo sfondo, la Guerra Mondiale. L’aria che tira non è delle migliori, e nessuno vorrebbe partire per la guerra. Anche Giovanni, che è pronto a tutto pur di rimanere a casa, anche a pagare il furbo e lavativo Oreste affinché lo faccia riformare. Ma Oreste, dopo avergli carpito una somma di denaro, non mantiene le promesse: Giovanni, quindi, deve partire. Ma non sarà il solo, poiché anche Oreste, secondo la legge del contrappasso, lo seguirà nell'avventura.
I due, quando si rincontrano sul treno diretto al campo d’addestramento, quasi quasi si ammazzano. Giovanni, com’è ovvio pensare, prova rancore nei confronti dell’uomo che lo ha raggirato: ma, durante lo svolgimento della guerra, imparerà ad apprezzare il commilitone disonesto, affezionandosi a lui. Intanto, i due, in compagnia del battaglione, sono sottoposti ad un addestramento estenuante. Sempre meglio della guerra, però. In un secondo momento, però, partiranno per il fronte, e inizierà per loro la guerra vera.

Combattimenti, lunghe pause dai conflitti, surreali festeggiamenti natalizi, pochi, indispensabili diversivi durante le infinite giornate in trincea
saranno all’ordine del giorno, in compagnia di tutto quello che ci viene mostrato durante la prima sequenza della pellicola, durante i titoli di testa: fango, sigarette, anfibi sporchi e tanta, tanta voglia di tornare a casa, racchiusa in tante cartoline inviate alla famiglie. Trascorrono così le giornate dei due giovani, a contatto con la vasta gamma degli orrori della guerra, barricati in trincea al seguito del 7° battaglione o durante uno scontro inaspettato con gli austriaci, osservato dall’alto di una collinetta dopo essersi offerti volontari per riallacciare la linea telefonica con il comando.
Tanti, tanti orrori, in una guerra orribile e ingiusta. E anche tanti soldati, conosciuti o incrociati per sbaglio, con cui scambiare opinioni o condividere momenti di dolore: il siciliano che attende la fotografia di una diva del cinema, il veneto desideroso di inviare soldi alla famiglia bisognosa, sempre volontario nelle missioni delicate utili per racimolare qualche lira in più; ancora il trentino onesto e lavoratore ed il pugliese, o gli stessi Oreste e Giovanni, rappresentanti di Roma e Milano.

In molti moriranno, durante i combattimenti. Tra di loro anche il tenente Gallina, duro ma desideroso di creare unità nel gruppo, ed il povero Bordin, che lascia la moglie inconsapevole e dubbiosa, alla quale non aveva mai detto la verità sui pericoli guerra e della sua rischiosa ed esposta posizione in trincea.Troppe perdite, per il 7° battaglione, che viene giustamente mandato a trascorrere il Natale in paese, dove potrà trovare ristoro e una giusta accoglienza da eroi. Banda altisonante e allegra, folla festante e incontenibile, si trasformeranno, in pochi secondi, in tristi e impotenti testimoni dell’orrore della guerra, visibile nel corpo e nello spirito di quei soldati storpi e malconci, tutto fuorché degli eroi. La guerra rende lugubre e senza vita ogni cosa, e anche la festa in onore dei soldati si trasforma in un malinconico tentativo di rinvigorire il patriottismo con versi solenni di unità nazionale. L’unica nota positiva della serata è data dalla possibilità, per Oreste e Giovanni, di fare del bene, anche se in modo casuale: infatti, la finta colletta organizzata per andare a spassarsela ad Udine, si tramuta in una consistente offerta per la vedova del soldato Bordin, che non è ancora a conoscenza della morte del marito.
La speranza di tranquillità e riposo viene infranta dal nuovo ordine: andare a contrastare i nemici austriaci che avanzano, feroci e veloci come faine affamate. I soldati andranno in posizione strategica, all’interno di un casolare su una collina, mentre Oreste e Giovanni sono incaricati di portare, sotto la pioggia battente, un messaggio poco lontano e, dopo aver compiuto la missione, trovano riparo in una stalla, dove passano la notte.
Al risveglio vengono catturati dagli austriaci, minacciati di morte, poi viene offerta loro una ghiotta opportunità per restare in vita: fornire all’esercito nemico vitali informazioni per cogliere di sorpresa l’esercito italiano. In base alla loro decisione, cambierà il destino della guerra, e si decideranno le sorti delle loro vite. Cosa faranno i due soldati, da sempre codardi e menefreghisti?

***

"La Grande Guerra", film di Mario Monicelli del 1959, non può essere racchiuso in una stretta e inutile definizione di genere, perché, pur avendo un taglio ironico e comico, ed essere spesso definito come esempio di "commedia all’italiana", mette in luce, più di molti altri film drammatici, tutto l’orrore e la barbarie della guerra, che pur offrendo al termine vincitori e vinti, è sempre un’estrema sconfitta per tutti coloro che combattono sul campo.
Il film esce a pochi mesi di distanza da "Paths of Glory", capolavoro di Kubrick, amaro apologo antimilitarista e pacifista, contro i potenti che dall’alto dirigono le operazioni di guerra, chiusi e protetti nelle loro stanze, noncuranti dei morti ammazzati sul campo di battaglia. Il film di Monicelli ne sente l’influenza, questo è certo, ma a differenza di Kubrick, tende a soffermarsi maggiormente sui piccoli disagi quotidiani, sulla drammatica routine della guerra di trincea estenuante e logorante, nel corpo e nello spirito.
E la racconta "all’italiana", facendo parlare le voci del nostro popolo, i personaggi delle varie regioni, tutti diversi tra loro, ma uniti nell’assurdità di quella guerra, combattuta senza mezzi e senza speranze, con degli uomini che non l’accettavano e avrebbero fatto di tutto pur di non andare a combatterla.

Girato in un bianco e nero sporco ed estremamente realistico, il film si compone di tanti piccoli episodi significativi che compongono il grosso puzzle dell’incomprensibile ragione della guerra, delle bombe, dei proiettili, dei morti ammazzati all’improvviso da una pallottola vagante, degli eroi della trincea, della paura e della nostalgia della famiglia lontana. Non mancano, infine, piccoli episodi simpatici e divertenti all’interno della pellicola, che permettono di sorridere a denti stretti, equilibrando la pellicola, dando risalto alla vitalità e all’esuberanza dei protagonisti del 7° battaglione.
Splendide anche le riprese di battaglia, girate in Cinemascope, che permettono di godere di affreschi collettivi di incredibile valore artistico ed emozionano per la veridicità e la forza dell’impatto visivo.
Da ricordare anche un’attraente e luminosa Silvana Mangano, donna dalla scorza dura e dal cuore tenero, con la quale Giovanni avvia una fugace e truffaldina storia d’amore, tra portafogli rubati e baci appassionati. I suoi occhi luminosi ed espressivi riescono, anche se per pochi minuti, a rendere magica la soffocante atmosfera della guerra, che, sfortunatamente, torna subito lasciando dietro di sé uno stagnante e doloroso odore di morte.

Regia:Mario Monicelli.
Soggetto e Sceneggiatura:Furio Scarpelli, Luciano Vincenzoni, Mario Monicelli.
Fotografia:Giuseppe Rotunno, Roberto Gerardi, Leonida Barboni.
Interpreti principali:Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Silvana Mangano, Folco Lulli, Bernard Blier, Romolo Valli, Ferruccio Amendola.
Musiche: Nino Rota.
Produzione:Dino De Laurentiis / Gray Film.
Origine:Italia, Francia 1959.
Durata:140 minuti.

 

Antonio Benforte, 5 marzo 2005.

Recensione pubblicata originariamente su www.ciao.com.

ISBN/EAN: 
8016024029998

Commenti

" "La Grande Guerra", film di Mario Monicelli del 1959, è un film che non può essere racchiuso". Piccolo refuso, hai usato 2 volte film

"non può essere racchiuso in una stretta e inutile definizione di genere, perché, pur avendo un taglio ironico e comico, ed essere spesso definito come esempio di "commedia all?italiana", mette in luce, più di molti altri film drammatici, tutto l?orrore e la barbarie della guerra, che pur offrendo al termine vincitori e vinti, è sempre un?estrema sconfitta per tutti coloro che combattono sul campo.
Il film esce a pochi mesi di distanza da "Paths of Glory", capolavoro di Kubrick"

> Eccolo qui: http://www.lankelot.eu/index.php/2006/08/20/kubrick-stanley-orizzonti-di...

"Il film di Monicelli ne sente l?influenza, questo è certo, ma a differenza di Kubrick, tende a soffermarsi maggiormente sui piccoli disagi quotidiani, sulla drammatica routine della guerra di trincea estenuante e logorante, nel corpo e nello spirito".

Io non credo ne sentisse l'influenza, per me non l'aveva nemmeno visto, il film di Kubrick. Tra i due, comunque, è decisamente meglio La grande guerra che Orizzonti di gloria.

"Il film di Monicelli ne sente l?influenza, questo è certo, ma a differenza di Kubrick, tende a soffermarsi maggiormente sui piccoli disagi quotidiani, sulla drammatica routine della guerra di trincea estenuante e logorante, nel corpo e nello spirito.
E la racconta "all?italiana", facendo parlare le voci del nostro popolo, i personaggi delle varie regioni, tutti diversi tra loro, ma uniti nell?assurdità di quella guerra, combattuta senza mezzi e senza speranze, con degli uomini che non l?accettavano e avrebbero fatto di tutto pur di non andare a combatterla."

> Che ne dici di una comparazione con "Uomini contro" di Rosi?
http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_contro

e quindi col romanzo di Lussu?
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/08/21/lussu-un-anno-sullaltipiano/

"Orizzonti di gloria" è del 1957, non so quando sia uscito in Italia; questo film è del 1959, e chissà quando avevano cominciato a scriverlo e a girarlo. Forse sono comune espressione dello Zeitgeist, non credo neanch'io ci siano state influenze kubrickiane... hai qualche fonte in proposito?

1 - corretto

3,4,5 - http://www.cinematusei.it/guerra.html
Ma io ricordo di averlo letto sulla brochure del cineforum in cui vedemmo questo capolavoro.

Ok, bravo Antonio: ecco la storia.

"Nel '58 era uscito "Orizzonti di gloria" di Kubrick, che aveva impressionato tutti. Ispirato da questo film lo sceneggiatore Vincenzoni scrisse "Due eroi", una storia sulla guerra che fu accolta bene dal regista e dal produttore De Laurentis."

Ora ci siamo;)

8 - Non avrei mai detto che ci fossero vicinanze tra i due film. A guardarli non si direbbe proprio.

1959-2009: i cinquantanni della “Grande Guerra” raccontata da Mario Monicelli
 http://www.blogstoria.it/2009/07/31/1959-2009i-cinquantanni-della-grande-guerra-raccontata-da-mario-monicelli/

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.