Nel 1982, dopo essersi misurato con il lungometraggio su Lupin III (Il castello di Cagliostro), ed oramai ottenuta vasta eco in tutto l’occidente con una delle più belle serie animate che siano state create per la Tv (Conan, il ragazzo del futuro – 1978), il geniale Miyazaki si convinse ad avventurarsi nella creazione di una pellicola ispirata ad un noto manga giapponese: Nausicaa della valle del vento. Il successo di critica e di pubblico ottenuto con la poetica trasposizione di Nausicaa, uscito nelle sale nel 1984, consentì a Miyazaki, insieme all’amico disegnatore Takahata (splendido e doloroso il suo Una tomba per le lucciole), di fondare l’oramai notissimo Studio Ghibli. Lo studio Ghibli, casa di produzione che ha, da allora, sfornato opere meravigliose, divenne una vera è propria fabbrica di sogni: quelli di Miyazaki e di Takahata, regalati ai fanciulli di ogni età e di ogni parte del globo. Sogni dal retrogusto educativo e dagli ineccepibili principi etici, le produzioni dello Studio Ghibli hanno sempre mantenuto alto il loro livello visivo-narrativo, mescolando la sapienza tecnica ad una vena lirica e poetica mai raggiunta prima da altri lungometraggi animati. Inutile che vi ricordi gli ultimi, notissimi, ed universalmente amati cartoni dall’ampio respiro (La città incantata ha avuto numerosissimi riconoscimenti internazionali ed è stata premiata con l’Oscar). Il primo film dello Studio è una fiaba affidata a Miyazaki, dal titolo Laputa: il castello nel cielo, il quale riprende tematiche già evidenti in Conan e Nausicaa, ambientadole in un tempo indefinito, che potrebbe anche essere una sorta di futuro prossimo post atomico, non troppo diverso da quello di Conan.
In un passato remoto della nostra civiltà, viveva un popolo che era in possesso di un’avanzatissima tecnologia. Grazie all’uso di un cristallo dall’inimmaginabile potere, riuscì a costruire città fluttuanti nel cielo, oltre le nuvole. Laputa, luogo ricco di tesori, era la più importante di queste città. L’avanzata civiltà, però, sembra essersi estinta, per non aver saputo controllare il suo potere (evidente il riferimento alle leggenda del mito e della caduta di Atlantide: li nelle profondità marine, qui tra distese di nuvole). Settecento anni dopo la sua scomparsa, Laputa è pressoché dimenticata, chi ricorda il suo nome la associa ad un che di leggendario. Eppure, c’è qualcuno che crede alla sua esistenza. C’è una bimba, fuggita da pirati e soldati, che volteggia svenuta nei cieli; caduta da altrove, quasi sospesa, sembra rapita dal sogno: sorretta dal potere di una pietra magica che porta al collo. Sheeta, ancora dormiente, si adagia soave tra le braccia protese di Pazu, ragazzino che osserva i cieli notturni, che la raccoglie sull’orlo di un precipizio. Pazu capisce subito che la pietra ha un potere magico, potere vivo con il contatto di Sheeta; al risveglio della piccola, è come sei due ragazzini si fossero trovati: ma ora bisogna fuggire! Inseguiti da una buffa mamma pirata con i suoi figli, dall’esercito e dai servizi segreti, Sheeta e Pazu scopriranno insieme l’immenso potere del cristallo, evocativo di Laputa, il castello nel cielo tanto cercato dal padre di Pazu, e meta del ritorno all’origine per Sheeta. Tra avventure e inseguimenti, i due ragazzini si perderanno per poi ritrovarsi, proprio a Laputa, sospesa e imperiosa terra troneggiante nei cieli, difesa da invicinbili robot e oggetto di desiderio di un inquietante figuro. L’ultimo scontro porterà Sheeta ad una scelta difficile, cancellare le tracce della propria origine o rischiare che il mondo sia dominato da un’anima del male. Ella sceglierà, dopo un abbraccio con Pazu, quello che il destino aveva già programmato. Ma dello splendore secolare di Laputa, non tutto andrà perduto. Ci sono forti radici che la terranno sempre viva e sospesa nei cieli, nascosta tra le nuvole.


Tutti i grandi temi miyazakiani sono già presenti in Laputa, film nel quale il grande regista giapponese si è occupato, oltre che della regia, anche del soggetto e della sceneggiatura. Rispetto a Conan, cui deve comunque molti rimandi e similitudini, il tema del rischio dell’estinzione del genere umano si fa più adulto e complesso. E ciò è anche comprensibile, visto che Conan era una serie tv per bimbi (pur con tematiche importanti e assolutamente inusuali per un cartoon seriale); questo, invece, è un lungometraggio di due ore che sceglie di solleticare anche l’interesse degli adulti. Pertanto, la fiaba si lega ai messaggi etici, come l’ecologismo e la critica alle società industriale; solitamente già estinta, ma presente come mostro di ritorno, sempre peggiore di come fu. L’amore per il cielo e per il volo è altresì evidente, ed è inutile che vi faccia l’elenco di pellicole precedenti o successive a questa: dalla scopa di Kiki alle perlustrazioni aeree di Nausicaa, nessun personaggio miyazakiano è estraneo alla libertà che dona il volo nei cieli. Qui, in particolare, ci sono delle bellissime scene di battaglia nell’azzurro, tra astronavi che si nascondono, per poi riemergere dalle nuvole, c’è un castello che ha edificato addirittura negli spazi quasi insondabili, per il quale è impossibile non proporre un suggestivo parallelo con il Castello errante in terra. Come gli amanti del nostro avranno ben notato, Il castello errante di Howl riaggiorna in terra il ricordo del castello che, in Laputa, Miyazaki fa vivere in cielo. Ambedue sono castelli fiabeschi e simbolici, cambia solo lo scenario, ne muta il principio che riesce ad alimentarne la forza; comunque sia, qualcosa di umano. Se nel Castello errante era Calcifer (il fuoco), grazie all’amore umano, a dare vita all’immensa costruzione, in Laputa è Sheeta che sembra destinarlo a totale estinzione (grazie ad una magia trattenuta nella memoria). Ma dalla distruzione risorge la primordiale bellezza del castello, depurato oramai dalla tecnologia, e vivente solo della natura che anima da sempre i suoi territori vergini, le sue radici. Il messaggio di Hayao Miyazaki è chiaro e semplice: non c’è tecnologia o artificio che possa superare in bellezza la natura umana; come anche quella dei fiori, delle piante, degli alberi, dei boschi, dei ruscelli, dei fiumi, dei mari e dei cieli. I cieli, appunto, in cui Miyazaki fa sempre volteggiare simbolicamente il suo cinema, supportandolo con splendide musiche viaggianti tra malinconia e incanto, sempre riallacciandosi alle suggestioni mitologiche della sua terra.

LAPUTA
Ricordiamocelo sempre, quando scegliamo di portare nostro figlio a vedere un film d’animazione, quando vogliamo godere di un’opera che sia una brillante fusione di divertimento e messaggi educativi, immancabilmente restituiti con la giusta empatia. Ricordiamoci che c’è, sempre li dove ha scelto di essere, e spero ancora per molti anni, un grande artista come Miyazaki, il quale, soprattutto nel tempo che viviamo, è un ottimo antidoto contro la violenza palese o subliminale presente in tanti cartoni animati che passa la Tv. Qui i bambini possono sognare, volare di fantasia, imparare ad accogliere – cosa fondamentale – la poesia. Perché, ricordatevi, cari genitori, che vivere il sogno, la poesia, l’incanto, si impara a farlo da bambini. Miyazaki ci può aiutare, può insegnare poesia ai bambini nel modo più semplice e naturale. Può ricordare a noi adulti, che il mondo che sognavamo da fanciulli era altro e assai diverso dall’attuale. Facendoci magicamente riappropriare del tempo incantato dell’infanzia, quando mai avremmo pensato ad un grigio orizzonte impiegatizio, volendo essere astronauti per scoprire nuovi mondi, o pompieri per salvare il nostro dalle fiamme, come il draghetto Grisù.
Lunga vita a Miyazaki, dunque. Ancora una volta, e senza stancarmi mai, è per me un immenso piacere invitarvi nella dimensione in cui i sogni sono più reali della realtà.
MIYAZAKI ANIMATO
Regia: Hayao Miyazaki. Soggetto e sceneggiatura: Hayao Miyazaki. Fotografia: Shigeo Sugimura. Scenografia: Toshio Nozaki, Nizou Yamamoto. Montaggio: Yoshihiro Kasahara, Hayao Miyazaki,Takeshi Seyama. Musica originale: Joe Hisaishi. Titolo originale: “Tenkù no shiro Rapyuta”. Origine: Giappone, 1986. Durata: 116 minuti.
Commenti
Grande. E non solo per la difficile reperibilità del film. Penso subito a questo passo qui:
"Il messaggio di Hayao Miyazaki è chiaro e semplice: non c?è tecnologia o artificio che possa superare in bellezza la natura umana; come anche quella dei fiori, delle piante, degli alberi, dei boschi, dei ruscelli, dei fiumi, dei mari e dei cieli. I cieli, appunto, in cui Miyazaki fa sempre volteggiare simbolicamente il suo cinema, supportandolo con splendide musiche viaggianti tra malinconia e incanto, sempre riallacciandosi alle suggestioni mitologiche della sua terra".
> ho solo tre film di HM in memoria, ma posso dirti che la mia impressione è che tu abbia inteso perfettamente il messaggio e che sia cosa assolutamente buona e logica e felice che vada divulgandolo. Qui e non solo.
Applausi qua:
"Ricordiamocelo sempre, quando scegliamo di portare nostro figlio a vedere un film d?animazione, quando vogliamo godere di un?opera che sia una brillante fusione di divertimento e messaggi educativi, immancabilmente restituiti con la giusta empatia. Ricordiamoci che c?è, sempre li dove ha scelto di essere, e spero ancora per molti anni, un grande artista come Miyazaki, il quale, soprattutto nel tempo che viviamo, è un ottimo antidoto contro la violenza palese o subliminale presente in tanti cartoni animati che passa la Tv.
Grazie, Federico. Vorrei essere libero come un tempo per seguire passo passo le tue segnalazioni. Almeno, ti leggo (mica poco).
Grazie a te, Franco. Che trovi sempre il tempo di leggerci tutti, per intero. Si, questo è un film, ad oggi, di difficile riperimento, ma è prezioso come e quanto il trittico di opere che hai in memoria.
Vedrai, torneranno momenti liberi in cui riscoprirai la voglia di ottimo cinema. Questo lo è. Io, oramai, oltre alla sala che spesso mi concedo, approfitto delle mie notti insonni per vedere film e scriverne.
Ti faccio un augurio in merito alle opere di Miyazaki, ma con valenza che supera quello che può essere un pur ottimo godimento personale: spero che potrai vedertele in rilassatezza con i tuoi figli, se e quando deciderai di averne;)
Se e quando sarà un piacere e una gioia. Ma nel caso sarai tu a parlare loro di Miyazaki;).
Io non guardo cartoni dall'età preadolescienziale, ergo non ho mai visto nulla di M. Ho notato in compenso che se ne trovano una cifra... Federico!, mi farò guidare dalle tue recensioni e recupererò. (Di Conan conosco solo la canzone "Vai Conan! Stringiti forte a Lana!")
Guarda Epic che ne vale la pena. Sono sicuro che alcuni ti piaceranno certamente. Se leggi i pezzi, magari cominci con la trama che ti intriga di più.
Franco, sarà un piacere e un onore parlargliene;)
Onore mio;).
X LUCA: La canzone di Conan è incantevole (la serie pure) la porto sempre con me alle feste che faccio per i bambini. Certo, loro non sanno nemmeno chi sia Conan. Ma che importa, io gliela piazzo sempre e comunque, tra Daitarn III e Goldrake.
Elio la canta in ogni dove.