Kiki, giovane aspirante strega tredicenne, decide di allontanarsi dalla famiglia per l’anno di noviziato. Tutte le streghe che si rispettino cominciano a questa età, e la giovane è impaziente di lanciarsi con la sua scopa per questa prima avventura formativa. Deve raggiungere una grande città, soggiornarvi per 12 mesi, e specializzarsi in un campo specifico. Kiki è attratta dal mare, e trova un grande centro abitato che affaccia proprio su un’ampia distesa azzurra. Insieme a Jiji, inseparabile – come da tradizione - micio nero parlante, trova dimora presso una generosa panettiera che aveva aiutato per una consegna. Proprio le consegne a domicilio, a cavallo della veloce scopa, consentono a Kiki – unitamente all’aiuto in panetteria – di procurarsi il fabbisogno minimo per lei e per Jiji. La ragazza fa amicizia con un coetaneo appassionato di volo, che le mostra il grande dirigibile ancora arenato in prossimità del mare, e prossimo a tornar nell’aria. Ma c’è anche una solitaria pittrice che entra nella vita di Kiki; sperduta in una baita nei boschi, ospita la piccola strega in due momenti importanti, l’ultimo dei quali atto a restituirle la fiducia in sé. A contatto con la dura realtà del doversi mantenere, difatti, Kiki perde progressivamente le sue doti magiche, per ritrovarle, nel clamore di un evento catastrofico, giusto in tempo per salvare l’amico in pericolo. Recuperata la preziosa magia, ed oramai integrata coi cittadini del luogo, la pur piccola ma compiuta strega, sfugge gli ultimi veli di incertezza e malinconia. La strada che cercava, adesso è tracciata.

Fiaba lieve, condita dagli usuali messaggi d’amore per la natura che ci circonda, Kiki’s delivery service ripropone le tematiche care al maestro d’animazione giapponese - fumettista, disegnatore, sceneggiatore, regista, montatore - Miyazaki, già brillantemente esposte in più futuribili lavori precedenti e accentuate nei successivi. Qui lo scenario non è apocalittico come nella maggior parte delle sue opere, ma circoscritto ad una realtà minima, a misura d’uomo. La narrazione visivo-narrativa è sempre impeccabile, condita da splendidi scenari animati che privilegiano l’incontro con le meraviglie del cielo, il relazionarsi alle dinamiche del vento, e alle intemperie del tempo atmosferico. Al centro è anche la dimensione umana, tratteggiata in personaggi essenziali, capaci, pur in brevi apparizioni, di dare il senso dell’idea e dell’etica del cinema di Miyazaki. La tecnologia e il progresso sono sempre fallaci se non guardano all’equilibrio dell’ecosistema, la via interiore è sempre privilegiata rispetto all’esteriorità, la qualità della vita umana è nel valore dell’essere, contro l’inconsistenza dell’apparire. Ecco che Kiki è, oltre che strega, una giovane di buon cuore, pronta a farsi in quattro per tutti pur di cogliere un sorriso puro, genuino. E, come al solito, i buoni sentimenti fini a se stessi, quando si parla di un’opera di Miyazaki, c’entrano ben poco. L’essenzialità del messaggio non sminuisce il suo genio visionario che gli consente, con indubbia abilità, di armonizzare toni intimisti e malinconici con momenti buffi e avventurosi; fantasmagoriche trovate, con sottili critiche a come il mondo ha scelto di “evolvere”. La piccola magia di Kiki rende tutto “magico”, incantato. Ma la magia vera è tutta umana. Come si può vedere anche nel suo ultimo, splendido lungometraggio (Il castello errante di Howl), non esiste sortilegio più forte della potenza dell’amore universale, quello che restituisce a Kiki la capacità di volare su una scopa per salvare l’amico prossimo alla morte. Altra magia è l’arte. In questo caso la pittura. La pittrice solitaria dei boschi disegna Kiki come una piccola Dea del cielo, le restituisce l’impulso a cercarsi dove si trova realmente, a violentare le avversità, a sconfiggerle, ritrovando la propria natura di strega. In fondo - dice la pittrice - “La magia è come la pittura”, se si perde l’ispirazione svanisce d’improvviso. Ed è giusto aggiungere, proprio interpretando la fiaba di Miyazaki, che se si perde la capacità di sognare, di fantasticare, di immedesimarsi nell’improbabile, si è prossimi all’oblio. Seguendo il sottile messaggio del regista giapponese, vi invito, come già fatto per altre pellicole, a scoprire l’opera completa di questo grande cantore di un mondo fantastico, iperbolico e puro. Reale nella sua potenza immaginifica. Anche in questa semplice fiaba, non appariscente come altre, ma forte del suo inconfondibile marchio di fabbrica.

Credevate che le streghe fossero esseri brutti e malvagi? Guardate il film, e avrete modo di ricredervi.
Regia: Hayao Miyazaki. Soggetto: Eiko Kadono. Sceneggiatura: Hayao Miyazaki. Fotografia: Shigeo Sugimura. Scenografia: Hinoshi Ono. Montaggio: Takeshi Seyama. Effetti: Kaoru Tanifuji. Musica originale: Joe Hisaishi, Sidney Forest. Titolo originale: “Majo no takkyubin”. Origine: Giappone, 1989. Durata: 102 minuti.
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"Kiki perde progressivamente le sue doti magiche, per ritrovarle, nel clamore di un evento catastrofico, giusto in tempo per salvare l?amico in pericolo. Recuperata la preziosa magia, ed oramai integrata coi cittadini del luogo, la pur piccola ma compiuta strega, sfugge gli ultimi veli di incertezza e malinconia. La strada che cercava, adesso è tracciata" > quanto vorrei che una di quelle persone che leggono di nascosto pensasse a quel che amava e che ha perduto. E alla fantasia che nulla può di fronte alla memoria. E alla realtà che cambia con la volontà. E via dicendo. Lunga vita a Miyazaki e a Leon.
Grazie Franco, anche da parte di Miyazaki:) Tutto vero ciò che dici. Molti credono che le fiabe siano ad esclusivo uso e consumo dei bimbi. Che da adulti si debba per forza galleggiare nel grigiore di: ho pagato le rate della macchina? E la tassa per i rifiuti? Oppure si perdono giornate intere a scegliere il modello di telefonino più improbabile. Non voglio essere qualunquista, ma son convinto che tutti, ma proprio tutti, da adulti, se solo ci si libera di qualche sovrastruttura, siamo più sensibili alle fiabe che da bambini. Io non mi vergogno assolutamente di dire che certe fiabe mi hanno formato e continuano a formarmi. Non mi vergogno di ammettere che quando guardo un film di Miyazaki ne vengo totalmente rapito (stesso dicasi per Tim Burton e pochi altri). Che se si è nella giusta predisposizione, la fantasia aiuta a riaccordare la memoria e ad immergersi nel proprio inconscio più di quanto si creda comunemente. Perchè non si finisce mai di conoscersi, e farlo attraverso una fiaba è certamente il modo migliore.