Incontro tra due esistenze. Quella di Richard, impiegato in un reparto calzature di un ipermercato, e di Christine, eclettica ragazza dalle aspirazioni artistiche che si mantiene accompagnando in macchina persone anziane. Richard si è da poco separato e porta con sé due figli avuti dalla relazione interrotta, vive in una precaria abitazione situata in un quartiere anonimo che è quasi una comunità a sé. Cominciano così una serie di situazioni paradossali che vedono protagonisti, tra gli altri, i figli di Richard – il piccolo Robby di sette anni e il quattordicenne Peter – e due ragazzine coetanee alla ricerca del loro primo incontro col sesso. Entrando in una chat erotica, Peter e Robby si trovano alle prese con un’apparente ninfomane. Sarà un maschietto burlone che si diverte – pensa il maggiore dei due. Al contrario, invece, paradosso dei paradossi, è un’affermata manager in cerca di incontri che allevino la sua “dorata” solitudine. E l’incontro c’è: con il piccolo Robby! Che aveva capito il meccanismo impersonale delle chat così da sembrare – quasi involontariamente – uomo che la sa lunga su giochini e perversioni sessuali (è esilarante il modo con cui Robby costruisce i doppi sensi del dialogo virtuale, attingendo ad idee più buffe che realmente erotiche). Di contro, Peter ha un incontro sessuale reale: le due ragazzine in cerca di esperienze gli propongono di testare chi è più brava nel sesso orale. Lui, incredulo, accetta, ma la contesa sarà pari e patta. Su tutto ruotano le esistenze di Richard e Christine, che si incontrano, si sfuggono, si sognano e si prendono. Forse per sempre. O forse, chissà…


Brillante esordio alla regia per la brava – anche attrice co-protagonista - Miranda July che costruisce una commedia agrodolce su un fondamento semplice: la vita è una ruota che gira in cui tutti - prima o poi - s’incontrano. Ognuno è tappa, ricerca, crescita, equilibrio e, a volte, certezza. Ma non c’è nessun ruolo ascritto, nessuna dimensione che ingabbia. Sono tasselli d’un disegno imperscrutabile, ma che sia il fato, il destino, il caso, un Dio o il nulla a tessere la tela d’ogni singola esistenza è, alla fine, affatto rilevante. Ciò che conta è il qui e ora, la necessità del vivere l’istante come un eterno carpe diem. E allora, la poesia è in un tragitto brevissimo: percorrere in stretta vicinanza un marciapiede che congiunge due isolati è una metafora dell’umano cammino condiviso o condivisibile. Alla fine ci si potrebbe separare, c’è chi ha la macchina parcheggiata a destra e chi a sinistra. Ma si può anche provare a mutare quest’apparente incedere simbolico. È quello che prova a fare Christine con Richard, sorprendendolo. Forse troppo. Ma proprio questa sorpresa-invadenza dà modo a Richard di leggere nel cuore di Christine e nel possibile destino comune. È un tocco lieve e sapiente quello della July, anche e soprattutto laddove i temi dovrebbero farsi scabrosi. Né il sesso orale delle ragazzine - intuito, è evidente -, né l’incontro tra il bimbo e la manager, né le fantasie erotiche – assai infantili – appese per iscritto alla finestra di un quasi quarantenne impacciato e solo, scadono mai nel cattivo gusto. Anzi, tutto si veste di ilarità e sarcasmo, di dolce sapore per una vita che, a noi tutti regala – nessuno escluso – situazioni impreviste e stravaganze assortite.

I personaggi della pellicola sono tutti surreali, ma verosimili. Ciò, insieme ad uno stile narrativo che indaga la profondità dei protagonisti della vicenda attraverso la superficie (cosa assai inconsueta e affatto semplice) delle loro visibili evidenze, fa di Me and You and Everyone We Know una delle sorprese cinematografiche della stagione. Ancorché il film abbia qualche piccola pecca stilistica, dovuta più che altro a minimi vezzi narcisistici dell’autrice - regia, soggetto, sceneggiatura e anche attrice. Non c’è male come esordio! -, non si può non considerarlo un viatico importante per una possibile stella emergente di un nuovo cinema. Un linguaggio diretto quanto basta per non tediare o non risultare grossolani, lirico senza eccedere (un paio di sequenze sono da ricordare), scritto con piglio autoriale e girato in maniera deliziosa (con un montaggio suggestivo), Me and You and Everyone We Know è un importante snodo del neo-cinema anglo-americano. Vedremo se la July - ed altri interessanti neo-autori con lei - porterà la giusta scossa in un cinema occidentale - soprattutto hollywoodiano - che, ristagnando oltremodo e da tempo - proliferano i remake ed i pessimi adattamenti letterari - ha più che mai bisogno di rigenerarsi. Insensatamente vietato ai minori di quattordici anni, perlomeno nel nostro belpaese.
Pluripremiato al Sundance Festival.
Regia: Miranda July. Soggetto e sceneggiatura: Miranda July. Direttore della fotografia: Chuy Chavez. Scenografia: Aran Mann. Costumi: Christie Wittenborn. Montaggio: Andrew Dickler, Charles Ireland. Interpreti principali: John Hawkes, Miranda July, Miles Thompson, Brandon Ratcliff, Carlie Westerman, Natasha Slayton, Najarra Townsend. Musica originale: Mike Andrews. Origine: Usa / Uk, 2005. Durata: 91 minuti.
Commenti
"proliferano i remake ed i pessimi adattamenti letterari" > il cinema, Truffaut e Kubrick a parte, tende ai pessimi adattamenti letterari. Ho l'impressione che si possa fare a gara a trovare quei film che sembrano - tutto sommato - fedeli al o migliori del libro. Ammesso che il libro fosse buono:).
"Incontro tra due esistenze. Quella di Richard, impiegato in un reparto calzature di un ipermercato, e di Christine, eclettica ragazza dalle aspirazioni artistiche che si mantiene accompagnando in macchina persone anziane."
> primo appunto (ieri ho visto il film!): perché concentrarti su loro due, quando sono co-protagonisti e non protagonisti assoluti? La scelta mi incuriosisce.
"commedia agrodolce su un fondamento semplice: la vita è una ruota che gira in cui tutti - prima o poi - s?incontrano"
> Io l'ho trovata una tragicommedia - e concordiamo - fondata su un concetto: la comunicazione è complessa o impossibile (cfr: tentativo di consegna del vhs da parte di Christine; risposta "maccheroni" della referente; cfr.: mutismo relativo di Christine con Richard, o relativa difficile comunicazione fino - non a caso - all'ultima scena, più "recitata" e "metaforica" che parlata; cfr.: comunicazione via web dei ragazzini; comunicazione fallimentare delle due amichette col potenziale scopatore frustrato, fondata su gesti e scritte su tazebao appiccicati sulla finestra, a dispetto dei prevedibili desideri).
M'è sembrato un film sulla comunicazione difficile. Ambientato - non a caso - in una sorta di provinciona. Ecco.
"I personaggi della pellicola sono tutti surreali, ma verosimili".
> Federico, giuro, l'unica cosa "surreale" (meglio: allegorica) m'è sembrata la scena del bambino con la monetina, alla fine, alla fermata del bus. Il resto m'è parso tutt'altro che surreale. Malaticcio, flaccido, fiaccotto - parlo del clima non della regia - questo sì. Ma non anomalo. Anzi...
"Un linguaggio diretto quanto basta per non tediare o non risultare grossolani" > come no. Soprattutto considerando silenzi, tagli, cesure, gestualità: questo film è tendenzialmente non-linguaggio. Addirittura la battuta eponima deriva da un disegno (fatto al pc). Interessante, no?
"montaggio suggestivo"
> questo, ti giuro su dio, non so proprio dove l'hai riscontrato. A me è sembrato eccezionalmente lineare e scolastico. Non ho intravisto nessuna invenzione e nessuna trovata. Ti prego insegnami, perché proprio m'è parso lineare in toto.
Premiato al Sundance? Per la scena finale. A me sembra post-realista, in assoluto, e quindi - pensando alla categoria: "realismo" - prodotto per un consumo facile, immediato e meditato. C'è qualche trovatina interessante, ma non so se posso condividere il pensiero "questa è un'autrice promettente". Direi: autrice interessante. Quanto la Coppola, o giù di lì, ma almeno - che io sappia - senza essere figlia d'arte.
Film MOSTRUOSAMENTE femminile. Altra cosa che mi fa riflettere. E' praticamente una commediona sentimentale, considerando la vicenda dei due tizi che tu hai trovato protagonisti.
Ancora: per me la chiave del film è nelle due tizie (maschili ma non fino in fondo) che ricevono il vhs. Nei loro dialoghi sul "contatto" e sulla "virtualità". Secondo me l'autrice s'è nascosta là dentro. Io avrei fatto così, se fossi stato narcisista - in un personaggio apparentemente marginale. Pensa alla trama e tutto s'illumina. Che cosa c'entrano quelle due tizie vestite da uomo e con tanto potere? A che servono? Cosa dicono?
Ciò detto: come vedi, leggo, annoto, interiorizzo e appena posso rimedio alle lacune:). Ci ritroveremo anche altrove.
(peccato che non hai scritto di Mystic River, giorni fa ho recuperato anche quello e sto pensando una valanga di cose interessanti...;) ).
Allora, ti dico al volo, poi magari approfondisco. Il film lo vidi al cinema un anno fa, e non saprei risponderti a tutto: me lo ricordo poco nel dettaglio (soprattutto sul montaggio, dovrei proprio riguardarlo). Quello su cui posso dire al volo è: personaggi surreali perchè a me son sembrati un po' caricati, ancorchè - come affermo - verosimili. I due protagonisti: ho scelto loro perchè ho trovato che la storia - per quanto corale - girasse attorno a loro, che loro ne fossero il fulcro. Sulla storia: mi ha incuriosito il soggetto e come la July (che è anche l'attrice principale) lo ha sceneggiato. Commedia agrodolce dico io, tu dici tragicommedia, non è che siamo poi cosi lontani: per me è più calzante agrodolce perchè le tragicommedie sono più estreme e meno sfumate. Nel complesso mi è sembrato un film fresco, gradevole, a maggior ragione perchè non sempre vicino al mio punto di vista.
Su Mystic River: è un film che mi è piaciuto molto. Se non ne scriverà nessuno, quando riscrivo di Eastwood ne tengo conto. Di tre film eastwoodiani devo ancora scrivere, allora. Oltre a questo, Gli Spietati e Million dollar baby. A te è piaciuto?
(sì:). Ma ne parliamo appena Patrick ripubblica la sua;). Grazie per il costruttivo confronto).