Nichols Mike

Closer

Autore: 
Nichols Mike
 "Ciao straniero".
Sembra l'eccitante inizio della storia d'amore più travolgente degli ultimi anni quando questa lei, appena investita da un taxi, col visino innocente e sbarazzino dà avvio alla sua recita di vittima e carnefice, ringraziando il suo arcangelo Gabriele che l'ha soccorsa, ignaro sta inabissandosi nel gorgo infernale della passione e della compassione tuffandosi dal trampolino più pericoloso: il paradiso.
Amare è una scelta. Che va al di là del rimescolio degli umori e dei corpi che in gergo si liquida con la poco appropriata locuzione fare l'amore. L'amore non si fa, è fatto, è fare, è.
Alice, dunque conosce Dan, giornalista di necrologi con un romanzo nel cassetto.
Scintilla, tuoni, fulmini e saette: amore o innamoramento, la chimica non cambia.
Ma poi Dan incontra la fotografa Anna e gli ormoni mettono in onda un nuovo maremoto di scosse elettriche.
Entra poi in scena Larry, dermatologo, che incontra su una chat Dan che finge di essere una donna e  lo mette in contatto con Anna, per gioco o per dannata volontà di potenza.
Un affascinante discorso filmato che mette a nudo il gioco crudele di queste quattro persone (solo la Julia Roberts non regge completamente la parte, causa la connaturata inespressività del suo viso), che si scambiano e si abbracciano a vicenda come in una folle giostra di scambisti per caso, sempre essendo comparse e mai protagonisti, perché i fili del destino sono retti della casualità, noi siamo l'effetto, noi siamo l'aria che ci respiriamo, noi siamo le scelte conseguenti, non siamo l'origine, siamo solo e semplicemente esseri umani.
Un quasi sadico singolar tenzone volto alla distruzione di miti bucolici sull'amare ed esseri amati senza alcuna morbosità o involgarimento sentimentale, un tetro e variopinto quadro sul farsi male perché in fin dei conti ci si vuole bene, un convincente, stimolante, spericolato ed acrobatico virtuosismo sulle incredibili bassezze ed altezze che può raggiungere lo spirito umano nei suoi voli, pindarici o meno, dipende dagli eventi.
Un'acuta, introspettiva, insinuante indagine a tinte forti sulle molteplici asperità e dolcezze della multiforme personalità di ogni uomo e donna.
Siamo effetto, non causa.
E l'amore non è mai fermo. Amare è scivolare, correre, muoversi. Fermarsi, arrestare, condensare sono atti impuri che deteriorano, congelano l'istinto e la ragione e dal calore ci si trascina al freddo, al gelo, alla solitudine anche se in compagnia.

De Benedetti,critico letterario, sosteneva che la grande variante del romanzo novecentesco è che gli esseri umani in un dato istante si incontrano o meglio scontrano in un dato punto, per poi nell'istante successivo perdersi o ritrovarsi in un altro istante, in un altro spazio tempo. Le traiettorie di questi atomi impazziti sono inconoscibili.
Non siamo determinabili aprioristicamente, anche se a volte siamo determinati a determinarci.
Eccellente assunto questo, che funziona, per magia, nei parlati di questo film.
E poi l'ascolto.
Ascoltare le ragioni del cuore. Ascoltare le parole sussurrate dagli altri.
Sentirsi dire "Lui fa le stesse cose di te. Ma con dolcezza… " oppure raggelare la disperazione altrui in maniera spietata e cinica:
 "Ci deve essere stato un istante in cui potevi scegliere di non farlo e invece l'hai fatto…"
"Sì, l'ho fatto, ho scelto un'altra."
I volti non sono mai felici.
Tesi, duri, sarcastici, ingenui, spietati, irriverenti. Mai distesi. Una pellicola di pochi sorrisi.
La domanda ricorrente è "hai goduto?".
"Si, ho goduto", la risposta più gettonata. Fisicità esibita, esposta, avvinghiante, che aggredisce o è aggredita. 
Ma sono amori improvvisi ed improvvisati, sono estasi interrotte, incantesimi infranti, briciole di piacere per sfamare il morso dell’insoddisfazione, l’appetito mosso dal disagio e dell’insicurezza.
Il fuoco sacro dell'animo umano trova il proprio estintore nel godimento. E l'uomo, la donna sono aneliti al godimento, si vuole godere tutto, anche se non c'è tempo, anche se non c'è spazio. E il godimento è rischio, è tradimento, è cambiamento, è tempesta, è tentazione.
Un film che va visto ascoltandolo.
Si perché questo film va ascoltato.
Va sorseggiato come un drink dolceamaro dal sapore forte e dal retrogusto alcolico. Va digerito. Sorso dopo sorso.
Tale bevuta rapisce anche sullo schermo, anche se intessuta di dialoghi e il corpus filmico è ampiamente se non quasi unicamente incentrato su primi piani dei volti, anche e forse perché trasposizione di un testo teatrale (1).
Immagini di così rara intensità su alcuni aspetti del relazionarsi che forse solo un Milan Kundera ispirato romanziere in L' Insostenibile leggerezza dell'essere aveva toccato con questa spietata lucidità, a tratti sì tenera ma priva di qualsiasi manierismo, di qualsiasi dolcificante.
 
Un film dunque che non stupra il sentimento amore, non lo deride, non lo poetizza, non lo sminuisce, un film che mette solo in dubbio la capacità di noi uomini e donne di sostenerlo, ravvivarlo, "tenerlo" in tutti i suoi molteplici travolgenti effetti catastrofici o meno.
L'unico goffo e caritetavole atteggiamento è la convinzione dei quattro di prendere le redini in mano di quel cavallo a briglia sciolta che si chiama sentimento.
Un' opera che ci dice che la verità fa male ma che la bugia ci rende ciechi, sordi, pazzi, che insomma non esiste un vademecum, non esiste nulla tranne che il libero arbitrio e schiavi di questo terribile e affascinante gioco della nostra impotenza, siamo esseri né umili né rassegnati, solo delicatamente e con orgoglio arrabbiato perdenti, fin dove non ci decidiamo a vincere la paura di esserlo.
Una prova eccellente del regista Mike Nichols, già avvezzo a trasposizioni dal teatro al grande schermo (2), regista certo di connotazione hollywoodiana, ma capace di non farsi soffocare e plastificare dai crismi e tocchi manierati del mainstream, anzi portando alla visione, dal suo lontano esordio, prove contenusticamente tutt'altro che blandamente scontati (3).
 
 


Scheda

 
 
Closer (Usa, 2004)
Regia:  Mike Nichols
Principali interpreti: Jude Law (Dan), Clive Owen (Larry), Julia Roberts (Anna), Natalie Portman (Alice)
Sceneggiatura: Patrick Marber
 


Note

 
 
Apparso in forma sostanzialmente identica sul sito www.Ciao.it il 21.11.2005
 
 
 
(1) Il testo teatrale, del 1997, è di Patrick Marber, con il medesimo titolo, da anni in scena a Broadway con grande successo.
(2) Di Nichols è il famigerato e famosissimo "Chi ha paura di Virgina Woolf "(1966) tratto dall'omonima opera teatrale di Edward Albee del 1962
(3) Nichols ha diretto diversi film di un certo spessore.
Parlo di  "Il laureato" (1967) con un memorabile Dustin Hoffmann agli esordi, e segnalo tra gli alti "Comma 22"(1970) e "Silkwood" (1983), una brillante Meryl Streep in una storia sul nucleare
ISBN/EAN: 
8013123006004

Commenti

«...un convincente, stimolante, spericolato ed acrobatico virtuosismo sulle incredibili bassezze ed altezze che può raggiungere lo spirito umano nei suoi voli, pindarici o meno, dipende dagli eventi».

Concordo. Mi fa piacere che questo film raccolga consensi, è intelligente e originale ma ha avuto la sfortuna di essere confezionato e lanciato mediaticamente in modo svilente.

Hai ragione. E' stato disintegrato e mistificato. Però Lankelot serve per questo. Dico che è buon film, "diverso" e apprezzabile :-)

Mi è piaciuto perchè rinnega il velenoso buonismo a cui siamo stati abituati da storie di questo genere. Houellebecq concorderebbe.

"Un film dunque che non stupra il sentimento amore, non lo deride, non lo poetizza, non lo sminuisce, un film che mette solo in dubbio la capacità di noi uomini e donne di sostenerlo, ravvivarlo, "tenerlo" in tutti i suoi molteplici travolgenti effetti catastrofici o meno". Questo è il punto chiave, bravo Paolo. Ottime le interpretazioni della Portman e di Owen, meglio del solito anche la Roberts, quello che regge meno è a mio avviso Jude Law.

3. Houelle è nel mirino delle mie letture. Troppi ne parlano

4. ti dico che comunque è un film "teatrale". Difficile "sostenerlo", ma è coraggioso,non devastante. Come "Il Laureato". Lo stesso regista a distanza di quasi trenta anni trova la voglia di farlo. Mi pare degno di.

Si, un ottimo film, con un suggesstivo tema musicale. Certo che "Il laureato"...

6. non ti piace? a me pare che ne valga la pena... ma sono a diposizione per lapidazioni preventive :-)

No, no. Al contrario. "Il laureato" m'è piaciuto parecchio. "Certo che Il laureato...", stava proprio a significare: altra categoria, naturalmente in meglio;)

ahhhhh....stanchezza Leon. Mi perdonerai. faccio ammenda. Avevo capito che. Prima di andare in eccesso di OT te dico: parlerò anche di quello, e di Goldrake :-)

Bene, ottima pagina, ma a me non è piaciuto. Non so, se non l'avessi visto dalle tue righe trarrei un'indubbia ispirazione e la giusta disposizione d'animo per vederlo (io nello scegliere i film sono come i bambini davanti alle verdure: come prima cosa direi che non ne voglio, poi se mi si fanno gli animalini nel piatto con carotine e zucchini accetto... insomma, un rapporto difficile col cinema, ecco). In generale - con poche eccezioni - i film che parlano dei rapporti di coppia non mi attirano, li sento incapaci di darmi delle chiavi di interpretazione nuova della realtà, forse perché vivo in un mondo rurale dove la gente conitnua a tener duro come una volta anche se le cose non sono splendide e non certo per facciata. Se le cose vanno male, si chiude e ciao. Invece sia qui che in altre storie (mi viene in mente Woody Allen che a me non fa neppure ridere molto) c'è proprio questa necessità degli incroci e degli intrecci. Guai se fosse così nella realtà!!!!

"Tale bevuta rapisce anche sullo schermo, anche se intessuta di dialoghi e il corpus filmico è ampiamente se non quasi unicamente incentrato su primi piani dei volti, anche e forse perché trasposizione di un testo teatrale".

Ecco, forse è una spiegazione della sensazione di "oppressione" che mi ha dato fino all'ultimo.

Spero di leggere di Goldrake :))))))))))))))

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