ricordati di non dimenticare
Memento è il riuscitissimo, quanto mal distribuito, secondo lungometraggio di Christopher Nolan: riuscitissimo perché, pur non spiccando per l’originalità della trama, che anzi è una delle tante nel grande e deturpato a volte mondo del thriller, è un film geniale nel modo in cui è costruito e nel quale è sviluppata la sua struttura; mal distribuito perché a dispetto della grande distribuzione e dei suoi tanti premi (Sundance Film Festival 2001: miglior sceneggiatura, London Film Critics Award 2001: miglior sceneggiatura e regia, Deauville Film Festival 2000: premio speciale della giuria, Catalonian International Film Festival 2000: miglior sceneggiatura) non ha avuto che una fugace apparizione nelle nostre sale cinematografiche.
Fra i tanti “Awards” a carico del film spicca l’assenza, anche se oramai si tratta di abitudine, dell’Academy che alcuni ritengono quella più importante. Ma una parte della sua bellezza sta proprio all’interno delle motivazioni classiche che portato uno stupefacente film come questo (per “I Soliti Sospetti” non era proprio possibile) a non essere preso in nessuna considerazione dall’accademia Hollywoodiana: il suo essere totalmente indipendente (La Eagle è arrivata a successo ottenuto…) e quindi non dover rispondere alle esigenze delle Major per la creazione di un film, avere carta bianca nella sua concezione e realizzazione.
Film geniale, regia magistrale, trama semplice di uno di quei tanti gialli in circolazione: Leonard Shelby (un ottimo Guy Pearce, apparso molto felicemente anche in L.A. Confidential) ha subito un’aggressione da parte di due sconosciuti e sua moglie è morta violentata e uccisa da uno dei malviventi (…).
Ma anche lui ha subito un forte trauma celebrale e da quel momento è affetto da un raro disturbo della memoria a lungo termine. Lenny dimentica nomi, appuntamenti, fatti e persone. In pratica tutto. Sa tutto di sé, fino al momento dell’incidente. Da allora non riesce a memorizzare niente, in un paio di minuti dimentica, inizia un discorso, e se troppo lungo, alla fine non sa con chi sta parlando e perché quel discorso era iniziato. Ma da quella notte è cambiato anche qualcos’altro dentro di lui. Desidera solamente vendicarsi dell’aggressore scampato. Ogni momento della sua vita è destinato alla ricerca di quell’uomo e di quell’attimo di violenza, pura e per lui necessaria, che si scatenerà dalle sue forze e dalla sua volontà. Per arrivare a questo usa ogni strumento possibile per aiutare lui e la sua memoria: polaroid, foglietti, verbali di polizia.
Anche il corpo di Lenny è uno strumento della memoria: i “facts” importanti se li tatua addosso rendendoli di nuovo parte integrante ed eterna della sua persona. “John G. ha stuprato e ucciso tua moglie”. La sua vita è una mappa, in cui ogni tassello deve essere spostato, aggiunto e tolto a seconda dei momenti e dello stato delle “sue” indagini. Lo scritto fino ad ora non vi toglierà niente della visione del film e se non l’avete ancora visto, avete letto abbastanza: segnatevi la riga, mettete la pagina internet fra i favoriti, spegnete il computer, andate a vedere il film e tornate più tardi.
Venendo proprio alla sostanza della straordinarietà del film, questa risiede nello svolgersi della storia in modo inverso rispetto ai nostri normali canoni: la prima scena è la fine della storia, l’inizio della storia è la fine del film. Tutto è creato per catturare in ogni momento l’attenzione dello spettatore in un avvincente succedersi di fatti precedenti e ancora precedenti. Non si è mai sicuri di niente, né dei comportamenti, né delle “prove” di Leonard: ogni elemento trova la sua spiegazione nella scena successiva che la precede nella storia. Lo spettatore è catapultato nella realtà “smemorata” del protagonista e con lui ricostruisce gli avvenimenti della sua sfortunata esistenza che lo portano a compiere l’azione che apre il film. “Memento” è un gioco ad incastro molto particolare e suscettibile, in cui chi assiste allo spettacolo deve ricostruire tutti i vari elementi del puzzle in modo il più possibile lineare, senza farsi coinvolgere o sconvolgere dalla situazione di Lenny. Certo noi abbiamo un vantaggio rispetto al signor Shelby: ricordiamo quello che ci succede, ma questo, nella vita spesso, oltre che nel film, non aiuta più di tanto, anzi.
Vengono rotte le basi di una qualsiasi esposizione narrativa: non c’è più contatto fra i momenti, l’immediato è distorto e invertito e viene spezzato il nodo del nesso causa-effetto. La logica ed il ricordo per il protagonista sono i due vertice di un triangolo che assumono importanza solo secondaria rispetto al terzo angolo: i fatti. La conoscenza dei fatti oggettivi sovrasta tutta la visione della vita dell’aggredito e lo rende schiavo, in definitiva, di quello che ritiene “fatto” oggettivo in quel momento. Non c’è oggettività nella sua vita, c’è solo la sua oggettività e le sue “prove”, che costruisce per iniziare a dipingere il quadro della sua sopravvivenza. Vive in funzione di quel rompicapo. Così la fissazione per i tatuaggi e le polaroid non sono che una stratificazione in cui ricercare una motivazione per vivere. La sua malattia, il suo affidarsi, in definitiva, proprio ai record della sua memoria breve per costruire quella serie di prove su cui basare la risoluzione del suo “problema” vitale, e in sostanza della sua vita, formano un Leonard diverso, suggestionato dalla verità creata e ingabbiato in una vita, nata da un evento esterno, forgiata e ideata dalla sua volontà di sopravvivenza in qualche modo umana.
Leonard manipola il presente, decide cosa ricordare (cosa scrivere o fotografare) e cosa no. Costruisce il suo oggi per assicurarsi il suo domani. La sua interpretazione è come quella di tutti noi rivisitabile: applica il suo punto di vista, dando ai fatti la sua visione parziale, la sua impronta (e chi non lo fa?). La sua missione è oltre ogni misura artificiosa: non si sa se ha trovato il colpevole, quante volte l’ha trovato e se lo ha ucciso. Leonard non cerca il colpevole, cerca il “suo” colpevole, che si adatti ogni volta alle esigenza vitali del protagonista. Vive all’interno di questa ciclicità, sopravvive grazie a questa ciclicità.
L’anomalia della sua vita sta proprio nel non poter dimenticare anche la sua memoria remota: più volte dice a se stesso che non riesce a dimenticare sua moglie. Può ricordare sua moglie ma non può superare tutto il dolore che la sua perdita gli ha provocato. A maggior ragione non scorda il motivo e le circostanze che nella realtà hanno causato la morte della moglie, sopravvissuta all’incidente. Se avete visto il film sapete di cosa parlo, se non lo avete visto e continuate a leggere (siete un po’ imprudenti ovvero impudenti) non vi voglio svelare il segreto più intimo del film. Anche la vendetta è artefatta a misura di Leonard, è costruita per soddisfare il suo desiderio di vitalità e, in qualche modo, di normalità.
Allo spettatore è delegato il compito di fare chiarezza nei meandri oscuri e criptici della pellicola, e proprio per questo, oltre che per i motivi enunciati in precedenza, il film assume una posizione di totale unicità all’interno del mondo cinematografico contemporaneo: non si assiste solamente alla messa su schermo di una storia intrisa di eventi più o meno godibili: in “Memento” lo spettatore è parte integrante nella realizzazione del film, o meglio del suo film personale. Come il protagonista, chi assiste è portato a creare e affrontare ogni dubbio, circostanza o casualità, costruiti dalla nostra “dubbia” memoria sotto forma di fotografie, annotazioni, tatuaggi, mappe…

Per quanto riguarda la realizzazione del DVD, bisogna considerare che esistono due versioni. La prima, ovviamente quella uscita in precedenza, è costituita da un solo DVD con il film e con alcuni extra in cui spicca una raccolta di articoli e un’intervista al regista. Il video, a dispetto della produzione indipendente, è veramente buono con colori brillanti in ogni frangente con la definizione che chiaramente ne trova un netto vantaggio. Anche l’audio è molto buono con (in definitiva la parte più importante del film) dialoghi sempre impeccabili e buoni effetti di accompagnamento anche per le scene di azione, sebbene la traccia audio non si basi sul fragore dei suoi effetti. Per parlare di Extra bisogna introdurre anche le considerazioni rispetto al secondo DVD uscito e cioè circa la Special Edition. Il primo disco è uguale a quello precedente mentre ne secondo la novità fondamentale è il film montato in modo cronologico, non adatto per chi non ha ancora visto il film, ma chiarificatore per svelare, dopo qualche visione della versione cinematografica, ancora qualche mistero. Comunque ancora manca quello che è l’extra più interessante ovvero il commento del regista, in ogni caso presente nella versione americana. Il primo DVD non è più in commercio (io ho quello…) e il secondo è chiaramente immancabile in qualsiasi videoteca che si rispetti oltre che per la bellezza del film vero e proprio, per la qualità complessiva della realizzazione del DVD.
Regia: Christopher Nolan.
Sceneggiatura: Christopher Nolan.
Tratto da un romanzo di: Jonathan Nolan.
Direttore della fotografia: Wally Pfister.
Montaggio: Dody Dorn.
Interpreti principali: Guy Pearce, Carri-Ann Moss, Joe Pantoliano, Callum Keith Rennie, Stephen Tobolowsky.
Musica originale: David Julyan.
Produzione: Aaron Ryder, Chris Ball, William Tyrer.
Origine: Usa, 2000.
Durata: 116’
Info Internet: http://www.otnemem.com/
Commenti
Mamma mia, che filmone.
Non si può non restare a bocca aperta. Spalancata.
Giusto rapace...
Devo comprare il dvd, però.
Voglio vedere la versione montata in ordine cronologico. :P
Ricordati la special edition a 2 dvd, non ti sbagliare.
Ragazzi, scusate, ma io non ci sto. E' una vergogna! Per la difesa del cinema, io sconsiglio di comperare i film! Abbasso la pirateria! Abbasso i dvd! Avanti Savoiiaaaaa!!!
:)
Domanda a tutti. Nolan ha continuato a convincervi, negli anni successivi?
Non a questo livello, no. Batman begins mi è piaciuto molto, anche se non ho mai sopportato troppo proprio Batman e non mi sono piaciuti tantissimo nemmeno gli episodi con Burton alla guida (figuriamo quelli con Schumacher, visto che si parlava di guida...).
Insomnia non è male, ma poteva e doveva essere meglio con lui alla regia e con Al Pacino e Robin Williams nel cast.
Abbasso la pirateria... si;
Abbasso i dvd... no.
No dvd, No Memento... e non sono George Clooney
(io non sono così negativo nei confronti della pirateria:) - ma condivido in pieno l'analisi su Insomnia, ultime inquadrature con soggettiva di Pacino a parte)