Horse Feathers, “Piume di cavallo”, è il secondo film dei Marx girato ad Hollywood, satira frizzante sul mondo universitario statunitense, istituzione che oscilla tra due poli, l’imponenza del College e il primato sportivo.
Il primo ad entrare in scena, di spalle e completamente disinibito (si sta radendo in uno specchio) è Groucho nel panni di Quincey Adams Wegstaff, il nuovo rettore universitario. Il tempo di indossare la toga e il nostro si trova sulla cattedra in aula magna che saltella cantando la canzone-inno del cinema marxiano: I’m against it (Mi oppongo). La filosofia del nuovo arrivato sta tutta lì, “qualunque cosa sia, io mi oppongo”. I suoi lazzi tirannici vengono acclamati con gioia e reverenza dal completo corpo insegnanti. E gli studenti fanno il coro.
Nel frattempo si avvicina il campionato e la squadra dell’Huxley College ha bisogno di buoni giocatori, così Groucho stesso tenta di comprarne due tra i migliori, ma viene anticipato dal College rivale, capeggiato da Jennings (David Landau) e si ritrova con due perdenti: Pinky (Harpo) e Baravelli (Chico) l’uno accalappiacani vagabondo, l’altro oste in uno speak-easy. Ai due il compito di rapire due giocatori della squadra concorrente e costringerli a giocare per l’Huxley. Intanto Frank (Zeppo), figlio del Rettore, amoreggia con Connie (Thelma Todd). Durante la partita decisiva i Marx entrano in campo con un carretto dell’immondizia e vincono la finale.
Chi vuole assaporare l’energia iconoclasta dei quattro fratelli, deve andare a cercare i primi film. E questo è uno dei loro gioielli.
Il personaggio di Zeppo è come al solito marginale, quasi del tutto inesistente, al contrario si confermano i ruoli degli altri fratelli: Groucho è il leader, in cima ad una piramide di frasi intessute non si sa come fra loro; Harpo non ha doveri, mangia coi cavalli, salta sui divani, brucia montagne di libri; Chico è il collante tra i due estremi, è l’interprete di Harpo e il socio segreto di Groucho, dà gli ordini al primo e dà consigli al secondo. Ovviamente niente di ciò che suggerisce deve essere logico o fattibile.
Lo schema è quasi sempre lo stesso: Groucho viene eletto da qualcuno che presto si pentirà d’averlo scelto, ha spesso un rivale da sconfiggere, malvagio ma tal volta più onesto di lui. Per combattere il nemico ha bisogno di gente che sia al suo pari, Harpo e Chico sono gli unici che possono adempiere al compito. Chiunque non reggerebbe. Gli ordini impliciti del Faraone Groucho sono immediatamente contraddetti nella pratica dai suoi due esecutori e questo fatto non desta in nessuno dei tre alcuna sorpresa: è normale, se non ovvio, che appena emessa, la legge debba essere violata. Sarebbe un oltraggio alla loro logica, altrimenti.
Il ruolo della donna oggetto qui cambia direzione. Sostituita la matura e pomposa Margaret Dumont, l’attrice è per la seconda volta (dopo Monkey Business), una giovane affascinante, Thelma Todd, a cui tutti e quattro i fratelli fanno spudoratamente la corte. Ma il suo ruolo è ambivalente poiché essa sta dalla parte dei
nemici e nel finale diventa improvvisamente oggetto del desiderio concesso ai nostri. La sequenza conclusiva è da antologia.

Così da una superficie lineare, come viene presentata all’inizio del film: un rettorato serio che si accinge a dare le dimissioni per uno migliore, si ha una prima scossa di terremoto: Groucho fuma, insulta, canta e accetta il potere offertogli, beffeggiandolo. L’intreccio comincia a svilupparsi con la comparsa degli antagonisti capeggiati da Jennings nello speak-easy, lo stesso locale in cui lavora Chico, spacciando un drink per un altro. Presto l’incontro tra i due fratelli presenta la prima ondata di confusione, offrendo un dialogo insano portando un ulteriore ventata di inquietudine sulla serietà dell’intrigo. Inquietudine resa ancor più salda dall’entrata in scena di Harpo, per strada in una colluttazione con un poliziotto. È ora che la trama comincia a piegarsi alle volontà dei personaggi.
I tre Marx sono protagonisti di una storia che vorrebbe essere seria, ma la umiliano, le ridono in faccia. Non hanno paura di essere rapiti, non sono gelosi della stessa donna, l’amore si tramuta in feticismo, la donna in oggetto, la classe in parco giochi. Il compito di dirigere un College si riduce per Groucho in Presidenza a schiacciare noccioline con la cornetta del telefono. Se Harpo e Chico introducono una foca sulla scrivania di Groucho la reazione è di saltare sul tavolo e strisciare in terra come serpenti. E vorrei ricordare che siamo nel 1932.
Se la trama fosse l’elemento principe i tre protagonisti dovrebbero distogliere il quarto, Zeppo, dalla presenza femminile antagonista: avviene tutt’altro. Tutti fanno il filo alla ragazza, che vive nello stesso appartamento di Jennings. Qui una delle sequenze più riuscite di tutti il loro cinema: nella sala enorme in cui giace seduta sul divano Connie, da due porte entrano ed escono ad intermittenza Groucho, Chico, Harpo, Zeppo e l’antagonista Jennings, con lanci di enormi blocchi di ghiaccio dalle finestre e misogine dichiarazioni d’amore.
La struttura dogmatica del cinema classico che vede i protagonisti combattere in modo leale per la vittoria viene abolita nel finale. La partita conclusiva si rivela una sequela di mosse sleali da parte dei Marx che entrano in campo a loro piacimento, a cavallo, nascondendo la palla, fumando o leggendo il giornale sdraiati sull’erba. Il menefreghismo a ciò che accade intorno è esplicito quando un giocatore della squadra protagonista cade infortunato e Groucho grida tra la folla “C’è per caso un dottore qui? Le piace la partita?”.

Le anime dei Fratelli Marx sono qui del tutto libere. Filtrano attraverso le righe di una sceneggiatura geniale, ma occasionalmente reinventata sul set; ridono in faccia al loro stesso destino; possono fluttuare tra i fotogrammi di una pellicola che tenta invano di imprigionarli in un mondo di celluloide con rigidissime regole. Ma i Marx anche se ingabbiati su uno schermo, faranno comunque ciò che vogliono, ciò che sono. Perché sono i Fratelli Marx e perché loro sanno volare.
Regia: Norman Z. McLeod
Soggetto e sceneggiatura: Bert Kalmar e Harry Ruby, S. J. Perelman, Will B. Johnstone e (non accreditato) Arthur Sheekman.
Direttore della fotografia: Ray June.
Interpreti principali: Groucho Marx, Chico Marx, Harpo Marx, Zeppo Marx, Thelma Todd, David Landau.
Musica originale: Bert Kalmar e Harry Ruby
Produzione: Paramount Picture
Origine: USA, 1932.
Durata: 68 minuti.
Titolo italiano: “I fratelli Marx al college”.
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Commenti
"I tre Marx sono protagonisti di una storia che vorrebbe essere seria, ma la umiliano, le ridono in faccia. Non hanno paura di essere rapiti, non sono gelosi della stessa donna, lâ??amore si tramuta in feticismo, la donna in oggetto, la classe in parco giochi. Il compito di dirigere un College si riduce per Groucho in Presidenza a schiacciare noccioline con la cornetta del telefono. Se Harpo e Chico introducono una foca sulla scrivania di Groucho la reazione è di saltare sul tavolo e strisciare in terra come serpenti" > ecco, così.
(la clausola del pezzo è vera, lineare e micidiale).
E l'abbiamo pure vista assieme :)
Questo assicura eterna e piacevole associazione di idee.
[i fratelli marx al college]
[i fratelli marx al college] I'm Against It!
http://www.youtube.com/watch?v=e7cry-4pyy8&feature=related
(con fondamentali sottotitoli in portoghese)