George Best è stato uno straordinario talento calcistico, bruciato da un atteggiamento esistenziale che potremmo definire, non senza qualche rimorso per la probabile avventatezza del giudizio, distaccato e dissoluto. Ha rappresentato il ribellismo, il disfattismo e, in un certo senso, l’edonismo di una generazione che si riconosceva negli albori della cultura pop: ha sprecato una classe universalmente riconosciuta nel nome degli alcolici, delle automobili di lusso, delle belle donne. Difficile capire quanto Best sia stato vittima di se stesso, di una coerenza strepitosa con l’immagine antieroica, iper-ribellista e disincatata che nel frattempo s’era andato formando, di un generico malessere esistenziale (che si è tentati di definire universale). Sta di fatto che la splendida ala del Manchester United campione d’Europa e campione d’Inghilterra, l’acclamato fuoriclasse che il mondo invidiava alla Premier League, s’è trovato fuori rosa piuttosto giovane dopo anni di giocate memorabili, di successi internazionali e di eccessi e stravizi di qualunque genere. Finito in carcere per eventi che qui non interessano, è poi tornato a calcare campi stravaganti e inverosimili, oltreoceano. In silenzio.
È diventato una sorta di quinto (ennesimo) Beatle nell’immaginario collettivo: anticonformista, geniale e assolutamente pop. Per gli appassionati di football, è sinonimo del campione bruciato dalla sua stessa grandezza: un (grottesco o drammatico, difficile scegliere) antesignano di Diego Armando Maradona, con maggior coscienza di classe e minore dedizione alle droghe.
Un fenomeno irlandese.
Sempre estremamente difficile scrivere la biografia, pur straordinaria, di un uomo ancora in vita: si deve romanzare e censurare, insistere su aspetti forse marginali e omettere questioni di un certo rilievo, per una questione di rispetto (o forse di convenienza: ma qui il problema si fa etico e non estetico).
Mary McGuckian, regista e co-soggettista e co-sceneggiatrice assieme a John Lynch (a sua volta attore principale e co-produttore del film) ha avuto il merito di indovinare l’argomento che poteva richiamare pubblico: tuttavia, la pellicola è piuttosto mediocre per diverse ragioni.
John Lynch non è assolutamente credibile come giovane Best, rugoso e maturo come appare: un volto anonimo e assolutamente non cinematografico, nodoso e privo di fascino. L’assemblaggio di immagini di repertorio, tratte dalle partite del Manchester, con nuove scene interpretate dagli attori è piuttosto fastidioso e irritante: l’artificio, pur comprensibile, è facilone e grossolano.
L’atmosfera dello spogliatoio del Manchester, con la vecchia contrapposizione Bobby Charlton (l’anonimo Jerome Flynn) – George Best, è resa con grande superficialità e risulta poco credibile: quello che poteva risultare un conflitto “di coscienze”, etico e spirituale, tra Charlton e Best, si manifesta invece come una semplice diffidenza, venata da velata antipatia e generica reciproca perplessità. Best e Charlton, in questo film, si annusano e basta.
La trama è congegnata in maniera piuttosto semplice. Si parte dai giorni nostri: Best, ospite e protagonista di show televisivi, gioca ormai a ripetere la sua parte, apparentemente instancabile, per un pubblico ancora affezionato alla sua immagine degli anni Settanta. Raggiunto dalla triste notizia della morte del vecchio e leggendario mister Sir Matt Busby (Ian Bannen), suo primo, storico mentore, inizia a ricordare la sua carriera. Si parte dal trasferimento da Belfast a Manchester, si attraversa l’esordio e la consacrazione, attraverso rapide e scroscianti immagini delle partite e qualche intrusione nel clima della prima squadra: fino ai primi eccessi etilici e alla definitiva dannazione, l’esclusione della squadra e la carcerazione per qualche mese.
Il film diverte, ma non appassiona e non seduce: neppure nelle ultime immagini, nel momento della commemorazione di Busby all’Old Trafford, si riesce a trasmettere la sensazione d’aver compreso la natura dello spirito di Best. Emerge l’idea che Best sia stato un ragazzotto di Belfast che s’è trovato fortuitamente a calarsi nella parte dell’eroe d’una generazione, perché “s’agghindava carino” e si divertiva molto fuori dal campo: decisamente un po’ poco per un calciatore fenomenale che ha distrutto il suo talento per ragioni ancora piuttosto indecifrabili.
Sembra davvero impossibile dedicare un film decoroso al calcio. Unici risultati apprezzabili rimangono il toccante “Ultimo minuto” di Pupi Avati e, pur alla lontana, il leggerino “Fever Pitch” di David Evans, tratto dal romanzo di Nick Hornby. Una stranezza imperdonabile per la cinematografia contemporanea.
Peccato: George Best continua a rimanere misterioso e, fondamentalmente, incompreso. Che questa incomprensione derivi dalla superficialità del personaggio è un dubbio che è stato, però, lo stesso film a instillare.
Regia: Mary McGuckian. Soggetto e Sceneggiatura: John Lynch, Mary McGuckian. Direttore della fotografia: Witold Stok. Montaggio: Kant Pan.
Interpreti principali: John Lynch, Ian Bannen, Jerome Flynn, Ian Hart, Patsy Kensit, Linus Roache, Roger Daltrey, Sophie Dahl, Cal Macaninch.
Musica originale: Mark Stevens.
Produzione: Steve Christian, Guy Collins, John Lynch.
Origine: Uk, 2000.
Durata: 102 minuti.
IFHOF. International Football Hall of Fame. http://www.ifhof.com/hof/best.asp
Lankelot, G.F., agosto del 2003. Prima pubb: Lankelot.com
Commenti
"Peccato: George Best continua a rimanere misterioso e, fondamentalmente, incompreso. Che questa incomprensione derivi dalla superficialità del personaggio è un dubbio che è stato, però, lo stesso film a instillare".
Ecco, questo nel 2003. Ora è morto.
[film di calcio/sul calcio]
[film di calcio/sul calcio] nel 2003 scrivevo, parlando di "Best": Sembra davvero impossibile dedicare un film decoroso al calcio. Unici risultati apprezzabili rimangono il toccante “Ultimo minuto” di Pupi Avati e, pur alla lontana, il leggerino “Fever Pitch” di David Evans, tratto dal romanzo di Nick Hornby. Una stranezza imperdonabile per la cinematografia contemporanea.
> Ecco: adesso ci siamo. "Maledetto United" è veramente fico:)
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_maledetto_United_%28film%29
è in dvd: al cinema non è mai uscito. Non fatevelo sfuggire. E speriamo che qualcuno ne scriva. Clough sembra il papà inglese di Mourinho.