Mayer Max

Adam

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Mayer Max

Direttamente dal Sundance, e con qualche mese di ritardo sulla data programmata, è uscito il 14 maggio nelle sale italiane Adam, di Max Mayer, commedia agrodolce che racconta una storia d’amore tra una giovane scrittrice di libri per bambini e un ragazzo gravato da una lieve forma di autismo. Adam è un ingegnere elettronico molto dotato intellettivamente, ha 29 anni, è affetto dalla sindrome di Asperger e ha appena perso il padre. Ora si trova solo, ma il suo meccanismo di vita compulsivo e ordinato, unitamente al lavoro come inventore di bambole meccaniche, lo aiutano a mantenere il fragile equilibrio, nonostante la palese difficoltà ad avere relazioni con gli altri. Nella sua vita, però, si insinua lieve Beth, un’affascinante scrittrice lacerata da cocenti delusioni sentimentali. Poco a poco i due trovano conforto l’uno nell’altra, e Beth aiuta Adam ad aprirsi al mondo e a dominare la sua compulsività. Il rapporto cresce delicatamente, nonostante le difficoltà della vita – Adam perde il lavoro, Beth ha il padre sotto processo -, ma rischia di trovare il muro più arduo da abbattere nella difficoltà del ragazzo ad esternare e comprendere a fondo i sentimenti che improvvisamente lo investono. Adam è come un bambino, la sua mente non riesce a partorire astrazioni, ad accettare le piccole bugie che tengono in vita qualsiasi tipo di rapporto umano. Adam è uno spirito infantile e incontaminato, costretto a calarsi il più possibile nella realtà per capire cos’è l’amore e per trovare il suo posto nel mondo. 

 
Tipico prodotto del cinema indipendente americano, Adam è una commedia sentimentale dalle venature malinconiche che accosta il tema dell’autismo e della diversità cercando di calarlo in un contesto di semplice vita quotidiana. In parte ci riesce, evitando il facile patetismo e gli approdi lacrimevoli; in parte no, perché troppo ammiccante e calcolato, ostentando linearità e crescendo di tono in modo mirato e a tratti prevedibile. Il retrogusto fiabesco è palese sin dal principio, e trova perfetta circolarità nell’evocare Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry sia nell’incipit che nei fotogrammi che precedono l’ultima sequenza. A dispetto di una costruzione prevedibile, però, Adam è un film che può coinvolgere, che invita gli spettatori a interrogarsi sul concetto di normalità, ponendo loro di fronte uno specchio attraverso il quale deformare preconcetti e convenzioni strutturate. Grazie al suo stile leggero, che intervalla la commedia al dramma, la pellicola di Mayer può ragionevolmente farsi apprezzare dal vasto pubblico, restituendo un discreto senso d’immedesimazione nella prova dei due attori protagonisti. Hugh Dancy (Un amore senza tempo, I love shopping) è credibile nella parte del ragazzo autistico, Rose Byrne (Marie Antoinette, Segnali dal futuro) è dolce e aggraziata al punto giusto; due presenze che non invadono mai lo schermo e che si amalgamo armoniosamente con i toni della vicenda e con la messa in scena proposta dal regista. L’epilogo, peraltro, non è il solito “happy end”, e resta aperto quanto basta. Max Mayer ha ripetuto, in diverse interviste, di non essersi ispirato a una storia vera, ma di aver voluto proporre, sotto forma di metafora, la nostra difficoltà ad aprirci al mondo. I cortocircuiti del linguaggio, verbale e non, sono uno dei sottotesti più interessanti della vicenda, così come la difficoltà a riconoscere la diversità se non si riesce a decodificarne i segni e significati corrispondenti. Toccante, a questo proposito, la sequenza in cui Adam viene sbattuto contro la recinzione della scuola in cui insegna Beth, perché scambiato per un potenziale pedofilo da due agenti di polizia. Da ciò è evidente l’approccio del film alla malattia non in senso clinico, cercando al contrario una via dell’accettazione che passasse in primis attraverso la storia di un amore “normale”. Sono frequenti, in effetti, le sequenze in cui i toni sono umoristici o sentimentali, lasciando sovente sullo sfondo il problema dell’autismo.
 
 
La sindrome di Asperger, particolare forma di autismo caratterizzata dalla difficoltà di relazionarsi agli altri e da atteggiamenti ripetitivi, era pressoché sconosciuta al regista, che ha trovato ispirazione da un racconto ascoltato per radio fatto da un ragazzo che ne era stato colpito. Per prepararsi al film, Mayer ha incontrato, nell’arco dei sei mesi precedenti alla lavorazione, genitori e ragazzi che vivevano quotidianamente i disagi dovuti alla sindrome, e ha inoltre voluto un consulente medico sul set per monitorare la verosimiglianza delle sequenze girate. A conti fatti, Adam è un’opera da vedere, nonostante qualche scelta un pochino furba sparsa qua e là per la pellicola, perché riesce a toccare un tema importante – più che la sindrome in sé, l’accettazione e l’amore per la diversità - in modo non banale, scegliendo la commedia malinconica per non esasperare i toni, senza per questo rinunciare a porre con efficacia gli importanti quesiti che emergono dal testo.
 
Regia: Max Mayer. Soggetto e sceneggiatura: Max Mayer. Direttore della fotografia: Seamus Tierney. Montaggio: Grant Myers. Scenografia: Tamar Gadish. Costumi: Alysia Raycraft. Interpreti principali: Hugh Dancy, Rose Byrne, Peter Gallagher, Amy Irving, Frankie Faison, Mark-Linn Baker, Haviland Morris, Adam LeFevre, Peter O’Hara, John Rothman, Terry Walters, Susan Porro, Maddie Corman, Mike Hodge, Luka Kain. Musica originale: Christopher Lennertz. Produzione: Olympus Pictures, Deer Path Productions, Serenade Films, Vox3 Films, Northwood Productions. Origine: USA, 2009. Durata: 99 minuti.
 
Federico Magi, maggio 2010.
 
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 13 maggio 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare su Lankelot in versione lievemente più estesa.
ISBN/EAN: 
000

Commenti

(Adam) "Tipico prodotto del

(Adam) "Tipico prodotto del cinema indipendente americano, Adam è una commedia sentimentale dalle venature malinconiche che accosta il tema dell’autismo e della diversità cercando di calarlo in un contesto di semplice vita quotidiana. In parte ci riesce, evitando il facile patetismo e gli approdi lacrimevoli; in parte no, perché troppo ammiccante e calcolato, ostentando linearità e crescendo di tono in modo mirato e a tratti prevedibile".

[adam] subito in prima!

[adam] subito in prima!

[Adam] Ne avevo letto proprio

[Adam] Ne avevo letto proprio durante il Sundance ed ero abbastanza incuriosito, anche solo per tirare un po' il fiato. In effetti il cinema indipendente alla "Sundance" è abbastanza in ribasso. Penso anche a "Precious", un film che piace agli alternativi ma che a quanto pare è un film del cavolo.

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