Giordana Marco Tullio

Quando sei nato non puoi più nasconderti

Autore: 
Giordana Marco Tullio
Sandro (Matteo Gadola) è un bambino sveglio, figlio d’un industriale bresciano abituato a lavorare con manodopera immigrata. Proprio per questo Sandro è sensibile alla diversità, curioso nel cercare la via dell’altro attraverso un linguaggio universale. “Quando sei nato non puoi più nasconderti” - questa è la traduzione letterale dell’incomprensibile lamento di un uomo di colore che, non sapendo la nostra lingua, tenta inutilmente di comunicare attraverso un telefono fuori servizio. Tenere a mente quelle parole è, per il piccolo Sandro, fonte di forza e possibilità di salvezza, proprio quando un destino avverso sembra essere calato dalle sue parti. Egli è partito col padre ed un amico di famiglia per un viaggio in barca lungo le coste della Grecia: dopo alcuni giorni di navigazione ed in una notte fin troppo quieta perde l’equilibrio e cade in mare senza che alcuno se ne abbia ad accorgere. Sandro resiste fino allo stremo in quelle acque lontane dalle rive, poi, in una riuscita sequenza dalle suggestioni oniriche, si lascia cadere verso il fondo. Improvvisa e inattesa arriverà una mano salvatrice: è la mano di un clandestino che lo porta su una barca sovraffollata di gente d’ogni dove diretta verso l’italia. Qui Sandro conosce Radu (Vlad Alexander Toma) e Alina (Esther Hazan), che lo aiutano e lo proteggono fino allo sbarco nel Belpaese. Il bambino si affeziona ad entrambi e, una volta a casa, chiede ai genitori di accogliere i due ragazzi rumeni. C’è un problema però, Radu è maggiorenne è ha evidentemente mentito sulla sua reale età. Tutto si fa più complicato, fino a che Sandro, volendo aiutare Alina, anche a costo della sua incolumità, scopre, proprio in conclusione, un’amara e dolente verità.
 
SANDRO
 
ALINA E RADU
 
Ispirato all’omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri, Quando sei nato non puoi più nasconderti è un film duro e coinvolgente, velato certo di qualche piccolo luogo comune ed immancabile stereotipo, ma capace di trasmettere un’indubbia forza espressiva. La condizione dei clandestini è indagata - e non potrebbe essere diversamente - nelle sue linee di superficie, ma vissuta emotivamente attraverso gli occhi puri di Sandro che sfidano le crudeltà del nostro tempo come quelli di un piccolo eroe romantico. Il giovanissimo Matteo Gadola offre una prova superlativa, misurata, partecipata - molto realistica, è impressionante! - e sviscerata attraverso gli occhi, dando così dei punti a tutti gli altri componenti del cast (tra cui spicca Alessio Boni, rivelazione del precedente film di Giordana, La meglio Gioventù). A brillare d’intenso dolore misto a impotenza sono anche gli splendidi occhi dell’infanzia che Eshter Hazan, Alina, porta con sé lungo il corso della pellicola e che regala agli occhi di Sandro in un finale simbolico dal retrogusto lirico e poetico che, sul sottofondo delle note di Un’emozione per sempre (hit melenso e cantilenoso di Eros Ramazotti), avrà certamente colpito le corde sensibili dello spettatore.
 
 
Marco Tullio Giordana, dopo il convincente e pluripremiato (David di Donatello miglior film e regia più un riconoscimento a Cannes) affresco corale La meglio gioventù, vira su un’opera più intimista, non disdegnando comunque le consuetudini del buon film di cassetta. Come detto, tutto l’iter che riguarda i clandestini, i personaggi in terra e in mare, tra scafisti senza scrupoli e centri d’accoglienza sovraffollati, è costruito frettolosamente e indagato superficialmente. Ma la storia, facendo leva su un tema importante e difficile, è comunque altrove, nelle emozioni di Sandro che, una volta rifluito dal mare, è come se tornasse a nuova vita.
 
Un film che può piacere e che può insinuare una doverosa riflessione: gli occhi limpidi di Sandro e di Alina rappresentano gli occhi di tutti i fanciulli, occhi vergini che, loro malgrado, hanno visto luoghi in cui l’infanzia - almeno quella proteggiamola sempre - non dovrebbe mai guardare.
 
Regia: Marco Tullio Giordana. Soggetto e sceneggiatura: Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia, Stefano Rulli. Tratto: dall’omonimo romanzo di Maria Pace Ottieri. Direttore della fotografia: Roberto Forza. Montaggio: Roberto Missiroli. Interpreti principali: Matteo Gadola, Ester Hazan, Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Adriana Asti, Vlad Alexandru Toma. Scenografia: Giancarlo Basili. Produzione: Cattleya, Rai Cinema. Origine: Francia / Gb / Italia, 2005. Durata: 115 minuti. 
 


ISBN/EAN: 
8032807009520

Commenti

Mah. Giordana non mi convince. Ma questo non l'ho visto. Quindi.

Non convince troppo nemmeno a me. Il film che ha fatto su Pasolini è una boiata, "La meglio gioventù" un bell'affresco corale-generazionale e non troppo di più e I cento passi è stato assai sopravvalutato. Pur non essendo un film da custodire nella propria videoteca, quest'ultimo ha il pregio di toccare un argomento interessante in maniera non grossolana. Forse voleva essere un film po' paraculo - voleva, perchè ha incassato poco -, ma non esageratamente come altri.

Non so come si possa affermare con tanta leggerezza che il film su Pasolini sia una boiata e I Cento Passi un film sopravvalutato. Sinceramente - pur non essendo uno studioso del Centro Sperimentale, ma un semplice letterato di formazione - ho trovato entrambi i film necessari. In prima battuta per ragioni di puro contenuto. "La Meglio Gioventù", nonostante qualche logico piccolo limite, è il "Novecento" della nostra generazione. Se vuoi argomenterò meglio, ma se scrivi che Raimi è un grande regista non puoi scrivere che "Pasolini - un delitto italiano" è una boiata.

"Pasolini" era una grande ricostruzione documentaria, che presupponeva uno studio lungo e appassionato.

"I cento -", aveva, secondo me, l'unico difetto di un finale un tantino retorico.

Sulla "Meglio" - non mi esprimo... sono assolutamente fazioso. "Novecento", vero, e meno ideologico, quindi più vero.

Commento 2 - Mi scuso, me l'ero perso. "Pasolini un delitto italiano" è girato male, mal recitato e mal documentato. "I cento passi" l'ho trovato intriso di retorica, non m'è piaciuto gran che. "La meglio gioventù" è decisamente il suo film migliore, nonostante la lunghezza. Lo preferisco anche io a "Novecento", meno ideologico e più verosimile.

Su Sam Raimi: il paragone con Giordana è fuori luogo. Sam Raimi è un creativo dietro la macchina da presa, Giordana solo un buon mestierante. A mio avviso, naturalmente.

Mi riferivo al commento 3 ;)

"Novecento" di Bertolucci è imbarazzante, con eccessi di banalità ideologiche e una crudezza che mi ha sempre intristito. In compenso adoro il "Delitto italiano" di Giordana. Gran parte degli attori principali andrebbero fucilati, è vero, ma il film rende giustizia all'amore per il cinema pasoliniano, l'esatta negazione di "Nerolio" insomma. Quanto alla "Meglio gioventù"... secondo me è inguardabile. Ma sono vergine per parlarne con criterio. In quanto a Raimi vale il discorso che feci con Federico parlando di Argento. Non è male, ma sempre nell'ambito del B-Movie - a cui non appartengono invece tutti gli altri autori citati quissù. Che Papa Luciani sia con voi, baldi giovinastri.

Per me "i 100 passi" è un film straordinario, soprattutto per quanto e come ha smosso le coscienze.
Su "LA meglio gioventù" invece sono pienamente d'accordo con Gianfranco: è un "affresco", come dicono adesso, di un lungo periodo della nostra storia, e francamente io non ne ho mai visti di migiori dalle nostre parti. Se voi ne conoscete uno migliore, vi prego di indicarmelo perchè questo genere di film mi intriga sempre molto evorrei ampliare le mie conoscenze.
Byrno

Ciao Byrno :) Beh, l'affresco italiano per eccellenza è "La dolce vita" di Fellini e dubito che Giordana l'abbia potuto superare... Ma, ripeto, non l'ho visto tutto e quindi non mi esprimo con serietà.

(Se ti piace il genere, ti consiglio come minimo tutto Visconti...)

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