"Se vuoi fare il rapinatore non devi avere affetti,non fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo".
Los Angeles - Vincent Hanna (Al Pacino) è un detective nevrotico e ossessionato dal proprio lavoro, con due matrimoni alle spalle, un terzo matrimonio che va, inesorabilmente, a rotoli, con la bella moglie Justine (un’affascinante Diane Venora) e una figliastra che non lo sopporta, vivendo nell’eterna attesa di un padre mai presente. Neil MacCauley è un asso del furto, solitario e maniacale nel compiere rapine spettacolari, sempre perfetto in ogni dettaglio e ad ogni colpo. MacCauley lavora, durante ogni rapina, con altri componenti di una banda ormai affiatata: c’è Chris (Val Kilmer), scommettitore accanito che sperpera il bottino di ogni colpo giocando al Superbowl, sposato (con Ashley Judd) e con un figlio piccolo da mantenere; Michael Serino (Tom Sizemore), una fedina penale grande quanto un libro, sempre pronto a seguire la mente MacCauley, in ogni colpo; vigila su tutti Nat (John Voight), sempre informato e ricco di preziose informazioni da offrire al gruppo. La banda, per un colpo ad un mezzo blindato pieno di obbligazioni al portatore, necessita di un uomo in più, tale Wayngro, rude e burbero, irruente e incapace di trattenere l’adrenalina. Nel bel mezzo del furto, spara su una guardia, costringendo il gruppo a crivellare di colpi gli altri due agenti. Hanna si fionda lì, sul luogo della rapina, e come segugio si mette, immediatamente, sulle tracce di questi specialisti del furto MacCauley cerca di sbarazzarsi definitivamente dell’incompetente Wayngro, che riesce a fuggire cambiando poi attività preferita: si divertirà a stuprare giovani prostitute. Comincia da qui una caccia all’uomo serrata e senza un attimo di respiro tra due eroi - antieroi, simboli del Bene e del Male che finiscono per sovrapporsi - accavallarsi tra loro, delineando confini poco netti tra il poliziotto rude e antipatico e il criminale che, dietro la scorza di duro, nasconde la voglia di trovare una compagna, in perenne lotta contro il motto della propria vita: "Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo". Il flusso degli eventi si intreccia con la volontà del caso e della sorte, innescando un susseguirsi incontenibile degli eventi che porterà all’epilogo drammatico, alla svolta catastrofica che segnerà la sconfitta definitiva di uno dei due protagonisti. E pensare che poco prima i due si erano incontrati in una tavola calda, e davanti ad una tazza di caffè erano sembrati quasi vecchi amici. Ma il rispettivo lavoro li porta, in questa vita, ad essere nemici, e tutti e due vogliono continuare la propria professione, andare fino in fondo in questa sporca faccenda. Per MacCauley è il colpo della vita, l’ultimo. Poi via, in Nuova Zelanda, con la bella Eady, conosciuta un po’ per caso, ma già donna con la quale scappare, che non sa e non sospetta niente della attività dell’amante. L’ultimo colpo alla banca sembra allora quasi sicuro, ma qualcosa va storto. Dopo una guerriglia urbana tra le strade di Los Angeles, nella quale sopravvivono solo Neil e Chris, la repentina e angosciante fuga; Chris e Neil si dividono, il primo vuole però andare a prendere la moglie e il piccolo, già sotto tutela della polizia. Intanto Neil, in macchina con Aedy e pronto a lasciare il paese, decide, pur sapendo del rischio enorme a cui va incontro, di concludere un conto lasciato in sospeso. In ogni caso, sembra fatta. Proprio allora però, quando l’odissea metropolitana sembra avviarsi verso il lieto fine per il cattivo - buono, ci sarà lo scontro finale, tra il freddo criminale pronto a mollare la propria amata avendo sentito "puzza di sbirro" e il rude poliziotto che ha poco prima salvato la figliastra suicida nella sua stanza di albergo e rimesso (forse) in piedi il suo terzo matrimonio. Il tutto avviene nei vasti terreni che contornano l’aeroporto, tra hangar desolati e container, luci di segnalazione disorientanti e fari di un aereo beffardo a decretare il vincitore di questa epocale sfida.
Era dai tempi del Padrino parte seconda che i due mostri sacri del cinema a stelle e strisce non recitavano nello stesso film, e per la prima volta compaiono anche nella stessa inquadratura (all’interno della caffetteria, appunto): soltanto questo varrebbe la visione del film. Ma il film di Michael Mann stupisce anche grazie ad una colonna sonora particolarmente adatta e coinvolgente, e ad un uso della macchina da presa spiazzante e adrenalinico, dove ogni scena sembra essere studiata per far rivivere, allo spettatore le emozioni del protagonista. Una pellicola nella quale emozioni, amore, azione, corpo e anima si fondono in un cocktail dal sapore unico e pregiato, e la fotografia di Dante Spinotti rende tutto più magico, dalla grandezza degli spazi diurni alla tenebrosità delle notti.
Film che ha consacrato definitivamente il regista americano Michael Mann al grande pubblico, "Heat – La sfida" è, senza dubbio, uno dei film d’azione più interessanti e coinvolgenti degli ultimi vent’anni. Gli ingredienti dell’ottimo film d’azione ci sono tutti: adrenalina, sparatorie, inseguimenti mozzafiato e dialoghi serrati si susseguono in maniera originale a avvincente. In più, ed è questa la particolare novità, Mann ci offre una splendida e dettagliata descrizione dei personaggi, delle loro abitudini, delle loro ansie, delle loro paure, nella prima parte della pellicola, per poi fare esplodere, nella seconda parte, un perfetto e complesso meccanismo ad orologeria che appassiona e coinvolge, fino all’ultimo fotogramma.
Regia: Michael Mann.
Soggetto e Sceneggiatura: Michael Mann.
Direttore della fotografia: Dante Spinotti.
Montaggio: Pasquale Buba, William Goldenberg, Dov Hoenig, Tom Rolf.
Interpreti principali: Al Pacino, Robert De Niro, Val Kilmer, Tom Sizemore, Jon Voight, Diane Venora, Ashley Judd, Natalie Portman.
Musica originale: Michael Brook, Brian Eno, Elliot Goldenthal, Terje Rypdal.
Produzione: Michael Mann, Art Linson.
Origine: USA, 1995.
Durata: 171 minuti.
Titolo originale: "Heat"
In Lankelot: Mann Michael - Collateral - rapace
Antonio Benforte 25 dicembre 2004.
Recensione pubblicata originariamente su ciao.com.
Commenti
Nuovo Rapax!
"una storia che in quasi tre ore di"
sì, un film non può durare di meno.
"Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo".
Sì, De Niro non si può dire antieroe sentimentale :)
"Era dai tempi del Padrino parte seconda che i due mostri sacri del cinema a stelle e strisce non recitavano nello stesso film"
Sì, e lo hanno rifatto in "Sfida senza regole". Lo hai visto? Com'è?
"Era dai tempi del Padrino parte seconda che i due mostri sacri del cinema a stelle e strisce non recitavano nello stesso film, e per la prima volta compaiono anche nella stessa inquadratura (all?interno della caffetteria, appunto): soltanto questo varrebbe la visione del film"
> Che grande film era il Padrino. E che coraggio Mann a farli tornare insieme, per una inquadratura soltanto. Sacrilegio:).
Mamma mia, cosa sono quei due. Sai che Al Pacino adesso sta interpretando Salvador Dalì in un film che uscirà l'anno prossimo?
Dovessi scegliere fra i due, per me è Al Pacino a vita :)
Dalì!
Non sapevo. Regia di?
*
(sottoscrivo. C'è solo Al Pacino.)
http://www.imdb.com/title/tt0893399/
il regista è lo sceneggiatore di The Truman Show...
E regista di Gattaca e Simone, che non ho visto...
Gattaca è buona fantascienza, mezza impegnata, ex fissa di Ian.
Simone ricordo solo il trailer.
Gattaca non era male.