Malle Louis

Zazie nel metrò

Autore: 
Malle Louis

DOUKIPUDONKTAN 

Ah, che sollievo. Che respiro al cortisone. Il film di Louis Malle è l’assenzio per chi vive di cinema. È il realizzarsi visivo dei deliri fonetici di Groucho Marx. La piccola Zazie e il suo sogno idiota: vedere il metrò. In una città come Parigi, saltellando via dalla grande Torre, per fuggire, per andare sotto terra. Maliziosetta e iconoclasta, dispettosa figlia del vizio. Di una madre che l’abbandona per poter copulare alla luce del giorno, lontano dai suoi occhi. E lei, in gonnellina, coi capelli stirati sulla fronte e lo sguardo che tutto già sa, lei si adopra a distruggere tutte le (si può ancora dire o è troppo logora?) ipocrisie degli adulti. E poi Philippe Noiret, dio caro. Al suo meglio, con la gioventù nascosta dal grasso e da quegli occhi lestofanti. Vittorio Caprioli, un altro furbetto del cinema italiano, compagno di Franca Valeri, tempo addietro. Zazie vuol vedere la metropolitana, ma non quella in superficie, quella che va giù, ma c’è lo sciopero. Così lo zio strampalato la porta a vedere la città. Lei scappa, incontra personaggi ambigui, manifestamente tocchi, dalla vedova zitella al poliziotto adescatore di bambine.
 
 
 
E lui, lo zio, è davvero il massimo. Fa il ballerino, anzi la ballerina. Intellettuale e colto, dorme fino a tardi e dedica la propria vita all’arte. Ma diciamo che sino a qui, il merito è comunque di Queneau. Il suo surrealismo tradotto da Louis Malle, un francese nevvero, tinto di Nouvelle Vague per giunta, rasenta il capolavoro cinematografico. Zazie nel metrò è forse il risultato più vicino al Surrealismo di tutta la storia del cinema, quasi ai livelli del Cane Andaluso di Bunuel e Salvador Dalì. Se Bunuel realizza un poema in immagini, Malle realizza un romanzo surrealista con tutte le relative conseguenze: più illecito, meno giustificato rispetto a Bunuel – il cui film nasce in un contesto di avanguardia esplicito – Zazie nel metrò si maschera sotto le vesti di film per l’infanzia, distruggendo man mano il guscio d’uovo che lo protegge. Come ogni cosa generata dagli umani, conserva delle pecche e col tempo tende a scolorirsi, specie nella seconda parte. Ma la prima ora di film è una tensione continua. Mai un film francese è stato così teso, secondo per secondo. L’unico probabilmente che mantiene la promessa, dai primi istanti all’ultima sequenza è il capolavoro di Bresson, “Un condannato a morte è fuggito”. Ecco, quello è cinema immortale, oltre la vita dell’uomo sulla Terra. Tutti noi saremo sempre in debito con Bresson.
 
 
 
E poi le vertigini. Lungo tutta la sequenza della Torre Eiffel Zazie e il suo zio salgono dapprima in ascensore fino alla punta, poi si arrampicano a piedi, fra le travi. Qui c’è anche un orso polare seduto. E lo zio Philippe Noiret è pronto a colpire: i trucchi del cinema frustano i nervi dello spettatore: quella miracolosa combinazione di imprudenza e prospettiva aerea provoca davvero le vertigini a chi guarda. Noiret cammina ad un’altezza spaventosa, senza protezioni, senza ringhiere. E fa lo spericolato con alle spalle una Parigi sempre più piccola e lontana. Da capogiro.
 
 
 
 
Poi gli omaggi a Mack Sennett, il maestro di Charlie Chaplin. Chi non ricorda le comiche dei Keystone cops? Per chi non le ricorda, rinfreschiamo la memoria: camioncini della polizia che inseguono i banditi e per ogni curva vedono cascare dalla vettura decine di sbirri per volta. Tutti in divisa, cascando sul bagnato con reazioni a domino. E inseguimenti, specchi che imbrogliano lo sguardo, moltiplicando i delinquenti, come nel Circo di Charlot. In Zazie nel metrò si può godere di una sequenza che mai al cinema capiterà di vedere più. Vittorio Caprioli in veste di manigoldo insegue Zazie. L’inseguimento è senza fine e miriadi sono i giochi di cinema muto che Malle ci serve. Gag facili, come uomini che si travestono male da donne e vengono subito riconosciuti, la bambina che si sdoppia, poi si triplica e via così, lunghi ponti e scalinate che si ripetono. E solo due personaggi. Una fantasia libera di sfogarsi, sfrenata. Senza freni, diabolica. Dio, che panacea.
 
 
 
Ed è un turbine questo film, un circo senza animali picchiati e costretti a fare i burattini davanti a un pubblico di ignoranti. Il cinema gioca con se stesso, si ripete, si mescola, prende a calci la narrazione logica e poi l’abbraccia con affetto. Glauber Rocha qualche anno dopo sbraiterà contro Malle, lo accuserà di essersi imborghesito e abbassato a far film commerciali. Dopo un film come Zazie nel metrò Louis Malle poteva permettersi anche di fare un film porno per quel che mi riguarda, il suo strepitoso contributo al progresso dell’uomo l’aveva già dato da un pezzo.
Il film inizia con un treno in corsa. Mai incipit fu più presuntoso e veritiero.
 
Regia: Louis Malle
Sceneggiatura: da Raymond Queneau, Louis Malle
Fotografia: Henri Raichi
Montaggio: Kenout Peltier
Interpreti principali: Philippe Noiret, Vittorio Caprioli, Catherine Demongeot, Jacques Dufilho
Musiche: Fiorenzo Carpi, Andé Portin
Produzione: Louis Malle
Origine: Francia 1960
Durata: 89 minuti.
ISBN/EAN: 
8032700995272

Commenti

Un altro po' di Nouvelle Vague su lankelot.

grandeee!

ah, quelle merveille!

"Il film di Louis Malle è l'assenzio per chi vive di cinema. E' il realizzarsi visivo dei deliri fonetici di Groucho Marx. La piccola Zazie e il suo sogno idiota: vedere il metrò. In una città come Parigi, saltellando via dalla grande Torre, per fuggire, per andare sotto terra. Maliziosetta e iconoclasta, dispettosa figlia del vizio."

> che gioia leggerti Hammer.

:) Questo film è allegrissimo. Appena riesco ti regalo il dvd.

;)

aahhaahaha

io tifo sempre LUCA MARTELLO.

questo devo recuperarlo - da tempo - al più presto. : )
il romanzo non è tra i miei preferiti di quenenau (sono sempre indecisa tra i fiori blu e pierrot, amico mio… )maaaaaaaaaaaaaaaaaa, grande.
(poi torno, eh… intanto, domani ti mando un mazzo di prezzemolo con interflora).

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