Malick Terrence

The Tree of Life

Autore: 
Malick Terrence

«Albero rovesciato. Figura collegabile al rizoma, presente anche in Plotino stesso e simboleggiante la discesa del molteplice dall’Uno. Presente soprattutto in India, nei Veda e nella Bhagavad Gita. Il simbolo può rappresentare anche il Sole che dispensa i suoi raggi alle creature. In realtà l’albero rappresentato compiutamente è come l’unione tra un albero rovesciato ed un albero dritto, dal momento che procede dalla molteplicità delle radici, si slancia nell’unità del tronco e si articola nella molteplicità dei rami: in questo caso l’Uno è il Medium, ciò che collega le radici ai rami, i quali entrambi sono veicolo di nutrimento e proprio per questo si devono orientare in tutte le direzioni. La radice è il principio della manifestazione, mentre i rami sono la manifestazione nel suo sviluppo. L’Ashvattha ha radici in alto e rami in basso e si estende verso l’alto e verso il basso. Per le Upanishad l’Universo è un albero rovesciato che affonda le radici nel cielo e stende, come il dio solare Aton, i rami su tutta la terra. Il Rigveda si augura che i suoi rami scendano su tutti noi. La Katha Upanishad afferma che l’Ashvattha eterno è il Puro, il Brahmano (bhr…= crescere, bruciare) le cui radici si innalzano ed i rami si abbassano. Il Brahmano è la non-morte e tutti i mondi riposano in lui (l’Essere indeterminato = Apeiron). Per Eliade l’Albero Ashvattha è la manifestazione del Brahmano nel Cosmo (processione plotiniana discendente o explicatio cusaniana). Per Durand l’albero rovesciato con radici e rami molteplici è il segno della coesistenza nell’archetipo dell’albero dello schema della reciprocità ciclica: dunque l’albero nella sua compiutezza è un rizoma. Altre culture dove c’è l’immagine dell’albero rovesciato sono quella sabea, che secondo Masudi parla dell’uomo come una pianta rovesciata con le radici al cielo e i rami in terra. C’è poi l’Ebraismo: nello Zohar l’albero della vita è rovesciato ed illuminato dal sole. Presso i Lapponi il sacrificio di un bue che propizia la crescita della vegetazione viene accompagnato dalla sistemazione presso l’altare di un albero rovesciato e così pure presso le tribù australiane gli stregoni avevano un albero magico che piantavano a testa in giù» [dal sito di Italo Nobile alla voce "Albero": www.italonobile.it/albero.htm].

All'indomani della presentazione al testé concluso Festival del Cinema di Cannes (dove, sia detto ora a sigillo, ha conquistato la Palma d'oro) ho letto innumerevoli recensioni di questo quinto film del non certo prolifico autore statunitense, sorta di Pynchon del grande schermo. Non una che si esimesse dal  menzionare 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. Il riferimento è alla evidenza del disegno "metafisico" di cui si innerva la pellicola di Malick (pellicola che, leggo dalla pagina che le dedica Wikipedia - it.wikipedia.org/wiki/The_Tree_of_Life - è stata distribuita con un ritardo di ben due anni sulla prevista data di uscita alimentando così il consueto spasmo di aspettative che sempre accompagnano i film di Malick a dimostrazione che non sempre, ma spesso, la rarefazione delle uscite coincide con una buona se non ottima riuscita delle medesime). Ma, e qui rendo merito alla Mancuso, l'epigrafe tratta dal libro di Giobbe avrebbe dovuto mettere sul "chivalà" i critici o presunti tali delle consonanze con almeno un altro film e pure di recente uscita: A serious man dei Coen; laddove però i due fratelli preferivano non addentrarsi nella dimensione della teodicea per focalizzarsi invece sulle vicende del loro Giobbe contemporaneo Malick non si nasconde e non cela le proprie ambizioni di film dal vasto respiro, quasi una summa della propria intera opera registica. E oltreché al libro di Giobbe la sua sceneggiatura (decisamente a maglie larghe) si permette di attingere al Genesi (la vicenda dei due figli maschi richiama molto da vicino i tratti di Genesi 4, 1-15 ovvero Caino ed Abele) non meno (o almeno questa è l'opinione di chi scrive) che ai Fratelli Karamazov (con prestiti dalle figure di Ivàn e Alëša). Cinematograficamente parlando un modello - che al regista ritengo fosse ben presente durante la lavorazione del film in oggetto - è riscontrabile in Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio e, per la spiritualità non ometterei Solaris nella versione originale di Tarkovskij naturalmente insieme ad alcuni lampi dell'Herzog di Fata Morgana. Filosoficamente i temi toccati sono quanto di più impegnativo (ed anti-filmico scilicet kieslowskiano; prova ne sia l'inserto di una composizione - Lacrimosa - di Zbigniew Preisner dal suo conterraneo regista eletto affine per le colonne sonore della "Trilogia dei Colori" e de La doppia vita di Veronica) l'uomo e la sua riflessione si siano imposti di affrontare: la predestinazione (il film si apre con una potentissima sequenza di vita cellulare, quasi a volersi ricongiungere con 2001 laddove esso, forse, si concludeva, ovvero con la gestazione del feto super-umano) e la presenza del male nel mondo. Le risposte o i tentativi di risposta cui Malick ricorre sono fondamentalmente due (con afflato pascaliano - si rammenti che i Pensieri sono divisi in due sezioni: L'uomo senza Dio/L'uomo con Dio - non meno che kierkegaardiano - quello di Timore e tremore ad esempio): senza riesumare le diatribe che portarono alla spaccatura tra pelagiani e agostiniani - spaccatura che venne "sanata" dal sinodo di Orange del 529, si può dire che la vita se osservata da una prospettiva "divina" appare come perfettamente giustificata, tutto vi trova un senso e questo senso è l'eterno ritorno dell'uguale (un uguale che tale è perché nessun osservatore può rilevarne le infinitesimali variazioni; diremmo dunque che in ossequio al principio della conservazione dell'energia tutto si trasforma affinché niente si distrugga). Il dramma (o la tragedia se ad essa si guarda con occhi non cristiani in cui cioè tutto il disegno non abbia una cornice provvidenzialistica) si consuma quando la prospettiva si fa umana, troppo umana. Ecco che allora nell'eterno ritorno dell'uguale di questa natura che paganamente è Madre e Matrigna qualcosa sempre si perde, qualcosa non torna: le singole esistenze quando non percepite su scala, per dir così, macro. L'impressione che ho (ad una prima visione, va detto, ché questo è film che merita diverse re-visioni) è che Malick abbia affrontato questo tema, questo leitmotiv (l'uso delle sottolineature e partiture musicali "classiche" è indubbiamente kubrickiano non così l'approccio, da ebreo iper-razionalista quello del Maestro scomparso, da protestante ossessionato dal libero arbitrio per Malick) con piglio d'agnostico e non da ateo o peggio nichilista come, peraltro, ho sentito dire. Con una finale avvertenza: per l'imponente uso di immagini ad altissima definizione, talvolta veri e propri archetipi filmati, consiglio la visione di The Tree of Life al cinema; diamo così modo ai grandi schermi di venir impiegati per quello che avrebbe dovuto essere il loro scopo precipuo ab origine: dare sfogo alla settima arte.

Regia: Terrence Malick
Soggetto: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Montaggio: Hank Corwin, Jay Rabinowitz
Interpreti principali: Brad Pitt, Sean Penn, Jessica Chastain 
Musica originale: Alexandre Desplat
Produzione: Terrence Malick, Brad Pitt
Origine: USA
Durata: 138' minuti

Luca Ormelli, maggio 2011.

ISBN/EAN: 
0000000000000000000000000000

Commenti

[malick] scrive

[malick] scrive Luca: "All'indomani della presentazione al testé concluso Festival di Cannes (dove, sia detto ora a sigillo, ha conquistato la Palma d'oro) ho letto innumerevoli recensioni di questo quinto film del non certo prolifico autore statunitense, sorta di Pynchon del grande schermo. Non una che si esimesse dal  menzionare 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. Il riferimento è alla evidenza del disegno "metafisico" di cui si innerva la pellicola di Malick (pellicola che, leggo dalla pagina che le dedica Wikipedia - it.wikipedia.org/wiki/The_Tree_of_Life - è stata distribuita con un ritardo di ben 2 anni sulla prevista data di uscita alimentando così il consueto spasmo di aspettative che sempre accompagnano i film di Malick..."

> buona visione!

[the tree of life] Sempre dal

[the tree of life] Sempre dal pezzo di Luca: ""Filosoficamente i temi toccati sono quanto di più impegnativo (ed anti-filmico) l'uomo e la sua riflessione si siano imposti di affrontare: la predestinazione (il film si apre con una potentissima sequenza di vita cellulare, quasi a volersi ricongiungere con 2001 laddove esso, forse, si concludeva, ovvero con la gestazione del feto super-umano) e la presenza del male nel mondo".

 

[malick] - sinceramente,

[malick] - sinceramente, amice: da vedersi al cinema come ho scritto nel pezzo. Una esperienza, almeno per i primi 25/30 minuti, da sindrome di Stendhal. Come immagino dovette eseere la visione di 2001, di Solaris, di Fata Morgana o di Koyaanisqatsi al tempo della loro uscita. Con l'additivo dell'alta definizione quando non usata a sproposito.

 

[Malick] Visto mercoledì

[Malick] Visto mercoledì sera. Cosa dire? Una fotografia fantastica. Certo che ero in attesa di un monolite nero e degli ominidi che si azzuffassero. E pure di una jeep che fuggiva dai dinosauri. Invece niente. Brad Pitt in alcune scene fa la mascella alla Brando, non si capisce come mai. E il terzo fratello? Almeno una battuta gliela poteva far dire. Poi vorrei anche sapere se l'azienda che fa orsacchiotti di peluche ha pagato sia Eastwood che Malick per fare una scena con un orsacchiotto nell'acqua, che sale verso la luce. Perché in somma, via. Basta affogare orsacchiotti di peluche!!! In sostanza, piaciuta molto di più la parte contemporanea rispetto all'altra, non perché non sia visivamente magnifica o che, ma davvero la sensazione di stare assistendo a un altro film, di decenni prima, era forte. Certo contesti diversi, significati diversi, e quant'altro. Solo che non posso, ora, scrollarmi le sensazioni avute durante la visione. Sarà stato il caldo della sala, ma i cedimenti di palpebre abbondavano tra gli spettatori (della mia fila, eh). Forse l'avrei preferito come film muto. Ummm. Non so. All'inizio c'è la storia delle due vie, quelle che dicono alla madre le suore, la via della natura, e la via della grazia. La prima è quella che si compiace di sé stessa. E il film mi è sembrato un po' compiaciuto di sé. Gran bel film, e sapeva pure di esserlo. Forse, alla fine, è stato questo. Mi è sembrato che il film mi dicesse: "Visto quanto sono bello?" Ecco, forse è stato questo, sì.

[Malick] I film di Malick

[Malick] I film di Malick sono fra quelli che mi hanno più segnato in questi anni ma già "The New World" mi aveva deluso, col trascorrere degli anni è leggermente migliorato ma dava comunque l'impressione di autocompiacersi, di dire allo spettatore "Guarda che belle queste immagini"...tra l'altro sempre molto belle ma nel complesso rimaneva molto freddo, compassato, irrisolto. Non lo so, vedremo com'è questo nuovo film.

[Malick] - è indubbiamente

[Malick] - è indubbiamente una vertigine narcisitica ma non meno di quanto lo fosse 2001 che, a sua volta, non era certo un film "caldo". Ricorro a 2001 quale termine di confronto non diegetico ma per l'impianto e l'ambizione a farsi metafisica. Ecco, se dovessi darne una sintesi direi che è la versione cinematografica di Teardrop dei Massive Attack. Ma la voce non è quella eterea della Frazer ma, richiamandomi ad Antichrist di von Trier, rassomiglia di più ad Händel: “Lascia ch’io pianga/ mia cruda sorte/ e che sospiri la libertà". Amen.

PS: in merito alla musica contenuta nel film (non intendo la colonna sonora di Desplat ma i richiami "classici") rimando a:

blogs.indiewire.com/theplaylist/archives/music_list_all_37_songs_features_in_terrence_malicks_the_tree_of_life/#

 

[malick] ho rinunciato al

[malick] ho rinunciato al grande schermo già da qualche anno, però stando a quanto scrivi e a quanto leggo, nei commenti, stavolta potrei, dovrei, inventarmi qualcosa. Riprovare a dare una chance alle vecchie abitudini. O almeno domandare ospitalità a qualche amico con maxischermo e home cinema, tra qualche mese, santo dvd. Vediamo.

Intanto, sul pezzo: sempre incredibilmente ricco di richiami e di reminiscenze, decisamente rizomatico. Un piacere leggerti, Luca. 

gf

[albero della vita di

[albero della vita di aronofsky] ma invece dell'altro, recente "albero", quello di Aronofsky, cosa pensi? http://it.wikipedia.org/wiki/The_Fountain_-_L%27albero_della_vita

comparabili?

[tree of life] il pezzo è

[tree of life] il pezzo è migliore del film

[Malick - Aronofsky] -

[Malick - Aronofsky] - perdona amice ma rispondo solo ora. Ed è una risposta lacunosa la mia in quanto non ho visto il film di Aronofsky. Vedrò di prov-vedere quanto prima!Segnalo che oggi sul Corriere Severino "il vecio" si è prodotto in una analisi del film in consueto stile severineide.

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