Intrighi di corte nella Spagna del primo Ottocento: storia della misteriosa morte della dissoluta e lasciva Donna Cayetana, Duchessa d’Alba (Aitana Sanchez Gijon), della nascita di due capolavori di Francisco Goya (Jorge Perugorría), l’immortale “Maya Desnuda” e la seducente “Maya Vestida”, e ancora della sfarzosa e corrotta corte di Maria Luisa di Parma (Stefania Sandrelli). Colonne portanti del film sono la lussuria, il desiderio, l’avidità di potere e la decadenza.
La storia è (pressoché integralmente) narrata tramite flashbacks: sin dalle prime scene, scopriamo che l’affascinante ninfa Cayetana, influente donna dagli esibiti vizi e dai tanti amanti (dal Primo Ministro Godoy (Jordi Mollá) all’artista Goya), padrona d’una lussuosa dimora, sede di perversioni e licenziosità di vario (e interessante) genere, è morta, mostrando sintomi d’avvelenamento, dopo una festa celebrata nel suo palazzo madrileno.
Nessuno è in grado di stabilire se si sia suicidata o se sia stata uccisa: adottando l’escamotage della (blanda) inchiesta di Godoy, poco a poco c’addentriamo nella vita dell’illustre aristocratica scomparsa tramite i racconti, le testimonianze e le visioni della realtà di quanti, tra i protagonisti della sua esistenza, le sono sopravvissuti.
Goya ne era innamorato: prima di possederla, l’aveva vagheggiata, idealizzata e idolatrata. Pur sensualmente corrisposto, non aveva mai saputo riservarsi l’esclusiva dei suoi sentimenti, perché Cayetana pareva prigioniera del suo amore per Godoy.
Il Primo Ministro, determinato e senza scrupoli, s’era arrampicato fino alla massima carica politica del Paese giocando, in parte, sulla rivalità esistente tra le sue amanti, la Regina e la Duchessa d’Alba: conquistato il potere, aveva ritrovato freschezza, passione e splendore nella giovane cortigiana Pepita Tudo (Penelope Cruz), che stregava gli uomini danzando.
Pepita, gelosa della Duchessa, s’era accorta che la “Maya Desnuda” e la “Maya Vestida”, dipinte da poco dal pittore, sembravano esser nate da un ibrido tra il suo corpo e quello di Cayetana: accecata dal dubbio, non aveva saputo risolversi ad agire. E così, pur avendo sottratto alla Duchessa l’amante prediletto, era consapevole di non aver vinto l’adorazione totalizzante del pittore: Pepita era splendore sensuale, Cayetana eros puro. L’ideale incarnato.
Entrambe le donne avevano posato, in momenti differenti, per Goya – e nessuna delle due era in grado di riconoscersi con assoluta certezza nella divina figura femminile raffigurata.
Al termine della ricostruzione, non sembra emergere nessuna verità: permane il mistero sull’identità della Maya, rimane fondamentalmente irrisolta l’indagine di Godoy sulla morte di Cayetana. Il film non sembra mostrare particolari ambizioni: è una discreta pellicola di genere, giocata in un fazzoletto striminzito di eventi e mutamenti, sostanzialmente ibridata tra una satira aristocratica e un elogio del corpo femminile.
Tratto da un romanzo di Antonio Larreta, “Volavérunt” ha il merito d’aver confermato l’immortalità del fascino delle opere d’arte di Francisco Goya, traducendolo tuttavia in una parabola cinematografica sfortunatamente vacua ed evanescente.
La bellezza di Penelope Cruz e il carisma di Aitana Sanchez Gijon non bastano a sostenere il peso di una sceneggiatura piatta e frivoletta: il racconto della paganissima “ultima cena” di Cayetana e delle tele di Goya non trae giovamento dai frequenti cambi di prospettiva.
Che sia Godoy o Pepita a raccontare, poco muta: i pensieri si rivelano a singhiozzo, la storia non assume altro colore.
Sarebbe forse bastato esasperare, con un po’ di coraggio, un aspetto, l’erotismo o il mistero della Maya, ad esempio, per rendere meno indefinita un’opera che sembra incompiuta e “soffocata” in più di un frangente.
Intossicato dai miasmi di quei giochi di potere che voleva forse raccontare, accecato dalla “Volavérunt” che tiene al giogo la sua immaginazione, Bigas Luna s’è fermato ai buoni propositi e ai pregevoli intenti: l’esito non è affatto memorabile.
Sciatto e ossessivo.
Regia: Bigas Luna. Sceneggiatura: Bigas Luna, Cuca Canals. Tratto da un romanzo di: Antonio Larreta. Direttore della fotografia: Paco Femenia. Montaggio: Kenout Peltier. Interpreti principali: Aitana Sanchez Gijon, Jorge Perugorría, Penelope Cruz Musica originale: Alberto Garcia Demestres. Produzione: Mate Cantero e Stephane Sorlat. Origine: Spagna/Francia, 1999. Durata: 107 minuti. In rete. Sito ufficiale di Bigas Luna.
Jordi Mollá, Stefania Sandrelli, Zoe Berriatúa, Maria Alonso, Jean Marie Juan.
Lankelot Franchi, settembre 2003.
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La bellezza di Penelope Cruz e il carisma di Aitana Sanchez Gijon non bastano a sostenere il peso di una sceneggiatura piatta e frivoletta: il racconto della paganissima ?ultima cena? di Cayetana e delle tele di Goya non trae giovamento dai frequenti cambi di prospettiva.