
Storia di un amore spezzato all’improvviso, di uno scrittore e della sua musa; storia di una fuga in cerca dell’origine del sogno, e della diserzione dalla realtà per meglio assorbire il dolore, e per poterlo vincere.
Storia poi di una relazione di due estranei, durata una fuggevole notte e destinata a cambiare il futuro dei due amanti; che rimarranno estranei per anni, ma dell’amore di quella notte vedranno il frutto, una bambina.
Storia infine della creazione delle storie, e del legame indissolubile del creatore con le sue creazioni, e della sua capacità di incidere nelle vite reali come nelle vite immaginarie, e di deciderne le sorti, e di interiorizzarne i contrasti e le ossessioni, e di armonizzare i desideri e deteriorare le paure.
L’erotismo annunciato nel titolo è sì parte del film; film che non evita di rappresentare scene stavolta davvero al limite della pornografia: tuttavia sembra un espediente volto a tratteggiare con nitore l’intesa e il desiderio dello scrittore e della musa, ha qualcosa di giocoso e di gioioso, sempre - almeno, quando descrive l’amore dei due protagonisti principali.
La trama. La prima parte del film, titolata semplicemente “Lucía” ha inizio nel momento della separazione tra la ragazza, giovane cameriera d’un ristorante di Madrid, e Lorenzo, lo scrittore. Discutono al telefono; lei si precipita a casa. Trova un laconico messaggio d’addio; mentre sta ancora cercando di prendere coscienza di quel che ha appena letto, squilla il telefono. È la polizia. L’agente fa appena in tempo a comunicarle che Lorenzo ha avuto un incidente; Lucía interrompe la conversazione, e fugge via, disperata, per le strade di Madrid.
Decide di partire per un atollo del Mediterraneo; l’isola che Lorenzo più aveva amato. Ha inizio la seconda parte del film, titolata “il sesso, sei anni prima”.
L’isola è quella dove Lorenzo aveva conosciuto la fugace passione con un’estranea. Prima di conoscere la musa. Nella splendida atmosfera del luogo, solare e luminosa, Lucia trova rifugio presso una locanda diretta da una umanissima e gentile signora, alla quale è indirizzata da un sommozzatore che incontra sulla spiaggia. E inizia a ricordare, a ricordare e ricostruire la sua storia con Lorenzo; a partire dal primo incontro, in un caffè, quando s’era fatta avanti per manifestargli la sua ammirazione per il romanzo e per svelargli i suoi sentimenti.
Da tempo lo seguiva per la strada: il ristorante dove lavorava era a un passo dall’abitazione dello scrittore; e lei aveva iniziato ad amarlo e desiderarlo, in segreto, giorno dopo giorno.
È colpo di fulmine. Ed è passione, e adorazione, e dedizione; fusione d’anime e splendida sensualità. Lucía è amante, confidente, compagna e prima lettrice di Lorenzo; è travolgente e affascinante, e naturale. Lorenzo è incredulo: quel che stanno vivendo è semplicemente perfetto. Amore puro e splendida vita erotica. Poteva non esistere mai. Poteva restare una sua fantasia.
Sta vivendo un legame che è talmente puro e totale da sembrare immaginario.
Poi, d’un tratto, il passato riemerge. E il passato è quella notte di trionfale lussuria conosciuta nelle acque dell’isola, con una sconosciuta.È rimasta incinta. Ha partorito una bambina. Vive ancora nel sogno di ritrovare il suo amante. Il padre della bambina.E chi racconterà la storia di questa donna a Lorenzo sarà il suo agente letterario, per un curioso intreccio del destino. Perché proporrà a Lorenzo questa storia come argomento del romanzo della sua vita.Perché è davvero il romanzo della sua vita, in ogni senso.
Registriamo,a proposito, la nuova adozione della tecnica narrativa dell’analessi, tendenza che va facendosi abitudine o consuetudine nel cinema contemporaneo.
Lorenzo dunque si trova di fronte all’opportunità di far convergere la realtà e l’arte, e affronta un pericoloso meccanismo in cui le creature e le creazioni letterarie sono esseri viventi, reali; e in cui il protagonista è effettivamente lui stesso, nonostante i tentativi di trasfigurare la realtà nel libro che va scrivendo.
Tra ossessione e lucidità, tra desiderio, perversione, corruzione e poesia, la stesura del libro procede; e l’intreccio con la realtà si fa sempre più irresistibile e l’equilibrio, d’un tratto, vacilla; è vita da incubo ed è arte di sogno.
Lucía, poco a poco, s’abbandona a leggere la realtà dagli occhi del suo compagno; ruba il segreto impronunciabile della sua vita studiando il suo romanzo; perché nella creazione, in qualunque creazione artistica dello scrittore, s’annida il mistero della sua anima e si nasconde l’inferno che ogni giorno lo uccide. L’immaginazione sprigiona spettri e demoni e sangue e rimorsi: tutta la vita che non avremmo voluto vivere, e che avremmo desiderato cambiare. Perché il romanzo perfetto di Lorenzo è quello in cui,ad un punto, si può tornare indietro nella storia, precipitando in un baratro; e la si può rivivere e ricostruire, e plasmare così la realtà.
L’immaginazione domina e cambia, ogni giorno, la vita che viviamo.
L’arte ha il potere di influenzare le vite delle persone, e di accendere nuova luce nelle loro esistenze. L’arte ha lo stesso potere dell’amore; e non è un caso se il nome della musa è un nome parlante: è un piccolo raggio di luce, o forse è la luce stessa. Il faro dell’isola si spegnerà se il guardiano non tornerà a preoccuparsene; la luce è andata ad attendere un impossibile ritorno, a cercare quel momento perfetto che la sorte le ha impedito di rivivere.
Lorenzo incontra sua figlia, Luna. È padre: ma si è padri se la propria figlia lo ignora? È davvero paternità? Si è davvero padri delle proprie creature, se le creature non hanno coscienza della loro origine? Nuova ossessione.
Lo scrittore è a un passo dalla dannazione.
Questa pellicola si contraddistingue per una densità d’argomenti semplicemente straordinaria: nella sua crudezza, nella sua naturale tendenza ad esplicitare ogni sentimento e ogni sensazione, nel suo intellettualismo spregiudicato e nella sua sensualità è davvero un piccolo capolavoro.
Per la seconda volta in pochissimi anni, dopo “Tutto su mia madre” di Almodovar, il cinema spagnolo presenta al mondo un film dalle infinite chiavi di lettura. Questo “Lucía y el sexo” si fonda su temi come la vita, la morte, l’amore, la memoria, il desiderio, la sensualità, la paternità, l’arte, la creazione artistica, l’isolamento, il rapporto tra creazione e creatore, la relazione tra realtà e immaginazione, il significato delle ossessioni e il senso dei rimorsi e dei rimpianti, il ruolo del lettore e la sofferenza dello scrittore, l’assenza di ispirazione e il trionfo della fantasia; e potrei ancora insistere nell’elencare. Mi fermo perché consapevole che dalla lettura di un film del genere potrebbe derivare un saggio di centinaia di pagine, certamente inadatto alla pubblicazione in rete.
I limiti. La concettosità e l’intellettualismo, paradossalmente; giacché ad un tratto si ha addirittura l’impressione che questo eccezionale interesse per la sessualità sia un escamotage per solleticare la curiosità del pubblico, provocare scandalo, e sviare il pubblico dall’interpretazione primaria del film: ossia, il rapporto tra “scrittore e scrittura”, o “scrittore e creazione”, per semplificare.
Scrittura non solo “d’arte”, ma “di vita”: con cancellature, abrasioni, correzioni, varie redazioni e revisioni infinite.
Altro limite: Julio Medem, regista e autore del film, dimostra di avere chiara coscienza del suo straordinario talento; e c’è dunque qualche leziosità, qualche virtuosismo perfino fastidioso, perché Medem sembra ad un passo dal cedere alla didascalia e alla capziosità.
Il debito estetico nei confronti di Almodovar è chiarissimo: per inquadrature, intensità, densità, abilità narrativa, fascino. Tuttavia, Medem è ben distante dagli eccessi kitsch e ampollosi del maestro; ed è certamente più cerebrale. Comunque, pur artefatto, è artefatto diversamente.
La lentezza della pellicola è, soprattutto nel secondo tempo, annuncio di una serie di scene prevedibili e, appunto, didascaliche: per venire incontro alle legittime aspettative di quanti leggono queste pagine prima di vedere il film, evito di descrivere i passi in questione.
Terminiamo qui con i limiti, dedichiamo qualche cenno al cast.
Lucía è interpretata dalla seducente e fascinosa Paz Vega. L’attrice si cala perfettamente nella parte: è intrigante e solare, femminile e provocante.
Lorenzo è il tenebroso Tristán Ulloa. Complessivamente credibile, adotta una serie di tic e incarna delle nevrosi drammatiche con una certa disinvoltura; mai precipita nei personalismi, restando fedele al personaggio. Eccellente nel passaggio dall’entusiasmo e dalla felicità dei primi anni della relazione con Lucía alla torbida ossessività caratteristica della seconda parte della pellicola.
Merita certamente d’essere menzionato il poliedrico Javier Camara, nei panni di Pepe, agente letterario e confidente di Lorenzo: Camara, già apprezzato nel sorprendente e onirico “Parla con Lei” di Almodovar, nel ruolo del protagonista principale, regala qui un’interpretazione dell’amicizia incisiva e convincente.
Opaco e anonimo Daniel Freire nel ruolo di Carlos. Teatrale, compiaciuta e melodrammatica la Nimri nel ruolo di Elena.
Un’ultima nota. È un peccato che questa pellicola sia giunta sui nostri schermi con due anni di ritardo. Se quel che passa il convento italiota è la convenzionale messinscena borghesuccia mucciniana, l’amarezza si fa rammarico e rabbia.
Questo è cinema, questa è arte.
Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Julio Medem.
Direttore della fotografia: Kiko de la Rica.
Montaggio: Iván Aledo.
Interpreti principali: Paz Vega, Tristán Ulloa, Najwa Nimri, Daniel Freire, Javier Camara, Silvia Llanos, Elena Anaya.
Musica originale: Alberto Iglesias.
Produzione: Fernando Bovaira, Enrique López Lavigne.
Origine: Spagna, 2001.
Durata:128 minuti.
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Commenti
Luca me lo comprerà a giorni. (Dai trailer sembrava uno specie di "Monella" iberica, brassiana. Ancora una volta la distribuzione italiana pigia sui tasti più superficiali, di qualsiasi cosa abbia a che fare).
non ho letto una sola riga positiva su questo film. quindi, naturalmente, non lo vedrò mai e poi mai.
Te lo racconterò io!
Ricordo che quando entrammo in sala Ian arrossiva non appena incrociava lo sguardo con altri spettatori. La ragione sta proprio in quel trailer. Ricordo che il film proiettato in sala non era censurato, a differenza del dvd che è spesso mozzato di diversi dettagli e parecchi fotogrammi. Mi auguro che la versione che ti regalerà Luca sia quella che ho visto in sala. Significherebbe che la potenza e l'espressività di quelle immagini rimane inalterata, e che questo mio scritto ha ancora senso;).
Il mio interesse per il film on nasce per motivazioni non propriamente di carattere culturale.
Avete capito.
Una gran bella ****
ahahahah! una bella oligarchia maschilista. ci vorrebbe che qualche donna potesse ribattere a tono. elia, per esempio.
Elia non ha visto il film, figurati. E' sempre così pudica.
Aspettando Elia per un giudizio femminile autorevole, non posso che continuare sul tenore dei post precedenti: ricordo quel fortunato risveglio dello scrittore... ah che risveglio!
Il miglior risveglio della storia del cinema.
Non so se il migliore, certamente tra i più auspicabili da provare di persona. Per chi non l'ha visto: non pensate subito a porcate assortite, è un risveglio ricco di poesia;)