Questo film è dedicato all'amore. Stavolta fraterno o comunque famigliare. Niente donne che scappano, oppure dissidi interiori, umanità che soffrono, maschi che scappano, insomma la eventualmente vostra e stramaledetta tragedia all'italiana. Una dimensione del privato proiettato e sostanziato dallo sfondo che ancora adesso desta interresse,rammarico, nostalgia e desiderio di capire. Parlo per me. Attenzione. E per molti altri. Siamo in tanti a volere. Questo. Inutile addentrarsi sulle molteplici verità storiche ed emotive e nel contempo nel pari numero di bugie più o meno ufficiali ed officiate che ad oggi sono tramandate per raccontare quel coacervo fascinoso e conturbante che furono gli anni Settanta e dintorni, in Italia. Io non c'ero. Volevo. Ma poi. All'età non si comanda. Pare o pare apparire. Stavolta tuttavia l'occhio indagatore è un occhio "bipartisan" che riesce miracolosamente a non incappare nella retorica e nello schieramento di parte oppure in una raffigurazione ieratica, metaforica ma abbastanza plastificata e autocelebrativa come il soporifero e morboso "The dreamers" di Bertolucci.
Qui Accio (uno scapigliato e "ridicolo" Elio Germano), schiacciato dai fratelli di una modesta famiglia che vive a Latina (seppure l'accento di tutti i protagonisti sia un evidente romanesco che almeno linguisticamente contestualizza la storia più che altro in una borgata ai confini della capitale), inneggia alla spontaneità, al richiamo del sangue, alla forza dell'amore in un' epoca travagliata e travalicante, debordante, dove lo schierarsi e la ricerca di un senso di appartenenza al mondo e ad alla vita conduce inesorabilmente all'annullamento di se stessi ovvero invece ad una nuova consapevolezza di sé e ad una nuova percezione del mondo attraverso l'indirizzo delle proprie forze ed ideali verso un più maturo e più realistico approccio alla realtà. Già la realtà. E' ardua ed incongrua da giovani, è quello che è da adulti. Questo film ne rende l'idea quando c'erano. Quelle cose che sappiamo tutti. Fantasia al potere. Anarchia. Fascismo o defascistizzare.
Ricorda, per certi versi la prima parte del De Carlo di "Due di due" (suggestioni, non contingenze, parallelismi non contaminazioni) non a caso considerato dallo scrivente tra le pagine migliori su quegli anni, dove ad una consapevolezza ed ad uno equilibrato distacco sulle effettive giustezze delle diverse idee, tuttavia tutte ben esposte e contestualizzate , emerge con forza la storia di due personaggi, stavolta amici, ed è il loro rapporto forte e tenero, vigoroso maschio eppur labile, friabile, ad innervare la sostanza del narrato. Anche in questo film l'amore -odio dei due fratelli, la presenza di una solare sorridente ragazza innamorata del bello dannato (Scamarcio attore e non pupazzo da pulsioni ormonali) ma quasi intenerita dalla cocciuta testardaggine di sapore anarchico di Accio, fascista per caso, idealista per antonomasia, alla ricerca di se stesso più che di una bandiera da sventolare, più apologeta degli ultimi che bramoso dei primi o dei secondi. Brava come usuale la Finocchiaro, madre che non può essere mamma tout court, perfetto come primario Zingaretti, nostalgico del ventennio quanto basta a ad essere caricatura non tanto della sua idea ma di una certa Italia e di un certo agire, come la scena esemplare del collettivo comunista dove tutti parlano e nessuno si capisce, tra fumo e bandiere rosse, è emblema di un idea di per sé accattivante ma nella messa in pratica, come la storia insegna, impossibile o comunque inattuata allora ed adesso. Film delizioso, ben girato (anche se sfugge colpevolmente qualche piccola stortura, come quando le macchine ed i costumi d'epoca hanno in primo piano sullo sfondo manifesti elettorali attualissimi e dunque bastava strapparli per rendere il tutto perfetto e non sciatto) molto apprezzato da chi come me non vuole più o non ancora decidere, ove fosse il caso, stabilire dove il torto, dove la ragione, ma più che altro intende avere un senso e una direzione per capire ed assaporare quegli anni senza per questo per forza sprofondare negli ormai stanchi ed inutili starnazzamenti di parte, ma un ritratto complessivo, seppur minimo e provinciale come questo del film, diretto da Luchetti, di cui ricordiamo Dillo Con Parole Mie (2003) I Piccoli Maestri (1997), La Scuola (1995) Il Portaborse (1991). Azzeccato il titolo, tratto da una canzone di Rino Gaetano e perfettamente calzato sui panni del protagonista, un indomabile, ultimo e mai sconfitto Accio, che dimostra che la strada verso la maturità è fatta di enormi salite eppure a volte, anche se senza niente o quasi, la discesa dà una soddisfazione di grande respiro anche quando la tragedia ti sfiora anzi ti abbraccia. Per chi detesta il film italiano o ancora non digerisce quegli anni, consigliato come saporoso digestivo. Dedicato a chi vede Scamarcio oppure lo detesta. L'arte non ha confine né parte
SCHEDA
Regia Daniele Luchetti
Intepreti principalI: Riccardo Scamarcio, Elio Germano, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti Regia Daniele Luchetti
Sceneggiatura Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Daniele Luchetti
Scenografia Francesco Frigeri Dreville Montaggio Mirco Garrone
Fotografia Claudio Collepiccolo Rolla
Costumi Maria Rita Barbera
Pubblicata sul sito Ciao.it nelll'aprile 2007.
LUCHETTI in LANKELOT:
Commenti
Eccoci qua! Ave Baol. Ti ricordo che c'è ancora un tuo arretrato filmico ("Un giorno.." > ho inserito il link all'altro film di Luchetti in archivio su lanke.eu. Ora ti leggo...;)
Comuni amici mi hanno raccontato che Scamarcio ne aveva fatta di gavetta... il discorso è quel che è andato a rappresentare.
Luchetti è un regista con sprazzi almeno interessanti; la tua segnalazione è quindi altrettanto interessante (perturba il richiamo a "Due di due", ma faccio finta di niente:) ).
Ave
mmmh.. Due attori che non sopporto, probabilmente.
Il titolo del film mi porterebbe a vederlo. Quando passerà in Dvd.
Già che non parli di amori, 30enni lontani anni luci dalla normalità, mi incuriosisce...
Una gran bella pagina, com'è nel tuo stile. Per un film che aspetterò passino in Tv, o dvd, o quello che sarà. I "ritratti" italiani mi piacciono poco in generale. Scamarcio chi sia ancora devo capirlo, non so neppure che faccia abbia, ma ho 38 anni (per poco) e sono assolutamente giustificata :)
Di Luchetti ho visto tre film e mi sono piaciuti tutti (I piccoli maestri, dal libro di meneghello, Il portaborse e La scuola), su questo ammetto di avere alcune riserve per via di Scamarcio. É l'idolo delle ragazzine dopo Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, ma io lo trovo assolutamente inespressivo. Almeno nella parte di Step.
2. richiamo circostanziato stavolta, credo. Se vuoi sottolineo maggiormente che solo a me ricorda lo spirito bipartisan di de carlo, il quale non descrive una militanza, ma un'amicizia con sullo sfondo "quegli" anni.
3. Contento che la proposta non sia "nulla". In ogni caso è un ottimo film italiano, che ha uno spessore ed una profondità superirori a molti films usciti di recente e variamente strombazzati.
5. Sai marina, non è che Scamarcio sia del tutto inespressivo. E' che il personaggio di Step è insulso, vuoto, inesistente :-)
4. La tue lacune su Scamarcio sono pienamente giustificate :-)
Leggo che in sostanza ti è piaciuto, Paolo. Sarei curioso di vederlo, quasi esclusivamente per il tema (mai trattato decentemente dalla nostra cinematografia). Certo che ho paura di imbattermi nel "giovane fascista caricaturale", cosa che mi aspetto da un Lucchetti, regista che non stimo (mi diverti solo "La scuola", per il resto...). Non entro nel merito della bravura di Scamarcio, visto solo nella sua breve apparizione in "Romanzo criminale". In Elio Germano invece mi sono imbattuto diverse volte, perlopiù apprezzandolo. Se faccio in tempo vado a vederlo al cinema (ma ci sono altri film odierni più meritevoli - suppongo - nella mia lista), altrimenti lo recupero in dvd.
8. sai che c'é? ho apprezzato molto il fatto che ci siano fascisti e anche comunisti caricaturali. A mio modo di vedere, ovvio.
concordo con baol. film gradevolissimo. luchetti è un regista pulito, che scorre via senza banalità. non ho l occhio per la finezza dei manifesti. Una scena è grandiosa: conquistata la casa al mare, per la propria e le altrui famiglie proletarie (nel senso letterale), Accio fa quello che avrebbe fatto il fratello: porta delle rose, un Albero di rose. ma tutti dormono. Lui l ha fatto comunque, ne è quasi fiero. Ogni singolo gesto, nella sua vita, è stato schiacciato dal pregiudizio (di fratello minore escluso). Nessuno se ne accorge, come sempre.
Le caricature ci sono e ci stanno, anche se si sente un certo sforzo nell aver cercato l equidistanza (che ovviamente non è). Per chi come me quegli anni non li ha vissuti pare solo un frammischio ingiustificabile di violenza libertà caporionismo e scimmiottamenti. poi sfoglio il politecnico einaudi e ci ripenso