Luchetti Daniele

La nostra vita

Autore: 
Luchetti Daniele

Tre indizi fanno una prova, quattro sono una certezza. Il Festival di Cannes sembra amare il cinema di Daniele Luchetti, invitato per la quarta volta sulla Croisette dopo Domani accadrà, Il portaborse e Mio fratello è figlio unico, e unico regista italiano in concorso nella selezione ufficiale con La nostra vita, da pochi giorni nelle sale italiane. Scegliendo di percorrere un filone ultimamente molto battuto dai registi e dagli sceneggiatori italiani, Luchetti, coadiuvato dagli oramai veterani Rulli e Petraglia in sede di scrittura, ci regala un’opera che indaga la famiglia nel suo privato più intimo, con tutti i suoi riti e i suoi fantasmi, esibendo il dolore quando necessario e liberando le emozioni senza alcun freno in alcune significative sequenze. Un’opera che mescola commedia e dramma, e che sullo sfondo fotografa le rovine morali e le infinite contraddizioni del nostro Bel Paese.

Claudio è un giovane operaio edile che lavora in nero, ha una bella moglie, due figli piccoli e un terzo in arrivo. Ha un tenore di vita piccolo borghese, vive arrangiandosi, ma senza far mancare nulla alla famiglia, cui promette le vacanze in Sardegna per l’estate. Il mondo di Claudio crolla improvvisamente quando la moglie muore dando alla luce Vasco, lasciandolo da solo con tre figli e l’impossibilità di mantenerli come vorrebbe. Il ragazzo non si abbatte, e ricattando il datore di lavoro, che nascondeva il cadavere di un operaio rumeno morto accidentalmente nel cantiere in cui lavoravano, ottiene il subappalto di una palazzina che deve essere consegnata in tempi brevi e che non ha un gran margine di guadagno. Claudio è certo di ricavarci abbastanza per far star bene i figli, e si getta a capofitto nella difficile impresa. I problemi arrivano in fretta, sia per la difficoltà di gestione del lavoro, sia perché la famiglia dell’operaio rumeno si presenta al cantiere, entrando nella vita di Claudio, in un primo momento spinto ad aiutarli dal senso di colpa. Nel pieno delle difficoltà, Claudio troverà il conforto del fratello, della sorella, dell’amico spacciatore, e di tutti coloro che gravitano nel suo piccolo mondo privato.
 
 
Un epilogo un po’ troppo consolatorio, in cui si poteva decisamente osare di più, per una rappresentazione comunque sentita e toccante, in cui Luchetti non cerca la misura ed anzi invade emotivamente il campo visivo. Lo invade per troppo amore, per i suoi personaggi in primis, e per una storia che – risulta palese dal modo di rappresentazione scelta – sente profondamente sua. La nostra vita è un film che sceglie una forma espressiva radicale e che si dimentica spesso il rigore narrativo, anche in conseguenza della scelta di centrare la pellicola sul bravo protagonista, un Elio Germano (premio miglior attore a Cannes, ad ex aequo con Javier Bardem, condito di polemiche rivolte al governo italiano) che cannibalizza le figure di contorno fino ad andare oltre le righe, regalando però alcune sequenze che si incidono profondamente nell’intimo e nella memoria dello spettatore. Prima tra tutte quella in cui, seguito da un primo piano ossessivo, trasforma il suo canto in grido rotto dal pianto, sulle note di Anima fragile, al funerale della moglie. In questa scena, peraltro, quando la macchina da presa si allontana dal volto trasfigurato dal dolore di Claudio, troviamo il senso profondo dell’opera di Luchetti, che attraverso le note di Vasco Rossi unisce in un malinconico coro da stadio tutti coloro che sono intervenuti alla cerimonia.
 
La famiglia filmata dal 50enne regista romano è quella classica italiana, fondata sulla mutua solidarietà e il soccorso economico quando necessario, e tutto sommato ne esce come l’unico punto fermo in un mondo fatto di disagio, inessenzialità, cinismo e apparenza. Il sottotesto più rilevante, a questo proposito, risiede nell’impietosa fotografia di una cultura contemporanea in cui il denaro sostituisce l’affetto e nasconde, o quanto meno attenua, il dolore. Spiega Luchetti, in un’intervista: “Malgrado la caduta dei valori, il nostro Paese è percorso da una grandissima voglia di vivere. I protagonisti del film vanno a infilarsi in dinamiche sbagliate, ma sono delle brave persone su cui spero di aver proiettato il mio affetto. Forse, è la prima volta che mi capita, al cinema.”.
 
 
Buone le prove dei non protagonisti, a partire da Isabella Ragonese, che in poche sequenze riesce a far breccia nell’immaginario dello spettatore; senza dimenticare il sempre bravo Giorgio Colangeli e un insolito Raoul Bova, molto lontano dai personaggi consueti. L’unico poco credibile è un improbabile Luca Zingaretti, spacciatore capellone costretto su una sedia a rotelle. Girato tra Ostia e gli orrendi palazzoni della periferia romana, La nostra vita è un film che non ha mezze misure, che cerca senza alcuna sovrastruttura l’adesione dello spettatore, e che per questo può generare sentimenti forti e contrastanti, ma difficilmente equidistanza. È un tentativo, da parte di Luchetti, per ora non del tutto riuscito, di uscire dal solito italico provincialismo. È comunque, probabilmente, la sua migliore opera dai tempi de Il Portaborse, pellicola del 1991 sinistramente profetica su Tangentopoli e sul declino morale della classe politica italiana.
 
Regia: Daniele Luchetti. Soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti. Direttore della fotografia: Claudio Collepiccolo. Montaggio: Mirco Garrone. Scenografia: Giancarlo Basili. Costumi: Maria Rita Barbera. Interpreti principali: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli, Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Awa Ly, Emiliano Campagnola. Musica originale: Franco Piersanti. Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz per Cattleya, Babe Films, in collaborazione con Rai Cinema. Origine: Italia, 2010. Durata: 100 minuti.
 
Federico Magi, maggio 2010.
 
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 25 maggio 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare su Lankelot in versione lievemente modificata. 

Per approfondire: LUCHETTI in LANKELOT

ISBN/EAN: 
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Commenti

(La nostra vita) "Scegliendo

(La nostra vita) "Scegliendo di percorrere un filone ultimamente molto battuto dai registi e dagli sceneggiatori italiani, Luchetti, coadiuvato dagli oramai veterani Rulli e Petraglia in sede di scrittura, ci regala un’opera che indaga la famiglia nel suo privato più intimo, con tutti i suoi riti e i suoi fantasmi, esibendo il dolore quando necessario e liberando le emozioni senza alcun freno in alcune significative sequenze. Un’opera che mescola commedia e dramma, e che sullo sfondo fotografa le rovine morali e le infinite contraddizioni del nostro Bel Paese".

[la nostra vita] carico in

[la nostra vita] carico in prima e aggiungo in calce l'archivio LUCHETTI!

[Luchetti] insomma, mi sembra

[Luchetti] insomma, mi sembra il tuo sia un giudizio positivo. Altro dvd da comprare tra qualche mese. La morale di fondo del regista mi suona famigliare, non vedo l'ora di studiarmi l'opera.

(Luchetti) Si, giudizio tutto

(Luchetti) Si, giudizio tutto sommato positivo, ancorché questo non sia proprio il mio genere. Decisamente meglio qui Luchetti che in "Mio fratello è figlio unico". Germano è bravo, anche se un po' troppo istrione.

[Luchetti] Vado a vederlo

[Luchetti] Vado a vederlo stasera, lettura e commenti post-visione. Intanto, grazie.

[Luchetti] Appena tornata. E'

[Luchetti] Appena tornata. E' una fotografia impietosa, ma fedele dell'Italia, del mondo del lavoro e dei cortocircuiti emozionali in ambito familiare. Peccato per alcuni dialoghi troppo veloci e risultati poco comprensibili, ma a parte questo, nulla da eccepire. Bravo davvero il protagonista, mi fa piacere per il riconoscimento a Cannes. (Bellissimi i tre bimbetti, soprattutto il piccino). La scena finale forse è un po' mielosa, ma molto intensa.

[nostra vita] pochi giorni fa

[nostra vita] pochi giorni fa è uscita una stroncatura, impietosa e ideologica, a firma Goffredo Fofi. L'avete letta?

(La nostra vita) Si, l'ho

(La nostra vita) Si, l'ho letta, e ho condiviso solo le critiche sul piattume di scrittura e sulla medietà di certo cinema (che accumuna Ozpetek, Virzì e affini, insieme a Luchetti). Su tutto il resto stenderei un velo pietoso.

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