Con “American Graffiti”, nel 1973, George Lucas dirige il suo primo film di una certa importanza, dopo alcune pellicole minori e cortometraggi girati durante gli anni Sessanta (“Electronic Labyrinth THX 1138 4EB” e “Filmmaker”), che precederà di pochi anni l’incontrollabile fenomeno di “Star Wars”.
George Lucas, descrive, in questa leggera e piacevole pellicola prodotta da Francis Ford Coppola, le vicende di quattro giovani ragazzi americani, durante i primi anni Sessanta, attraverso la notte che precede la partenza per il college di due tra loro. Si tratta di Steve (Ron Howard), Curt (Richard Dreyfuss), John (Paul Le Mat) e Terry (Charles Martin Smith), adolescenti che hanno appena concluso il liceo e si apprestano ad affacciarsi sulla vita vera, e che vivranno tutti una notte speciale, per un motivo o per un altro. Tutto questo sullo sfondo di una cittadina di provincia americana, fatta di fast food, neon luminosi delle insegne, drive in e campagne nelle quali appartarsi in macchina per pomiciare.
La vicenda si sviluppa interamente lungo un’unica notte, per le strade: Curt ha appena vinto una borsa di studio ma non è sicuro di voler partire. Un po’ per paura, un po’ perché non si sente ancora pronto per lasciare gli amici, i divertimenti dell’adolescenza ed imbarcarsi in questa nuova avventura. Steve, al contrario, sembra entusiasta: non vede l’ora di partire, di andare fuori a studiare anche se dovrà lasciare la fidanzata di sempre Lory (Cindy Williams) a casa. A casa, invece, resterà Terry, buffo e imbranato, incaricato di avere cura della splendida automobile di Steve. John, infine, è il bello e dannato del gruppo: meccanico, muscoloso, sbruffone e affascinante, è il prototipo del bullo di periferia. Anche lui non andrà da nessuna parte, e continuerà la sua solita vita tra donne e motori.
I quattro adolescenti si ritrovano, un po’ per caso, al solito fast food. È l’ultima sera in città, per due di loro. Dopo una breve chiacchierata, ognuno di loro prenderà la propria strada, per vivere una notte senza dubbio memorabile: tra feste da ballo, innamoramenti a prima vista, illusioni, disavventure sentimentali, litigi, riappacificazioni, gesti incoscienti e furti d’auto, i quattro trascorreranno una nottata che non dimenticheranno mai, fino alla conclusiva sfida ad alta velocità tra John e Bob Farfa (Harrison Ford), proprio all’alba di un nuovo giorno, che vedrà partire solo Curt, mentre Steve resterà a casa con l’amata Lory.

La leggera commedia sentimental-nostalgica di George Lucas, primo lavoro di rilievo del regista famoso soprattutto per la saga di “Guerre Stellari”, è una pellicola leggera e divertente, che si vede dall’inizio alla fine col sorriso sulle labbra. È quasi impossibile, infatti, non appassionarsi e rallegrarsi nel percorrere, accanto ai quattro giovani protagonisti, le tappe principali di una indimenticabile nottata di passioni, amori, rischi e decisioni importanti. Decisioni che, per alcuni di loro, segneranno per sempre la vita futura.
I quattro, infatti, una volta terminato il liceo sembrano attraversare, in una sola nottata, un percorso di formazione che li porterà a prendere coscienza della propria crescita, del fatto che, diventati ormai grandi, è necessario fare delle scelte importanti e decisive per andare avanti nella vita. Non è più tempo per i giochetti amorosi, le corse in auto e le bugie per rimorchiare: la vita inizia ad essere davvero difficile, una volta fuori dall’ovattato mondo del liceo. I sogni fino a quel momento tanto immaginati possono diventare realtà, ma ci vuole coraggio e voglia di mettersi in gioco per raggiungerli.
Non tutti ce la fanno: Steve deciderà di non partire per amore, John si renderà conto che le belle donne e le auto veloci non sono tutto, Terry che le bugie pagano sempre, ma che si è sempre in tempo per rimediare. Solo Curt, zaino in spalla e sorriso sulle labbra, il giorno dopo sarà su un aereo che lo porterà verso il college, e dall’alto potrà rendersi conto, con gioia ma anche un pizzico di malinconia, che la loro adolescenza è finita, che il mondo degli adulti li aspetta per metterli alla prova e che ognuno di loro, dopo quella notte indimenticabile, è cresciuto.
Da molti definito un “film cult”, il film nostalgico per eccellenza, “American Graffiti” è, prima di tutto, una gradevole pellicola sulla cultura giovanile degli anni Sessanta, sugli stili di vita di quella generazione, sulle ansie e le paure che attanagliavano i giovani di quegli anni. Uno splendido “ritratto generazionale”, uno sguardo nel passato recente (la pellicola, del 1973, è ambientata nel 1962) che cerca di mettere in risalto, soprattutto, l’atmosfera romantica e ingenua di quegli anni, di quel paese tutto luci, auto e ragazze che di lì a poco avrebbe conosciuto la disfatta della guerra in Vietnam.
È un film semplice, immediato e divertente, in bilico tra spensieratezza e malinconia, che si avvale di attori giovanissimi e riesce, con un budget limitato (750.000 dollari) e da un soggetto lineare e senza particolari slanci creativi, a realizzare un originale racconto, campione di incassi al botteghino e candidato a ben cinque premi Oscar.
Una nota a parte, infine, merita la splendida la colonna sonora, il flusso di canzoni che accompagna tutte le vicende dei personaggi, che ripropone alcuni degli immortali classici degli anni Sessanta proposti dalla ghignante voce di Lupo Solitario (Wolfman Jack): da “Around the Clock” di Bill Haley a “That’ll Be the Day” di Buddy Holly, da “At the Hop” dei Flash Cadillac a “Johnny B. Goode” di Chuck Berry.
Antonio Benforte. Già su lankelot.com.
Regia: George Lucas.
Soggetto: George Lucas e Willard Huyck.
Sceneggiatura: George Lucas, Willard Huyck e Gloria Katz.
Direttore della fotografia: Jan D’alguen, Ron Eveslage.
Montaggio: Verna Fields, Marcia Lucas.
Musiche: Kim Fowly Phillips, Karin Green.
Interpreti principali: Richard Dreyfuss, Ron Howard, Paul Le Mat, Charles Martin Smith, Cindy Williams, Candy Clark, Mackenzie Phillips, Wolfman Jack, Bo Hopkins, Harrison Ford.
Musica originale: Carter Burwell.
Produzione: Francis Ford Coppola per la Universal Pictures ; coproduzione Gary Kurtz per la Lucasfilm Ltd. Production.
Origine: U.S.A., 1973.
Durata: 108 minuti.
Approfondimento in rete: imdb; filmsite; cinematografo;
Commenti
Hai mai visto "Dazed and Confused" di Linklater? (ho rimosso il nome italiano).
Sostanzialmente vale AG di Lucas, per chi era adolescente in America negli anni Novanta (noi europei siamo altra razza, ribadiamolo :) ).
A proposito della colonna sonora... ora che ci penso una lacuna classica dei due siti Lankelot è proprio quella dell'estraneità all'analisi di certe OST che pure potrebbero meritare (magari anche se l'analisi viene integrata nella scheda del film...)
Mai sentito "Dazede and confused". Mi incuriosisce.
Sulle OST, io scrissi su quella di Trainspotting, disco uno...magari l a inserisco di nuovo anche qui.
gran film che, come dice il Franchi, ci sfugge: MA SI LASCIA ANCHE PRENDERE.
In Italia "Dazed and confused", titolo che omaggia i Led Zeppelin, è uscito con il titolo "La vita è un sogno".
Antonio, sì, riproponila;).
Leon, sì - il titolo è quello. Ma l'avevo anche recensito come Dazed and Confused. Non so a quale geniale casa di distribuzione sia venuto in mente di confondere una citazione ai Led Zeppelin con una a Calderon de la Barca...
locandina!
locandina!
[Lucas] tolte cicatrici
[Lucas] tolte cicatrici immagini sparite:)