Lowenstein Richard

E morì con un felafel in mano

Autore: 
Lowenstein Richard
Strangolarsi con un panino.
Ma non bisognerebbe sconfiggersi. Anche se il masochismo sembra un trend di moda.
E neanche dire addio, rimettendo ad altri il problema di combinare o scombinare amori, scrivere racconti, trovare un lavoro, laurearsi. Non solo all'università meramente intesa, ma anche superare esami a quella eterna immatura scuola che è la vita. Quella folle sequenza di istanti, a volte vissuti a metà, come se fosse.
Insomma a volta l'indigestione di bislacche trovate, di pensieri che volano troppo alto, di generazioni senza nome che rifiutano il proprio cognome e l'appartenenza diventa un'abbuffata.
Di sensi unici che diventano senza significato, di paradossali situazioni al limite dell'insolubile o del paranoico e che pure riservano una notevole percentuale di verità.

Il film " E morì con un felafel in mano" di Richard Lowenstein non è un tentativo di fare una storia o storicizzare. Ci si trova in un momento che fare storia appare improbabile perché non c’è più storia, nel senso che l’anaconda globalizzante appare stritolare il tutto in un fascistico e pretederminato presente. Sensazioni forti lo so, ma anche le autostrade internettiane sembravano dirette verso un mondo nuovo invece appaiono solo un’ora d’aria quando l’ossigeno è stato sostituito dal carbonio della non-fantasia.
Qui il felafel diventa nella sua atipicità e presunta esoticità un simbolo della pretesa o del legittimo desiderio di vivere come si vuole o come è giusto. Mangiandolo tutto compresi gli unguenti che derivano da un esistenza poco stellare ma molto Terra. Anche se si preferisca il kebab.
Peccato che talvolta non sia possibile.
O neanche impossibile.
Chiedetelo al buon Noah Taylor che fa da epicentro al terremoto emotivo-psicotico- sociale di un variegato gruppo di studenti che abitano, disertano e populizzano l'Australia di questi nostri anni, alla ricerca del tempo perduto ma molto kafkiani, comprese le loro argentate fobie quasi anacronistiche ma schizofrenicamente attuali, quali il culto del telecomando o l’adorazione per la cuccia di cane che rappresenta il grembo materno, impreziositi da dialoghi e scene che riprendono-ribaltano -ristrutturano la storia del cinema degli ultimi trenta anni. Abbiamo persino riferimenti a Godard e nel contempo a Guerre stellari. Come da titoli di coda, a cui rimando, ma che sono ben visibili nel film.
Una esplosione al sapor di implosione che comunque fa cinema.
Cinema modernissimo con lunghi primi piani quasi che la regia si addormenti nel compiacersi, battute fulminanti saccheggiate da una sceneggiatura non originale poiché tratta da un romanzo.
Questo film è lo stravolgimento consapevole e sapientemente mirato delle sit-in commedy di culto o anche mainstream, fate vobis, come si dice anche in
http://www.lankelot.eu/?p=1070 di Gianfranco Franchi.
Quasi tutto girato in interni, manifesta e tutto sommato filma la impossibilità di vivere dello scrittore afflitto da sindrome da pagina bianca Noah, che però nei momenti di anti depressione slingueggia e slabbra alla chitarra "California dreaming" dei Beach Boys, un continuo sovvertimento del contestatore, inno del conformismo easy listening americano sul finire degli anni sessanta. E peraltro la sua chitarra è scordata e senza amplificatore.
Appunto.
Recupero.
Rivisitazione.
Ridefinizione.
Oggi non è ieri, ma i tempi rimangono difficili. E' difficile crescere ed è impossibile rimanere bambini. Ci sono nell'ordine: bollette, gravidanze, precedenti e futuri penali per spaccio di droga, pazzie e dissociazioni di varia natura ed una certa indifferenza alle isterie del mondo seppur si diventa a proprio modo ( e todo modo) isterici.
Gran film, certo, che snerva e disossa la storia, la rende segmentata eppur continua nelle continue peregrinazioni del personaggio principale e dei suoi non intercambiali compagni di stanze, in una serie di citazioni e decitazioni da rendere preciso il messaggio: la vita non è come sembra e noi sembriamo ciò che non siamo.
Però.
Ci si prova a vivere.

Il film è artistico e artistoide, ingenuo, impreparato, giusto insomma, vivido e fulgido anche se immensamente destinato a contrastare qualsiasi desiderio di appagamento o di rassicurazione, senza scene cruente o sessualmente scorrette, ma semplicemente tentativo di.
Vita.
Speranza.
Comunicazione.
Assemblamento e assemblea di idee, dove alcune sono più preminenti.
Lo tiene su una trama folle ma ideale e idealistica, riferimenti non velati agli sviluppi e gli inviluppi della vita attuale con frequenti sconfinamenti per nulla banali sulle dinamiche di coppia etero ed omosessuali senza che ciò diventi tormentone ma un melting pot d'autore.
"Felafel" è un tentativo di commistione a volte ludica a volte drammatica di combinare il mondo già acquisito in vista di un isola che (forse) non c'è, evitando di dare retta al mondo schematico e schematizzato del filmicamente già detto in una nuova dimensione. Compito improbo, non solo sulla pellicola, ma qui compattamente proteso a dire la sua, seppur disintegrato dalla miriade di asteroidi che piovono pesantemente sulle esistenze di giovani ormai invecchiati che ricordano i fuori corso che affollano le nostre università senza sapere di essere folla ma coltivando un io imberbe, a volte puerile, ma vivo.
"Felafel" è una storia complessa e complicata perché è una storia che trafigge e incrocia spezzoni e spezzatini di film già visti, intensificando o demifisticando, riutilizzando cercando di proporre una luce nuova nel buio, un buio nella luce al neon che oggi illumina ma non dà luce.
È un grido d'arte, di artisticamente intensivo e tutto sommato improbabile.
Vorrei solo pensare ad altri pseudo esperimenti recenti di dare una linfa cinematografica alle generazioni x, quelle che hanno preso (in-)coscienza dopo il televisivo e catodico abbattimento del muro. Peccato che l’incomprensione si erga ancora come Castello kafkiano e che da allora la comunicazione tutto sommato sia diventata sempre più massificata.
Potremmo anche identificare e confrontare.
Il confronto avviene per sottrazione ed aggiunge un giudizo su questo film.
 
Basti pensare a "Giovani carini e disoccupati" (1) dove un inizio brioso e ricco di promesse diventa lentamente uno scivolamento nell’ovvio e nel banale, dove la cosiddetta malattia del secolo identificata come AIDS avvolge e immalinconisce lo spettatore senza dargli respiro o tregua, insomma si parte da una sostanza rock e si arriva ad una architettura pop senza che ciò voglia dire nulla tranne che l’arte sfugge al suo compito di sollevare e drogare la mente.
Potremmo citare qui anche "L’appartamento spagnolo"(2) dove l’ironia decade a mera parodia auto-referenziale, dove la nullità ed il nichilismo di facciata vogliono solo il manifesto della impossibilità a scardinare cardini presupposti ma arrugginiti o comunque farraginosi. Un melodramma neo latino dove l’amore ed il buonismo cullano un futuro più o meno rassicurante nella braccia di mamma e papà. Anche se il futuro sia una semplice nuova vacanza dalla vita a spese di profitti ammettiamo lecitamente messi da parte.
 
Mi pare d’obbligo accennare solamente a "Come te nessuno mai" e "Notte prima degli esami", commedie nostrane dall’intento generazionale, dove forse la malinconia dei nostri (miei) anni andati si sovrappone alla insulsaggine contenutistica e dove la forma non fa che felinamente assieparsi nei modi e nelle modalità italiote di maniera, dove il melodramma elegìaco-sentimentale  in fin dei conti si erge a protagonista e tutto il resto è noia.
L' Italia in fondo plaude a tale rassicurante (ed assicurazione) sul proprio futuro, non rinunciando se non in rari e casuali casi ad una penetrazione anche controvoglia, una sorta di compenetrazione ed empatizzazione dei tempi che corrono purchè nessun sia sveglio e tutti dormano. I generi sembrano surgelati come le necessità commerciali sembrano imperanti. Sic transit gloria filmis.
 
Felafel”  dunque è una storia formalisticamente nuova che riutilizza il vecchio, ma che si fonda su alcuni valori che noi non potremmo mai mettere da parte, quali l'amore e l'amicizia oltre ogni orizzonte.
Oltre.
Pellicola dunque estrema senza estremizzare, evidentemente protesa all'alternativo ma senza che ciò sia collocabile politicamente, poiché scaturita da una matrice australiana ma evidentemente contaminata con stilemi e manierismi europei e quindi perfettamente globale.
Ritengo giusto anche se impegnativo dare spazio ad aneliti espressivi che seppur disintegrano la normale concezione interiore della storia tradizionalmente intesa danno forza e vigore a quel concetto di arte senza per ciò sconfinare nel delirio puro ed assoluto e tendenziosamente avviluppato alla incomunicabilità ma semplicemente cercando di trasmettere un significato.
 
SCHEDA
Regia di Richard Lowenstein, Sceneggiatura di Richard Lowenstein, tratto da un romanzo di John Birmingham.Interpreti principali: Noah Taylor, Emily Hamilton, Romane Bohringer, Alex Menglet, Brett Stewart, Produzione: Australia / Italia, 2001.
 
 


BREVI NOTE

 
Ristrutturazione di un'opinione apparsa su ciao.it
 
(1) film di Ben Stiller, Usa, 1994, con tra gli altri Wynona Rider
(2) film di Cedric Klapisch, Francia/Spagna, 2002

 

ISBN/EAN: 
8017229495052

Commenti

Primo frammento magistrale:

"Ci si trova in un momento che fare storia appare improbabile perché non c?è più storia, nel senso che l?anaconda globalizzante appare stritolare il tutto in un fascistico e pretederminato presente. Sensazioni forti lo so, ma anche le autostrade internettiane sembravano dirette verso un mondo nuovo invece appaiono solo un?ora d?aria quando l?ossigeno è stato sostituito dal carbonio della non-fantasia".

> Magari può risultare gratuito in certi frangenti o un po' retorico; ma io dico: leggiamo questo frammento come fosse letteratura. Ecco che esplode;)

"Abbiamo persino riferimenti a Godard e nel contempo a Guerre stellari. Come da titoli di coda, a cui rimando, ma che sono ben visibili nel film.
Una esplosione al sapor di implosione che comunque fa cinema".

> ecco, vedo che l'esplosione era comunque in canna. Manco a farlo a posta (o: apposta) ;)

"Oggi non è ieri, ma i tempi rimangono difficili. E? difficile crescere ed è impossibile rimanere bambini. Ci sono nell?ordine: bollette, gravidanze, precedenti e futuri penali per spaccio di droga, pazzie e dissociazioni di varia natura ed una certa indifferenza alle isterie del mondo seppur si diventa a proprio modo ( e todo modo) isterici".

> e i debiti aggravano ogni cosa, eppure si riesce a ridacchiare (e non ho ancora ben capito come, ma a ben guardare è proprio così). Gran passo.

"Pellicola dunque estrema senza estremizzare, evidentemente protesa all?alternativo ma senza che ciò sia collocabile politicamente, poiché scaturita da una matrice australiana ma evidentemente contaminata con stilemi e manierismi europei e quindi perfettamente globale".

> sì, e fondamentalmente anglosassone, ma senza esagerare, come tutto quel che viene dall'ex colonia dei galeotti da trenta, quaranta anni a questa parte.
Il richiamo ai film assimilabili al genere è molto buono e mi ha divertito, da cultore o semplice spettatore interessato quale sono e rivendico d'essere;).

Ti omaggio, ottima prova.

(e danke, Baolo, anche perché so quante volte hai devastato Fabione con i suoi pompelmi e le sue gazzose e non hai ancora millantato, ti fa onore)

4.5. Prego gianfra'....ci tengo a dire che questa è la prima "nuova" che scrivo su Lankelot. Nel senso che non è un mero recupero. E su un film suggerito qui da te. Il primo passo per integrare i miei contributi qui. E per ribadire l'importanza comunicativa del sito

(di fronte alle valenze simboliche come queste sono sempre emozionato)

5. (2) Comunque quel bravo ragazzo continua a sostenere che ci stende a me e a te, anche in altri siti. Temo che prima o poi toccherà daje una lezione al bimbo eheheh. Tieniti libero :-)

7. son convinto che tempo permettendo e con l'estro sempre speriamo vivo verranno belle cose. Grosse, per capirsi. Ho un cantiere in movimento, capirai che è importante

Presterò la mia forza-lavoro in quel cantiere, e volentieri.
(il bravo ragazzo dice questo anche in quei siti in cui non mi farebbero rientrare nemmeno se mi iscrivessi come Maria Rosaria Omaggio? Mmm. Attendo robusti copia-incolla, nel forum;) )

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