Sull’onda dell’entusiasmo derivato dalla visione di “Waking Life”, ancora fresco il ricordo dello splendido “Prima dell’Alba”, si è ritenuto di approfondire la filmografia di Richard Linklater, eclettico regista e autore autodidatta statunitense. Considerando la difficile reperibilità delle sue opere, in Italia, si è necessariamente dovuto iniziare dal secondo lungometraggio, “Dazed and Confused”, salutato in America come un brillante epigono di “American Graffiti” di George Lucas, passato invece sostanzialmente inosservato in Italia. La pellicola merita qualche attenzione, invece: e non solo per la presenza di una giovanissima Milla Jovovich e di un pressoché esordiente, grezzo e legnoso Ben Affleck; e ancora, non solo per la curiosità dettata dall’esordio del promettentissimo Wiley Wiggins, poi ammirato in “Waking Life”. Questo “Dazed and Confused” (il titolo, evidente omaggio alla canzone dei Led Zeppelin, è diventato, nell’edizione italiana, un omaggio letterario piuttosto gratuito e decisamente fuori posto, “La vita è un sogno”) è uno spaccato della gioventù americana degli anni Settanta: si svolge nell’arco di ventiquattro ore, a partire dalla mattinata dell’ultimo giorno di scuola, concentrandosi su vari gruppi di studenti, dalle timide e imbarazzate matricole ai prossimi diplomati, dagli intellettualoidi già estraniati dal branco fino agli ex allievi della scuola, già entrati nel sistema lavorativo ma non ancora distaccati dalla vita liceale.
A differenza di tanti (troppi) film occidentali sugli adolescenti, “Dazed and Confused” evita volgarità e parate di seni e sederi, è privo della comicità grossolana e irritante delle cassettine kitsch da dissestati mentali, è alieno da intenti goliardici o mistificatori.
Non vuole essere, a differenza di “American Graffiti”, paradigmatico: e se tale è poi risultato agli spettatori, ciò significa che il talento del regista e autore del film è stato tale da permettere una brillante rappresentazione dello spirito di un’intera generazione.
Delle opere del Linklater maturo qui si registrano prodromi assai interessanti: estremamente curata la sceneggiatura, vivi e efficaci i dialoghi, fedele l’adesione allo slang giovanilistico, davvero interessante l’analisi della “superficie profonda” di alcuni dei personaggi principali.
Siamo distanti dal fascinoso strapiombo esistenzialista delle ultime opere; e tuttavia direi fortunatamente, considerando l’argomento e il contesto di questo “Dazed and Confused”.
Allora assisteremo agli assurdi rituali d’iniziazione delle matricole, alle piccole crisi di chi tenta di inserirsi nel gruppo senza riuscirci, alla timidezza e all’imbarazzo delle prime schermaglie amorose e ai primi, divertenti eccessi alcolici; ai dubbi di un giovane atleta che si trova a dover scegliere tra la vita impeccabile del campione, tutto allenamento ed equilibrio, e la tenera dissolutezza dell’adolescenza, tra amorazzi e concerti rock, capricci etilici e cannabis.
Non si può dire che la pellicola spicchi per originalità: ma è certamente ben strutturata e formalmente impeccabile. Non c’è nessuno svarione e nessun capitombolo: il registro è coerente e uniforme, e al termine rimane impressa una sensazione di grande effervescenza e vitalità.
La colonna sonora è notevole davvero: dai Black Sabbath a Bob Dylan, dagli Aerosmith ai Kiss, fino ancora ai Deep Purple. Negli anni a cavallo tra il Sessantotto e l’avvento della Mtv generation, spaccato più fedele dei gusti e delle preferenze d’una intera generazione non si poteva ottenere.
L’argomento può rivelarsi uno dei limiti della pellicola: non è certamente ragione d’interesse universale l’analisi del microcosmo degli adolescenti americani negli anni Settanta, né è particolarmente appassionante la sequenza degli eventi raccontati; probabilmente la sceneggiatura è decisamente più curata e approfondita del soggetto, che rimane, per forza di cose, limitato e deboluccio. Può valere la pena affittare il dvd per una serata di tutto riposo, all’insegna del disimpegno, per quanti ancora non conoscono Linklater; per chi, come il sottoscritto e pochi altri aficionados, ha sviluppato devozione e ammirazione nei suoi confronti dopo aver visto “Waking Life” e “Prima dell’alba”, “Dazed and Confused” risulterà un accattivante embrione di temi, stili e proiezioni del regista, dei suoi vezzi e delle sue manie.
Da non perdere se si apprezza l’arte del maestro Linklater, da vedere se si è appassionati del genere o se ci si vuole divertire a riconoscere alcune delle odierne acclamate star hollywoodiane. Richard Stuart Linklater (Houston, Texas, 1960/1962: dati discordanti in proposito), autodidatta, regista e autore del film, è probabilmente il più grande talento della cinematografia indipendente americana.
Lankelot, G.F., giugno del 2003. Prima pubb: lankelot.com
Regia: Richard Linklater.
Soggetto: Richard Linklater.
Sceneggiatura: Richard Linklater.
Direttore della fotografia: Lee Daniel.
Montaggio: Sandra Adair.
Interpreti principali: Jason London, Joey Lauren Adams, Milla Jovovich, Rory Cochrane, Adam Goldberg, Sasha Jenson, Marissa Ribisi, Cole Hauser, Wiley Wiggins, Ben Affleck,
Musica originale: Joan Jett, Steven Tyler, Ronnie Van Zant.
Produzione: Richard Linklater, Sean Daniel, James Jacks.
Origine: Usa, 1993.
Durata: 103 minuti.
Info Internet: http://www.geocities.com/dc76us/
http://www.dazed-and-confused.net/ (infelice) titolo dell’edizione italiana: “La vita è un sogno”.
In Lankelot:
Linklater Richard - Dazed and Confused ("La vita è un sogno") - franchi
Linklater Richard - School of Rock - franchi
Linklater Richard - Waking Life - franchi
Commenti
L'ho visto distrattamente e lo ricordo poco. Come non ho approfondito Linklater di cui apprezzai "prima dell'alba", visto comunque tempo fa. Parli con entusiasmo di "Waking Life" sul quale, però, devo ancora confrontarmi. Cosa che a breve farò.
"Waking Life" è un film incredibile. E' intenso, letterario, ispirato. Esistenzialista e sperimentale. Ripubblicherò il vecchio scritto prossimamente.
Ok, cosi me lo leggo, e poi vedo il film. Che dopo le tue continue lodi mi incuriosisce davvero.
Non potrai non amarlo.
So che, "A scanner darkly", il Linklater appena uscito, è girato con lo stesso criterio visivo di "Waking Life", ed è tratto da Philip Dick. Quindi te lo consiglio, pur non avendolo ancora visto.
Sì sì...uscì uno speciale su XL mesi fa, per annunciarlo. Non vedo l'ora di vedere cosa ha creato. In fin dei conti, anche per verificare la differenza di tenuta in sala:). Waking Life, in Italia, in sala lo vedemmo in 500 o giù di lì...
Pensa che io l'ho scoperto su questo sito "Waking Life", eppure sono amante di cinema. Questo dimostra quanto in Italia sia stato poco e mal pubblicizzato.
Locandina, impaginazione e
Locandina, impaginazione e archivio.