Genti di tutte le età, attempati nostalgici dei pomeriggi passati a studiare i miti al Liceo e giovani virgulti che si affacciano ora alla traduzione del Greco Antico, siete pronti a prendere tutto ciò che sapete delle splendide storie della Grecia Classica e scaricarlo giù nello sciacquone del gabinetto?! Se non lo siete la visione di questo film vi è caldamente sconsigliata, i puristi potrebbero non sopravvivere, ahimé, all'avvento di un Pegaso di colore nero cavalcato dal prode Perseo.
Ogni popolazione, si sa, nel corso della sua storia, si è specializzata in qualcosa: gli italiani sono conosciuti in tutto il mondo per il loro stile nel campo della moda, i tedeschi riescono a bere più birra di quanta ne producano (e ne producono veramente tanta!), i russi fanno le matrioske... e gli americani sono ineguagliabili nel prendere i miti greci e stravolgerli con pellicole che fanno letteralmente accapponare la pelle a chi, nel suo piccolo, saprebbe elencare tutte le “amichette” di Zeus come la sua fidanzata potrebbe fare con gli amanti di Brooke di Beautiful. Sono doti innate che fanno parte del nostro patrimonio culturale, cosa vogliamo farci?!
Il mondo lo deve sapere, ed è inutile cercare di tenere nascosto il segreto di Pulcinella: sperare di vedere un film americano che sia aderente ad un mito greco è come tentare, al mare, di dissetarsi con la sabbia che abbiamo sotto l'ombrellone perché siamo troppo pigri per arrivare fino al bar!
Impossibilitato a sfuggire a questo infausto destino che Lachesi, Atropo e Cloto (le tre Moire, divinità che nell'Antica Grecia rappresentavano il Fato) gli ha assegnato, il film di Louis Leterrier - remake dell'omonima pellicola del 1981 a firma di Desmond Davis – ha fatto capolino nel Bel Paese, vestito di una tunica 3D, promettendo almeno ai fan del genere epico-d'azione uno spettacolo mozzafiato. Chi scrive, purtroppo, deve già anticipare che l'obiettivo non è stato affatto centrato e mai come in questo caso sarebbe d'uopo utilizzare il bellissimo motto che un tempo era stampato sotto i tappi di alcune birre, che destinavano laute vincite a chi comprava determinate marche di tali alcolici: “Ritenta, sarai più fortunato” (si, quando magari avrai la decenza di leggere un libro di mitologia!)

La storia raccontata è quella di Perseo, un omonimo, io ritengo, di quel famoso eroe greco che uccise Medusa con l'aiuto dei doni concessi dagli dèi, prima fra tutte Atena. Questo giovane, pur avendo in comune i divini natali con l'illustre eroe greco che noi ricordiamo (vanto di pressapoco la buona parte dei personaggi della mitologia classica, essendo Zeus più che di bocca buona!), ha calcato gli schermi delle sale cinematografiche del globo con un unico scopo: essere il prode paladino di un'umanità vessata dal perfido Ade (dove è scritto che il Signore degli Inferi abbia un connotato negativo, come evidentemente tutti gli americani credono, deve poi essermi svelato), costretto ad affrontare mostri orribili per salvare la giovane principessa Andromeda dalle fauci del Kraken, mostro mitologico che in salsa greca c'entra come l'abbacchio dopo una pasta alle vongole. Giganteschi scorpioni e l'orribile Medusa dallo sguardo mortale sono sole prove da principianti per il nostro eroe, che deve sfidare il mostro finale (stile Super Mario Bross) che il Cronide patrono del Regno dei Morti ha sguinzagliato contro gli umani.

Neanche nelle visioni più orribili di un professore di Greco alle prese con la versione del più somaro della classe sarebbe potuta essere partorita una simile scempiaggine in salsa mitologica, tale da unire miti diversi (vedi la cavalcata del cavallo alato, propria di Teseo, e la storia di Io) con quella del ben noto uccisore della Gorgone Medusa. Eppure nulla è impossibile al cinema e l'industria di Hollywood è in grado di rendere vividi, anche in tre dimensioni, gli incubi mai confessati dei nostri insegnanti del Ginnasio.
Protagonista indiscusso della pellicola è, come si è detto, Perseo, incarnato dall'ormai celebre Sam Worthington (Terminator Salvation e Avatar), probabilmente l'uomo più simile ad un cane che io abbia mai visto, per la sua incapacità di modulare espressioni facciali. Che sia impegnato a salvare il pianeta Pandora o a combattere Medusa, il caro Sam porta stampata in volto la medesima faccia! Ringraziamo il cielo che il cinema abbia fatto passi da gigante, se ancora fossimo al tempo dei film muti non avrei saputo distinguere una sequenza di Terminator da una di questo film!
I dialoghi, è inutile dirlo, lasciano molto a desiderare, perpetrando quel cancro di idiozia e superficialità che ha portato alle narici di chi scrive l'odore della marcescenza che intaccava all'osso la bellezza dell'epica greca. Zeus, il signore degli dèi olimpici, colui che a tutti era considerato superiore, non è altro che un burattino che suo fratello Ade può rigirare come vuole, ingannandolo sino a quando il Padre degli Dèi non è costretto ad affidarsi al figliastro Perseo, unico – metà dio e metà uomo – a poter salvare i due mondi in conflitto, quello mortale e quello immortale.
Sembra quasi di voler essere cattivi nel sottolineare quanto poco sia realistica questa trama, poiché pare ovvio che la sceneggiatura abbia più buchi del celebre Colosseo della Città Eterna, eppure troppo è il risentimento che questo film dovrebbe provocare in chi, stoltamente, si è appassionato agli originali racconti. Anche la Catàbasi (=la discesa nell'Ade), tòpos di molti miti antichi – basti ricordare Odisseo, Enea, Orfeo ed Eracle – riesce ad essere banalizzato, trattata come un'allegra scampagnata di un gruppo di soldatini che vanno alla ricerca di Medusa... miei cari, carissimi sceneggiatori, ma secondo voi se fosse stato così facile entrare ed uscire dal Regno di Ade la morte sarebbe stata da sempre così rispettata?! Ogni mito ha un substrato di realtà ed il fatto che dall'Oltretomba non si torni più indietro serve a far capire che la morte è per sempre, come i diamanti!
Ma a parte queste sottigliezze (chiamiamole così!), veniamo alle scene di azione... sinceramente anche su questo fronte non si può dire di essere rimasti soddisfatti; mostri del genere – che peraltro poco hanno a che vedere col mito greco, essendo il Kraken di origine norrena e gli scorpioni giganti di vattelappesca quale viaggio in LSD – sarebbero stati più credibili in altri generi di film, come la saga di Harry Potter, ma con tutto l'humus mitologico a cui si poteva attingere prendere dei personaggi totalmente in conflitto con l'ambientazione e peraltro liquidabili in 5 minuti, detto fra noi, è una scelta che proprio non so spiegarmi; un po' come una giacca jeans su pantaloni anch'essi jeans, abbinamento veramente pietrificante... altro che lo sguardo di Medusa!
In ultimo arriviamo al surplus, la vera glassa sulla torta, ché dire ciliegina sarebbe riduttivo: il 3D.
Ora... se un film non è nato in 3D è bene che non ci diventi a casaccio, così come la trota che nasce trota non può prendere e spiccare il volo come un airone cenerino! Far pagare alle persone una tecnologia in tre dimensioni inesistente è un furto bello è buono, una cosa che dovrebbe essere in qualche modo punibile con il carcere! Un film non è in 3D perché viene visto con gli occhiali (in tal caso la buonanima di mia nonna, che portava due periscopi invece di un semplice occhialetto, avrebbe visto film in 3D più almeno dagli anni '60); un film è in 3D se vi è una percezione dello spazio che buca le due dimensioni proprie della pellicola e/o se delle immagini escono dallo schermo! E pensare che chi scrive credeva di aver visto la peggiore conversione 3D effettuata in post-produzione in Alice in Wonderland, in confronto alle peripezie di Perseo &co. quello si che era un grande lavoro!

Per concludere, riassumendo un poco le fila del discorso, la visione di questo film è consigliata ad un pubblico non di stomaco forte, ma di fegato d'amianto, sì che possa godere dello spettacolo senza farsi prendere da rigurgiti di bile dovuti all'esoso biglietto, alla sceneggiatura inesistente ed alla distruzione di un patrimonio come quello del Mito Greco, ché forse non sarà conosciuto dagli statunitensi, ma al contrario in Italia viene sentito eccome!
Andrea Betti – 27 Aprile 2010
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Lawrence Kasdan, Travis Beacham, John Glenn, Phil Hay, Matt Manfredi
Soggetto: Beverley Cross (sceneggiatura dell'omonimo film del 1981)
Direttore della fotografia: Peter Menzies Jr.
Montaggio: David Freeman, Vincent Tabaillon
Scenografie: Martin Laing
Interpreti principali: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Alexa Davalos
Produzione: Legendary Pictures, Thunder Road Pictures, Warner Bros.
Origine:USA 2010.
Durata: 118 min.
Titolo originale: “Clash of the Titans”
Commenti
Non capisco per quale motivo
Non capisco per quale motivo il testo venga formattato in questo modo, eppure nell'editor tutto sembra ok: margini, capoversi e immagini... ?.?
[scontro tra titani] nuovo
[scontro tra titani] nuovo articolo di ANDREA!
[titani] sistemato:).
[titani] sistemato:). (ammazza, bella stroncatura, molto bene)
Danke mein Arbeitgeber!Per la
Danke mein Arbeitgeber!Per la stroncatura... beh... mi piace vincere facile! =P
[andrea] ahahaha:)))). Bravo
[andrea] ahahaha:)))). Bravo però. Molto molto ben fatta.
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[scontro tra titani] Ah ma è un film... Pensavo fosse l'ultimo per la Playstation 3...
(Scontro tra titani)
(Scontro tra titani) Complimenti Andrea, il pezzo è divertente e pieno di ottime riflessioni. Non era facile scrivere così tante parole ed elaborare una critica così articolata su una simile boiata. Io non ci sarei mai riuscito;)