Ci vuole uno sforzo notevole per guardare questo film dall'inizio alla fine. Il mio personalissimo karma è stata la volontà di vedere sino a dove l'idiozia si sarebbe spinta, e accidenti son stato ripagato del tutto.
Trama: un gruppo di speleologi tenta di battere il record di permanenza sotterranea dentro una grotta, ma le cose sembrano non andare per il verso giusto quando scoprono che la grotta è collegata ad una cripta di un abbazia del tredicesimo secolo dove furono condannati sette monaci condannati per eresia e fornicazione col demonio. A parte l'oscenità del plot si può senza remore affermare che questo film non fa paura nonostante appartenga al genere horror-splatter. Lenzi quindi ha fatto un pessimo lavoro e le motivazioni sono tantissime e non posso ricordarmele tutte. Innanzitutto il budget è vistosamente ridicolo: a cominciare dal fatto che Giacomo Rossi Stuart, amico del regista e alla sua ultima partecipazione sul grande schermo, ha recitato senza prendere una lira; circa all'inizio della spedizione si alzano dalla grotta dei fumi ridicoli stile discoteca primi anni novanta e il capo speleologo dice di stare attenti a quei geiser (fa ridere ve lo assicuro).
Gli effetti speciali sono realmente indecenti in moltissime altre scene, fiamme di pochi centimetri che si rivelano ostacoli insormontabili per il gruppo di speleologi, detriti che non celano la loro costituzione di cartongesso (ma vabbè è un classico, ci può anche stare). Qualche scena di cinema si può ritrovare nella soggettiva dell'assassino con la mannaia in mano, ma viene rovinata da raccordi sbagliati o volutamente sbagliati che dovrebbero nascondere il fatto che la vittima è un manichino ma riescono solo a mostrarlo ancora meglio.
Sinceramente mi diverte molto vedere che l'attrezzatura di sopravvivenza degli speleologi consiste in una tenda, una rivoltella (chissà perchè, forse per ammazzare il tempo sparando alle rocce), una borsa frigo di quelle comunissime da mare, un tavolinetto qualche piatto e poco altro. La recitazione è disinvolta e naturale come una medusa dentro un forno a microonde, gli attori stanno semplicemente davanti alla telecamera in attesa che arrivi il loro turno per recitare la battuta: stile Bagaglino.
Poi ci sono degli elementi narrativi, meglio conosciuti come espedienti che tentano di ravvivare il plot dalla noia, ma sono ri-di-co-li:
Innanzitutto bisogna dire che non sono tutti speleologi, ci sono anche un uomo e una donna che conducono ricerce storiche sulla abbazia e sospettano (e così è) che ci sia un collegamento tra la grotta e l'abbazia. Nel racconto sono quelli che tentano di ricollegare nella storia gli avvenimenti che accadono e saranno i primi a morire.
Quando uno di essi dichiara:"lo sapete com'è chiamata questa abbazia? L'abbazia maledetta" mamma che paura.
Senza alcuna ragione tutti si spaventano del fatto che il primo speleologo, quello che doveva battere il record di permanenza solitaria nella grotta, stesse leggendo "Il nome della rosa" di Umberto Eco: c'è da leggere tra le righe un'avversione ai bestseller? No, non c'è da leggerci niente perché questo film è vuoto di contenuti e le frasi sono solo frasi sciorinate per far scorrere il film. Semplicemente si accorgono che anche quel libro parla di una abbazia e di delitti e si spaventano. Non c'è nessun altro riferimento al libro, niente per il resto della pellicola.
Si arriva persino alle ingenuità più incredibili: i monaci son sette e ritorneranno dopo sette secoli, gli speleologi più gli storici sono sette, vengono uccisi con sette colpi tutti, appaiono sette ragni. I dialoghi continuano a spiegare dall'inizio alla fine del film queste coincidenze sul numero sette come se lo spettatore dopo la ventesima volta che lo sente non avesse ancora chiaro il concetto di che numero si sta parlando.
Scene cult:
1) I ragni: uno degli speleologi viene ucciso dai morsi di queste vedove nere che poi a quanto pare sarebbero una delle forme che i monaci possono assumere. La scena è totalmente non credibile perché è realizzata con un montaggio sostenuto e interminabile nel quale ci si allunga (oltre quattro minuti) a mostrare i ragni che si avvicinano lentamente all'uomo ma non vengono mai mostrati entrambi nella stessa scena (o vengono mostrati i ragni o l'uomo che è spaventato, non dai ragni ma dal montaggio), alla fine si vedono i ragni sulla stessa tuta dell'uomo con ripresa stretta che palesa che in quella tuta o c'è un manichino o un altro attore e poi una ripresa dell'uomo morto con i ragni che si sono smaterializzati. Una scena fatta seriamente male (vedere discorso sul montaggio proibito di Bazin).
2) Quando i nostri eroi credono di aver annientato i frati, dando fuoco ai ragni, chiamano soccorso attraverso una radio rudimentale costruita utilizzando due walkie talkie, e arrivano altri speleologi a trarli in salvo. Ma questi bardati di tutto punto come speleologi, mostrano avere ai piedi non degli scarponcini ma dei sandali che uccidono tutti. Io vorrei sapere se Lenzi credeva di incutere timore a qualcuno con questa scena: io ho riso nel vedere degli speleologi vestiti con tutti i mezzi per affrontare una grotta ma con dei sandali ai piedi.
Consiglio dunque questo film a tutti.
Regia: Umberto Lenzi
Interpreti: Barbara Cupisti, Pietro Genuardi, Lorenzo Majnoni, Giacomo Rossi Stuart
ITALIA 1989
Commenti
Inserisco l'archivio Lenzi:)
"La recitazione è disinvolta e naturale come una medusa dentro un forno a microonde, gli attori stanno semplicemente davanti alla telecamera in attesa che arrivi il loro turno per recitare la battuta"
> Sei un eroe.
Io ho visto un film che forse può battere questo. Ti do solo due elementi.
1) Il titolo è Komodo Vs Cobra
2) C'è Micheal Parè e ho detto tutto
Ma è possibile che gli americani abbiano avuto il coraggio di farne un remake? Io adesso non mi ricordo il titolo, però son sicuro di aver visto un film americano recente che ha una trama molto simile.
Ragazzi, ma perché guardate quei film?
A parte l'eroismo, dico... cosa pensate che nascondano?
A cosa servono?
a niente