Lee Ang

Hulk

Autore: 
Lee Ang

Il dottor David Banner decide di modificare il suo Dna, nel corso di esperimenti legati alla rigenerazione dei tessuti e delle cellule. Poco tempo dopo, sua moglie darà alla luce un bambino, Bruce, che porterà sin dall’infanzia chiari segni della sua alterazione genetica. I primi quattro anni di vita del piccolo sono sereni e felici, fin quando non avviene un incidente in laboratorio che spezza la consueta armonia nella famiglia Banner. Il piccolo Bruce rimuove dalla memoria quanto avvenuto allora in casa; viene adottato dalla famiglia Krensler, e cresce lontano dalle sue origini e dal mistero della sua storia famigliare, persuaso oltretutto che entrambi i suoi genitori siano morti. Passano dei decenni. Bruce (Eric Bana) ha rispettato, inconsapevolmente, la tradizione paterna ed è un apprezzato, giovane scienziato. È un uomo chiuso e introverso, non nuovo a improvvisi scatti d’ira: per queste ragioni, s’è appena separato dalla sua compagna, Betty (Jennifer Connelly). 
Il loro legame rimane comunque vivo: entrambi lavorano nello stesso laboratorio, costretti ad affrontare richieste e minacce di aziende farmaceutiche interessate ai loro esperimenti e regolarmente monitorati dall’esercito, particolarmente attento all’esito delle loro ricerche.
Sembrerebbe dunque che Bruce sia avviato sulla strada della ricerca, irresistibilmente attratto dal tema della rigenerazione dei tessuti, e che la sua possa essere un’esistenza di studio e isolamento: tuttavia un incidente in laboratorio lo espone eccessivamente ai raggi gamma, fino a quel momento mortali per qualunque creatura. Bruce sopravvive all’incidente: e il suo codice genetico, già alterato, risponde alle radiazioni dando vita a irregolari trasformazioni del giovane dottor Banner in Hulk, un mostro gigantesco dalla forza micidiale. 
Fin qui la trama, fondamentalmente non nuova al pubblico, della trasposizione cinematografica dell’eroe verde di Stan Lee e Jack Kirby curata dall’atipico e poliedrico regista Ang Lee, originario di Taiwan. Veniamo ai tratti salienti della pellicola.
Il dramma di Hulk è interpretato da Lee con un taglio assolutamente interessante e decisamente letterario. Numerose sono le reminiscenze riconoscibili nel film: se il plot originario era già contraddistinto da omaggi a “Frankenstein” di Mary Shelley (e alla fortunata interpretazione cinematografica del mostro di Boris Karloff) e al Dottor Jekyll e Mister Hyde di Stevenson, Ang Lee in questa circostanza si spinge oltre e incarna in Hulk tratti mitologici (si pensi alla tradizione di Ercole: Hulk sconfiggerà una sorta di nuovo Cerbero: non più cane a tre teste, ma tre cani mutanti) e tratti cinematografici (“King Kong”: Hulk desta scompiglio nelle metropoli, e si placa e trova umanità e dolcezza soltanto scorgendo Betty).
Quel che maggiormente colpisce lo spettatore è dunque il taglio introspettivo e, in un certo senso, intellettualistico offerto da Ang Lee. La trasformazione di Bruce in The Hulk sembra avere una duplice origine: se certamente una causa è l’alterazione genetica, indiscutibilmente la ragione principale risiede nella rabbia e nella disperazione legate a shock risalenti agli anni dell’infanzia. Bruce è pieno di rabbia inespressa e inesplosa, e ogni suo gesto sembra trasmettere la sensazione di questo furore prossimo a infiammarsi e divampare. Trasformato in Hulk, non è una belva disumana: è un mostro dalla rabbia incontrollabile, ma spaventato e sregolato come un bambino.
Per dirla con le parole di Bruce Banner, la sua trasformazione è come “un sogno di libertà, di rabbia e di potere”: l’espressione del dolore e dell’angoscia che per tutta la vita hanno ferito e angosciato un uomo. Una metà oscura che si anima, prende vita, si incarna e pretende, da buona tradizione stevensoniana, alterazioni nell’aspetto: ma mai un dominio totale e incontrovertibile della psiche del personaggio. In Hulk rimane la dolcezza e la sofferenza di Bruce; in Bruce, si intuisce la violenza terribile e lo sconforto di Hulk. Fino alla ritrovata memoria del passato.
Il personaggio di Betty Ross, ex fidanzata di Bruce, è interpretato con grande efficacia da Jennifer Connelly(che sembra avere una particolare predisposizione per calarsi in ruoli legati al fantasy o all’incredibile, sin dai giorni di “Labyrinth”): Betty è fragile e sensibile, e nei rari momenti di determinazione sembra sempre sul punto di implodere. Divisa tra l’amore per Bruce e la paura per quel che è diventato, domanderà sostegno al padre, un militare: sarà Betty a provocare la cattura di Hulk, sarà Betty a restituirgli umanità nelle trasformazioni.
Suo padre, Ross (Sam Elliott) è un uomo scattoso e aggressivo: custodisce e conserva il segreto legato all’infanzia di Bruce Banner, perché fu lui a impedire al padre di continuare nei suoi esperimenti. Ross è una figura di “guardiano”: ma l’interpretazione offerta da Elliott è piuttosto negativa, eccessiva e ridondante come sembra in più d’una circostanza(e fiacca nella sceneggiatura, questo sì).
Un cenno ancora al ruolo del padre di Bruce, David(Nick Nolte): tornato dopo quasi trenta anni di internamento in un manicomio, sembra dapprima sorvegliare il figlio per proteggerlo da se stesso(e dall’altro sé che dorme ancora dentro di lui): progressivamente, si ha la sensazione che la sua non sia tutela e sorveglianza, ma controllo e contrastato rapporto d’amore-odio.
Quando David si rivela a Bruce, sembra mostrarsi da un lato come il padre incredulo e felice d’aver ritrovato il figlio, da un lato appare come lo scienziato idealista e visionario pronto a rinunciare a qualsiasi cosa pur di avanzare nella ricerca, da un lato sembra semplicemente aver dimenticato etica e umanità e voler procedere nei suoi esperimenti a qualsiasi costo.
In sostanza: l’aspetto migliore d’un film che rischiava di rimanere superficiale, e di cadere nella trappola dell’effetto speciale a qualunque costo, sta nell’aver dimostrato in ciascun personaggio una doppiezza (una molteplicità) e una serie di contrasti che vanno echeggiando la scissione di personalità di Banner/Hulk. Semplificando ulteriormente, potremmo dire che in questo film si riconosce una delle più felici rappresentazioni dello yin e dello yang.
Narrazione spesso sofisticata da un montaggio rapido e singultico giocato sulla sovrapposizione di videate (stile videogiochistico o fumettistico?) e su una pregevole trovata di Ang Lee (la scena della fotografia di Bruce e Betty che s’anima e prende vita, alla Amelie, per così dire). 
Debole la colonna sonora del burtoniano Danny Elfman: molto debitrice dello stile di Craig Armstrong (del “Collezionista d’ossa”, in particolare), assai fiacca e poco ispirata.
Da ricordare un cammeo di Stan Lee e Lou Ferrigno(interprete del mostro nella serie televisiva della CBS tra 1977 e 1982) nella parte di due agenti della sicurezza.
The Hulk (creatura originariamente grigia e perlopiù notturna) nasce dalla collaborazione tra Stan Lee e il disegnatore Jack Kirby nel 1962. Stan Lee voleva creare un personaggio che incarnasse elementi di “Frankenstein” della Shelley e di “Dottor Jekyll e Mister Hyde” di Stevenson. Ang Lee ha regalato nuova profondità e altro spessore alla sua creazione. 


Regia: Ang Lee.
Soggetto: Stan Lee, Jack Kirby, James Schamus. 
Sceneggiatura: John Turman, Michael France, James Schamus. 
Direttore della fotografia: Frederick Elmes. 
Montaggio: Tim Squyres.
Interpreti principali: Eric Bana, Jennifer Connelly, Sam Elliott, Josh Lucas, Nick Nolte, Paul Kersey, Cara Buono, 
Musica originale: Danny Elfman.
Produzione: Stan Lee, Kevin Feige.
Origine: Usa, 2003.
Durata: 137 minuti.
Info Internet:  http://www.thehulk.com/index_flash.html

In Lankelot:
Lee Ang - Cavalcando col diavolo - and
Lee Ang - Hulk - franchi
Lee Ang - I segreti di Brokeback Mountain - leibniz

 

 

Gianfranco Franchi, Lankelot, Luglio del 2003.

ISBN/EAN: 
5050582067637

Commenti

Ne parli bene, in sostanza, eppure il film non mi convinse affatto. A parte la splendida Jennifer, naturalmente. L'ho trovato slegato e inconcludente, troppo carico di effetti speciali e con un protagonista poco credibile. Meglio l'Ang Lee dei primordi americani, che anche nell'ultimo, troppo premiato "Brokeback Mountain" non regala le stesse emozioni di film - pur sassi diversi tra loro - come "Ragione e sentimento", "Tempesta di ghiaccio" e "La tigre e il dragone".

Probabilmente sì; tre anni e mezzo dopo, posso limitarmi a dire che il film - questo pezzo, a suo tempo, uscì come "anteprima" - mi aveva divertito e mi era sembrato fedele ai miei polverosi ricordi fumettari e non eccessivamente distante dal mood degli episodi televisivi (il telefilm...).
Niente di memorabile, niente di sublime, niente di grande: semplicemente piacevole, dvd popcorn e birra e passa la paura:)

Non mi è sembrato malvagio, anche se il "mostro" era forse troppo da cartoon, come uscito da un videogioco.
Sicuramente molto diverso dal Bill Bixby - Lou Ferrigno della serie televisiva.
Jennifer una grandissima topa.
La mia valutazione sul film è accresciuta grazie alla sua presenza.

Ho usato il termine "topa", pardon.
Espressione, metafora, sineddoche, chiamatela come volete, un po' diretta.
Faccio mea culpa.
Ma rende l'idea;)

(personalmente lo trovo assai incisivo, ma capisco che possa urtare le sensibilità femminili e non solo. Parliamo del film, via).
*
Davvero ti è sembrato molto diverso da Bill Bixby? Perché?

Bixby e il tele mi davano l'idea ancor più della storia di un fuggitivo (ricordi il giornalista sulle sue tracce?).
Direi un contesto meno "tecnologico": quel tanto che mi fa pensare ad una differenza tra i due Hulk.

(giusto. E avevo quasi del tutto rimosso il giornalista sulle tracce di. Magari rivedrò qualche episodio su un oscuro canale satellitare, una di queste sere, e ricostruirò i pezzi:) )

Questa settimana in edicola!

oggi ho finalmente comprato l'altro HULK, quello con Norton...
nessuno l'ha visto? Nessuno ne ha scritto, qui?

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