Lawrence Francis

Constantine

Autore: 
Lawrence Francis
Angeli ribelli: ci risiamo
 
L’invasione demoniaca irrompe ciclicamente nel mondo cinematografico, in questo caso con tutta la forza dell’irrazionalità, utilizzando in contrasto l’immagine pulita di Keanu Reeves che rende suo un personaggio accattivante prelevato dal fumetto “Hellblazer”.
 John Constantine, o meglio “Constantine…John Constantine” come si presenta, di volta in volta, con voce suadente, ci immerge nelle profondità della natura umana tra incertezze e sofferenze.
La situazione di disagio, semplificata come “male”, si tramuta in quell’atavica paura condizionata dall’inaccettabilità della morte umana. Fisicamente poco rassomigliante alla caratterizzazione del fumetto, non più biondo, né tanto meno in linea con le sue storie, continua la perenne lotta con il destino che lo ha voluto dotato, fin dalla nascita, di straordinari poteri che mette al servizio del bene, o almeno ci prova.
La sua anima è segnata da un tentato suicidio che lo ha condotto per due minuti nel pestilenziale fetore luciferino, da cui è tornato con la piena consapevolezza di essere una creatura particolare. Tentando di mantenere un equilibrio tra il bene ed il male, viaggia tra gli uomini spedendo nei gironi infernali i “sanguemisto” ribelli, termine con cui indica sia quelle creature terrene dotate di ali invisibili sia quelle capaci, con un sussurro, di trasformare il quotidiano in un incubo. Constantine ha il potere di vedere entrambe le facce di questi esseri dall’esteriorità umana.
I peccati del padre saranno superati solo dai peccati del figlio. Per compiere il passo avrebbe bisogno dell’assistenza divina”.
C’è chi desidera ardentemente emergere dalla bolgia simil-dantesca con una violenza tale che potrebbe superare quella dell’angelo ribelle per eccellenza. Anche Lucifero ha un figlio che sfida le leggi divine per un verso e diaboliche per l’altro, al fine di ottenere un posto di primo piano nella storia dell’uomo. Solo che, per raggiungere l’obiettivo, ha bisogno di alleati lontani dalla nostra fervida immaginazione.
Constantine si rende conto che si sta muovendo qualcosa di ancor più oscuro delle invasioni a cui ha assistito nella sua vita. E la sua è una storia che ha il vago sapore dell’invincibilità fino a quando non scopre che il suo nemico più potente è quella sigaretta continuamente accesa. Così, una sequenza cinematografica dal vivace sapore orrorifico dona il senso dell’ineluttabilità della vita umana, attraverso un personaggio che vede ciò che gli altri uomini non possono vedere, che vince contro le forze demoniache, ma che non può nulla contro il male che lo divora dal di dentro.
Eppure, nonostante sia schierato dalla parte dei cosiddetti “buoni”, non ha alcuna fede in quell’essere che finisce per servire, Dio.
L’avventura della sua vita sta per subire una battuta d’arresto quando incontra una donna che potrebbe costituire la sorgente della distruzione del mondo.
 
 
Questo non significa che noi non abbiamo fede in te
Constantine gioca con l’ironia e il dramma, sfuggendo alla tipizzazione del fumetto e vivendo di vita propria vincendo i suoi stessi limiti.
La regia di Francis Lawrence, avvezza al videoclip, restituisce una boccata d’ossigeno in un panorama che negli ultimi anni aveva seguito desolanti vie, basta pensare ai recenti esperimenti di “Catwoman”(2004) ed “Elektra”(2005) da un lato, “L’esorcista: la genesi”(2004) dall’altro.
Poche erano le aspettative su questo film, o forse l’originalità del bruno personaggio cinematografico ha saputo prevalere sulla pedissequa riproduzione del biondino tutto magia, sigarette e alcool.
In un’ambientazione surreale, tra stregoni voodoo, demoni, armi tratte dal manuale del perfetto alchimista, compresa l’onnipresente lancia di Longino (o del destino, come viene chiamata), si muove tra sacro e profano, ripescando forti simboli di una società che vive nella fobia della morte: le sigarette e la sedia elettrica.
Anche il mondo infernale si inserisce, tra l’altro, in una futuristica scenografia cittadina sconvolta dal male.
Emblematica la scelta di trasmettere visivamente il bene ed il male attraverso le forze che nel mondo terreno si muovono a rappresentarci la potenza dell’una e dell’altra categoria: l’arcangelo Gabriele (interpretato da Tilda Swinton, già vista per altro in “Orlando” 1992) ed il sanguemisto Balthazar (Gavin Rossdale).
Delle forze del cielo vedremo solo l’androgino arcangelo, ma ne sentiremo la forza attraverso la mano dannata di Constantine che ha solo una possibilità di conquistarsi il Paradiso: impedire alle forze dell’inferno di arrivare a dominare sugli uomini.
L’immagine rassicurante e protettiva di Gabriele svanisce di fronte alla forte delusione che prova per il destino degli uomini che non sanno più guardare verso l’alto dei cieli. La sua mano si sostituisce così a quella del Padre per tentare l’impossibile: l’alleanza con le forze demoniache. È proprio il caso di dire che Gabriele ci lascia le penne e che dove non può la mano del demonio, potrà ben ottenere la forza della nicotina.
Il diavolo dell’iconografia ha le fattezze di un mefistofelico, candido, cinquantenne che si rende partecipe della salvezza dell’uomo stesso, senza averlo preventivato, né voluto (certo, sempre in termini puramente egoistici).
Reeves non era nuovo a questi incontri. A suo tempo aveva incrociato sul set un altro Lucifero dalle fattezze terrene di Al Pacino ne “L’avvocato del diavolo” (1997). In Constantine, Peter Stormare, l’attore che veste i panni di Lucifero, detto amichevolmente “Lu”, non possiede l’incisività caratteriale di Pacino ma non risparmia, tuttavia, indimenticabili ed agghiaccianti ghigni malefici.
D’altra parte, invece, Angela Dodson, interpretata dall’intensa attrice inglese Rachel Weisz, quasi scompare nelle scene che la vedono contaminata in una crescente tensione partecipativa al dramma vissuto nell’ombra nascosta della notte.
In alcuni frammenti si avverte un po’ di confusione, visto il ritmo frenetico di questa battaglia solitaria contro il dramma invasivo del male che spinge su due piani paralleli. Qualche passaggio non è limpidamente delineato, tanta la carne messa, letteralmente, al fuoco. In alcuni momenti pare di vedere una nuova edizione di “Giorni contati” (1999), in altri (la lotta finale ed il pugno sferrato a Gabriele e, soprattutto, quel “Lu” pronunciato da Constantine) la demenzialità di “Dogma” (1999), in altri ancora (le scene di esorcismo su tutti) un nipotino alienato di Padre Merrin in “L’esorcista” (1973). 

 

Lo squilibrio avrebbe potuto far protendere per un horror puro o per un altro caso di profana pacchianata, così non è accaduto perché gli impulsi di riflettere il male nelle profonde viscere di una terra illusoria hanno dato vita ad un film dalle potenzialità più che discrete.
La cultura moderna non ha più solo spettrali figure di cui sospetta l’esistenza da combattere e Constantine, con il suo male interiore, ne è la riprova. Se è pur vero che il suo sacrificio è l’arma per salvare il mondo, nonché mezzo di redenzione della sua anima dannata dal suicidio, allo stesso modo è anche vero che Lucifero lo condanna ad un inferno ben peggiore, quello della vita umana. Qualche accenno ad una polemica senza fine potrebbe ravvisarsi tra il pentimento vittorioso di dannati volontari ed un’anima che non riesce a trovare una via di salvezza, per un errore di cui in fondo non era consapevole.
Il fisico di Constantine subisce un calo di tono durante il delinearsi della storia. Se da una parte la sua anima è in crescita, dall’altro lato, in modo inversamente proporzionale, il suo fisico è in piena decadenza: la riprova è nel viso che si fa sempre più emaciato. È la consapevolezza non tanto della dannazione umana, quanto di quella fisica che lo trasforma.
Non è uomo che non conosce ciò che troverà dall’altra parte, eppure sopravvive portandosi dietro la fobia per la morte e per la fine di ogni cosa, ma è probabilmente la poca fede che ha in Dio e nel suo perdono, o addirittura in se stesso, che lo spinge ad attaccarsi così tanto alla vita.
Il Constantine del film, più che dal fumetto, sembra uscito da una delle tante storie di Anne Rice che coinvolgono la società Talamasca in continua lotta contro il male. Certo è che un Keanu Reeves così sicuro, algido, a volte rigido, sempre più tormentato, non lo avevo ancora visto. È più nelle espressioni del volto scavato che emerge il fascino del personaggio perso nelle sue elucubrazioni filosofiche sul senso della vita. 
“Credo ci sia un piano per tutti noi. Sono dovuto morire due volte per imparare. Come si dice…le vie del Signore sono infinite. C’è a chi piace e a chi no”
 

Regia: Francis Lawrence. Soggetto: “Hellblazer”di Jamie Delano e Garth Ennis.  Sceneggiatura: Kevin Brodbin, Frank Cappello. Fotografia: Philippe Rousselot. Scenografia:Naomi Shohan. Montaggio: Wayne Wahrman.  Interpreti principali: Keanu Reeves (John Constantine), Rachel Weisz (Angela – Isabel Dodson), Shia LaBeouf (Chas), Djimon Hounsou (Midnite), Max Baker (Beeman), Gavin Rossdale (Balthazar), Tilda Swinton (Gabriel), Peter Stormare (Lucifero), Pruitt Taylor Vince (Padre Hennessy), José Zúñiga (Detective Weiss), Francio Guinan (Padre Garret). Produzione: Warner Bros. Origine: Usa, 2005. Durata: 121 minuti. Titolo originale: “Constantine”.

 
Movida, 4 marzo 2005.
Originariamente apparsa su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
7321958389423

Commenti

Impietosa, a mio parere, la scelta di rivelare troppo sugli sviluppi del film che, seppur siano abbastanza prevedibili, mi vede sempre scettico. Interessanti le riflessioni sul personaggio principale, che è evidentemente riuscito a colpirti Movida, ma leggo una sorta di paternalismo che in qualche modo mi infastidisce. Questo film, come giustamente segnalato, ricalca la scia di altre opere da "effetto speciale" che nascono e si esauriscono con l'unico scopo di abbacinare il pubblico senza poi restituirgli grandi domande. Vi è, invece, inaspettatamente qualcosa di più in "Constantine". Il destino degli uomini, forse, è letteralmente nelle loro mani e se le vie del Signore sono infinite, come dice il personaggio di Reevs, queste sono anche tortuose e si fingono "umane". Non Gabriele (divino, immortale e, al contempo, fragile, anche lui a mio avviso un omaggio alle psicologie magnifiche delineate da Anne Rice nelle sue "Cronache dei Vampiri", in cui la scrittrice statunitense dipinge esseri potenti e senza tempo, magnifici, che paiono di diamante e sono poi invece caduchi come il cristallo), né Lù sono coloro che compiono il passo, ma un uomo, John. C'è qualcosa di più sottile in questo film, al di là delle scene d'azione e dei triti e ritriti riferimenti cristiano-giudaici/alchemici: c'è una pedina, solitamente sacrificabile nel corso delle prime mani, che tenta Scacco Matto non a Dio, né al Diavolo, ma al Fato stesso. C'è un patto col Diavolo, nella migliore delle tradizioni, ma ad offrirlo a Satana è il piccolo e mortale nato dal fango, che non ha nulla da perdere e solo guadagna. L'Uomo inganna il Diavolo - troppo facilmente forse - ma in fondo nei film tutto è possibile.

Paternalismo? Non direi o forse viene dal film e dalla scelta inequivocabile di amplificare due tematiche forti e discusse in campo americano (ma non solo): sedia elettrica e fumo. Non ho più rivisto il film da allora, per cui non so quale sarebbe il mio giudizio adesso. Solo che in quel periodo c'era stata una tale ondata di tematiche più o meno attinenti che forse il film è scivolato nella cosiddetta scia degli effetti speciali, un po' troppo, che hanno sottratto più che aggiungere. Il mio di allora era comunque un giudizio positivo, nonostante qualche,sentito, deja-vu.

Continuo a pensare che i tuoi pezzi sono meglio della materia trattata ;)

M'è parso una regia anonima e un protagonista credibile quanto il Gabibbo in bikini. Reeves che fuma come un disperato fa ridere... Ilprotagonista di Hellblazer è tutta un'altra cosa. Ma mi ha affascinato: non strafà con gli effetti speciali e questo gli fa onore. E poi la partita a scacchi tra le due fazioni è evocativa al massimo.

5. beh dai era alla sua prima vera prova...c'è di peggio in giro, anche da ben più maturi...
no dai Reeves era assai improbabile con quella faccina pulita pulita però per me è venuto bene :)

"In alcuni frammenti si avverte un po? di confusione, visto il ritmo frenetico di questa battaglia solitaria contro il dramma invasivo del male che spinge su due piani paralleli. Qualche passaggio non è limpidamente delineato, tanta la carne messa, letteralmente, al fuoco. In alcuni momenti pare di vedere una nuova edizione di ?Giorni contati? (1999),"

> "Giorni contati" mi manca del tutto... cos'è?

"Il Constantine del film, più che dal fumetto, sembra uscito da una delle tante storie di Anne Rice che coinvolgono la società Talamasca in continua lotta contro il male. Certo è che un Keanu Reeves così sicuro, algido, a volte rigido, sempre più tormentato, non lo avevo ancora visto."

> Secondo me, post "Piccolo Buddha" e "Matrix", per qualche tempo lui è rimasto l'icona di un esistenzialismo pop, facile e di immediata - o istantanea - comunicazione. Adesso fatico a ricordare cosa abbia girato negli ultimi due, tre anni - curioso - ma sospetto che serva una deviazione da quei due paradigmi iniziali, paradossalmente molto vicini.

Ho comprato il Dvd, anni fa, memore del tuo articolo, e me lo sono pappato aspettandomi un fumettone brioso con qualche episodica incursione emi-epica e massimalista. La mia difficoltà è stata accettare certi dialoghi - davvero scadenti - senza ghignare troppo; mi era sembrato che certe battute sporcassero il film e lo precipitassero nel fumettaccio. Era un peccato perché avevo molta voglia di un bello scontro tra bene e male:).

Lo guarderò ancora, prima o poi. Soprattutto per rivedere la scena finale, mi era piaciuta parecchio:).

Danke per il recupero,
gf

Il film non ha lasciato tracce indelebili nei miei ricordi, tanto che non potrei far commenti - ad oggi - nemmeno sull'efficacia dei dialoghi.

A margine una riflessione su "Cronache di vampiri", della Rice, visto che è stato evocato. Andrebbe recensito da queste parti, lo ricordo come un libro avvincente. Mi fu prestato, non lo possiedo più e credo sia finito anche fuori catalogo. Se qualcuno si offre di recensirlo farebbe un bel servizio, davvero. Ad ogni modo, lo consiglio ad appassionati del genere e non.

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