Cinema e Letteratura. Le analogie sono sempre più numerose. E le controversie filologiche che nei secoli hanno visto protagonisti i più valenti letterati e critici del nostro paese sono presenti, e forse più numerose, anche nella storia della settima arte. Certo, non è sbagliato pensare alla questione del Fiore e del Detto d’amore, alla sua non ancora dimostrata paternità dantesca: ebbene anche nel cinema è presente un caso se non uguale, quanto meno molto, molto simile. Si tratta di un piccolo gioiello del cinema comico dal titolo Attenti a noi due. Il nome del regista, stando ai titoli di testa, sembrerebbe corrispondere al grande Mariano Laurenti, già autore di capolavori come Chiavi in mano con Martufello e Pierino torna a scuola. Qualcosa però non convince. Se si scruta accuratamente la lista degli autori dell’opera in questione, sarà palese notare Ninì Grassia come sceneggiatore e soggettista. Come tutti sapranno, egli è eminentissimo regista di Cient’anne (1999) con Gigi D’Alessio e Mario Merola e Il burattinaio (1994) action movie con Fabio Testi, nonché pellicole con lo stesso Nino D’Angelo come L’Ave Maria (1982).
Dunque che sia più sua l’impronta autoriale in questa pellicola che non di Laurenti? È un mistero che affascina ancora oggi. Ai posteri l’ardua sentenza.
Passiamo ai mattatori del film. Chiunque in Italia conosce Bruno Sacchi de I ragazzi della 3c. È davvero straordinario come sia riuscito a dimagrire. Ebbene. Non è soltanto uno dei i conduttori di Forum… Fabrizio Bracconieri è attore, lo dimostra senza bisogno di farsi pubblicità, roscio come mamma l’ha fatto. Nino D’Angelo, invece, non ha bisogno di presentazioni.
Se si potesse fondere, con effetti digitali, la coppia storica di Stanlio e Ollio con l’immagine virile, mascolina di Humphrey Bogart senza dubbio avremmo questo sensazionale risultato: Nino D’Angelo e Fabrizio Bracconieri.
Trama
Nino e Fabrizio sono amici di vecchia data. Il primo è risparmiatore, con la testa sulle spalle, l’altro – il romano – è l’esatto opposto: sognatore, con molti progetti in testa. Vorrebbe cambiare il mondo, aprire un’agenzia di investigazione per risolvere gravi ingiustizie ma il mondo si rivela davvero sempre più corrotto. Entrambi risiedono in una città che non è loro: Rimini. Qui abita Anna, la donna di Nino, bellissima e che pensa al futuro: vorrebbe salire all’altare col suo amato. L’unico difetto di costei è la gelosia. Fabrizio, bonaccione e dal cuore d’oro non va molto d’accordo con Anna, anche perché essendo un po’ stralunato e distrattone non si accorge che può fare danno alla coppia. E lei di contro, detesta Fabrizio perché distoglie Nino dal candido progetto di matrimonio.
A questi peperini intrighi s’aggiunga la comparsa di un notevole caratterista, molto vicino all’arte di Robert De Niro, un tale anonimo che nel film varia da Luigi a Gigi a seconda della luce del sole. La sua verve consiste in una balbuzie talmente realistica, iperreale quasi, da non far ridere manco a pagarlo. Si sospetta, secondo parte della critica più agguerrita, che il ruolo fosse recitato da De Niro in persona. Non possiamo in questa sede dare per certa una notizia così sensazionale. Irresistibili i duetti con un altro attore anonimo ma dal volto marmoreo nei panni di un verduraio: la trovata fenomenale della sequenza sta nell’audio: il rumore delle macchine fuori copre le battute dei due attori. Geniale.
La trama si infittisce quando spunta una donna: è la prima cliente. Com’è logico, per sfuggire il nudo gratuito, la donna fa la doccia ignuda nel bagno di Nino e Fabrizio. Anche la Bacall mostrava il seno nella vasca da bagno di Bogart in Il grande sonno (1946). Eh sì. Ma Hawks era un puritano, si sa. La donna, dopo aver inevitabilmente provocato la lite fra Nino e Anna, spiega che la figlia è stata rapita e non sa che fare. I due amiconi, seguendo l’ideale della giustizia, decidono di aiutarla. Essendo straniera l’unica frase che riesce a pronunciare è “Viva l’Italia!”. Nino D’Angelo, nel momento clou del film sbotta in un anarchico “Viva l’Italia un cazzo!”. Chiusura della scena da applauso e tante grasse risate intellettuali.
Più si va avanti e più la storia diviene complicata. I due scoprono presto chi è stato: il boss. Quest’uomo, pelato e di origine siciliana è evidentemente un mafioso. Mentre Fabrizio vestito grottescamente da cameriera si intrufola alla ricerca della piccola, Nino intrattiene il malavitoso al bar. Questi mostra subito il suo lato più sottile proferendo “Il proverbio dice che chi non ha mai fatto all’amore con una cubana non sa cosa significa fare all’amore… e te lo dice uno che qualche cubana se l’è fatta”.
A sentirlo sembrerebbe un saggio, ebbene non è così: è un poco di buono. Il suo accento siciliano è fuggevole, ogni tanto prevale una dizione afona e priva d’accenti. Una prova d’attore mica facile.
Il richiamo a Stanlio e Ollio di questa strana coppia – pensare che Jack Lemmon e Walter Matthau, quarant’anni fa, hanno preso ispirazione proprio da questa pellicola del ’94 – è davvero ben riuscito: il grasso e il magro, il roscio e il castano, il romano e il napoletano, uniti dall’immortale sentimento dell’amicizia. È nelle sequenze migliori che Mariano Laurenti può essere paragonato, non tanto a Chaplin o Keaton – del resto loro operavano in bianconero, Laurenti usa il colore – quanto a Jacques Tati e al suo modo di fare così simpaticone. Chissà se davanti alla macchina da presa avrebbe potuto dare quanto ha dato standone dietro.
Non sveliamo il finale che, come in ogni storia della Disney, è davvero imprevedibile sino agli ultimi secondi.
Considerazioni
Un film sull’amicizia, sull’amore e le sue labirintiche avventure e sull’arte di Robert de Niro.
Una menzione speciale per Riccardo Scamarcio che non ha potuto partecipare al film per questioni biografiche.
Nelle migliori videoteche.
Regia: Mariano Laurenti. Soggetto e sceneggiatura: Ninì Grassia e Piero Regnoli Montaggio: Carlo Brogli Costumi: Roberta Ciotti. Interpreti principali: Nino D’Angelo, Fabrizio Bracconieri, Francesca DeRose, Melchiorre Gerbino, Regina Rodriguez, Luigi Attrice, Vincenzo Merolla Musica originale: Nino e Gaetano D’Angelo. Produzione: Duck Record. Origine: Italia, 1994. Durata: 88 minuti.
Commenti
http://it.youtube.com/watch?v=bKAxOwZlRDg
"Nelle migliori videoteche."
> Eh, sì :))
"Se si potesse fondere, con effetti digitali, la coppia storica di Stanlio e Ollio con l'immagine virile, mascolina di Humphrey Bogart senza dubbio avremmo questo sensazionale risultato: Nino D'Angelo e Fabrizio Bracconieri."
> ahahahah
“Si sospetta, secondo parte della critica più agguerrita, che il ruolo fosse recitato da De Niro in persona. Non possiamo in questa sede dare per certa una notizia così sensazionale. Irresistibili i duetti con un altro attore anonimo ma dal volto marmoreo nei panni di un verduraio: la trovata fenomenale della sequenza sta nell'audio: il rumore delle macchine fuori copre le battute dei due attori. Geniale.”
> ahahahhaaha
"Nino D'Angelo, nel momento clue del film sbotta in un anarchico "Viva l'Italia un cazzo!". Chiusura della scena da applauso e tante grasse risate intellettuali."
> "Clou"
"E' nelle sequenze migliori che Mariano Laurenti può essere paragonato, non tanto a Chaplin o Keaton - del resto loro operavano in bianconero, Laurenti usa il colore - quanto a Jacques Tati e al suo modo di fare così simpaticone. Chissà se davanti alla macchina da presa avrebbe potuto dare quanto ha dato standone dietro."
> Geniale. ;)
5, dev'essere esperanto... ora correggo :)
Un film per molti versi preveggente. Clamoroso.
Il frammento proposto nel comm. 1 è memorabile.
Larenti come Tati: deve essere grande cinema, suppongo. E poi c’è pure un simil De Niro, o è proprio lui? Mistero che s’aggiunge al mistero, a quanto pare…
Pezzo molto divertente, Luca, oserei pensare che la pellicola t’ha grandemente ispirato;) Ci credi che non avevo idea esistesse? Devo rimediare e procurarmela? Oltre che nelle migliori videoteche posso sperare in una visione notturna in Fuori Orario?