Lau Jeffrey

Chinese Odyssey

Autore: 
Lau Jeffrey

FRAMMENTI DI CINEMA IMPAZZITO.

"Chinese Odissey" è un film strano. Credo si possa dire, senza esagerare: o lo si odia, o lo si ama. Poco noto il regista, Jeffrey Lau, e lo stesso si può dire del film, in arrivo da Hong Kong e uscito nelle nostre sale lo scorso autunno, ma distribuito male e per nulla pubblicizzato. Proprio nulla, neanche un trafiletto su qualche quotidiano, o una proiezione sporadica in qualche cinema coraggioso. Niente di niente.

Quello che colpisce, sopra ogni altra cosa, di questa pellicola è l'originale uso della macchina da presa, sempre pronta a stupire tra fermi immagine, slow motion ed eccessi vari, tipici di un certo tipo di cinema orientale: è tutto orchestrato molto bene da questo punto di vista, inquadrature mai banali, splendidi primi piani, scene sospese a metà, sguardi in camera e quant’altro per attrarre e sbalordire lo spettatore.

TRAMA

Un’Odissea Cinese ambientata tra Pechino e Meilong durante la dinastia Ming: la storia intreccia le vite di quattro personaggi, per la precisione due coppie di fratelli, una di origine regale, composta dalla Principessa Wusang e dall’Imperatore Zeng De, l’altra di umili natali, Li Long e sua sorella. La principessa e l’imperatore, ancora sotto l’ala protettrice della madre, desiderano scappare dal palazzo, nel quale trascorrono le loro piatte giornate senza conoscere il mondo esterno: entrambi ci provano ma solo Wusang riuscirà nell’intento, fuggendo a Meilong travestita da uomo; intanto proprio a Meilong il duro Li Long, detto piccolo prepotente per come si comportava da bambino, torna nella città natale dopo aver vagabondato senza meta per due anni, e viene accolto in modo freddo e timoroso dalla popolazione: solo la sorella continua ad essere al suo fianco, mentre gestisce la locanda di famiglia con modi e atteggiamenti maschili, mentre sullo sfondo si aggirano tre curiosi amici di infanzia di Li Long e una particolare e misteriosa donna, Amore d’oro.

Li Long e la sorella devono cercare di riprendere la vita di ogni giorno, da soli, senza genitori e constatando entrambi di non aver trovato l’amore in quegli anni, in quanto portano ancora al polso il braccialetto regalato loro dal padre. La loro giornata verrà movimentata dall'incontro con la principessa, in abiti maschili, scambiata da Li Long per un uomo, e quindi ottimo partito per la sorella; quest’ultima resterà folgorata anche lei dalla sua bellezza, mentre la principessa sembra provare una particolare e incomprensibile attrazione per Li Long, impossibile, sia a causa del suo livello sociale, sia per evitare di essere riconosciuta.Da questo inizio si svilupperà una improbabile e folle commedia degli equivoci, tra rapide gag, arti marziali, combattimenti, smorfie, destinata a complicarsi ancora di più all’arrivo dell'Imperatore alla ricerca della sorella smarrita; la carte in tavola si mischieranno nuovamente, nel caos più totale, i ruoli risulteranno ancora una volta capovolti, l’amore sarà costretto ad arrampicarsi sui più alti alberi di pesco per riuscire a trionfare sulle differenze sociali, sulle beffe del destino, e sulla pazzia.

Ritornando al film, è quasi normale lo strano senso di spaesamento che assale lo spettatore nel vedere una comicità alla quale gli europei non sono, forse, abituati, fatta di rapide gag, giochi di cinepresa, smorfie e versi; lo sguardo è rapito da alcune scene di inaspettata bellezza e tante piccole trovate geniali; non si nasconde un certo imbarazzo nel trovarsi impreparato di fronte ad un ritmo così frenetico; ma, alla fine, la consapevolezza è quella di aver assistito ad una opera di sicuro spessore, che dietro una patina di commedia demenziale farcita di strano umorismo, nasconde una pellicola che gioca con i vari generi, con l’amore e la casualità, condendo il tutto con uno spiccato amore per il cinema da parte del regista, capace di regalare un piccolo capolavoro di stile e tante trovate indimenticabili.

Su tutte basterebbe ricordare la scena del bacio tra Li Long e la principessa, ripetuta due volte, aggressiva e palesemente finta, fatta da due personaggi con gli occhi sbarrati ed esterrefatti; o ancora la scena dell’inconveniente del fango, che risucchia i due facendoli restare solo con la testa fuori dalla terra per giorni e giorni; ricordiamo ancora la scena di lotta girata con un finto slow motion, goffa e bislacca; o ancora la testimonianza diretta di un uomo, picchiato dal piccolo prepotente e dalla sorella, che parla alla telecamera fasciato e sbaglia per due volte la battuta; e altre e altre ancora, tante schegge di cinema impazzito che trafiggono gli occhi dello spettatore in ogni momento, permettendogli di restare perennemente intontito dall'abbondanza di elementi visivi – sonori - cromatici.

Bello e particolare, questo "Chinese Odissey": in un momento in cui il cinema orientale sta godendo di ottima fama anche da noi in Europa, questa pellicola ci offre numerosi altri spunti di riflessione e discussione, può certamente non piacere, ma è in grado anche di interessare e coinvolgere, concludendo la parabola sull’amore, la ricerca, l’incontro, il caso, sulla follia e sulla capacità dei sentimenti puri di librarsi al di sopra di tutti, con una acuta riflessione sui sessi e sulla confusione delle identità.

Onirico e magico, a tratti solenne, a tratti romantico, il più delle volte parodistico, permette di calarci in un mondo nel quale vi è tutto e niente, i personaggi appaiono e scompaiono, si fanno vedere per poi mutare, lasciandoci semplicemente a bocca aperta. È un film che, sicuramente, può non piacere per l’eccessività e la frenesia di alcune sequenze, l’umorismo talvolta incomprensibile, ma ci stupisce per la freschezza e il coraggio di fare un cinema diverso e, per certi versi, rappresenta una pellicola illuminante sorretta da una solida regia, una bella fotografia, un’interessante sceneggiatura, attrici bellissime e attori quanto mai in parte.

Regia: Jeffrey Lau.
Soggetto e sceneggiatura: Jeffrey Lau.
Montaggio: Wong Wing-Ming.
Direttore della Fotografia: Peter Ngor.
Musica: Frankie Chan, Roel A. Garcia.
Interpreti principali: Tony Leung Chiu Wai, Faye Wong, Vicky Zhao, Chang Chen, Roy Cheung.
Durata: 98 minuti.
Origine: Hong Kong, 2002.
Titolo originale: "Tian xia wu shuang".

Antonio Benforte, 15 marzo 2005.

Recensione pubblicata originariamente su www.ciao.it.

ISBN/EAN: 
8013123883209

Commenti

RAPACE!

"Onirico e magico, a tratti solenne, a tratti romantico, il più delle volte parodistico, permette di calarci in un mondo nel quale vi è tutto e niente, i personaggi appaiono e scompaiono, si fanno vedere per poi mutare, lasciandoci semplicemente a bocca aperta."

> A quali registi orientali senti di poterlo accostare?

(aggiungo l'ean del DVD, su IBS si trova;) )

"Quello che colpisce, sopra ogni altra cosa, di questa pellicola è l?originale uso della macchina da presa, sempre pronta a stupire tra fermi immagine, slow motion ed eccessi vari, tipici di un certo tipo di cinema orientale:"

> Pensavi a "Hero"?

4. non vedo l'accostamento giusto...perché trattasi di un genere diverso. Piuttosto un legame con Kar-wai wong che lo ha prodotto...e poi la colonna sonora riprende in più punti quella di Ashes of time dello stesso kww, ma accostamenti solo per genere si potrebbero fare per altri.

sì è vero o lo si ama o lo si odia,ma è un film particolarissimo.
Ricordavo bene questo tuo scritto che ho riletto con piacere

Allora, appena arriva Kar Wai Wong a firma Movida, sarà spettacolo;).

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