Kumai Kei

Il mare e l'amore

Autore: 
Kumai Kei
LA FORZA DEI SOGNI
 
Per dirigere l’ultimo film di Akira Kurosawa, rimasto incompiuto, è stato scelto, sotto l’insistenza della stessa famiglia Kurosawa, l’ottimo Kei Kumai, noto in Italia per “Death of a Tea Master” (1989, Leone d’Argento a Venezia). Utilizzando gli immancabili scritti di Kurosawa ed i bozzetti con cui aveva delineato le caratterizzazioni, Kumai mise in scena la sceneggiatura del Maestro basata sulle novelle di Shugoro Yamamoto,  cercando di conservarne scrupolosamente  la limpidezza dei pensieri. 
Una favola sentimentale, delicata e sensibile si racconta sullo schermo con la forza del dramma della morte di un Maestro di sogni. Un unicum nella cinematografia di Kurosawa, per la scelta di concentrare l’attenzione sull’intimo mondo femminile.

 XIX secolo, Giappone
Una “casa di piacere” accoglie, notte dopo notte, ospiti passeggeri proteggendo le illusioni di donne sottratte, per necessità, alla vita normale, per vivere un’esistenza di sottomissione al servizio del denaro altrui.
Si spostano di stanza in stanza, avvolte nei loro coloratissimi kimono, con l’obi (la cintura) legata sul davanti, trascinando i piedi veloci per compiacere, con il sorriso, le richieste dei loro ospiti. Nessuna geisha, non sono artiste nel senso stretto del termine. Sono donne diverse, sono prostitute.
Attenta, gentile ed umile, O-Shin, la più delicata tra di loro, accoglie un uomo dopo l’altro affidando a ciascuno di essi il proprio sogno di libertà, fin quando nasconde un samurai ricercato dalle guardie.
Quell’uomo la tratta con rispetto senza toccarla, avendo presente, prima del corpo, la sua essenza di donna. O-Shin inizia a fantasticare sul suo destino d’amore con lui, come una fanciulla normale che sogna il suo principe azzurro pronto a portarla via, salvandola da una vita di perdizione che non ha scelto e a cui deve sottostare per la sopravvivenza della sua famiglia. 
In parallelo si dipanano le storie tra le donne della casa. Una, in particolare, Kikuno che ha da anni una relazione con lo stesso uomo che la sfrutta, chiedendole soldi che poi spende continuamente al gioco.
Le fiamme dell’amore si alzano senza intaccare l’innocenza ancora intatta dell’anima di quelle donne.
“O-Shin si innamora sempre dei suoi clienti”, come se colorando di sogni e sentimenti quegli incontri passeggeri, anche la sua vita possa apparirle diversa. In fondo al cuore le sue speranze sono quelle di una giovane fanciulla ricca di illusioni. Nella soavità dei suoi sguardi incantati, nella profondità delle sue attenzioni, O-Shin si muove in morbida attesa dei cambiamenti che un giorno verranno. Ed è così che la prima illusione s’infrange. Ed è così che il racconto ci mostra la sua sensibilità affranta.
 “Un corpo impuro non potrà mai tornare puro… Il corpo di una persona cambia continuamente. Se voi smetteste di fare ciò che fate, dopo un po’ tornereste pura. Altrimenti sarebbe terribile”.
La delicatezza con cui si svolgono gli eventi colpisce per la profonda sensibilità con cui si tenta di restituire dignità ad un mondo assoggettato alla dura legge della vita. Leggono libri di illusioni, fantasticando su di un futuro che non le accoglierà mai in un abbraccio consolatorio. Ed ecco che l’amore di una travolge tutte le altre, raccolte attorno al suo sogno, con una solidarietà femminile di rara intensità.
La comunanza della vita, degli sforzi e dell’impossibilità di cambiare il loro destino, intensifica la volontà di soccorre ed aiutare, con qualsiasi mezzo, una delle ragazze in grado di potercela fare. La delicatezza delle loro intenzioni e dei gesti spezza il cuore, tanto che quando il miraggio svanirà, saranno quelle donne a soffrire più della stessa protagonista.
I samurai appartengono a caste diverse. Il loro amore è impossibile.
Perduta la speranza in chi aveva saputo solo illudere o illudersi di qualcosa per cui non si è disposti a lottare, arriva il sogno d’amore vivo e reale per O-Shin, forse meno romantico di quello che si sarebbe aspettata, forse meno delicato e gentile, ma la rudezza dei gesti è capace di celare turbamenti interiori di grande sensibilità.
Ryosuke, l’uomo cupo ed introverso che desidera la morte, conquista l’amore di O-Shin raccontandole la sua drammatica storia di vita.
 “Chi sono io? Sono l’ultimo degli ultimi. Io non ho un futuro in questo mondo. Mi riprenderò tutto quello che mi è stato tolto e dirò addio alla vita”. 
Come se un mondo lontano e sognante si aprisse dinanzi agli occhi, si segue il racconto orchestrato con rarefatta malinconia. In un paesaggio sospeso nel tempo, tra luoghi chiusi e spazi di limpida bellezza, tra case dai tetti spioventi, tra dondolanti lampade di carta di riso, tra fili d’erba mossi dalla brezza del vento e cristallini ruscelli in movimento, la natura spande la sua forza per cancellare il passato.
Una storia semplice, delicata che deve ancora esplodere in tutta la sua pienezza. La natura si scaglia, impetuosa, contro il villaggio, distruggendo tutto ciò che incontra. I ponti crollano, la marea sale.
Kikuno tenta l’impossibile per salvare la casa che l’ha vista crescere, nutrendola per tanti anni. Lei e O-Shin, le ultime rimaste, raggiungono il tetto della loro casa, indossando il kimono più bello, per tentare di sopravvivere più a lungo possibile. Vicine, sotto un manto stellato, in un paesaggio irreale se non fosse per la drammaticità degli eventi, si raccontano i loro più profondi pensieri. Una delle due potrà salvarsi con l’arrivo della barca guidata dal burbero amore di O-Shin.
Kikuno deciderà di sacrificarsi perché almeno la ragazza più giovane possa vivere l’amore ed essere finalmente libera. Kikuno non ha più sogni, se non quello di vedere il mare. Ed è da quel tetto che lo osserva silenziosa, aspettando stretta nel suo kimono che l’acqua salga fino a travolgerla per sempre. Il mare cancella tutto.
 “Io lo so come ti puoi sentire come quando ti trovi con le spalle al muro”. 
La narrazione è centrata sull’intima atmosfera femminile della casa di piacere, piena di sogni e di speranze delle donne che vi abitano. Fin dalle prime inquadrature iniziali, si viene proiettati in un microcosmo gentile che ha le sembianze di un caldo focolare domestico, quello da cui si sono dovute allontanare tutte loro, per un motivo o per l’altro.
La profondità dei loro sentimenti si riesce a percepire grazie ad una sospensione, quasi fiabesca, del racconto. Vivono così, come umili serve delle attenzioni di chi può dar loro l’illusione di un sogno diverso.
Il silenzio e le musiche alleggeriscono momenti che sfociano nel dramma. La scenografia è intima, come la storia che si racconta, mentre le poche visioni esterne, con le immagini dell’acqua che tutto travolge, purificando la sofferenza, sono quasi dimesse per non calpestare la leggerezza di questa favola.
Kei Kumai prende il testimone lasciato da Kurosawa, rispettandone gli intenti di dar calore ad una vicenda di rara bellezza, preziosa perché ultimo tesoro di un grande regista.
Il risultato è un sensibile affresco dell’animo femminile, delle illusioni, delle sofferenze, della generosità e della forza del sacrificio del loro cuore.
Il Giappone è ancora lì, nella tragedia sopportabile di quelle donne e di un uomo, l’ultimo degli uomini che arriverà nella vita di O-Shin con la forza interiore di chi ha sofferto per poter superare le differenze di classe sociale e dar vita ad un sogno.
Da scoprire. 
 
Regia: Kei Kumai.
Soggetto: “The smell of an unknown flower” – “Before the dew dries” di Shugoro Yamamoto.
Sceneggiatura: Akira Kurosawa.
Scenografia: Takeo Kimura.
Direttore della fotografia: Kazuo Okuhara.
Montaggio: Osamu Inoue.
Costumi: Kazuko Kurosawa.
Interpreti principali: Misa Shimizu (Kikuno), Nagiko Tono (O-Shin), Masatoshi Nagase (Ryosuke), Hidetaka Yoshioke (Fusanosuke).
Musica originale: Teizo Matsumura.
Produzione: Sea Watches Production, Kurosawa Productions.
Distribuzione: Tristar Pictures, Sony Pictures.
Origine: Giappone, 2002.
Durata: 114 minuti.
Titolo originale:Umi Wa Miteita”(The Sea Is Watching).
 
Approfondimento in rete: Oiran/Video Oiran
 
Movida, 28 gennaio 2005.
 Originariamente apparsa su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8013123790200

Commenti

Il titolo del filmn in inglese è più bello. Un Kurosawa che rispettava le linee dei suoi ultimi film. Il film sulle donne...incompiuto...Kumai è morto nel maggio del 2007.
La figlia di Kurosawa ha curato i costumi.

In questo film le case di piacere sono modeste. Un angolo particolare del Giappone.
Due video di cortigiane di alto rango - Oiran. Sono molto appariscenti. Il modo di camminare è unico. Ormai solo nelle parate.

http://www.youtube.com/watch?v=UCDQ7i8aFsk&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=uTpB6BSC5w4&feature=related

"Kei Kumai prende il testimone lasciato da Kurosawa, rispettandone gli intenti di dar calore ad una vicenda di rara bellezza, preziosa perché ultimo tesoro di un grande regista.
Il risultato è un sensibile affresco dell?animo femminile, delle illusioni, delle sofferenze, della generosità e della forza del sacrificio del loro cuore. "

> A quale - o a quali - film occidentali credi si possa o si debba comparare, per l'argomento e per il taglio?

(Movi ambasciatrice della cultura nipponica in IT. Stai facendo un grandissimo lavoro. Tengo a ribadirlo:) )

2.Se si vuole fare un accostamento all'Occidente...mi sono venute in mente le sorelle March/Piccole Donne, regia a scelta per tema (relazioni femminili, sogni, solidarietà, disillusioni, alcuni dei caratteri delle sorelle ad esempio, li ho accostati a Kikuno ed O-shin). Gli accostamenti sono spesso azzardati. L'ambientazione direi proprio di no, La sensibilità giapponese, il modo di vivere, l'approccio all'altro, le relazioni sentimentali sono assai diversi. Kurosawa però era un amante dell'Occidente, abbastanza influenzato per poter fare qualche parallelo (non so se Piccole donne potesse rientrare nel suo panorama).Il contesto è Giapponese ovviamente. Ciò che ho apprezzato è che, invece di scegliere una località famosa quale, ad esempio Yoshiwara-quartiere del piacere di Tokyo, ha scelto un modesto villaggio, desolante, povero, ma ricco, alla fine, di delicata sensibilità. La scena finale sul tetto della casa con un panorama notturno di stelle è poesia. Il finale è duplice,la salvezza per la giovane...per l'altra..il mare...
Un giorno forse mi verrà in mente qualcos'altro...

Inizialmente quando lo vidi la prima volta non avevo ben chiare certe distinzioni sul mondo femminile giapponese di un certo genere(le varie distinzioni tra geisha, maiko, geiko, cortigiana,oiran, tayu, prostitute, etc.), poiché mi sono sempre interessata alla storia samurai. Poi ho iniziato ad approfondire e devo dire che è stata una bella scoperta...:)

(3.sì è il nuovo mese....)

2, grazie per la risposta e per le ottime integrazioni, Movi.

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