“Let not Ambition mock their useful toil,
Their homely joys, and destiny obscure;
Nor Grandeur hear with a disdainful smile
The short and simple annals of the poor.
The boast of heraldry, the pomp of pow'r,
And all that beauty, all that wealth e'er gave,
Awaits alike th' inevitable hour.
The paths of glory lead but to the grave”.
(“Elegy Written in a Country Churchyard”, vv. 29-36, di Thomas Gray).
Orizzonti di gloria: l’origine.
Il romanziere canadese Humphrey Cobb basò il suo romanzo su un evento avvenuto durante la Prima Guerra Mondiale: cinque soldati dell’esercito francese furono ingiustamente fucilati per ammutinamento, per nascondere brutalmente il fallimento di un’impresa bellica di secondo piano. I famigliari delle vittime citarono in giudizio, per questo, l’esercito francese: il tribunale, pur riconoscendo le loro ragioni, concesse un risarcimento di un franco a vedova. Cobb, colpito dall’assurdità della vicenda, architettò questa storia, liberamente ispirata agli eventi: sorpresi dal falso annuncio della conquista di una postazione tedesca, pur di evitare l’onta di una smentita, gli alti gradi dell’esercito ordinarono di attaccare in tempi rapidissimi, con l’imperativo categorico della vittoria. Il micidiale fuoco tedesco impedì a una parte delle truppe perfino di uscire dalle trincee. La prevista disfatta si verificò: la rappresaglia dei porporati dell’esercito chiamò alla morte tre uomini, scelti (teoricamente) a caso. In questo scenario, si stagliano le figure di un ufficiale “illuminato”, che difese allo spasimo i suoi soldati, e di un ufficiale “invasato”, che pretese l’esecuzione ingiusta dei militi.
Il titolo del romanzo, in omaggio a un verso della poesia di Gray “Elegy Written in a Country Churchyard”, derivò da un concorso indetto per l’occasione dall’editore, Viking: non è stato deciso da Cobb, che aveva proposto il manoscritto senza provvedere a titolarlo.
Stanley Kubrick lesse per la prima volta il romanzo di Humphrey Cobb nel 1935, quando aveva appena quattordici anni. Ventuno anni dopo ne parlò a James Harris: il testo era esaurito da tempo. Harris ne trovò, fortunosamente, una copia nella biblioteca pubblica di New York. Poco dopo, rilevarono assieme i diritti per la trasposizione cinematografica del libro dalla vedova Cobb.
In una prima stesura della sceneggiatura si prevedeva una conclusione differente, con la improvvisa e inattesa concessione della grazia ai condannati: per non tradire lo spirito dell’opera, si optò per rimanere fedeli alla lettera del libro(la vulgata assicura che fu Kirk Douglas a battersi per questo, rovesciando la posizione iniziale del regista).
“Orizzonti di Gloria” fu osteggiato e censurato in Francia fino al 1976, per “diffamazione dell’alto comando francese”.
Orizzonti di gloria: il film.
Francia, 1916. In un’elegante e lussuosa residenza, ben distanti dalle linee nemiche, gli alti gradi dell’esercito transalpino decidono nuove strategie d’azione: un giovane ufficiale, il Colonnello Dax(Kirk Douglas) è incaricato dal Generale Mireau(George MacReady) di guidare una missione suicida. L’obiettivo è prendere “Il Formicaio”, avamposto delle linee germaniche, a ogni costo: incarico destinato al fallimento, ma necessario per impedire alla stampa e all’opposizione di ridicolizzare l’attività dell’esercito.
L’inevitabile sconfitta scatena l’ira del Generale Mireau, che ordina e dispone una seria rappresaglia nei confronti delle truppe: s’accontenta, dopo varie trattative con il Colonnello Dax e il Generale Broulard, che siano tre (e non un centinaio, come da progetto originale) i soldati da fucilare, accusati di codardia e di ammutinamento.
I soldati si appellano all’umanità e all’intelligenza di Dax, avvocato prima d’arruolarsi nell’esercito: nonostante la sua organica strategia difensiva e i suoi disperati tentativi di salvare la vita dei suoi commilitoni, il processo è stato già scritto e l’esito è scontato. Non servirà la soddisfazione di sapere Mireau prossimo a un processo per aver ordinato all’artiglieria, in battaglia, di sparare sui propri soldati: Dax si ritroverà ad affrontare un duro confronto con Broulard, nel corso del quale le posizioni dell’ufficiale idealista e del generale machiavellico si mostreranno separate da un divario incolmabile di umanità, sensibilità e intelligenza.
Manifesto antimilitarista e antinazionalista, “Orizzonti di gloria” non è semplicemente un inno alla diserzione o un invito alla ribellione contro l’autorità costituita. È una denuncia dell’assurdità dell’esistenza.
Quando Dax ricorda la battuta di Samuel Johnson sul patriottismo, “ultimo rifugio delle canaglie”, non critica semplicemente l’ordine-suicida di un superiore: critica le mistificazioni e le propagande dello Stato, critica la normalizzazione della morte, critica la follia d’una guerra che è solo apparentemente combattuta “per un’idea”; in realtà è servile e fanatica adesione alle volontà di altri.
I tre condannati a morte incarnano un altro Golgota. È una nuova crocifissione: non c’è tuttavia un Messia, e non c’è neppure il ladrone pentito e il ladrone convertito. Ci sono tre esseri umani, condannati a morte per antipatia, livore o casualità: non certo per vigliaccheria o per ammutinamento.
Uno è disteso su una barella, poggiata contro un palo. Ha maledetto Dio la notte prima dell’esecuzione, ha negato la sua esistenza, ha aggredito il prete benedicente: il terzo condannato lo ha colpito per fermarlo, riducendolo in fin di vita.
Un altro ha deciso d’essere bendato. Piange e si dispera, rifiutando la possibilità di morire senza colpa.
L’ultimo guarda dritto negli occhi i suoi assassini. Conosceva la verità sulla morte d’un compagno, in un’azione di guerra. Il killer non era nemico. Era il suo comandante. Il comandante lo ha condannato a morte, conquistando l’agognato silenzio sulle sue responsabilità. Concludo. In “Orizzonti di gloria” un nemico non appare mai.
Lankelot Franchi, settembre 2003.
Prima pubblicazione: Lankelot.comGENERAL BROULARD: “Colonel Dax, you're a disappointment to me. You've spoiled the keenness of your mind by wallowing in sentimentality. You really did want to save those men, and you were not angling for Mireau's command. You are an idealist -- and I pity you as I would the village idiot. We're fighting a war, Dax, a war that we've got to win. Those men didn't fight, so they were shot. You bring charges against General Mireau, so I insist that he answer them. Wherein have I done wrong?”COLONEL DAX: “Because you don’t know the answer to that question, I pity you”.CREDITS:
Regia: Stanley Kubrick.
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Calder Willingham, Jim Thompson.
Tratto da un romanzo di: Humphrey Cobb.
Direttore della fotografia: Georg Krause.
Montaggio: Eva Kroll.
Interpreti principali: Kirk Douglas, Ralph Meeker, Adolphe Menjou, George MacReady, Richard Anderson, Timothy Carey, Kem Dibbs, Emile Meyer, Bert Freed, Cristiane Kubrick.
Musica originale: Gerald Fried.
Produzione: Kirk Douglas, Stanley Kubrick, James Harris.
Origine: Usa, 1957.
Durata: 87 minuti.
Sito ufficiale del regista: http://kubrickfilms.warnerbros.com/
Titolo originale: “Paths of Glory”.
KUBRICK in LANKELOT:
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Commenti
Il primo Kubrick è davvero pregevole.
vivido
(ave, Matrivian!)
Premetto che il film mi è piaciuto tantissimo, ho copia personale a casa e ne condivido il principio antimilitarista e antinazionalista; così come condivido riga per riga la recensione, di cui, non serve dire, già avevo apprezzato il lavoro di documentazione e la tensione etica che la pervade.
Le mie dunque sono note davvero a margine.
Pensavo solo che è un peccato che film del genere, in virtù di un'astratta condanna aprioristica, annacquino, facciano disperdere e dimenticare le ragioni profonde, i valori concreti che hanno portato molti a combattere in quella guerra.
Il discorso che faccio è sostanzialmente questo: mi pare un po' troppo comodo dire "la guerra è un orrore", e arrivare con ciò a una sorta di presa di distanza morale da esperienze storiche che hano avuto, in realtà, le loro cause, i loro responsabili, i loro obiettivi. Cause e responsabili che hanno obbligato, all'epoca, moltissime persone a combattere consapevolmente perché sentivano a rischio un sistema di valori, diciamo brevemente una civiltà.
La prima guerra mondiale è stata una prova di forza della Germania guglielmina e prussiana. Lo stato come potenza all'interno (sui sudditi, non "cittadini") e all'esterno (sulle nazioni circostanti), come diritto del (preteso) più forte a comandare era la sua logica. Se questa logica avesse prevalso, l'Europa avrebbe reciso drammaticamente -- lo spiegava benissimo Croce -- una delle sue fondamentali radici, quella cristiana-illuminista-democratica della libertà e del diritto della persona umana. In questo senso le somiglianze tra la prima e la seconda guerra mondiali sono più numerose di quanto, purtroppo, tanti insegnanti siano stati capaci di insegnarci a scuola.
Io quando vado a Redipuglia provo grato rispetto per tutti coloro che, consapevoli o meno, hanno impedito la vittoria della Germania e dei suoi alleati.
Sacrosanto quel che scrivi, Pk. Ma in questo film davvero è un aspetto che, evidentemente per scelta autoriale, rimane marginale. La riflessione di Kubrick mi sembra possa adattarsi a qualsiasi contesto bellico; ha lo stesso respiro di "Uomini contro" di Rosi, in un certo senso. Ossia: riflessione sulle gerarchie, sul senso dell'obbedienza e sulla reale percezione del conflitto nei singoli individui.
Ricordi, su Lanke.com avevo recensito il libro di Lussu - tanto per restare in tema - pensando a certe strane dinamiche là davvero esplicite e esplicitate. http://www.lankelot.com/romanzi-recensione-lussu-anno-altipiano.html - scrivendo anche una cosa del genere: "Una guerra combattuta nel nome della nazione, e dell?unità della Patria, diventa una guerra etilica, e tra etilisti: gli stessi austriaci vengono descritti, senza nessuna remora, come alfieri dell?assalto da cognac. Tanto che addirittura l?odore del liquore contrassegna i loro avvicinamenti".
Forse è il caso di ripubblicarla qui, ora;).
?Let not Ambition mock their useful toil,
Their homely joys, and destiny obscure;
Nor Grandeur hear with a disdainful smile
The short and simple annals of the poor.
The boast of heraldry, the pomp of pow?r,
And all that beauty, all that wealth e?er gave,
Awaits alike th? inevitable hour.
The paths of glory lead but to the grave?.
(?Elegy Written in a Country Churchyard?, vv. 29-36, di Thomas Gray).
Archivio Kubrick.
Archivio Kubrick.