Kubrick Stanley

Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Autore: 
Kubrick Stanley

Il dottor Stranamore: l’origine, e qualche appunto.

Stanley Kubrick lesse nel 1958 il romanzo “Two Hours to Doom”, dell’ex tenente dell’aviazione della RAF Peter George, pubblicato con lo pseudonimo di Peter Bryant. Comprò i diritti dell’opera assieme a James Harris per 3500 dollari. L’adattamento del romanzo fu inizialmente curato da Kubrick e George a New York e quindi dal regista e dallo scrittore texano Terry Southern a Londra.  
John Baxter così sintetizza il libro: «Il generale Quinten dell’aviazione degli Stati Uniti, comandante di una base strategica a Sonora, nel New Mexico, cede alla propria grave depressione provocata da una malattia incurabile e lancia quaranta bombardieri atomici B52 verso i loro obiettivi sovietici, seguendo una procedura d’emergenza che prevede simili drastiche decisioni in caso di attacco a sorpresa. Dopo aver incitato Washington a seguirlo e a distruggere l’Unione Sovietica, Quinten chiude ermeticamente la base, avvertendo i propri uomini di resistere a coloro che tenteranno di infiltrarsi per scoprire il codice di revoca dell’attacco, che lui solo conosce. Nella Stanza della Guerra, nei sotterranei del Pentagono, il presidente e i suoi capi di gabinetto (…) piuttosto che negoziare un compromesso grazie al quale abbattere i bombardieri incriminati con l’aiuto dei russi, raggiungono un accordo per cui, se una città sovietica verrà bombardata, lo stesso Comando Strategico bombarderà Atlantic City, nel New Jersey. Nella trama non c’è la necessità di arrivare a un evento così drastico, dato che l’unica bomba che oltrepassa il sistema difensivo sovietico esplode in aperta campagna. Il libro si conclude ottimisticamente, con i leader americano e russo che si impegnano reciprocamente a evitare simili rischi nel futuro»1.

L’invenzione di Southern e Kubrick, rispetto al libro di George, è dunque quella del personaggio eponimo del film: Stranamore. Assente nel romanzo, secondo alcuni potrebbe esser stato ispirato dall’allora teorico di Harvard Henry Kissinger. Baxter assicura che «certamente S. e K. trassero molte battute del dottore da un rapporto di Kissinger sulle potenzialità di un attacco atomico»2.
L’attore Peter Bull, che interpreta nel film l’ambasciatore sovietico, afferma nella sua autobiografia “I Say Look Here”: «Il Dottor Stranamore si concludeva con Peter Sellers, il presidente degli Stati Uniti, ed io seduti sul pavimento, mezzo sprofondati nelle torte di crema, che facevamo castelli di paste cantando For he’s a jolly good fellow, e il buon tizio in questione era il sinistro dottor Stranamore. Questa sequenza venne girata per quasi due settimane e dovette costare centinaia di migliaia di sterline, ma al momento del montaggio Stanley decise che era completamente stonata rispetto al resto del film e, benché fosse straordinariamente divertente ed efficace, decise di tagliarla»3. Sono in molti a ritenere che la scena sia stata tagliata per una questione di sensibilità: due mesi prima della presentazione de “Il Dottor Stranamore”, infatti, era avvenuto l’assassinio di Kennedy. Ma il regista e Southern non hanno mai confermato questa versione.
Le riprese del film durarono quindici settimane. Il montaggio otto mesi.

Il dottor Stranamore: il film.

Commedia noir, grottesca, cinica e apocalittica, “Il dottor Stranamore” costituisce un felice unicum nella produzione kubrickiana e una pietra miliare nel genere: merito di un’eccellente e metamorfica interpretazione di Peter Sellers, di un’ambientazione regolarmente claustrofobica e d’un sarcasmo irriverente e incisivo.  
Veniamo alla trama.
1960 circa, in piena Guerra Fredda. Da oltre un anno, circola la voce che l’URSS prepari l’ordigno “fine del mondo”: micidiale arma nucleare che spazzerebbe via ogni forma di vita dalla terra, contaminandola per almeno un secolo. Il generale Jack D. Ripper (Sterling Hayden), psicopatico e paranoide, mantiene fede al suo evocativo nome di battesimo ordinando un attacco nucleare contro gli obbiettivi sovietici: bypassando la prassi, si appella al piano R, l’unico che consente d’attuare un attacco senza la supervisione del Presidente. Isola la base, blocca le comunicazioni, rimane infine in attesa della prevista (e, sembrerebbe, agognata) aggressione delle truppe sovietiche. Al suo fianco, il comandante Mandrake (Peter Sellers), mite e buffo ufficiale inglese, che, dapprincipio incredulo, tenta disperatamente di evitare il disastro dialogando con l’ormai intorpidita mente del Ripper, fino a scoprire le cause della sua follia: la sopraggiunta, irreparabile impotenza. Colpa dei fantomatici “fluidi vitali”, le imprecisate sostanze necessarie alla sopravvivenza dell’organismo umano, che la “minaccia comunista” – a detta del generale – si è adoperata ad avvelenare su tutto il suolo americano. 
Nel frattempo, mentre il perplesso equipaggio di un B-52 capitanato da un cowboy (Slim Pickens) si avvia a bombardare l’Unione Sovietica, accompagnato in volo da decine d’altri velivoli, si vive il dramma alla Centrale Operativa del Pentagono. L’ufficiale “Buck” Turgidson (George C.Scott), superando a fatica qualche ovvio impaccio, illustra la situazione al Presidente (ancora Peter Sellers): pare sia sostanzialmente impossibile revocare l’ordine in tempi brevi; e tuttavia non bisogna perdere fiducia nell’Esercito: l’accaduto non è che uno sconveniente “disservizio”, dovuto alla psicosi di un solo uomo. Imprevedibile, certamente, ma superabile. Per parte sua, il Presidente non ha dubbi: deve avvertire al Cremlino il suo omologo russo (“l’amico Dimitri”), e, prima che sia troppo tardi, indicargli le coordinate degli aerei perché siano abbattuti.
Dimitri si sta godendo qualche ora di riposo e vodka nella sua dacia. Memorabile l’affettuoso e delirante dialogo tra i due: l’imbarazzato Presidente Merkin Muffley  svela, poco a poco, l’incombere della tragedia con premure e carinerie degne d’una chiacchierata tra sartine. Tramite l’ambasciatore russo, date le circostanze ospitato nella Centrale Operativa, scopriamo però che la situazione è decisamente peggiore del temuto: se una sola bomba colpirà l’Unione Sovietica, automaticamente esploderà l’ordigno “fine del mondo”.
Il film è giocato essenzialmente in tre ambienti: la cabina di pilotaggio del bombardiere, la base militare e il salone del Pentagono. Sullo schermo, dunque, si alternano ora le febbrili conversazioni tra il Presidente, l’ufficiale Turgidson, l’ambasciatore russo e “l’assente” Dimitri; ora le angoscianti ed estenuanti trattative che il povero Mandrake conduce con Ripper, per farsi rivelare il codice in grado di annullare l’attacco; ora le allucinanti peripezie dell’unico B-52 che, pur colpito, riesce ad andare in fondo alla sua missione, scatenando infine la catastrofe planetaria.
Nel Pentagono si staglia, all’improvviso, la figura di un sinistro scienziato, dal vaghissimo accento germanico, costretto in sedia a rotelle: il dottor Stranamore (il sempre superlativo Sellers). Magnetico relitto nazista cooptato ai vertici del Pentagono, ossessionato da una protesi che spontaneamente si lancia nel saluto al suo “nuovo” fuehrer, il Dr. “Strangelove” prospetta scenari di splendida lussuria per i sopravvissuti, costretti a vivere con dieci donne pro capite.  In questo clima farneticante, affratellati nella disgrazia i due imperi che reggono le sorti del mondo, è la tetra figura dell’ex(?)nazista a dominare e simboleggiare la rovina dell’umanità.
Con buona pace di quanti vorrebbero riconoscere nell’opera di Kubrick un’ideologia politica, “Il dottor Stranamore” si rivela per qualcosa di differente, e insieme di più grande: una denuncia terribile del pericolo del nucleare, un sostanziale appaiamento nella lettura delle linee di condotta dei due potenti e prepotenti imperi, una sconsolata e irriverente satira della mediocrità e della follia della specie umana. Da vedere: perché in fondo non sono cambiate che poche bandiere, e a tutt’oggi nessuna nazione ha mai deciso un effettivo, totale disarmo nucleare. E c’è un nuovo epigono del dottor Stranamore nel salone di guerra del Pentagono: il suo accento, ascoltate bene, è adesso decisamente texano.

Lankelot Franchi, novembre del 2003. Con la collaborazione di Patrick Karlsen.  Prima pubblicazione: Lankelot.com

Per accostarsi all’opera del maestro, buon punto di partenza è il libro di John Baxter: “Stanley Kubrick. La biografia”. Lindau, Torino, 1997. 


[1] J.Baxter, “Stanley Kubrick. La biografia”, p.208. Lindau, Torino, 1999.
[2] J.Baxter, “Stanley Kubrick. La biografia”, p.219. Lindau, Torino, 1999.
[3] Inserto redazionale supplemento a “L’Unità”, supporto integrativo all’opera “Americana”.

CREDITS:
Regia: Stanley Kubrick.
Titolo originale: “Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb”.  
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Peter George, Terry Southern. 
Ispirato al libro: “Red Alert”, di Peter George (prima edizione pubblicata sotto lo pseudonimo di Peter Bryant, col titolo “Two Hours to Doom”).
Direttore della fotografia: Gilbert Taylor.
Montaggio: Anthony Harvey.
Interpreti principali: Peter Sellers, George C.Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens, Tracy Reed, Peter Bull.
Musica originale: Laurie Johnson.
Produzione: Stanley Kubrick.
Origine: Uk, 1963.
Durata: 91 minuti.
Link: Sito ufficiale del regista.

KUBRICK in LANKELOT:
Kubrick Stanley - 2001: Odissea nello spazio - epicentro
Kubrick Stanley - Arancia Meccanica - rapace
Kubrick Stanley - Barry Lyndon - franchi
Kubrick Stanley - Full Metal Jacket - rapace
Kubrick Stanley - Full Metal Jacket - franchi
Kubrick Stanley - Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba - franchi
Kubrick Stanley - Orizzonti di Gloria - franchi
Kubrick Stanley - Shining - franchi

 

 

 

ISBN/EAN: 
8013123002846

Commenti

Stai pubblicando tutto il cofanetto? :) (Grande, immenso, fool Peter Sellers)

Immenso Peter Sellers. Abnorme.
Sì sì, ho ripubblicato le 5 kubricate. A suo tempo avrei voluto scriverne di più, questo è quel che rimane del progettone (accidenti quanto m'ero documentato. Altri tempi...).
Significa che sarete voi a completare l'opera omnia, bastonando al contempo le mie imprecisioni qua e là.

Il mio Kubrick preferito, insieme ad Arancia meccanica (non è, comunque, tra i cineasti che mi hanno rapito il cuore...). Un Sellers formidabile, straordinario. Il miglior Sellers insieme a quello di Hollywood party e Oltre il giardino. Lui, invece, tra i miei attori preferiti. Bel lavorone, Franco. I cinque Kubrick, intendo.

Si poteva fare qualcosa di più completo, ma era un periodo di facile deviazione dalle rotte, troppi interessi e troppi progetti:). Magari invecchiando ci torno su. Tra qualche anno. Ben ritrovato!

Si può fare sempre meglio (Tipo, potevi mettece pure Arancia meccanica, no?). Va be', aspetto qualche anno, allora;) Ben ritrovato anche a te!

Sì, di Arancia Meccanica avevo programmato una scrittura incrociata romanzo di Burgess-film di Kubrick. Eh va bè, per adesso è andata così. Per esempio, tra qualche anno sarà molto fico e buono e giusto leggere Burgess in inglese e vedere quindi Clockwork Orange in inglese. Giusto per restare fedeli al solito dramma della lingua.

Proprio ieri ho visto "Tu chiamami Peter", un film vergognoso sulla vita di Peter Sellers. Non so se sia fedele alla realtà, ma il ritratto che ne dà è quello di uno squilibrato, inumano e ignobile figlio di putt***. Indagherò, comunque.

Me ne parlava mio padre stamattina, basito per via delle scelte esistenziali di Sellers. Vedo che la reazione è esattamente la stessa - non lo vedrò ma suggerisco indagini. Scrivine;).

Sì, il film è preso da un romanzo - pur sempre biografico - e il regista dice di aver voluto far un film non "documentaristico" (e ha fatto male). Comunque è davvero un personaggio improponibile, ma non credo che mancasse di tatto (specie coi figli) come appare nel film. Sennò era davvero da internare...

(scrivere di quel filmaccio? no, grazie. Ti dico solo che il regista è lo stesso di "Predator 2", "Nightmare 5" e "Lost in space"...)

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