Kubrick Stanley

Full Metal Jacket

Autore: 
Kubrick Stanley

Full Metal Jacket: l’origine.

Gustav Hasford, corrispondente di guerra nella First Marine Division in Vietnam, iniziò a lavorare tra il 1966 e il 1968 alla stesura di un romanzo: “The Short Timers”. Terminò il libro dopo sette anni, e ne impiegò altri tre per riuscire a pubblicarlo, nel 1979, approfittando del nuovo interesse popolare derivato dal dibattito sorto attorno a Il Cacciatore di Michael Cimino e ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.
John Baxter sintetizza così la trama: “È la storia di un gruppo di giovani reclute arruolate per un periodo di 385 giorni, definito short time, che seguiamo mentre passano attraverso il campo d’addestramento a Parris Island, nella Carolina del Sud, e poi come Marine in zona operativa.  Il Corpo li rende sistematicamente insensibili alla violenza e li priva di ogni elemento di individualità, riducendoli, nelle parole del critico britannico Gilliat, a degli zeri”.  Partiti per il Vietnam nel 1968, Joker (protagonista della vicenda) e i suoi compagni partecipano alla distruzione della città di Hué. Al termine del romanzo, Joker comanda il plotone e guida i commilitoni sopravvissuti verso un nuovo scontro(senza cantare, come nel film, il motivetto del “Club di Topolino”: il brano veniva cantato, nel libro, altrove e con altri significati).
“The Short Timers” doveva essere il primo capitolo di una trilogia dedicata alla guerra del Vietnam: Hasford riuscì a scrivere soltanto le prime due parti, incontrando sempre notevoli difficoltà editoriali. “The Phantom Blooper”, secondo episodio, dedicato alla apostasia(o alla conversione) di Joker, divenuto comandante vietcong, fu completato attorno al 1987 e pubblicato soltanto nel 1990, tre anni prima della morte dello scrittore.
Stanley Kubrick lesse per la prima volta “The Short Timers” nel 1982: colpito dalla linearità e dalla crudezza del romanzo, ne acquistò i diritti. Lavorò all’adattamento assieme a Michael Herr, già autore di Apocalypse Now.
A differenza di quanto avvenuto in “Orizzonti di gloria”, l’epilogo del film è stato addolcito rispetto ai disegni originali. Nel progetto iniziale, una volta stanata la ragazza-cecchino vietcong, mentre i soldati discutevano il da farsi, il loro compagno Animal Mother rompeva gli indugi e le tagliava la testa. Nelle ultime scene, il plotone usava come pallone la testa del cecchino nemico. Kubrick optò per una conclusione meno esasperata: il cecchino supplica d’essere ucciso, Joker spara.
Il titolo del film, Full Metal Jacket, è un’invenzione di Stanley Kubrick approvata dal romanziere Gus Hasford. Eccone il significato, suggerito direttamente dal sito ufficiale del regista: “term describing a bullet encased in a copper jacket which helps it feed through a rifle”.

Full Metal Jacket: il film.

Il Vietnam raccontato attraverso l’addestramento dei soldati e il racconto di una scaramuccia: sembra paradossale, eppure Kubrick è riuscito a sintetizzare l’assurdità e la drammaticità del conflitto strutturando rigidamente il film in due sezioni, non necessariamente correlate tra loro. 
Non è un film allegorico come “Apocalypse Now”, non è neppure la trasfigurazione delle memorie di un soldato come “Platoon”, non è elegiaco come “La sottile linea rossa” né spettacolare come “Salvate il soldato Ryan”: non è neppure marcatamente antimilitarista come “Orizzonti di gloria”.
È un film di guerra che campiona una variopinta umanità: accompagna e testimonia l’esistenza di un gruppo di soldati, fin dai giorni dell’addestramento. Non è ideologico, e non manifesta faziosità. La proverbiale freddezza di Kubrick raggiunge, in questa pellicola, l’esasperazione: si fa sguardo asettico e propende per l’apatia. È un riconoscimento all’arte del regista, s’intenda: non certo una critica.  Giudico miracolosa una tale impersonalità.
Joker (Matthew Modine, già veterano di guerra in “Birdy–Le ali della libertà” di Alan Parker), Cowboy (Arliss Howard), Palla di Lardo(Vincent D’Onofrio) sono tra le giovani reclute del campo d’addestramento di Parris Island, Carolina del Sud. Tre settimane di durissima selezione, quindi la prevista assegnazione a un reparto in partenza per il Vietnam. Drill Instructor è Hartman(Lee Ermey): spietato e aggressivo, è il primo strumento dello Stato per spersonalizzare ciascun soldato, abituarlo ad eseguire qualsiasi ordine e a trasformarlo “non in un robot, ma in un killer”. Nelle prime scene del film, le reclute si trovano dal barbiere: rasati a zero, uno per uno. Non è che il principio.
È sempre Hartman a battezzare ogni soldato con un soprannome che si porteranno con sé fino in trincea, perdendo letteralmente il proprio nome: “Joker”, irriverente e “senza Dio”, paga un’imitazione di John Wayne e diventa l’incarnazione del “giullare”; “Cowboy” è nomignolo corrispondente alle origini texane; “Palla di Lardo” è appellativo figlio dell’umiliazione d’un ragazzotto obeso e infantile; “Biancaneve” è una “arguta” ironia sul colore della pelle d’un altro soldato.
L’insegnamento essenziale di Hartman è semplice: “non essere diversi dagli altri”. La logica d’appartenenza al plotone implica la cancellazione della propria identità e della propria individualità.
Soprannomi, dunque: nomi non più. Le altre massime dell’istruttore sono legate al rapporto tra soldato e fucile. “Il mio fucile è il mio migliore amico. Senza il mio fucile io sono niente”. La ripetizione ossessiva di queste formule si avvicina molto al “lavaggio del cervello”. Assisteremo perfino a una preghiera al Dio Fucile, con immancabile Amen in clausola. 
La durezza dell’addestramento non esclude vittime: l’oppresso e umiliato soldato Palla di Lardo perde dapprima la lucidità, quindi il controllo. Riesce ad essere arruolato: ma nel corso dell’ultima notte decide di andarsene trascinando via con sé Hartman. In un certo senso, l’ufficiale è riuscito nell’impresa: il soldato è diventato un assassino. Ma è un assassino-robot. La variabile impazzita del sistema: l’assassino uccide il suo maestro, e infine, conclusa la sua missione, si toglie la vita.
Stacco: ci ritroviamo in Vietnam. Joker è un annoiato e inquieto corrispondente dal fronte, Cowboy è schierato in prima linea, in fanteria. Joker s’accorge che esiste un nuovo giornalismo: il giornalismo di Stato.
Le informazioni dal fronte devono possibilmente partire dall’esercito stesso; i vocaboli vanno soppesati, selezionati con cura e tradotti per il pubblico, assecondando le direttive provenienti “dall’alto”. Splendida la riunione dei corrispondenti dal fronte: tra traduzioni, omissioni, censure, soppressioni e invenzioni, sembra annunciarsi quanto è successivamente avvenuto su altra scala(si allude a certe dichiarazioni di certo segretario di stato statunitense a proposito di un certo canale televisivo, degno, sue parole, di “rappresentare l’America in seno all’Onu”, or something like that), coinvolgendo in questo “giornalismo di propaganda” non più militari, ma civili. Giornalisti di professione che si trasformano in megafono dello Stato. Un fenomeno tutto contemporaneo(radici ben riconoscibili nei regimi totalitari, e novelle e fresche fronde in alcune odierne c.d. repubbliche).
Joker vuole incarnare un archetipo junghiano. Sull’elmetto ha inciso le parole “Born to kill”, al petto ha appuntato la “Zampa di Corvo”, il simbolo della pace coniato da Gerald Holtom nei tardi anni Cinquanta. Nessuno, nell’esercito, riesce a decifrare la sua scelta estetica. Risulta, appunto, giullaresco (e folle?).
Spedito in prima linea, ritroverà Cowboy e assieme vivranno un paio di piccole imprese di guerra. Nella seconda, il texano perderà la vita, e Joker scoprirà cosa significa uccidere a sangue freddo, e per pietà, un nemico.
Un film doloroso e schiacciante: l’assurdità della vita del soldato al fronte non è mai stata così nitida. Impressionante e avvilente.   

Lankelot Franchi
, settembre 2003.
Prima pubblicazione: Lankelot.com


Per accostarsi all’opera del maestro, buon punto di partenza è il libro di John Baxter: “Stanley Kubrick. La biografia”. Lindau, Torino, 1997.

CREDITS:
Regia: Stanley Kubrick.
Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Michael Herr, Gustav Hasford.
Tratto da un romanzo di: Gustav Hasford. (“The Short Timers”)
Direttore della fotografia: Douglas Milsome.
Montaggio: Martin Hunter.
Interpreti principali: Matthew Modine, Adam Baldwin, Lee Ermey, Vincent D’Onofrio, Dorian Harewood, Arliss Howard, Kevyn Major Howard, Ed O’Ross, Tim Colceri, Papillon Soo Soo.
Musica originale: Abigail Mead(alias Vivian Kubrick).
Produzione: Stanley Kubrick, Philip Hobbs, Jan Harlan.
Origine: Uk–Usa, 1987.
Durata: 116 minuti.
Sito ufficiale del regista: http://kubrickfilms.warnerbros.com/
Sito ufficiale di Hasford
: http://www.gustavhasford.com/

KUBRICK in LANKELOT:
Kubrick Stanley - 2001: Odissea nello spazio - epicentro
Kubrick Stanley - Arancia Meccanica - rapace
Kubrick Stanley - Barry Lyndon - franchi
Kubrick Stanley - Full Metal Jacket - rapace
Kubrick Stanley - Full Metal Jacket - franchi
Kubrick Stanley - Il Dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba - franchi
Kubrick Stanley - Orizzonti di Gloria - franchi
Kubrick Stanley - Shining - franchi
ISBN/EAN: 
7321961184701

Commenti

Film che mi ha lasciato perplesso assai. Non l'ho mai digerito del tutto. Non discuto il messaggio, per così dire, etico, ma è l'insieme della pellicola che non m'ha mai convinto. Fino alla morte di Palla di Lardo regge, ancorchè scricchiolando, dopo, a mio avviso si perde.

Dopo diventa altro. Una guerra combattuta come oggi, per piccoli scontri, con gli eserciti veri assai lontani dagli scontri diretti. Pensa a quel che abbiamo visto della guerriglia in Iraq e accostalo alla cecchina di FMJ.

A mio avviso, invece, è uno dei film più significativi di Kubrick.
Innanzitutto perfetto per la scelta del cast.
Poi, equamente diviso tra il rigore e il sudore col quale il gruppo di reclute si prepara all'orrore che pervade la seconda parte del film.
Non mi stancherei mai di vederlo, come qusi tutti i film del regista.

Sottoscrivo, Antonio. Del resto attendiamo un altro film come questo dal 1987. (che ne pensi de "La sottile linea rossa"?)

Bello e intenso anche la sottile linea rossa, che ho apprezzato molto. ma il vietnam raccontato da Kubrick non ha paragoni, secondo me.

Sottoscrivo l'impressione di trovarsi di fronte a 2 film, il tono è molto diverso tra la prima parte e la seconda, questione di scelte

Copertina, EAN e archivio.

Copertina, EAN e archivio.

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