Harvey è uno dei titoli più vitali che la Hollywood del Dopoguerra è riuscita a produrre. E il tema poi non è troppo banale, anzi si corre il rischio di addentrarsi in un bel campo minato. Il rischio della banalizzazione viene lavato via dallo sguardo di uno degli attori migliori del periodo: James Stewart. Non a caso Hitchcock lo volle con sé in tre pellicole (opere che sono entrate nella storia per la loro perfezione: L’uomo che sapeva troppo, La finestra sul cortile e La donna che visse due volte). Già un altro grande regista, stavolta della commedia sofisticata, aveva messo gli occhi sul talento geniale di Stewart: Frank Capra. Dal loro sodalizio è venuta fuori una delle prime commedie classiche La vita è meravigliosa. Insomma, James Stewart è uno degli attori più rimpianti.


Harvey parla di follia, ed è di conseguenza un film assurdo. Già dal titolo, tenta di mettere lo spettatore spalle al muro. Cerca di confonderlo. Ma chi è questo Harvey? Per chi ha visto il film (va imparato a memoria!) leggere quel nome porta immediatamente alla memoria la voce di Gino Cervi, altro grandissimo talento rimpianto, che dà la parola (il verbo!) a Stewart… insomma, gli occhi dell’attore americano con la voce di Cervi che pronunciano quel nome, sono un tuffo al cuore. La delicatezza del fanciullo che infonde quel connubio di suoni e immagini è un’esperienza sinceramente affascinante. Mica poco. Il film parla di un tale, Elwood, anzi Elwood P. come ama presentarsi. Costui, interpretato da Stewart, è elegante, esce di casa, va diritto alla sua bettola e ordina da bere. Egli, attenzione, non è solo. Certo, al suo fianco non si vede nessuno. Eppure egli parla, dà una pacca sull’alta spalla, ammicca e farfuglia con Harvey. Chi lo conosce crede che sia il suo amico immaginario. Non può sapere che è un puka. Così Elwood passa le sue giornate con l’amico, alto inverosimilmente, senza dare fastidio a nessuno. Accade però che la zia, che ospita nella sua villa Elwood P. da tempo immemore, decida di disfarsene e voglia rinchiuderlo in un delizioso manicomio.
Come Hollywood soltanto può insegnare, Elwood in manicomio non ci finirà mai. Si intreccia da subito la vita del pover uomo dall’amico invisibile con quella di un dottore e la sua infermiera innamorata, scoprendo tassello dopo tassello, che Harvey altro non è che un coniglio gigante. Un coniglio ben educato, vestito sobriamente, con tanto di cravatta. Al pubblico non è possibile vedere Harvey, fatta eccezione per un suo ritratto ad olio, e non è nemmeno concesso di scoprire se il buon coniglio esista oppure no. In verità nel finale qualcosa si capisce. O meglio, qualcosa serve a confonderci di più. Il film è un gioiello. Uniforme nella sua linearità, senza sbalzi eccessivi, eppure così devastanti. Sa iniettare nel sangue la voglia di saltare. Di salterellare. James Stewart, in accordo con gran parte delle sue interpretazioni, è stralunato e ingenuo. Quando parla della sua solitudine è di una pacatezza straziante, tanto è bravo. Perché non si concede il parossismo, ma dilania il petto per la costanza del suo tono di voce. Uniforme. Lieto. Anche se dice cose tremende. E poi c’è Harvey. Il protagonista che non c’è. E che non si fa vedere, pur essendo sempre davanti alla macchina da presa. Poi c’è Charlie Drake, inutile come lo era al fianco dei Marx in Una notte a Casablanca.
Stavolta riesce ad essere anche antipatico. Ma è lo stato di grazia di Stewart che non cerca di sottomettere le macchiette degli altri personaggi: la zia svampita, la cugina zitella e brutta, la buona società con le balene impellicciate, l’infermiere manesco del manicomio. Non c’è una nota stonata. Poi, sarà uno stereotipo, ma c’è poco di più adorabile: lo psichiatra matto. Ah, quale rivincita! E gli sketches nascondono quell’energia che solo i dadaisti potevano permettersi (gli unici che regalarono dio agli uomini). E poi quel bianco e nero lindo che sembra verniciato addosso agli attori come faceva il Méliès più sfrenato, a pancia in su verso il dio sole da sculacciare, quando ancora imperversava l’abominio del documentario lumieriano. Solo sessant’anni erano passati ed ecco Harvey, fuori dalle avanguardie, al di là di ogni teoria, frutto della catena di montaggio più infame e sublime del mondo: Hollywoodland. È la sensazione che si imprime sullo schermo e rimane immortale per i pochi mortali che potranno apprezzarne la vitalità.
Regia: Henry Koster. Soggetto e sceneggiatura: Mary Chase, Oscar Brodney, Myles Connolly. Montaggio: Ralph Dawson Interpreti principali: James Stewart, Josephine Hull, Peggy Dow, Charles Drake, Victoria Home. Musica: Joe Lapis, Leslie I. Carey. Produttore: John Beck. Origine: USA, 1951.Durata: 97 minuti.
Luca Martello.
Senza Harvey.
Commenti
Neo HAMMER!
HARVEY!
"Per chi ha visto il film (va imparato a memoria!) leggere quel nome porta immediatamente alla memoria la voce di Gino Cervi, altro grandissimo talento rimpianto, che dà la parola (il verbo!) a Stewart? insomma, gli occhi dell?attore americano con la voce di Cervi che pronunciano quel nome, sono un tuffo al cuore. "
> Capito. Rimedierò:)
"Solo sessant?anni erano passati ed ecco Harvey, fuori dalle avanguardie, al di là di ogni teoria, frutto della catena di montaggio più infame e sublime del mondo: Hollywoodland. È la sensazione che si imprime sullo schermo e rimane immortale per i pochi mortali che potranno apprezzarne la vitalità."
> Esiste in Dvd, vedo. Bene, bene...
grand'hammer. Sempre spiazzante.
Eh ma lo devi vedere solo se hai spazio per saltellare. Altrimenti, non c'è gusto...
beh, tra il divano e la scrivania (l'ho spostata di fronte al plasma) un mezzo metro c'è. Con tanto di spigolo.
Mio Dio!!!cosa hai tirato fuori!!! è davvero una vita che non lo rivedo!!!!!Non ricordo moltissimo ma Harvey era (è) un titolo stupendo. Lo cercherò presto. Stewart è rimpianto anche da me che lo adoravo...a proposito La vita è meravigliosa è nel mio archivio. L'avevo dimenticato.
6. allora ti do il permesso!
7. hahahha ma quanto è bello?
http://www.lankelot.eu/index.php/2009/12/06/capra-frank-la-vita-e-meravi...
Ricordo che qualche anno fa
Ricordo che qualche anno fa alla televisione trasmettevano tutti i Natali " La vita è meravigliosa ".Era un film originale come soggetto, magistralmente interpretato da Stewart. Tra l'altro questo attore ha interpretato il primo film in cui non sono gli indiani a essere " cattivissimi": Il film si chiamava "L'amante indiana"e viene molto prima di " PIccolo grande uomo" e Soldato blu che hanno sancito la riabilitazione ( almeno nella finzione filmica) dei nativi d'america