L’esordio di Takeshi Kitano è un discreto film d’azione, che si contraddistingue per un’impressionante povertà di contenuti e per la triviale rappresentazione dell’esistenza d’un detective violento e crudele. Mereghetti definisce costui un “memorabile antieroe, perdente lieto di essere in torto e di andare incontro all’autodistruzione”. Non ho riconosciuto tanta gaiezza e non ho percepito coscienza della volontà d’autodistruzione: semplicemente, il poliziotto Azuma (interpretato dallo stesso Kitano) m’è sembrato un picchiatore di strada che s’è infilato una divisa per legittimare la sua irresistibile smania di menare le mani.
Quindi: un farabutto, e non un perdente.
Azuma si sente al di fuori del bene e del male: non va per il sottile, malmena, schiaffeggia, prende a calci, investe con l’automobile i ricercati, punta la pistola tra le labbra d’un sospetto. Azuma è “la legge”: i suoi superiori, pur strigliandolo, tendono ad assecondare ed avallare i suoi comportamenti.
Fin quando non “eccederà eccessivamente”. Si virgoletta, perché di fatto Azuma eccede sin dalla prima apparizione: quando, per convincere un ragazzino (colpevole d’aver massacrato un barbone, alla “Arancia Meccanica”, con i suoi amichetti) a presentarsi in questura, si presenta educatamente in casa, bussa al portone, sale nella stanza del colpevole, chiude la porta e lo pesta selvaggiamente.
Il film gioca su una serie di prevedibili e periodiche esplosioni di violenza, alternate a rallentamenti francamente incomprensibili, che altro non suggeriscono se non una sensazione imbarazzante di vuoto e di miseria. Azuma vive in un ambiente grigio e fatiscente. Ha un solo amico, a quanto sembra di capire: il collega Iwaki (Shigeru Hiraizumi), invischiato in una torbida vicenda di droga e corruzione che lo indurrà al suicidio, e spingerà Azuma a investigare, con i consueti metodi democratici, nel suo ambiente e a “vendicare” la sua morte (che s’ostinerà, appunto, a giudicare “omicidio”).
Azuma entra in azione con i colleghi e pesta a sangue, senza scrupoli, i malfattori di turno; rimane impassibile, poi stacca dal lavoro e va a far visita alla sorella, psichicamente instabile. Ne approfitta per pestare l’amante di turno della fragile sorellina, e così via.
Non conosce diversivi. Entra in azione appena sveglio, e sorge il sospetto che perfino nei suoi sogni si diletti a torturare scippatori e borseggiatori, a mani nude: magari in bianco e nero, per variare un po’, chissà.
Parte della critica tende ad ascrivere a questa pellicola qualità che definire straordinarie è riduttivo. Mereghetti, ad esempio, sostiene che lo stile di “Violent Cop” infonda nuova vita a tutti i cliché del cinema d’azione, segnalando “(…) improvvise esplosioni di violenza che scardinano qualunque logica della suspense, ralenti allucinati, un uso degli spazi che fa tesoro della lezione del western e un uso dei tempi che sembra guardare ai classici del cinema giapponese”. Vagamente perplesso a proposito dell’estraneità del concetto di “improvvisa esplosione” alla “logica della suspence”, segnalerei che i ralenti non sembrano allucinati ma compiaciuti; e che l’esaltazione e la normalizzazione della violenza ospitate in questa pellicola andrebbero rifiutate e denunciate, piuttosto che supinamente accettate e remissivamente registrate.
È la poetica del crash, boom, bang: non può addolcirla un buon artigiano del ralenti, fatalmente predisposto alle scenografie scabre e minimaliste e sinceramente incapace di filmare un dialogo che vada oltre le tre battute (di senso compiuto). Intellettualmente degradante, “Violent Cop” merita d’esser pasto e musa di quella critica che s’ostina a vedere in un film solo sequenze d’immagini, quasi il cinema fosse soltanto un’evoluzione della fotografia.
Gianfranco Franchi, Lankelot. Gennaio 2004. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Takeshi Kitano. Soggetto e Sceneggiatura: Hisashi Nozawa, Takeshi Kitano. Direttore della fotografia: Yasushi Sasakibara. Montaggio: Nobutake Kamiya. Interpreti principali: Takeshi Kitano, Hakuruyu Maiko, Kawakami Shiro Sano, Shigeru Hiraizumi, Mikiko Otonashi. Musica originale: Daisaku Kume. Produzione: Shozo Ichiyama, Hisao Nabeshima, Takio Yoshida. Origine: Giappone, 1989. Durata: 103 minuti. Titolo originale: “Sono otoko, kyobo ni tsuki”.
Commenti
"È la poetica del crash, boom, bang: non può addolcirla un buon artigiano del ralenti, fatalmente predisposto alle scenografie scabre e minimaliste e sinceramente incapace di filmare un dialogo che vada oltre le tre battute (di senso compiuto). Intellettualmente degradante, ?Violent Cop? merita d?esser pasto e musa di quella critica che s?ostina a vedere in un film solo sequenze d?immagini, quasi il cinema fosse soltanto un?evoluzione della fotografia". Qui non siamo d'accordo. Nel senso che questo è si un Kitano minore, neanche troppo interessante, ma ci sono tracce del Kitano più ispirato non necessariamente devastabili come hai fatto tu (la fotografia è importante, mica è poco). Ma so che il nostro non è nelle tue grazie... e va be' ;)
Allora riscattalo tu, amice, che ho il sospetto che l'alternativa sarà che su Lankelot rimane questo pestaggio critico e stop in memoria di Violent Cop;)
Ho scritto in maniera entusiastica di Hana-bi se ben ricordi. Se devo tornare su Kitano preferisco altri film che questo. Come ben noti non è il massimo, anche se lo noti troppo. Luca ha scritto egregiamente su Dolls ( e spero scriva su "Il silenzio sul mare", che so essergli piaciuto). Kitano per ora è tutelato :)
Sì, ma avete scritto sul Kitano impegnato e ricercato, è facile. A me interessa il Kitano pop, quello che fa cinema da sottoproletariato dell'intelligenza per attecchire in America e nell'Occidente degradato...
C'hai ragione. Non ti si può nascondere proprio nulla;)
:).
Parrebbe difficilmente reperibile in dvd! Non è su IBS.
Io avevo comprato l'edizione in edicola, anni fa.
"il poliziotto Azuma (interpretato dallo stesso Kitano) m’è sembrato un picchiatore di strada che s’è infilato una divisa per legittimare la sua irresistibile smania di menare le mani" Guardati un po' di cinema italiano da rivalutare e ne riparliamo...
(tra l'altro secondo me Kitano è un pessimo attore...)
8 - Siamo in polemica con alcuni miei pezzi "rivalutativi";)
9 - Poverino, c'ha la paresi.