Kitano Takeshi

Hana Bi

Autore: 
Kitano Takeshi
"L’arabesco è il più spiritualistico dei disegni" Charles Baudelaire, Diari intimi 
 
Il mare racconta. Racconta la storia di Nishi (Beat Takeshi), ex detective della polizia di Tokyo logorato da due rimorsi: la paralisi di un collega suo coetaneo, e la morte di un altro che non è riuscito a salvare. La vita ha, inoltre, sottratto a Nishi un figlio di non ancora cinque anni, e conseguentemente provocato la malattia della moglie, affetta incurabilmente da leucemia. Nulla è facile: la mafia lo bracca per la restituzione dei debiti contratti, e il presente è talmente opprimente da non lasciargli troppe alternative. Per pagare i debiti, e per portare la moglie lontano - un’ultima vacanza consigliata dai medici - dalla frustrante realtà che il destino le aveva riservato, sceglie di darsi alla rapina. Nishi, una volta trovata l’ultima dimensione di pace e silenzio, sceglie di annientare il destino attraverso un essenziale e definitivo atto d’amore.
 

 
Settimo lungometraggio dell’originale e magnetico Takeshi Kitano, Hana-Bi è un’opera che nella sua struttura poliforme mescola diversi registri emozionali (violenza, angoscia, tristezza, malinconia, risveglio, solitudine, amore, morte e poesia) mantenendo una precisa identità narrativa, sublimata da immagini simboliche ed evocative, figlie d’un universo lirico che da qui in poi si farà conoscere anche in occidente. Poesia essenziale, quella kitaniana, che trova sfogo nelle inquadrature più che nei dialoghi, nei colori della scena più che nei volti, nella quiete più che nel ritmo. Una quiete malinconica e dolorosa, quella di Nishi, che esplode improvvisamente in tempeste di violenza; ma sono attimi: fugaci, misurati, mai in ricerca del corposo effettaccio che riempie facilmente la scena. Una scena dominata dall’arte che lo stesso Kitano disegna - suoi i numerosi dipinti e disegni che appaiono nella pellicola - e che regala come mirabile suggestione metafisica all’occhio rapito dello spettatore. Animali e uomini con fiori al posto della testa, composizioni semplici e allo stesso tempo ermetiche insinuanti cristalline meraviglie negli occhi di Horibe, l’amico costretto su una sedia a rotelle. Horibe, solo, abbandonato dalla moglie e dal figlio dopo l’incidente, prima tenta il suicidio, poi, dopo aver favoleggiato a se stesso l’idea della pittura, si convince che essa è probabilmente l’ultima opportunità per ricercare la vita.  
 

 
Le splendide musiche di Joe Hisaishi si armonizzano perfettamente con immagini e colori; cantano anime solitarie e consumate dal dramma che ne ha segnato l’esistenza, cercano in profondità, nell’anima dei personaggi. Kitano è un perfezionista e nulla è lasciato al caso, i suoi film sono perfette costruzioni geometriche, dove ogni passaggio, anche il più insignificante, trattiene spesso, onde restituire in conclusione, frammenti importanti per comprendere l’opera. Egli dimostra il suo genio lavorando in primis su se stesso: il volto marmoreo (inespressivo) conseguenza di una paresi non solo non lo limita, ma consente a Beat Takeshi (nome d’arte di Kitano attore) di ritagliarsi personaggi imperscrutabili che hanno bisogno di pochissime parole. Molti detrattori del regista giapponese pensano che i suoi film siano sopravvalutati e che egli sia un’abile mercante di cinema che ha ben compreso come soddisfare anche gli spettatori più esigenti. Una sorta di pifferaio magico o incantatore di serpenti, insomma. Pur riconoscendo effettive differenze di qualità tra le opere di Kitano - bellissimi Dolls, L’estate di Kikujiro, Sonatine e Il silenzio sul mare, meno il sempre apprezzabile Brother -, non posso non restare affascinato dalla bellezza e dalla poesia che emana Hana-Bi, probabilmente il maggior picco creativo del regista nipponico. E che Kitano sia riuscito in un’opera di sintesi tra la migliore tradizione occidentale e il paesaggio interiore-animico dell’oriente tradizionale, è cosa anch’essa abbastanza evidente. Che il tutto favorisca fini anche commerciali, oltre che artistici, non è per forza di cose un male; è pur sempre cinema, un’arte che oltre a far riflettere deve saper anche intrattenere.
 
La poesia, comunque, non è mai assente nei film kitaniani, e nella pellicola in questione raggiunge la sua esemplificazione narrativa nel sospeso e malinconico finale.

Il mare, osserva una ragazza che danza e fa volteggiare un aquilone; un abbraccio d’amore, profondo, totale, assoluto. Due sguardi ricambiano gli sguardi del mare loro rivolti. Poi, mentre una macchina arriva, uno sparo. A brevissima distanza un altro che attraversa il silenzio. La ragazza danzante si volta, l’aquilone che non voleva volare adesso vola. Solo il silenzio accompagna le note di sottofondo. Si sublima l’amore, e ancora cresce, si diffonde, come vasta eco, la voce del mare. 
 

 
Estremo è l’atto d’amore. Kitano risveglia in noi questa essenziale verità troppo spesso dimenticata.
Un film intenso e profondo, un arabesco interiore dalla bellezza accecante. Leone d’oro a Venezia 1997.
 
Léon, Settembre 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
 
Regia: Takeshi Kitano. Soggetto, Sceneggiatura: Takeshi Kitano. Direttore della fotografia: Hideo Yamamoto. Scenografia: Norihiro Isoda. Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshinori Oota.  Interpreti principali: Beat Takeshi, Kayoko Kishimoto, Ren Osugi, Susumu Terajima, Tetsu Watanabe.  Musica originale: Joe Hisaishi. Origine: Giappone, 1997. Durata: 100 minuti.
 
Kitano in Lankelot
 
ISBN/EAN: 
8014191900096

Commenti

Davvero film musicale e straripante dignità. Il Kitano migliore.

Concordo. Anche per me è il miglior Kitano.

Detesto Kitano, amici. E' il più sopravvalutato della storia. Ho trovato ombra di poesia e ispirazione in "Dolls". Un giorno supererò un'altra frontiera e vedrò "Hana-bi". Il resto - dal primo "Violent Cop" all'ultimo "Zatoichi" è materiale da videoteca di b-movies d'elite. Artificio, artificio, artificio: scoperto, sboccato, irritante.
*
L'arte non si imbocca. Si rappresenta, al limite. Questo qui è un imboccatore. Della peggior razza: è un compiaciuto. Felice di essere smentito, amices. Argomentate.

che commenti equilibrati che scrivevo nel luglio 2006.

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