Kitano Takeshi

Dolls

Autore: 
Kitano Takeshi

FOLLIA CROMATICA: BELLEZZA E TRISTEZZA*

 

Kitano carpisce il colore alla natura; abbandona la cromaticità standard dei suoi film per raccontare storie di follia in un contesto scenografico che rapisce i sensi. Del resto, gli riesce facile grazie a quella particolare natura giapponese che ne incarna, senza artifici, lo spirito più tradizionale.


Il pretesto narrativo viene offerto da “Meido no hikyaku (Il corriere per l’Inferno) di Chikamatsu Monzaemon (per il Giappone semplicemente Chikamatsu), una delle rappresentazioni classiche del bunraku, la raffinata forma di teatro meno popolare fuori dai confini nipponici, in cui la scena è occupata dalle marionette e da tre uomini che ne azionano i movimenti, mentre la voce del tayu e le note del samisen (shamisen) ne accompagnano i gesti, in un perfetto equilibrio tra finzione e realtà.

Le tre storie che Kitano racconta nel film sono legate da una simbologia estetizzante. La perfezione cromatica s’inserisce nel contesto narrativo per ridare equilibrio a schegge di folle ossessione. È un ritratto ciclico che offre nel più puro stile giapponese, intriso di buddismo zen. Ed è per questo che la natura assume una funzione essenziale, catartica, protettiva, liberatoria e avvolgente con le intense sfumature offerte dalle stagioni che si rincorrono l’una dietro l’altra, come la memoria delle persone che vi si immergono. 

Dolls” è un esempio più che unico nella filmografia di Kitano per quella scelta di descrivere con lucida freddezza le vicende sconcertanti delle persone che presenta sullo schermo. Il regista parte dalla visione del presente per raccontare il loro cammino; parte da schizzi devastanti per armonizzare il loro passato.

La sua estetica risente della suggestività data dallo scorrere inesorabile del tempo, ciclicamente simboleggiato dalle stagioni. È una visione didascalica della caducità delle cose, del dolore rarefatto e silenzioso che trasmette una partecipazione chiusa nell’intimo. Non ha sfoghi all’esterno. È la rapidità della vita, a cui ci si accosta con distacco e che in un momento può togliere tutto.

Con questo film Kitano trasmette la tipicità dell’approccio culturale giapponese di fronte alla fragilità delle cose. Non ci sono solo i sentimenti che emergono dalle tre storie, ma ci sono tutti gli elementi della natura, nella visione d’insieme: l’esplosione dei fiori primaverili che creano il tunnel visivo percorso dai vagabondi legati; le foglie rosse degli aceri che li sottraggono alla vista della vita per poi cadere ricongiungendosi, sotto l’occhio minuzioso della regia, alla fragile neve che tutto può annullare. 

Si parte a ritroso con una breve introduzione focalizzata sulle marionette che narrano di una passione amorosa trasfigurata dal dolore. Le marionette del bunraku, nelle loro enormi dimensioni, sono pronte a ripetersi nel cuore degli uomini, in tre storie diverse che Kitano rappresenta in quadri sovrapposti, tra ritmi e soluzioni diverse. I singoli fotogrammi poi si ricomporranno nell’unica visione di bellezza e tristezza.

Un uomo e una donna si muovono nella cornice di fiori, ridicolizzati dalla gente che li osserva mentre avanzano legati da una corda rossa che contrasta con il giallo dell’abito di lei (la follia). Il silenzio li avvolge mentre si immergono nel tunnel di una fragile primavera pronta a cedere il posto alla stagione successiva in cui le acque del fiume alleviano l’afa del giorno. Quella coppia un tempo era felice, lo dimostra il flashback del loro passato, nei continui contrasti tra le risate di allora ed il mutismo di chi non ha più parole nel presente per esprimere il suo dolore. I due si erano separati perché la famiglia di lui lo aveva costretto ad un matrimonio di convenienza come nel dramma “Sonezaki Shinju” (Suicidio d’amore a Sonezaki) di Chikamatsu Monzaemon. Lei, dopo aver tentato il suicidio, perde la ragione. Non ricorda e non riconosce più nessuno, neppure lui che abbandona ogni cosa per restarle accanto così com’è diventata. Il senso di colpa è talmente grande che niente può sostituire il desiderio di salvarla, restituendola alla vita. Ecco il perché di quel filo rosso che li tiene avvinti simbolicamente per non perdersi di nuovo, restituendo loro ciò che la memoria di lei ha cancellato. Ed allo stesso tempo simbolo terreno di un amore celeste che ricorda Meoto Iwa, le rocce legate nel mare. I due camminano, avanzano verso mete sconosciute. È come se girassero a vuoto, nel ciclo delle stagioni che li vede protagonisti. Passa l’estate, arriva l’autunno e con esso il caldo abbraccio delle lussureggianti foglie d’acero, tanto forti nei colori, quanto fragili nella loro fisicità. Le cose belle non durano, sembrano voler esprimere cadendo lentamente sul suolo fino a toccare il confine segnato dalla neve che, nella purezza, è pronta ad accoglierli ancora innocenti nella loro follia. Ed è così che si compie appieno il transfert tra le marionette e le bambole in carne ed ossa che avanzano nella neve indossandone gli abiti. Il rosso continua ad accompagnare le loro vite con un’intensità maggiore, mentre si avvicinano ad un luogo legato alla memoria di un amore perduto che riporterà la luce nella mente della ragazza. , le rocce legate nel mare. I due camminano, avanzano verso mete sconosciute. È come se girassero a vuoto, nel ciclo delle stagioni che li vede protagonisti. Passa l’estate, arriva l’autunno e con esso il caldo abbraccio delle lussureggianti foglie d’acero, tanto forti nei colori, quanto fragili nella loro fisicità. Le cose belle non durano, sembrano voler esprimere cadendo lentamente sul suolo fino a toccare il confine segnato dalla neve che, nella purezza, è pronta ad accoglierli ancora innocenti nella loro follia. Ed è così che si compie appieno il tra le marionette e le bambole in carne ed ossa che avanzano nella neve indossandone gli abiti. Il rosso continua ad accompagnare le loro vite con un’intensità maggiore, mentre si avvicinano ad un luogo legato alla memoria di un amore perduto che riporterà la luce nella mente della ragazza.

        

Il loro incredibile vagabondare è testimone di altre storie di ossessione. Haruna è una pop star ammirata e seguita dai fans. Uno tra i tanti che  che non può far a meno della sua musica e della sua presenza sarà anche l’unico che le resta vicino, nonostante le avversità. La ragazza resta sfigurata in un incidente stradale ed è costretta a ritirarsi dal mondo. Il mare è l’unica consolazione. La sua solitudine si accompagna al rumore delle onde che ne alleviano la sofferenza. Con l’unico occhio integro ne osserva immobile i movimenti sinuosi, finché non vede sopraggiungere il ragazzo che l’ha seguita per tanto tempo. Lui ha scientemente perso la sua di vista per starle vicino, affinché lei non debba soffrire l’umiliazione per una bellezza svanita. E poi, quando tutto sembra aver la possibilità di compiersi, il destino porta via anche quel brandello di speranza. è una pop star ammirata e seguita dai fans. Uno tra i tanti che  che non può far a meno della sua musica e della sua presenza sarà anche l’unico che le resta vicino, nonostante le avversità. La ragazza resta sfigurata in un incidente stradale ed è costretta a ritirarsi dal mondo. . La sua solitudine si accompagna al rumore delle onde che ne alleviano la sofferenza. Con l’unico occhio integro ne osserva immobile i movimenti sinuosi, finché non vede sopraggiungere il ragazzo che l’ha seguita per tanto tempo. Lui ha scientemente perso la sua di vista per starle vicino, affinché lei non debba soffrire l’umiliazione per una bellezza svanita. E poi, quando tutto sembra aver la possibilità di compiersi, il destino porta via anche quel brandello di speranza.

Un’altra coppia, un’altra storia: un ragazzo abbandona la sua fidanzatina per cercare fortuna altrove, in un posto lontano. Passano gli anni e quel ragazzo diviene un boss della Yakuza. Lei lo attende ancora, ogni sabato, seduta su quella panchina, dove spera di consumare con lui il pranzo, mentre tutto intorno il parco di allora si trasfigura. L’uomo torna dopo anni ai posti della giovinezza e la riconosce, nella totale incredulità. Lei, per un attimo, sembra aver la percezione che l’antico amore non tornerà più e si lega all’estraneo che solo il cuore ha saputo riconoscere. Il destino è ancora pronto a colpire perché l’uomo viene ucciso. Lei non può fare altro che aspettare ancora, fino a che il tempo non segnerà anche il suo di destino.

 Anche in queste coppie il rosso si trova a simboleggiare l’ossessione per un amore tradito e perduto: il sangue, il campo di fiori rossi o il cappello della donna seduta sulla panchina. Non tutte le ciambelle riescono con il buco e la freddezza si mescola a tocchi lirici sparsi in tutto il film. Se l’ultima storia è capace di suscitare emozioni, la seconda si presenta come una nota stonata che pare evocare le ossessioni della gioventù giapponesi, non senza cenni autobiografici, perché Kitano è parte di quella categoria per le quali i fans sono disposti a grotteschi episodi di follia. La stessa Kyoko Fukada,  Haruna nel film, attrice – cantante – modella, è un esempio di “idolin Giappone.


Con lucidità il regista racconta la drammaticità dei percorsi che i sentimenti d’amore possono compiere.

Non sfugge ai suoi occhi quella malinconica ed intensa visione della vita con una morte sempre presente che rende preziosa la partecipazione emotiva all’universo nella sua totalità.

Lascia alla visionarietà della scena di marionette, alla natura, ai simboli sparsi apparentemente con noncuranza (come la farfalla calpestata o quel gioco con il soffietto che diventa anch’esso ossessivo) o a quel flashback equilibrato, che non svela mai troppo, la funzione di trasmettere le emozioni o di provocarle, richiamando alla mente il concetto intraducibile di mono no aware**.

L’eclettico Kitano coglie in tutte le sfumature la sensibilità estetica della tradizione culturale a cui appartiene. La percezione di un elemento vivo come quello che scaturisce dall’ondeggiare del tempo naturale, da un luogo, da un sapore, da un profumo è l’elemento chiave che rimette in moto gli strani meccanismi della mente per scatenare il ricordo e con esso la memoria. Le bambole, le marionette del bunraku, sono la rappresentazione ideale di un corpo che si muove senza percezione delle cose, come quelle donne private della ragione per un amore perduto: la promessa di matrimonio, la fama, l’attesa di qualcuno. “L’onore, la fama, il successo sono granelli di sabbia” declama la voce narrante nella scena del bunraku. E così è. In tutti i casi il meccanismo della storia sembra esser destinato ad un risvolto felice, ma la scelta è disarmante, sconcertante e, soprattutto, vera.

Kitano rispetta la ciclicità del tempo. Nulla si ferma; nulla si arresta per dar modo alla vita di trovare la felicità. Lo svolgersi degli eventi è rapido, incisivo, spiazzante come le storie che ha scelto di raccontare in piena sospensione. Un finale diverso avrebbe offuscato la simbologia del film, eccentrica e tradizionale, crudele e pietosa, bella e triste, allo stesso tempo, come la vita sa essere. L’impatto emotivo sorge dunque alla sua conclusione, dopo l’estasi stilistica di una regia che coglie il colore nelle più piccole sfumature, tanto nei campi lunghi che in quelle maschere colorate che riempiono le vetrine e a cui si sostituiscono miriadi di girandole che lasciano visivamente una traccia fortissima nella memoria.

Se un difetto si volesse rintracciare, non è nella lentezza scandita da una colonna sonora delicata (e accompagnata dalla suoneria di un cellulare che riprende la canzone di Haruna), ma nel suo essere patinato, a tratti in modo eccessivo. La trasposizione in chiave cinematografica della fugacità delle cose umane, bellezza o sentimenti, è cosa ardua eppur stranamente ed elegantemente riuscita.

Da questo film, in particolar modo, si possono trarre gli spunti per una comparazione, e diversificazione, del regista giapponese con Kim Ki-duk, anch’egli approdato alla regia per puro caso, dopo mille esperienze lavorative estranee allo spettacolo, in questo caso diversamente da Kitano.

Premesso che la visione filosofico-religiosa è giocoforza similare (“Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora Primavera”), l’impronta culturale, unitamente alla volontà espressiva, è estremamente diversificata.

La simbologia di Kim Ki-duk è più intensa, viva, pulsante emozioni, capace di raccontare mille e mille storie, mentre la fotografia (natura) è una cornice ideale che accompagna e, a volte, contrasta: gli spazi visivi sono sempre forme di alienazione o isolamento (il punto di contatto sembra nella scena dell’automobile trasformata in casa, ma il regista giapponese ha un approccio maggiormente protettivo). Cambia la prospettiva. In Kitano c’è l’immersione totale come se si avvertisse la volontà di accontentare il bisogno forte dell’uomo di tornare alle origini, il cui senso viene evidenziato da una ripresa che privilegia il movimento verso determinati luoghi, come il vicolo degli alberi fioriti o il ponte sospeso verso la valle degli aceri. La natura di Kim Ki-duk, nella sua generale staticità, racconta la vita nella sua forma pessimistica: tutto torna a ripetersi nello stesso identico modo. La natura di Kitano, invece, è fragile, bella e malinconica, perché sfiorisce, muta, muore, annulla e rinasce come vita. In uno sono le cose “animate” le preferite su cui si sofferma (gli animali, la casa, le porte, la barca), nell’altro sono gli elementi parte del tutto (i fiori o le foglie che cadono, la farfalla calpestata). In uno l’impatto emotivo rende partecipe delle vicende; nell’altro si assiste alla partecipazione altrui, come spettatori di una scena del bunraku.

Le tracce di sospensione, il forte senso estetico, la curiosità per l’indagine dei rapporti umani, sulla base di presupposti diversi, possono legare invece i due stili di regia.

Magistrale. 


* “Bellezza e tristezza” è un omaggio all’omonimo romanzo di Yasunari Kawabata, perché il titolo costituisce sintesi della poetica dello scrittore che seppe mirabilmente tradurre in prosa l’anima più tipica del Giappone, e di cui Kitano con “Dolls” ne è un moderno frammento.

** “Mono no aware”, vuole esprimere l’ampio concetto di stati emotivi scaturiti da un’immagine della natura, di un oggetto, di vicende umane.


Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Takeshi Kitano. Fotografia: Katsumi Yanagashima. Scenografia: Norihiro Isoda. Costumi: Yohji YamamotoInterpreti principali: Miho Kanno (Sawako), Hidetoshi Nishijima (Matsumoto), Tatsuya Mihashi (Hiro, il boss della Yakuza), Chiedo Matsubara (donna nel parco), Kyoko Fukada (Haruna, la pop-star), Tsutomu Takeshige (Nukui,  fan di Haruna) . Musica originale: Joe HisaishiDistribuzione: Mikado. Produzione: Tokyo FM, Office Kitano. Origine: Giappone, 2002. Durata: 113 minuti. Titolo originale: “Dolls”. 

Approfondimenti internet: Sito Ufficiale



Movida 13 giugno 2005. 

Dedicata a Gianfranco Franchi, affinché possa scoprire un altro Kitano

Originariamente inserita su Lankelot.com 



Kitano in Lankelot:

 

ISBN/EAN: 
8017229439469

Commenti

la dedica...non la ritiro...:)

Kyoko Fukada:
http://www.youtube.com/watch?v=4uskcXP8Y9E&feature=related

Kyoko ad oltranza...in questi anni sono diventata una fan :)

Novità...lo attendo da due anni questo film (non per Kyoko) che mai vedremo in Italia, anche se con Takashi Miike alla regia forse ci sarebbe speranza...

http://1.bp.blogspot.com/_PM1ZKIZPNOM/SXfDdmqREjI/AAAAAAAABaU/ni_ijSl0Vx...

http://www.youtube.com/watch?v=9nFlhiKaQBs&feature=related

1. ahah:).

Ah, allora è questo il tuo Kitano preferito, Movida. Il mio è Hana-bi, a ruota questo e L'estate di Kikujiro. Solito bel pezzo corposo e ricco di notizie e spunti di riflessione.

Ho come l'impressione che Kitano per riuscire debba fare a meno della sua presenza nel film. Sbaglio?

5. ahahah...mi sa che non hai torto, almeno per la sua filmografia e per quanto riguarda le mie preferenze in assoluto "Dolls" ed "il silenzio sul mare"...però devo dire che come attore, con altre regie, non è stato male.

4. ho praticamente risposto alla tua Leon con le mie preferenze...ci aggiungo Kikujiro però...Hana-bi viene subito dopo...e basta. Zatoichi,nonostante il tema, mi fa venir il mal di stomaco, ad esempio.

Concordo, i film che hai citato sono quelli che preferisco anch'io di Kitano :)

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.