Kitano Takeshi

Brother

Autore: 
Kitano Takeshi

Un gangster della Yakuza, Aniki Yamamoto (Takeshi Kitano), vittima di inattesi rovesci della sorte in seno alla sua “famiglia”, decide di partire in esilio e di raggiungere il fratellastro Ken(Kuroudo Maki) a Los Angeles. Aniki scopre che il fratello si dedica, certamente con minor fortuna, alla sua stessa attività: è infatti il leader di un piccolo gruppo di spacciatori di droga(tra i quali spicca Denny, interpretato da Omar Epps, già apprezzato ne “La colazione dei campioni”). E così, senza perder tempo, l’ex gangster della Yakuza trasferisce il suo campo d’azione in America, riconoscendo che il sistema ha più di qualche analogia con quello della sua madrepatria.

Tra progressive conquiste del territorio, compiute perlopiù per rapide sparatorie e aggressive politiche di persuasione della concorrenza, e sempre più ambiziosi progetti d’espansione della attività del gruppo, la Yakuza “americanizzata” di Aniki e del fratellastro Ken diviene uno dei clan più influenti della malavita locale. Tutto sembra filar liscio, fin quando la neonata mafia nippo-americana va a pestare i piedi alla mai sufficientemente imborghesita mafia d’origine italiota. Ne deriva un sanguinoso conflitto, risolto con la distruzione del gruppo di Aniki e con il tragico epilogo delle esistenze di vari tra i protagonisti della pellicola.  

Ammetto di non nutrire eccessiva simpatia per i film d’azione: tuttavia, rimasto piacevolmente sorpreso da diverse recensioni di questa pellicola, ho creduto potesse trattarsi di una buona occasione per rivedere e ridiscutere i miei pregiudizi. Il giudizio complessivamente maturato non è negativo: “Brother” non è il consueto film d’azione girato a ritmi vorticosi e tutto sporcato da un linguaggio volgare pseudo-malavitoso. È una pellicola dai ritmi lenti e compassati, ornata da una deliziosa colonna sonora, incentrata su un argomento certo non originale ma almeno interpretato con taglio personale. 

La fratellanza che echeggia nel titolo del film non è solo il sentimento che spinge Aniki a trovare asilo da Ken: è il legame che unisce ciascun membro della Yakuza e della “neo-Yakuza” californiana. 

È devozione e dedizione alla stessa causa (che sia causa infame è altra storia), lealtà e fedeltà ai propri compagni (“fratelli”), spirito di sacrificio nel nome della “famiglia”. Un sentimento che, non fosse per la battaglia combattuta, potremmo giudicare autenticamente cavalleresco; e risulta perfino toccante questa fratellanza tra “guerrieri”, per come s’impone nel film e s’oppone ai canoni. Si rimane a un livello di profonda superficialità: ma forse era inevitabile, considerando la tipologia del film. Tuttavia è una superficialità mai leziosa, mai sgradevole, mai irritante.  

Poco più di un buon film da cassetta, discreto manierismo del (dicono) virtuoso Kitano, affascinante perché rappresenta il primo risultato della collaborazione del regista de “L’estate di Kikujiro” con Hollywood.

Pregevole la scelta d’aver evitato di mostrare le scene più cruente delle sparatorie; non si aggirano, altrove, immagini truculente e perfino grandguignolesche, tuttavia non sembra ci sia eccessiva(ossessiva)insistenza da parte del regista.

Non capisco come si sia potuto gridare al capolavoro per un placido film d’azione: forse per quel, pure episodico, esotismo che noi occidentali, a volte, troviamo proprio irresistibile. M’attendo d’esser corretto dai cultori del genere.

Appena sufficiente.  

 

Lankelot, G.F., giugno del 2003. Prima pubb: Lankelot.com

 

 Regia: Takeshi Kitano. Soggetto e Sceneggiatura: Takeshi Kitano. Direttore della fotografia: Katsumi Yanagishima.  Montaggio: Takeshi Kitano, Yoshinori Oota. Interpreti principali: Takeshi Kitano, Omar Epps, Kuroudo Maki, Masaya Kato, Susumu Terajima, Royale Watkins, Lombardo Boyar.    Musica originale: Jo Hisaishi. Produzione: Masayuki Mori, Jeremy Thomas. Origine: Usa/Giappone, 2000.Durata: 114 minuti.

 

Info Internet: http://office-kitano.co.jp/brother/ 

 


Kitano in Lankelot 

Kitano Takeshi

 

ISBN/EAN: 
8027883603670

Commenti

"Non capisco come si sia potuto gridare al capolavoro per un placido film d?azione: forse per quel, pure episodico, esotismo che noi occidentali, a volte, troviamo proprio irresistibile. M?attendo d?esser corretto dai cultori del genere".

Non è un capolavoro (e non ricordo che venne appellato come tale. non mi pare), ma comunque un ottimo film. Tu ce l'hai con Kitano, però. Ammettilo. Può non piacerti, d'accordo, ma "cinema infelice" tra i tags...

:))). Ricordo ovazioni della critica, ricordo emozionanti recensioni di ben più di cinque righe sui giornali, reportage dai festival. Ricordo i damsini in estasi. Ricordo tante cose che adesso sono clamorosamente ricoperte di polvere...

Ma dai? Buio totale. Non ricordo nulla in proposito. Ricordo che lo vidi al cinema, ma era un periodaccio. Sarà stato questo a distrarmi dalle lodi. Per questo film - sono d'accordo - esagerate.

(può essere pure che io avessi, come dire, "molto eco in cuffia" per colpa del fatto che nel 2001-2002 ero nel pieno dell'Università e mi trovavo strangolato tra alternativi fichi e damsini, strani anni di Roma III:) ).

Dvd non reperibile su Ibs!

aniki: fratello maggiore, in

aniki: fratello maggiore, in giapponese...appellativo utilizzato in "certi" ambienti..


 


 


 

ah...

ah...

dovresti vedere My boss, my

dovresti vedere My boss, my Hero ihihih

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