Kim Rossi Stuart è nato nuotando nella celluloide. Ad appena cinque anni l’esordio davanti alla macchina da presa (Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini). Indossando il kimono d’oro e impersonando con acerba espressività il principe Romualdo nella serie Fantaghirò di Bava Lamberto, fa la spola tra cinema e molto teatro, tornando alla ribalta (mediatica) con la convincente interpretazione di Lucignolo, nel Pinocchio di Benigni e due nomination ai David di Donatello con Le chiavi di casa di Gianni Amelio (2004) e Romanzo Criminale di Michele Placido (2005). Esordio alla regia a 38 anni con questa pellicola.
Il tema della crisi famigliare, scandagliato lungamente dal cinema italiano trova un nuovo spunto nella soggettiva del giovane Tommi, interpretato dal bravissimo Alessandro Morace; il suo sguardo investe con prepotenza la nostra partecipazione: non si cerca nella pellicola l’espediente dell’immedesimazione a tutti i costi con il giovane protagonista, essa si apre in un naturale estuario sensoriale attraverso una naturalezza e invisibilità paragonabile, per intensità alla compenetrazione offerta sul grande schermo da Antoine Doinel ne I quattrocento colpi, un film peraltro a cui questa rappresentazione è affine non solo contestualmente, ma anche per delicatezza narrativa.
L’attore-regista sviluppa alcune sfumature del personaggio interpretato ne Le chiavi di casa: la figura è qui, quella di un padre alle prese con le difficoltà di un matrimonio naufragato a causa di una moglie che "ha la fica che je prude".
Renato Benetti (Kim Rossi Stuart) è un ragazzo padre, nevrotico e dolce, severo e accomodante, a tratti inetto; incapace di decisioni a lungo termine e (come sopra visto) vittima delle bizze sentimentali della consorte.
I due figli lo osservano come qualcosa che si comprende sino in fondo ma che ogni tanto si comporta in maniera irragionevole, come un gatto che non ti aspetteresti mai possa graffiare.
La figlia maggiore adolescente, esterna un morboso affetto familiare, schiacciata caratterialmente dalla maggiore maturità di un fratello minore introverso ed osservatore che ha capito tutto e sa come andrà a finire.
La madre, non la si riesce ad odiare: vittima delle proprie debolezze, realmente preoccupata per i propri figli, ma incapace di gestirsi emotivamente; ci regala un bellissimo momento quando, dopo essere fuggita per l’ennesima volta, parla al figlio attraverso una foglio di carta, con le lettere azzurre sbavate probabilmente dalle lacrime; e quella scena va bene così: nulla viene sputtanato con leccaculismi sentimentali facili facili, è un continuo sussurrarsi, che squarcia i confini dello schermo, investendoci letteralmente: prendi nota Muccino!

Kim Rossi Stuart dimostra anche grande capacità di imbrigliare il ritmo in un andamento consequenziale, ne smorzato ne schizofrenico, capace al contrario di potenti vademecum psicanalitici come nella costrizione forzata nei confronti del secondogenito agli sport acquatici, rivelandoci essere la traslazione dell’aspirazione di una figura paterna destinata all’insuccesso, causa nervi fragili, carattere irrequieto ed precariato lavorativo come operatore freelance di steady-cam.
Qui le scelte tecniche si basano su un impostazione fotografica dura, tendente al livido, prevaricante sui toni invernali e le scelte tecniche non sono di anonima rappresentazione: questo è un esordio e KRS ci mette dentro tutta la conoscenza che ha naturalmente metabolizzato con lo stare davanti alla cinepresa.
Sceglie la cucina come luogo fulcro della storia e realizza ottime scelte dialogiche al suo interno come loco di grida a voce rotta ed effimere riappacificazioni.
Crea angoscianti presagi con vertiginose inquadrature sulla tromba delle scale; scioglie la tensione facendoci salire sui tetti nei quali si arrampica pericolosamente il giovane Tommi, in cerca di respiro dal giogo delle stranezze familiari.
Realizza soggettive del giovane mentre nuota e solleva la testa per respirare, mentre il sonoro viene e va a seconda che il capo sia o meno sotto l’acqua e il cloro, creando una sorta di catarsi amniotica che lo stesso spettatore vorrebbe accaparrarsi.

Sperimenta dunque Kim e lo fa anche bene, senza forzare, senza risultare pesante e indigesto, edulcora continuamente, gioca sul filo della mediazione; lirico e ruvido marca con eguale pressione ogni aspetto del tema, dall’incompletezza della figura del padre, che non avendo altri bersagli se non se stesso per piangere di una qualche situazione, tira in ballo la divinità (sino a quel momento fuori discussione) affibbiandoli per ben tre volte sonore fattezze suine, in un coraggioso bestemmiane che va a segno come un dardo ben lanciato nel cuore di una sceneggiatura asciutta, cupa e a tratti ironica quando va a approfondire sulla quotidianità dei rapporti famigliari.
“Anche libero va bene” non è solo un buon esordio: la speranza è quella che non gli venga affidato semplicemente il titolo di “panacea italiana ai naufragi mucciniani”, ma che davvero possa rappresentare un punto di partenza importante per una nuova “nuova ondata”.
Regia: Kim Rossi Stuart.
Soggetto e sceneggiatura: Linda Ferri, Federico Starnone, Francesco Giammusso, Kim Rossi Stuart.
Fotografia: Stefano Falivene.
Montaggio: Marco Spoletini.
Scenografia: Stefano Giambanco.
Costumi: Sonu Mishra.
Musiche originali: Banda Osiris.
Con Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Alessandro Morace, Marta Nobili, Tommaso Ragno, Pietro De Silva, Alberto Mangiante
(Ita 2005, 108')
Dedicata ad Arpaeolia che mi ha invitato a riprovarci (lui sa).
Commenti
ho visto sia questo film che Le chiavi di casa e li ho apprezzati entrambi, perché affrontano bene un tema non facile: nell'uno c'é il rapporto padre-figlio "diverso" e mai accettato; qui c'é un padre solo che fatica molto ad gestire due figli in età difficili, la madre essendo figura destabilizzante e nevrotica, con il suo continuo entrare-uscire da casa.
Mi è sembrato un film interessante e non superficiale, il padre si giostra come può nel contesto famigliare, forse non è neppure lui del tutto cresciuto e quindi gli è difficile porsi come punto di riferimento e guida verso i figli.
Apprezzo molto le tue osservazioni sulla fotografia e sulle inquadrature, sono aspetti dei film che fatico a cogliere se non mi vengono fatti notare da occhio più esperto.
grazie ma esperto non lo sono :-)
Un ottimo esordio. E visto lo stao in cui versa il cinema italiano, Kim Rossi Stuart è più che una promessa, è un certezza per il futuro.
Grazie per la dedica! Kim Rossi Stuart doveva fermarsi al ragazzo dal kimono d'oro XIII ;)
Di norma sono contrario agli attori che passano alla regia, ma questa è stata una piacevole eccezione.
permettemi di aggiungere che Rossi Stuart è pure gradevole a vedersi e anche l'estetica vuole la sua parte :-)
ian ebbè com'è il film che ti chiesi?
mi spiace ma non sono andato...andrò questa settimana e ti farò sapere. Saluti.
Ryo, quando posso vengo a giustificare il testo e piazzare la locandina. Magari stanotte.
Fatto ;)