Kim Ki-duk

Time

Autore: 
Kim Ki-duk
Forse Kim Ki-Duk doveva rimanere ancorato ad un cinema essenziale fatto di poche parole, quel cinema del quale le massime espressioni sono decisamente Primavera, Estate, Autunno, Inverno e… ancora Primavera e Ferro 3, opere che lo hanno reso noto oltre il confine sudcoreano. L’ultima fatica, l’appena uscito nelle sale Time, risente proprio di dialoghi improbabili a supporto di un tema dai risvolti inquietanti e quanto mai attuale:
 
Un giovane coppia di amanti è in crisi per il ripetersi stanco della routine giornaliera. Si amano, ma vivono una precarietà emotivo-sentimentale legata ad una contingenza che rischia di incontrare l’oblio delle passioni. Seh-hee diventa sempre più gelosa dell’aria che respira il suo uomo, vorrebbe creargli intorno uno spazio asfittico in cui poter controllare la vita e il tempo che scorre. Jim-woo è confuso e disorientato, è debole di fronte all’inquietudine esistenziale della ragazza che, esasperata dal dubbio lacerante sull’esser contraccambiata nell’amore donato, fugge improvvisa senza più tornare. Jim-Woo cade in depressione, per quanto tenti di riproporsi alla vita, non trova stimoli che oscurino il feroce senso d’assenza lasciato da Sen-hee. Dopo qualche mese, però, il ragazzo incontra una donna misteriosa in un luogo evocativo di ricordi del perduto amore: i due si avvicinano, si incontrano, arrivano ad amarsi ma, proprio nel momento di consolidare l’unione creando un rapporto strutturato e libero da vincoli e memorie del passato, riaffiora, per lettera, la possibilità di un ritorno della ragazza scomparsa. Il destino è in attesa, e i volti, mai cosi ingannevoli, risultano essere vere e proprie maschere: l’epilogo è tragico e sconvolgente.
 

 
Andiamo al tema del film: l’apparenza come sostituto della realtà, come “medicina” per crisi, più che del sentimento in sé, della fiducia nel poter affrontare destino ed esistenza per quello che realmente siamo, senza dover rincorrere sempre  a nuove maschere utili a nascondore le nostre radicate insicurezze. Kim Ki-Duk affronta l'argomento molto direttamente e senza metafore di sorta, costruendo due personaggi che sono perfetti esempi dell’uomo frustrato e insicuro della società globale. Ma li caratterizza troppo, li rende involontariamente comici e sopra le righe. Ecco che entrano in gioco i dialoghi, ridondanti e ossessivi come i due protagonisti, inconsapevolmente surreali – o, sarebbe meglio dire, irreali -, pur inseguendo un singolare realismo. In particolare, la donna, affetta da una palese sindrome ossessiva compulsiva, va fuori registro fin troppo spesso, ampliando ulteriormente la distanza di personalità tra i due personaggi, facendo risultare Jim-woo una sorta di burattino inerme che sfiora il ridicolo nella sua tragica passività. Anche volendo parzialmente riscattare nel finale il personaggio maschile, Kim Ki-Duk non sfugge dalla prevedibilità che si riscontra dopo il primo quarto d’ora di pellicola, e alla conclusione si è quasi felici dell’esaurito tormento – anche dello spettatore. Eppure Kim Ki-Duk maneggia un tema che, se avesse recuperato il proprio cinema affidato esclusivamente all’immagine e al rigore stilistico, sarebbe venuto fuori in maniera sicuramente più aggraziata e convincente. Ma, a guardar bene, anche la sceneggiatura è abbastanza fallace e inusualmente (per uno come lui) formale, la prevedibilità abbonda e i personaggi, compreso l’assurdo chirurgo estetico, non sono affatto credibili. Il senso di fondo che resta è quello di aver assistito ad un film in cui è proprio la comunicazione a mancare, e sono insufficienti i tentativi di suggestione attraverso l’immagine che narra per emozione singola, essenziale, per fugace astrazione amalgamabile al contesto. 
 

 
Pertanto, sono molte le pecche che si riscontrano in questa ultima opera del regista sudcoreano, troppe per resuscitarla ad un giudizio che sfondi il muro della mediocrità. Mediocrità, ahimè, assai evidente – e dispiace dirlo perché Kim Ki-Duk ci ha dimostrato qualità inequivocabili in passato -, ancorché d’autore. Lo attendiamo con speranza, ma avremo occhi ancora più vigili, alla prossima prova. Auspicando che il suo sguardo di cineasta torni a descrivere la bellezza dell’essenziale.
 
Regia: Kim Ki-Duk. Soggetto e sceneggiatura: Kim Ki-Duk. Direttore della fotografia: Sung Jong-moo. Scenografia: Choi Keun-woo. Costumi: Lee Dah-yeonMontaggio: Kim Ki-Duk. Interpreti principali: Jung-woo Ha, Hyeon-a Seong, Kim Sung-min, Park Ji-yun. Musica originale: Noh Hyung-woo. Produzione: Happinet Pictures, Kim Ki-Duk Film. Origine: Giappone / Corea del Sud, 2006. Durata: 97 minuti.
 
Approfondimento in rete: www.cinemacoreano.it
 
Léon, settembre 2006.
 


ISBN/EAN: 
8032700996323

Commenti

"Il senso di fondo che resta è quello di aver assistito ad un film in cui è proprio la comunicazione a mancare, e sono insufficienti i tentativi di suggestione attraverso l?immagine che narra per emozione singola, essenziale, per fugace astrazione amalgamabile al contesto" > quindi - trattandosi di cinema - è un fallimento totale. Devo ancora cominciare a nutrirmi di Kim Ki Duk, Movida mi bastonerà - ma non partirò da questo, in ogni caso;)

E fai bene, è il suo peggiore per quel che ho visto.

Io ho visto "L'isola" e "Ferro 3"... non mi andrebbe di espormi, ma per il momento lo odio.

A mio parere "Ferro 3" ha una sua dignità e un suo perchè, ancorchè non sia quel capolavoro che si va millantando in giro. "Primavera, Estate..." è il suo miglior film, credo. Più in generale, nemmeno io sono un amante di Kim Ki-Duk, lo trovo un pochino sopravvalutato.

Ma dai, perchè non esporsi? Siamo qui apposta! Almeno dicci perchè ti suscita addirittura odio.

Non mi espongo perchè l'ho visto pigramente (Ki Duk, non un film in particolare) e con la stessa apatia posticipo la visione degli altri suoi lavori che posseggio, conservati non so in che cassetto. L'odio è perché squarta i pesci davanti alla MDP per puro diletto. "Ferro 3" mi ha gasato per la prima mezzora, poi mi distraevo a pensare alla Corea e a quanto sono ignorante in geografia.

"Ferro 3 mi ha gasato per la prima mezzora, poi mi distraevo a pensare alla Corea e a quanto sono ignorante in geografia".

ahahahahahahahah

archivio KDK!

archivio KDK!

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.