UNA SPINA NEL CUORE
Il filo spinato protegge le coste della Corea del Sud, nei pressi del 38° parallelo, dividendo fisicamente lo spazio dal pericolo di invasioni via mare dal nord. È un’esercitazione continua per i militari di base sulla costa. Qualsiasi cosa si muova nell’oscurità può nascondere un nemico; il dovere impone di sparare sempre e comunque. Una notte è di guardia il soldato Kang. Il caso vuole che una coppia di fidanzati vada sulla spiaggia a consumarne la passione, mentre il militare è lì che ne osserva i furtivi movimenti con i raggi infrarossi e spara un colpo dietro l’altro, facendo a pezzi il corpo del ragazzo.
La donna osserva pietrificata e poi, con un pianto che si conficca come uno spillo, tenta di raccattarne le membra sparse sulla spiaggia in un dramma apocalittico. La base subisce l’assalto dei parenti della vittima, ma il soldato Kang è libero da ogni accusa. È l’atrocità della guerra che non si combatte più; lui ha compiuto solo il suo dovere.
La ragazza perde la ragione e vaga sulla costa in preda alla delirio, invocando il nome dell’amato.
Il soldato Kang, dopo una breve vacanza a casa, inizia a manifestare un cedimento psichico acuito dall’ossessione del pianto della ragazza che risuona nella sua mente ovunque vada. Viene così congedato, ma la sua frustrazione si trasforma in pazzia. Anche lui continua a vagare nei dintorni della base, interpretando il ruolo che non gli appartiene più, quello del militare.
La follia pura torna sulla scena dopo “
Real Fiction”, questa volta in una dimensione duplice ed estremizzata: quella del soldato kang e quello della ragazza traumatizzata dalla morte del fidanzato.
Non ci sono mezze misure. Intimo e corale allo stesso tempo con qui due personaggi resi folli dalla barbarie della guerra e su cui non si arresta la pietà sociale.
Inquieta e commuove nello strazio di dolore di un popolo diviso che conosce il filo spinato attorno alle sue coste o ad un campo di gioco, piuttosto che le passeggiate al chiaro di luna sulla spiaggia in piena libertà. Si preme il grilletto al minimo movimento indipendentemente dall’aver coscienza o meno di aver davanti dei civili. Atrocità nell’atrocità con quelle sparatorie falsamente eroiche per conquistarsi una vacanza a casa. Ma non era questo il motivo che aveva mosso la mano di Kang quella sera, ed è così che la sua mente vacilla.
Tutto il film, dopo l’
incipit in “
Address Unknown”, è un urlo di ribellione e di denuncia che il regista fa ad una società di cui è partecipe fino in fondo, con l’esperienza militare alle spalle che gli è di supporto per la costruzione dei personaggi. Così vediamo sulla scena un soldato Kim accanto all’amico Kang nel duplice tentativo di salvarlo dalla violenza altrui e dalla sua follia. Così vediamo una società smembrata, come i pezzi del corpo del ragazzo disseminati sulla spiaggia a cui la ragazza si avvinghia con tenacia. E di lei che vaga seminuda si approfittano i soldati a cui si affida nel ricordo dell’amato, mentre del militare fantasma si vendicano i civili, parenti o amici del defunto. Due anime che si sono incrociate su fronti diversi, ma accomunate dal medesimo destino. Per un attimo si rivedranno nuovamente, circondati dall’acqua benefica e da una fotografia suggestiva ed emozionante. Quasi si spera che possano congiungere le loro anime distrutte, ma questa sarà un’altra storia.
Il pessimismo di Kim Ki-duk raggiunge qui livelli devastanti. Con questo film, dopo la compiuta sintesi in “
Real Fiction”, si apre una nuova fase, in cui svela i misteri celati nelle profondità dell’animo dei suoi personaggi ed è pronto a ricominciare con ciò che verrà dopo.
I temi cari della sua filmografia sono trivellati da una ribellione socio-politica ancor più incisiva di quanto aveva mostrato fino a questo momento. Tornano gli angoli nascosti come quel pezzo di costa frastagliato che una recinzione dolorosa protegge dall’esterno o che isola, a seconda della prospettiva da cui la si guarda.
Tornano i
pesci, simbolo del dolore muto (il fratello della ragazza è un pescivendolo): non sono morti come in “
Wild Animals”, non sono lacerati come ne “L’isola”;
qui sono vivi ma hanno un triste compito, quello di accompagnare la morte altrui oppure sono arte per anestetizzare la follia.
Le ferite non possono rimarginarsi. Non c’è speranza nel futuro e nella rinascita, come quell’aborto terribile provocato alla ragazza che va a morire nella vasca dei pesci, tingendola inesorabilmente di sangue. Non c’è speranza neanche per il soldato fantasma (l’invisibilità) che si trova nella folla a seguire l’aberrante rituale militare di fronte agli occhi increduli delle persone che lo circondano come fosse un alieno. Lui non vede e non sente nulla, ormai è completamente avulso dalla realtà che non lo accetta per quello che è diventato. Non si rende conto dei poliziotti che lo circondano per catturarlo, non si rende conto che ha appena ferito a morte un civile con la sua arma, non ricorda che la notte prima ha ingaggiato una battaglia feroce con quelli che un tempo erano i suoi compagni della vita militare. Il valoroso soldato Kang è morto, lasciando in vita la follia pura della guerra che genera mostri.
Quello che resta è uno splendido affresco della poetica di Kim Ki-duk, nel suo essere agghiacciante più del solito (la carezza con la mano tranciata del ragazzo, l’aborto provocato da un medico inesperto tra i militari, la vasca insanguinata, la ferita al ventre del civile), che ha il compito doloroso di svelare il dramma della sua visione attraverso le ferite profonde dell’anima dei suoi personaggi ed i conflitti sociali in cui ha immerso i suoi coccodrilli, i suoi pesci, i suoi uccellini, le sue tartarughe. Le fratture interiori si cospargono di sale rendendo più aspra la sofferenza. Donna e uomo che trovavano nei suoi film consolazione l’uno con l’altro, nelle circostanze più disperate, in “The Coast Guard” hanno un unico e tragico destino.
È una via diversa tra la coppia di “
Ferro 3” che si ritrova nell’invisibilità, quella de “L’isola”
in cui uno dei due si sacrifica per nascondere l’altro e “
Crocodile”
dove si assiste ad un doppio suicidio.
Di “lei” si è persa l’opportunità di conoscere il passato dopo pochi frammenti di scena, persa com’è in un limbo da cui non c’è ritorno. Di “lui” si conosce il suo valore nei racconti dei colleghi ed in quella battaglia che ingaggia nella base, nell’assoluta invisibilità. E la sua fotografia si riveste del senso doloroso di quel filo spinato che s’intravede nel mare limpido e cristallino in cui vagano come ombre le anime dei più deboli.
Regia, Sceneggiatura: Ki-duk Kim. Direttore della fotografia:Dong-hyeon Baek. Scenografia: Sang-man Oh. Montaggio:Ham Sung-won.Interpreti principali:Dong-Kun Jang (soldato Kang), Jeong-hak Kim (soldato Kim), Ji-a Park (Mi-yeong). Musica originale: Young-gyu Jang. Produzione:LJ Film. Distribuzione:Cineclickasia. Origine: Corea del Sud, 2002. Durata: 100 minuti. Titolo originale: “Hae anseon”.Info: Sito Ufficiale.
Originariamente apparsa su lankelot.com




Commenti
"Non ci sono mezze misure. Intimo e corale allo stesso tempo con qui due personaggi resi folli dalla barbarie della guerra e su cui non si arresta la pietà sociale.
Inquieta e commuove nello strazio di dolore di un popolo diviso che conosce il filo spinato attorno alle sue coste o ad un campo di gioco, piuttosto che le passeggiate al chiaro di luna sulla spiaggia in piena libertà. Si preme il grilletto al minimo movimento indipendentemente dall?aver coscienza o meno di aver davanti dei civili. Atrocità nell?atrocità con quelle sparatorie falsamente eroiche per conquistarsi una vacanza a casa. Ma non era questo il motivo che aveva mosso la mano di Kang quella sera, ed è così che la sua mente vacilla"
Il suo film più doloroso, secondo me.
http://it.wikipedia.org/wiki/38%C2%BA_parallelo
http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Corea
Riferimento necessario.
Address Unknown e The Coast Guard: una duplice visione.
prevedo un futuro lanke 4.0 in cui queste tue recensioni vengono anche accompagnate, alla Ghezzi, da una sorta di video-articolo...
;)
complimenti per questo tuo studio - non mi stancherò di ripeterlo;).
4...ecco il video articolo mi inquieta assai...!!! cosa intendi? :)
(per il resto, è un omaggio modesto ma sentito al regista che mi ha emozionato di più, per quantità di stimoli, molteplicità di emozioni, aperture ed indicazione di nuove strade diciamo... negli ultimi...mmhh...10 anni?...)
[the coast guard] Devo
[the coast guard] Devo ammettere che i 2 films guerrafondai di Kim (l'altro è "indirizzo sconosciuto")sono quelli che ho apprezzato meno....In particolare questo ci va vedere l'assurdità della guerra, in questo caso un posto di controllo di frontiera e di come la tenisone possa portare all'esasperazione e la pazzia l'individuo.. Tema questo già trattato da altri registi in modo migliore, Kubrick per citare il + noto... Film un tantino monotono e ripeto poco originale per gli standard di Kim, insomma da lui mi aspetto sempre qualche trovata ad effetto, deve stupirmi per soddisfarmi in pieno...
[da "the coast guard" a
[da "the coast guard" a Kubrick] e allora, a parziale integrazione del tuo commento, segnalo: KUBRICK in Lanke: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?K/Kubrick+Stanley