ACQUA PROFONDA
Con “Crocodile” Kim Ki-duk dà il via alla sua anomala carriera cinematografica, con le idee molto chiare su come e cosa farà vedere, da ora in avanti, dietro la proiezione dell’occhio artificiale della macchina da presa.
L’impatto emotivo di “
Crocodile” è già estremizzato, in quanto film contenente in sé il nucleo della poetica del regista, sebbene la visionarietà debba attendere ancora qualche anno per giungere a piena maturazione. Considerate le prove che hanno raggiunto i circoli ristretti della distribuzione italiana, si ha l’impressione che il regista abbia un po’ placato la fuoriuscita di violenza tipica della sua mano. In “Ferro 3 – La casa vuota” o
in
“Primavera, estate, autunno, inverno…e ancora Primavera” la brutalità sembra racchiusa in piccole bolle d’aria pronte a scoppiare al momento più opportuno. In verità sono semplici virtuosismi del suo cinema in una trasfigurazione della realtà che può permettersi di mostrare, in mezzo alla parabola dell’esistenza, le note stonate.
In “Crocodile” Kim Ki-duk si concentra sui bassifondi di una città coreana, Seoul, delineando già da subito la geometria degli spazi vitali del suo cinema.
Il titolo del film fa riferimento al soprannome con cui conosciamo il protagonista, interpretato da Cho Jae-Hyun, attore straordinario che verrà utilizzato dal regista in “
Bad Guy” , “L’isola”, “
Address Unknown”,
come se per un certo tempo, le sue espressioni potessero meglio rappresentare l’alter ego creato dalla mente.
Crocodile cela in sé un’anima sconfitta dalla vita. Si nota chiaramente che è persona ferita dalla vita. Un angolo del fiume lo vede sopravvivere con un ragazzino che vende gomme da masticare ed un anziano clochard che raccoglie lattine vuote da un distributore di bevande. Sono in tre, avvinti da un legame simbolico che non hanno alcuna voglia di spezzare: una famiglia nata dalla solitudine della strada. Il bambino chiama “nonno” l’anziano clochard e Crocodile sembra quasi un fratello maggiore che, invece di insegnargli l’onestà del vivere quotidiano, lo porta progressivamente ad essere parte di ingranaggi truffaldini.
Crocodile è un violento. Il nome con cui lo si conosce è il più adatto.
Vive ai margini della città, invisibile, aspettando nascosto sulle rive del fiume che qualcuno si suicidi per poi lanciarsi nelle acque a frugare tra gli averi degli annegati.
Ha in sé quella furia animale di chi, a conti fatti, non ama nulla della vita e si trova costretto a cercare ogni mezzo possibile per la propria sopravvivenza. Non pare avere alcuna morale, né crisi di coscienza finché non salva una ragazza dall’annegamento e, a suo modo, se ne innamora.
La brutalità senza rispetto è l’unico mezzo di espressione che la vita gli ha insegnato. I convenzionali rapporti uomo-donna sono stravolti e ricondotti alla brutalità più animalesca, per l’appunto, da strada. Crocodile, infatti, si accosta alla ragazza con un desiderio che si tramuta, a più riprese, in veri e propri abusi fisici. Una realtà che vedremo spesso nei suoi film. La ragazza non parla. Anche il protagonista di “
Bad Guy”, per poter amare, è costretto a portare l’oggetto del suo desiderio al livello più degradante.
Nonostante tutto, nonostante la violenza dei suoi gesti, però la sua anima non sembra perduta del tutto. Non si sa se per quei piccoli gesti affettuosi del nonno, o per la presenza discreta della donna, la corazza del coccodrillo cederà il posto ad uno sprazzo di sensibilità. Regala così al nonno un paio di occhiali nuovi e trova l’uomo che aveva spinto la donna silenziosa a tentare il suicidio, rivelandole poi lo squallore che le nascondeva.
Kim Ki-duk non risparmia nulla della crudeltà degli uomini: vendette, minacce, ritorsioni, sfruttamento, perfino il carcere in cui finisce Crocodile per un errore giudiziario. Ed ecco che un gesto di grande solidarietà gli viene incontro da quel nucleo familiare, puro artificio della strada. Ed è grazie al nonno che gli è permessa un’altra chance nella vita.
Una triade, la loro, che ha il sapore della circolarità dell’esistenza. Il nonno verrà ucciso per vendetta, con un tocco di crudeltà disumana ma, grazie al suo sacrificio, altre vite potranno ricominciare, proseguendo per un verso o per l’altro: quella di Crocodile e del bambino.
Il finale è amaro, nonostante gli eventi si stessero evolvendo in positivo. Non c’è speranza in questo film e, a dirla tutta, anche negli altri lavori di Kim Ki-duk. Il bambino che rimane solo sul fiume, pare essere il passato di Crocodile che torna nuovamente a ripetersi. Il regista ha una mano pesante sul film, non risparmiandoci la brutalità della vita di strada in ogni suo aspetto. I suoi sforzi convergono verso quei relitti della società, messi in un angolo del fiume, riparati da un ponte che li tiene vivi. Crocodile è personaggio segnato dall’esistenza e continuerà ad esserlo per tutto il film (frequenti le minacce e le percosse che subisce), eppure non manca il tocco artistico che dona luce a quel pezzo di mondo.
Lo si vede negli atteggiamenti paterni dell’anziano clochard che si dedica con sforzi commoventi al distributore automatico mal funzionante e in esso vi troverà la morte; lo si scopre attraverso i gesti protettivi del bambino che costruisce barchette colorate da far scivolare nel fiume e che Crocodile non tollera; lo si osserva nei disegni della donna sfuggita ad un destino che l’ha vista infelice; lo si nota nel cambiamento interiore dello stesso Crocodile che, alla fine, colora di blu il dorso di una tartaruga e la libera nel fiume, pur sforzandosi di continuare a vivere privo di sogni.
Crocodile è personaggio particolare, ma in questo film il silenzio è vissuto dalla figura femminile, anche se non c’è quel mutismo totale di cui vedremo degli illuminanti esempi in “
L’isola”, “Bad Guy” e “
Ferro 3 – La casa vuota” (in quest’ultimo si evolverà nell’invisibilità).
Crocodile e la donna sono facce della stessa medaglia. Non ci sono contrasti tra bene e male, ma solo chiaroscuri dell’esistenza.
Kim Ki-duk riserva alle scene subacquee la poesia delle immagini che rendono così particolari i suoi lavori. Crocodile si rifugia in fondo al fiume per annullare il resto del mondo. Vi costruisce il suo angolo vitale, vi appende un quadro, sistema un divano rotto e vi porta lei quando tutto si è ormai compiuto. Insieme restano in silenzio, perfettamente integrati in un ambiente ovattato come se quello fosse il mondo naturale che hanno sempre desiderato di vivere.
Cruda e vibrante allo stesso tempo, la regia è ancora inesperta, ma non per questo meno sicura negli obiettivi da realizzare. Il suo cinema è spiazzante; disturba, certo, perché nulla è sfumato, eppure la violenza, l’oscenità dell’uomo che sa mostrare con essenzialità espressiva, sa trasformarsi in pura liricità.
Kim Ki-duk, il regista che dovrà farsi conoscere dal mondo, ci svela con “Crocodile” i primi passi della sua realtà. Ed è da qui, da questo film, che bisogna partire per comprenderne la visione.
Regia, Sceneggiatura e Scenografia: Ki-duk Kim. Montaggio: Gok-ji Park. Interpreti principali: Jae-Hyeon Jo (Crocodile), Mu-song Ju (la ragazza). Produzione: Joyoung Film. Origine: Corea del Sud, 1996. Durata: 100 minuti. Titolo originale: “Ag-o”.
Originariamente apparsa su Lankelot.com

Commenti
"Vive ai margini della città, invisibile, aspettando nascosto sulle rive del fiume che qualcuno si suicidi per poi lanciarsi nelle acque a frugare tra gli averi degli annegati.
Ha in sé quella furia animale di chi, a conti fatti, non ama nulla della vita e si trova costretto a cercare ogni mezzo possibile per la propria sopravvivenza. Non pare avere alcuna morale, né crisi di coscienza finché non salva una ragazza dall?annegamento e, a suo modo, se ne innamora"
alè...
K...la "K" sarà padrona della mia scheda...Kawabata, Kim Ki-duk, Kumai,Kitano, Kurosawa, Kar-wai Wong, Kenzaburo..;)
Il finale: http://www.youtube.com/watch?v=faXPE_KH45w
2, :). Karlsen!
Anche.
(non vedo l'ora di ritrovare tutto l'archivio KDK!)
(con le dovute integrazioni. Che anni meravigliosi, di scoperta, tra i suoi film. Primavera la scoperta e per la prima volta in vita mia dopo i primi dieci minuti volevo fuggire dalla sala...un tuffo al cuore. Sapevo che mi avrebbe catturata per sempre. Negli ultimi anni le ultime prove sono state...più basse, alcune sbagliate, alcune una ripresa...ma i primi 11 film un'estasi)
Ecco un altro film che non ho mai visto! Mi sono già innamorato del finale...
7. :) il finale... è Kim Ki-duk
Io ho visto solo "L'isola", alle tre di notte grazie a Ghezzi. Non riuscii a staccarmi di là. La prima parola dopo mezz'ora, credo. Non so. Con i sottotitoli. Gran bel film. Per me.
9. sì lo è. L'effetto è quello per quasi tutti suoi film...anche le parole...poche, se non addirittura totalmente assenti.