“Le rivoluzioni si annunciano nelle stelle. In esse troviamo i criteri per suddividere il tempo del mondo, dall’attimo fuggente fino agli anni luce”. Ernst Junger, Al muro del tempo
28 giorni 6 ore 42 minuti 12 secondi. Questo è il tempo concesso a Donnie Darko (Jake Gyllenhaal). Per cosa? Per un viaggio, naturalmente, in avanti o a ritroso nel tempo. Chi è Donnie Darko? Che sia un super eroe dei fumetti?
In una cittadina del Middlesex, un ragazzo (Donnie Darko, appunto) vive la sua realtà diversamente dai compagni di scuola: ha qualche turba psichica, forse è schizofrenico, ma è intelligente e cerca di guardare oltre, nei labirinti dello spazio-tempo. Ogni tanto, sotto l’effetto degli psicofarmaci, incontra un coniglio gigante - una maschera inquietante - di nome Frank, che lo porta in una diversa realtà - parallela? - messaggera d’un disegno imperscrutabile. Donnie Darko spesso si sveglia lontano da casa. Che sia sonnanbulo? O forse c’è di più? Egli, inoltre, come se non bastasse, ha la stanza distrutta da un motore di un aereo caduto da chissà dove. Il contorno che lo accoglie è costellato di personaggi ambigui, come Jim Cunningham (Patrick Swayze), uno che vorrebbe insegnare ai ragazzi il controllo sulla paura - si scoprirà essere pedofilo - e una professoressa di educazione fisica bigotta, fervente ammiratrice dell’aitante Jim; ma anche una dolce Lei, ragazza (Jena Malone) che riesce a vederlo per ciò che è. Però c’è anche Nonna Morte (ex suora di 101 anni?), colei che ha scritto “La filosofia del viaggio nel tempo”, alcune bambine impegnate in un saggio di danza, la famiglia di Donnie, la psicanalista di Donnie, una professoressa di lettere contro (Drew Barrymore) che legge in classe Graham Greene ai suoi alunni e che lascia a Donnie l’ultima chiave di lettura: cellardoor (la chiave della cantina). Ora ricomponete i pezzi, andate a vedere il film e forse, ribadisco forse, dopo, avrete svelato l’arcano enigma di Donnie Darko.

Film amabilmente visionario, Donnie Darko mischia le carte toccando diverse tematiche; dall’inquietudine esistenziale giovanile, al rifiuto dei dogmi dell’America puritana, dal disagio di un dover esserci sempre e per forza in una strenua ricerca del divenire, alla difficoltà di esser compresi dagli altri. E lo fa con toni ora surreali, ora sarcastici e ora filosofici (strizzando l’occhio anche ad un pò di new age), non disdegnando richiami alla letteratura e al “futile intuitivo” (è naturale che per lui i Puffi siano asessuati...), arma destrutturante con cui Donnie smonta in un minuto i suoi amici e successivamente le risibili teorie di Jim Cunningham sull’autocontrollo. Ma questo film apparentemente solo fantastico, ha dalla sua la forza d’una comunicazione diretta e immediata, resa ancor più interessante da dialoghi ben orchestrati e mai troppo convenzionali: “Cosa si prova ad avere un figlio schizzato?”
“È una cosa meravigliosa” - risponde la mamma di Donnie.
Oppure: “Cosa fai nella vita, Donnie?” - gli dice Lei.
“Dipingo, disegno... voglio fare lo scrittore, il pittore o forse tutti e due”.
Donnie ha - aveva? - in sé un bellissimo mondo che solo una dolce Lei riesce a tirar fuori, tanto da portarlo, prima della fine, per un attimo lontano dalla sua ossessione tra realtà e sogno. Ma Donnie cercava la sua verità, o una verità assoluta, che gli spiegasse il perchè del suo essere quel che era e del suo inconsueto viaggiare intorno al tempo. L’incombenza del tempo avvolge tutta la pellicola e, a volte, inquieta più di Frank, il compagno onirico - fin troppo reale - travestito da coniglio. Mirabile la sequenza del film in cui Donnie, durante la proiezione di un film (La notte dei morti viventi) rivolge a Frank questa domanda: “Perchè indossi quello stupido costume da coniglio?”
Risponde Frank: “Perchè indossi quello stupido costume da uomo?”
Eccessiva e a tratti straniante, nel voler rimarcare un dissenso completo, è anche la scelta del regista di caratterizzare all’inverosimile alcune figure negative. Ad esempio, in una discussione in classe, la bigotta d’educazione fisica disegna sulla lavagna una linea della vita che si estende per due opposti contrari, nella sua ottica assoluti: la paura e l’amore - energia positiva ed energia negativa. Logicamente, Donnie - sempre più feticcio dell’idea del regista -, fa osservare alla professoressa che non si può dividere tutto in due categorie nette, estrinsecando per intero il suo ruolo di spirito critico come fondamento dello spirito libero. Il viaggio nel tempo, comunque, resta la vera ossessione del film, incarnato dalla vecchia nonna morte (figura efficacemente atemporale) che lascia di sé solo alcune parole sussurate a Donnie: “Ogni creatura sulla terra quando muore è sola”.
Il film si conclude sulle bellissime note di Mad World (canzone dal titolo emblematico lanciata dai Tears for fears ) di Gary Jules.
Iter travagliato, quello che ha vissuto questa originalissima pellicola di Richard Kelly, che, spopolando nei circuiti minori americani, è arrivata alle luci della ribalta attraverso il passaparola - soprattutto dei ragazzi - della gente circa due anni dopo la sua prima messa in circolo. Ottimo il cast in cui spicca la bravura dell’emergente Jake Gyllenhaal - riesce a trasmettere bene l’inquietudine e la ricerca ossessiva del suo personaggio - e le indovinate performance di Swayze e della Barrymore. Certamente uno dei migliori film arrivati in Italia nel 2004: negli States è già un cult, avendo avuto su imdb.com il riconoscimento come uno dei cento miglior film mai realizzati. Per visionari in ricerca e amanti dei risvolti inconsueti della settima arte.
Note: Nel dvd sono contenute le interviste al cast ed al regista, nonchè il backstage e il trailer del film. In dvd esiste anche la versione director’s cut, con aggiunta di venti interessantissimi minuti che chiariscono alcuni snodi un po’ criptici della versione tagliata per le sale.
Léon, Aprile 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
Regia: Richard Kelly. Soggetto e Sceneggiatura: Richard Kelly.Direttore della fotografia: Steven Poster. Montaggio: Sam Bauer, Eric Strand.Interpreti principali: Jake Gyllenhaal, Holmes Osborne, Maggie Gyllenhaal, Jena Malone, Daveigh Chase, Mary McDonnell, James Duval, Patrick Swayze, Beth Grant, Patience Cleveland, Jazzie Mahannah, Jolene Purdy, Stuart Stone, Drew Barrymore. Musica originale: Michael Andrews.Produzione: Adam Fields, Nancy Juvonen, Sean McKittrick. Origine: Usa, 2001.Durata: 133 minuti director’s cut / 113 minuti versione ufficiale.
Commenti
Devo ancora vedere il Director's Cut con la versione ufficiale e estesa - fino a qualche tempo fa in Italia non si trovava. E' un film che torno a vedere ogni 4-5 mesi per avvicinarmi a un sonno ricco di sogni:).
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occhio qua: "Il film conclude sulle bellisime note di Mad..."
(si conclude / bellissime)
Fatto. Il director's cut l'ho comprato a Marzo. Le parti in più si armonizzano bene. Il film è splendido: giustamente, da vedere e rivedere.
Mi avevano parlato di Donnie Darko come di un cult. Io l'ho trovato di una mediocrità sconfortante. Non mi sono piaciuti né gli interpreti, né la sceneggiatura, né la vicenda. Pellicola piuttosto banale e banalizzante. C'è davvero molto di meglio da vedere.
Concordo con Monnalisa. Un film fastidioso e antitetico al mio sguardo come il suo protagonista.
Le tematiche scientifiche sono realizzate cinematograficamente con grande coraggio e col sprezzo della specificità dell'utenza del settore, non capita quasi mai in nessun cinema. Al di là di questo, che però per me è bastato ad una visione abbastanza piacevole del film, psicologia banale dei personaggi e troppo distacco da una profondità di perforazione del vero linguaggio crativo delle figure adolescienziali. Simboli dei ruoli del conformismo e dell'anticonformismo resi senza profondità, riscaldati da usuali telefilm o filmetti teen, se vogliamo. Anche se ci sono alcune scene godibili, come la madre che ammutolisce per qualche secondo in un primo piano eloquente. Ne apprezzo la lettura difficile (e che cela, se risalita, grandi illusioni e intriganze della fisica più astrusa), anche se il risultato globale è presuntuoso all'americana.
Hai dimenticato Maggie Gyllenhaal. Insopportabile davvero :).
Limbo. Su questo film non riesco a decidermi. Ma già questo potrebbe renderlo interessante. Forse più del primo Ritorno al futuro.. :)
Vedo che Donnie Darko crea reazioni contrastanti. Era prevedibile. é un film particolare che può generare amore a prima vista o totale estraneità. Io che non amo il cinema d'oltreoceano ne son rimasto comunque profondamente rapito, tanto da comprare, nel tempo, le due versioni: per le sale e director's cut. Continuo ad essere convinto che sia uno dei film migliori degli ultimi anni, ma non mi sorprendono le critiche che, avendo imparato a conoscere un pochino i suoi gusti, fa Luca (si, hai ragione, la Gyllenhaal fa troppe smorfie), né il senso di limbo che ha lasciato a Fabione, né, tantomeno, il motivo principe di interesse che ha trovato Arpa. Però, Monnalisa, è vero che non ti conosco, ma il tuo giudizio sulla pellicola mi sembra molto approssimativo e quasi astioso. Ti dico, si può anche criticare una pellicola, ma non banalizzarla come hai fatto tu. Dovresti argomentare meglio, se ti va.
Ovviamente il paragone con:"Ritorno al Futuro" è una storpiatura.. Aggiungo carne alla brace per alimentare la discussione. Ciò che mi lascia interdetto è; Sono vere o solo trovate per accaparrarsi un certo tipo di spettatore tutti gli attacchi velati e non che si fanno durante il film contro un certo tipo di società americana? Ecco. Questa è un'altra cosa che mi lascia in limbo. Aggiungo che la colonna sonora è micidiale. E di Gyllenhaal? che ne pensate? A me sembra un attore ancora mediocre. L'attore che interpreta il padre di Donnie Darko? ne vogliamo parlare eh eh
Fa', ma ti ricordi come siamo usciti dalla sala?
http://www.lankelot.eu/?p=427
e non era solo rock.